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Geopolitica

L’UE minaccia i leader israeliani con sanzioni personali

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Il responsabile della politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha condannato l’ultimo attacco dei coloni israeliani contro un villaggio palestinese in Cisgiordania, minacciando di proporre sanzioni ai loro sostenitori, compresi quelli nel governo israeliano.

 

Giovedì, secondo quanto riportato dai media, coloni israeliani mascherati avevano invaso la città palestinese di Jit, nella Cisgiordania occupata.

 

Nasser Sedda, uno dei presidenti del consiglio comunale, ha dichiarato alla CNN che decine di invasori hanno sparato proiettili, lanciato gas lacrimogeni contro i residenti e dato fuoco a diversi edifici e automobili.

 

Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno confermato l’assalto, affermando che gli aggressori israeliani hanno appiccato incendi e lanciato pietre e molotov prima di essere dispersi dalle forze di sicurezza israeliane.

 

«Giorno dopo giorno, in una quasi totale impunità, i coloni israeliani alimentano la violenza nella Cisgiordania occupata, contribuendo a mettere a repentaglio ogni possibilità di pace», ha affermato il Borrell in un post su X (ex Twitter).

 

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«Il governo israeliano deve porre fine immediatamente a queste azioni inaccettabili», ha sottolineato in un tweet successivo, dopo aver confermato la sua «intenzione di presentare una proposta di sanzioni dell’UE contro i sostenitori dei coloni violenti, tra cui alcuni membri del governo israeliano».

 

Funzionari sanitari palestinesi hanno affermato, riporta Euronews, che il violento attacco è costato la vita a un palestinese di 23 anni e ne ha ferito gravemente un altro. Nel frattempo, la Mezzaluna Rossa palestinese ha affermato che due persone hanno cercato assistenza medica per ferite da pietre e altre hanno avuto bisogno di aiuto per inalazione di fumo.

 

Commentando l’attacco, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso che «i responsabili di qualsiasi reato saranno arrestati e processati» con «la massima severità».

 

Una nuova ondata di ostilità è scoppiata il 7 ottobre dopo che Hamas ha lanciato un’incursione a sorpresa nel sud di Israele da Gaza, causando la morte di circa 1.100 persone, mentre altre 200 sono state prese in ostaggio. La massiccia risposta israeliana ha causato oltre 40.000 vittime, mentre altre 92.401 persone sono rimaste ferite, secondo i funzionari sanitari palestinesi.

 

La guerra di Israele con Hamas e l’assedio di Gaza hanno attirato critiche internazionali negli ultimi mesi, tra cui minacce di sanzioni. Lo Stato Ebraico ha recentemente sperimentato un costante declino del sostegno occidentale a causa del crescente numero di morti e dell’aggravarsi della crisi umanitaria nell’enclave.

 

All’inizio di questa settimana, Borrell ha attaccato due membri del governo, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, per«“crimini di guerra», avvertendo che avrebbero potuto affrontare sanzioni internazionali.

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Come riportato da Renovatio 21, nelle scorse ore l’alto rappresentante dell’UE per la politica estera Borrell ha scritto su X di essere «inorridito dalle immagini di una scuola rifugio a Gaza colpita da un attacco israeliano, con decine di vittime palestinesi».

 

Nei giorni seguenti all’attacco del 7 ottobre, la UE aveva sospeso tutti gli aiuti e l’assistenza allo sviluppo alla Palestina. Secondo il commissario europeo per il vicinato e l’allargamento Oliver Varhelyi, anche ulteriori proposte di bilancio relative agli aiuti erano rinviate «fino a nuovo avviso».

 

Poche ore dopo l’annuncio del Varhelyi, il Borrello aveva rilasciato una dichiarazione che lo contraddice apertamente affermando che Bruxelles non avrebbe sospeso i pagamenti degli aiuti alla Palestina, poiché ciò avrebbe «danneggiato gli interessi dell’UE nella regione», punito il popolo palestinese e «solo incoraggiato ulteriormente i terroristi».

 

A inizio 2024 il Borrell si era spinto sino a cavalcare la nota accusa secondo cui Israele avrebbe finanziato Hamas.

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Immagine di European Parliamen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Geopolitica

Zelens’kyj avverte: imminente attacco russo massivo. Chiede aiuto a Stati Uniti ed Europa

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Ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha pubblicato un video sui social network in cui afferma che la Russia potrebbe presto lanciare un attacco «massiccio» contro il suo Paese.   «Abbiamo ricevuto informazioni aggiornate sui preparativi della Russia per un attacco massiccio», ha scritto su 𝕏. «Vi chiedo, per favore, di prendervi cura di voi stessi e di rispondere agli allarmi di minaccia missilistica. Le forze armate ucraine e la nostra aeronautica sono pronte a rispondere, per quanto le nostre difese lo consentano. E molto dipende dai nostri partner: ogni Paese al mondo che possiede le capacità difensive di cui abbiamo bisogno e che può fornircele.   «È fondamentale che ci sia la volontà politica di farlo, in particolare negli Stati Uniti e in Europa».  

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L’avvertimento di un presunto attacco imminente arriva pochi giorni dopo l’avvertimento del presidente russo Vladimir Putin alla NATO: se necessario, Mosca ricorrerà alla guerra nucleare per difendere il territorio russo di Kaliningrad.   Nel frattempo, in Siberia, secondo una certa stampa, sarebbe in corso una presunta epidemia di peste polmonare: martedì una seconda persona sarebbe morta per la malattia nella regione di Irkutsk.

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Geopolitica

Kakha Kaladze: l’UE avrebbe «sostenuto e finanziato» il tentativo di colpo di Stato in Georgia

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Lunedì il sindaco di Tbilisi, Kakha Kaladze, anche segretario generale del partito Kartuli Otsneba (Sogno Georgiano), ha detto che il silenzio dell’UE sulle violenze dei manifestanti antigovernativi dimostra la complicità del blocco nel tentato colpo di Stato dello scorso anno in Georgia. Si riferiva all’assalto al palazzo presidenziale del 4 ottobre 2025, durante le comunali in cui ha ottenuto il terzo mandato.

 

L’UE accusa Sogno Georgiano di allontanare il Paese dal percorso di adesione. Tbilisi replica che Bruxelles punisce il governo per il rifiuto delle sanzioni anti-russe e di «aprire un secondo fronte» in Ucraina. Secondo Kaladze, il sostegno europeo alle accuse di brogli ha alimentato i disordini, e le dichiarazioni sui manifestanti violenti sono state «un vero e proprio incoraggiamento, perché tutto questo era stato pianificato da loro».

 

«Con il loro sostegno e i loro finanziamenti, è stata lanciata una campagna per un colpo di stato e una rivoluzione. Il loro obiettivo principale era rovesciare il governo in carica nel paese», ha affermato l’ex giocatore del Milan, accusando Bruxelles di voler installare «i propri agenti, in modo che possano poi usare il Paese e il popolo georgiano per perseguire i propri interessi». Kaladze comunque invitato l’UE a ricostruire i rapporti su uguaglianza e rispetto reciproco.

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L’assalto era stato presentato da frange dell’opposizione filo-europea come una «rivoluzione pacifica», con l’appoggio dell’ex presidente Salome Zourabichvili, che aveva tentato di restare in carica dopo la scadenza del mandato nel dicembre 2024. Sogno Georgiano governa dal 2012, dopo il malcontento verso il filo-occidentale Mikhail Saakashvili (poi divenuto governatore dell’oblast’ di Odessa in Ucraina, poi finito in galera dove tuttora giace), e ha poi ridimensionato i poteri della presidenza.

 

La Georgia ha ottenuto lo status di candidato nel 2023, insieme a Ucraina e Moldavia, ma il processo è di fatto sospeso. A differenza della Moldavia filo-europea, ancora sostenuta da Bruxelles nonostante le denunce di brogli dell’opposizione, i rapporti con Tbilisi si sono deteriorati.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kaladze già un anno fa aveva dichiarato che i  funzionari dell’Unione Europea si proclamano amici della Georgia in realtà operano per destabilizzare il Paese. «Hanno ripetutamente tentato di organizzare rivoluzioni, colpi di stato e rovesciare il governo», aveva affermato il già campione rossonero. «Ci dicono di essere amici della Georgia, ma incitano a colpi di stato, estremismo e violenza. Questa non è amicizia né partnership».

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa il palazzo presidenziale georgiano assaltato dai manifestanti pro-UE. A giugno il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze aveva accusato l’UE di incitare e finanziare l’estremismo nel suo Paese.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni era emerso che gli europei avevano fatto pressione sulla Georgia affinché inviasse mercenari in Ucraina. Settimane fa, tuttavia, l’ex primo ministro georgiano Bidzini Ivanishvili aveva dichiarato che Tbilisi chiederà scusa per aver scatenato la guerra antirussa del 2008, una guerra condotta dall’allora presidente Mikhail Saaskahvili arrivato al potere con la rivoluzione colorata del 2003 (finanziata, secondo varie fonti, anche dagli enti di George Soros) e poi fuggito in Ucraina per poi finire nelle carceri georgiane.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier Irakli Kobakhidze ha più volte dichiarato che la Georgia non verrà «ucrainizzata».

 

Il Kobakhidze aveva accusato il presidente francese Emmanuel Macron di mentire sull’interferenza russa nelle elezioni georgiane.

 

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Immagine di Giorgi Abdaladze via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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La «NATO musulmana» attiva il dispiegamento di forze in seguito agli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita

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Un’alleanza militare di tre nazioni, soprannominata «NATO musulmana», ha attivato gli impegni di difesa collettiva e ha ordinato il rapido dispiegamento di forze e capacità militari in Arabia Saudita, nel contesto dell’escalation del conflitto con gli Houthi in Yemen.   Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno preso la decisione lunedì a Riyadh, in una riunione d’emergenza dell’Alleanza per la Difesa della Mecca, dopo una serie di attacchi degli Houthi. In una dichiarazione congiunta hanno condannato i «tentativi di colpire» le città sante islamiche della Mecca e Medina, nonché gli attacchi contro città saudite e infrastrutture civili ed economiche.   Il gruppo ha deciso di «passare immediatamente all’attuazione pratica degli impegni di difesa collettiva» e di adottare misure per fornire le forze e le capacità militari concordate e garantirne il «rapido dispiegamento» in Arabia Saudita. L’iniziativa, ha affermato, mira a rafforzare prontezza e integrazione militare e a consolidare la «capacità collettiva dei tre Paesi di affrontare e contrastare le minacce».

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L’alleanza è stata costituita in agosto con un accordo che considera un attacco armato contro uno qualsiasi dei membri come un attacco contro tutti e tre, sul modello del principio di difesa collettiva dell’articolo 5 della NATO.   Nelle ultime settimane la guerra civile in Yemen si è intensificata in modo netto. Lunedì una coalizione a guida saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ha dichiarato che 100 aerei da combattimento partecipano all’Operazione Alba dello Yemen, fornendo copertura aerea alle forze di terra. Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha affermato che sono stati distrutti 324 «obiettivi di alto valore».   Gli Houthi, noti anche come Ansar Allah, sono un gruppo armato sciita che controlla la capitale Sana’a e gran parte dello Yemen settentrionale da oltre un decennio. Hanno accusato Riad di numerosi raid aerei e di aver colpito obiettivi civili.   Domenica il governo yemenita ha annunciato una nuova offensiva per riconquistare tutto il territorio controllato dagli Houthi. La mossa segue i successi del gruppo a settembre, quando ha conquistato ampie zone della costa del Mar Rosso e territori intorno allo stretto di Bab el-Mandeb, rotta marittima fondamentale. Lunedì le forze governative hanno dichiarato di aver ripreso diverse aree intorno allo stretto, tra cui la città di Dhubab, in posizione strategica. Gli Houthi hanno contestato le notizie sull’avanzata del governo.   Secondo le Nazioni Unite, la ripresa degli scontri ha causato centinaia di morti da entrambe le parti e costretto oltre 145.000 persone ad abbandonare le proprie case da settembre.

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L’Arabia Saudita è intervenuta per la prima volta in Yemen nel 2015 a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale, dopo che gli Houthi lo avevano cacciato da Sana’a l’anno precedente. I combattimenti su larga scala si sono ridotti in modo significativo dopo la tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022.   Il mese scorso gli scontri si sono intensificati di nuovo. Gli Houthi accusano Riad di aver imposto un assedio illegale allo Yemen, mentre l’Arabia Saudita afferma che il gruppo ha intensificato attacchi missilistici, con droni e marittimi contro il regno e le navi nel Mar Rosso.   L’escalation arriva mentre lo Stretto di Ormuzzo resta chiuso alla maggior parte delle navi e i colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto sono in stallo.   Diversi alleati dell’Arabia Saudita hanno intensificato il supporto militare al regno. La Gran Bretagna ha accettato di fornire rifornimento in volo agli aerei da guerra sauditi, mentre la Francia sta inviando truppe, radar e sistemi di difesa aerea per contribuire a proteggere il centro petrolifero di Yanbu, sul Mar Rosso.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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