Geopolitica
L’intera rete elettrica cubana collassa mentre il nipote di Castro cerca colloqui con Trump
Poche ore dopo la pubblicazione da parte di USA Today di un’intervista tra uno dei suoi giornalisti e il nipote del presidente cubano Castro, Raul Guillermo Rodriguez Castro, l’isola governata dai comunisti ha subito un collasso della rete elettrica che ha interessato l’intera isola.
Il sindacato dei lavoratori del settore elettrico ha dichiarato che l’intera rete elettrica è andata fuori servizio e che le autorità stanno indagando sulle cause. Il ministero dell’energia cubano ha confermato il blackout e ha affermato che le squadre sono al lavoro per ripristinare il servizio.
«Si sta verificando una disconnessione totale del sistema elettrico nazionale. Le cause sono oggetto di indagine», ha scritto il sindacato dei lavoratori elettricisti su X.
Il tempo stringe per i comunisti dell’Avana, che devono raggiungere un accordo con Trump o affrontare un ulteriore collasso economico, dato che L’Avana è un caso di studio emblematico del fallimento del comunismo e di come quel sistema economico non abbia mai avuto successo. Eppure il Partito Democratico sta cercando di convincere l’opinione pubblica del contrario, abbracciando l’estrema sinistra.
«Posso negoziare»: il nipote di Castro si dichiara pronto a discutere del futuro di Cuba con il presidente Trump.
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Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote dell’ex presidente cubano Castro e una delle figure più importanti nell’ombra all’interno della cerchia di potere comunista cubana, ha dichiarato in un’intervista esclusiva a USA Today di essere pronto a parlare direttamente con il presidente Trump, segnalando pubblicamente una potenziale apertura di un canale di comunicazione informale mentre l’amministrazione Trump intensifica la pressione economica sull’Avana.
«Non mi sono mai interessato alla politica. Non è mai stata la mia vocazione», ha dichiarato Castro jr. all’agenzia di stampa nel corso di diversi giorni a L’Avana, nel mese di giugno. «Ma se a un certo punto la rivoluzione avrà bisogno del mio intervento, lo farò». Ha aggiunto che non rinuncerà mai ai principi della rivoluzione cubana del 1959 né alla sovranità nazionale.
Castro jr. è una figura poco conosciuta al di fuori degli ambienti comunisti dell’Avana. Non ricopre alcuna carica governativa ufficiale, appare raramente sulla televisione di stato e non ha mai rilasciato dichiarazioni a un organo di stampa statunitense. Tuttavia il cognome Castro gli conferisce uno status unico all’interno dell’opaca struttura di potere dell’Avana e la capacità di fungere da tramite informale con accesso all’élite comunista dell’isola.
Ora, il giovane Castro sta dando segnali di essere pronto a negoziare il futuro di Cuba, affermando di voler trattare direttamente con il presidente Trump. «Posso negoziare con chiunque designato dagli Stati Uniti», ha detto Rodríguez Castro. «Se mi verrà data l’opportunità, certo che con Trump».
Secondo i dati del governo cubano, l’isola ha attratto solo 360.000 turisti nei primi cinque mesi del 2026, con un calo del 58% rispetto all’anno precedente. La vicina Repubblica Dominicana, nello stesso periodo, ne ha attratti oltre dieci volte tanto.
L’amministrazione Trump afferma che la campagna di pressione mira a costringere il governo comunista ad aprire il proprio sistema politico dopo generazioni di miseria economica sotto un comunismo fallimentare.
Negli ultimi sei mesi, per L’Avana, le principali vie di rifornimento esterne del regime sono scomparse una dopo l’altra.
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Come riportato da Renovatio 21, che il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato recentemente all’Avana per incontrare i funzionari dello Stato comunista caraibico.
Il mese scorso l’Alto Commissario ONU per i diritti umani Voler Turk ha dichiarato che il blocco USA contro l’isola uccide i bambini.
I militari cubani temono l’invasione USA, mentre questi ultimi temono un attacco contro la base di Guantanamo. Tuttavia, un mese fa, i capi militari dei due Paesi si sono incontrati proprio a Guantanamo.
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Immagine di Presidencia de la República Mexicana via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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