Spirito
«L’Europa è cristianesimo»: il card. Müller afferma che l’Occidente deve tornare alla fede per sconfiggere l’Islam e il globalismo
Il cardinale Gerhard Müller ha avvertito che l’Occidente è minacciato dalla migrazione islamica e dalle élite globaliste «orwelliane» e non sopravvivrà senza un ritorno al cristianesimo. Lo riporta LifeSite.
In un saggio pubblicato da kath.net, il cardinale tedesco ha descritto in dettaglio i problemi politici e religiosi che l’Occidente si trova ad affrontare, rintracciandone le radici filosofiche nell’Illuminismo anticristiano.
Egli affermò che il mondo occidentale non può sopravvivere senza la fede cristiana perché «l’Occidente non è altro che la comunità culturale delle tribù e nazioni germaniche e slave, emerse dall’eredità dell’Impero romano d’Occidente e unite nella fede in Cristo, Figlio di Dio e Salvatore universale dell’umanità».
«Pertanto, l’Europa è il Cristianesimo nella sua sintesi con la metafisica greca e la volontà romana di ordine secondo il principio di giustizia, ovvero la volontà di dare a ciascuno il suo: suum cuique (ulpiano) o, per dirla in termini teologici, l’inviolabile dignità di ogni essere umano in quanto immagine e somiglianza di Dio».
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«Al di fuori di questa definizione, l’Europa perde la sua anima fondativa e diventa un corpo senza vita che, come un territorio senza proprietario, cade nelle mani del vicino più vicino e più forte», ha sostenuto.
Citando il defunto Papa Francesco, Müller ha affermato che «siamo già nel mezzo di una Terza Guerra Mondiale, a pezzi».
«Se consideriamo il contesto globale, vediamo guerre civili, il crollo dello stato di diritto in molti Stati, lo stato di sorveglianza orwelliano immaginato da Bruxelles (il Digital Services Act, la cancellazione burocratica delle identità nazionali), la migrazione di milioni di persone che non possono più essere integrate in Europa ma che invece creano società islamiche concorrenti, fame e povertà che colpiscono metà dell’umanità, terrorismo globale perpetrato da bande criminali e stati canaglia insieme alla criminalità organizzata, condizioni politiche instabili nelle democrazie tradizionali che cadono nelle mani delle élite globaliste con il loro progetto di un mondo unico interamente sotto il loro controllo – un mondo nuovo alla Aldous Huxley (1922)».
«Rimane in vita solo la presunzione di superiorità occidentale», scrive il cardinale Müller. «Dovremmo forse imporre il nostro secolarismo e materialismo – come ai tempi del colonialismo – come panacea al presunto arretrato Oriente e Sud, con il motto: aiuti allo sviluppo solo a condizione che vengano legalizzati i matrimoni tra persone dello stesso sesso e l’uccisione dei bambini nel grembo materno, l’eutanasia e il suicidio assistito – e tutto questo per ridurre drasticamente la popolazione a causa della protezione del clima e della scarsità di risorse materiali?»
Commentando i conflitti globali, Müller ha affermato che molti «vedono solo la lotta superficiale per le risorse e il potere».
«Ciò che conta davvero, però, è la lotta per l’anima umana», ha affermato il porporato germanico. «Solo quando riscopriremo nei nostri cuori e nelle nostre coscienze che veniamo tutti da un unico Padre celeste – e che siamo quindi fratelli e sorelle gli uni degli altri – potremo realizzare una convivenza prospera».
Ripercorrendo le radici dei problemi politici odierni e della perdita di fede in Dio, Müller ha commentato la filosofia dell’Illuminismo, che promuoveva il relativismo.
«Nella visione del mondo del secolarismo post-cristiano in Europa e Nord America, esiste l’utopia di un “umanesimo senza Dio” (Henri de Lubac). Tutte le questioni che le religioni non sono riuscite a risolvere verrebbero ora risolte dalla scienza e dalla tecnologia, nello spirito della ragione e dell’Illuminismo. E così emergerebbe un mondo senza violenza e sofferenza: un paradiso di tolleranza», ha affermato.
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«Le figure chiave dell’Illuminismo consideravano la “religione” – e con questo intendevano ovviamente il cristianesimo – con la sua inequivocabile pretesa di verità, come la fonte del fanatismo e della superstizione», ha continuato Müller. «Nella migliore delle ipotesi, un cristianesimo limitato alla morale e alla cultura, privo di una pretesa dogmatica di verità, poteva resistere alla ragione illuminista e alla scienza moderna».
«Questo quadro interpretativo si ritrova ancora oggi nella valutazione del terrorismo da parte dei cosiddetti islamisti. Questa religione deve, attraverso il potere della ragione illuminata, liberarsi dal potenziale di violenza insito nella natura di ogni religione rivelata e nella fede nell’unico Dio della verità. Solo un relativismo coerente riguardo alla questione della verità può domare e tenere sotto controllo la latente propensione alla violenza insita nel monoteismo presente nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam».
«Il prezzo del relativismo, tuttavia, è molto alto», ha sottolineato monsignor Müller. «Ciò conduce inevitabilmente a una dittatura del pensiero. Se tutti gli esseri umani non fossero più uniti nella ricerca della verità e nell’amore per essa, l’ideologia di una visione totalitaria del mondo e l’ordine sociale del “Nuovo Uomo” dovrebbero prendere il posto lasciato libero dalla coscienza della verità».
«Ma come può la ragione finita di Hegel e Marx, mortali – per non parlare dei minori “salvatori del mondo”, dallo gnosticismo al New Age – giungere a verità assolute alle quali costringono i loro simili mortali a sottomettersi attraverso il lavaggio del cervello e la violenza?», si chiede il cardinale Mullero, concludendo che «la mente umana, per sua natura finita, non riuscirà mai a unire verità e libertà senza ricorrere alla violenza».
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Suore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione
“Este es mi cuerpo , que será entregado por vosotras…” Así es la Plegaria inventada de la Misa femista con las monjas trinitarias en el altar simulando concelebrar. Suesa, Cantabria. pic.twitter.com/PF3XezbTgS
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 20, 2026
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.
Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.
Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.
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Un’offerta a «Madre Terra»
Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.
Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.
Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».
È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.
Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».
La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?
Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.
Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.
Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.
Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.
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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.
Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.
Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.
Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.
L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.
La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?
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Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.
L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?
Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.
Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria
TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
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