Geopolitica
«La Terza Guerra Mondiale è già iniziata» dice il politologo russo
La Terza Guerra Mondiale è già in corso, ha detto Fedor Lukjanov, uno dei principali esperti russi di politica estera.
Secondo Lukjanov, un nuovo ordine mondiale che era «sgradevole» ma «gestibile» viene distrutto e attualmente non sembra esserci alcun meccanismo per la risoluzione dei conflitti, inclusa l’escalation in corso tra Israele e Hamas, a suo avviso.
Lukjanov, presidente del presidio del think tank Soviet po Vneshnej i Oboronnoj Politike («Consiglio per la Politica Estera e di Difesa», chiamato anche SVOP) e redattore capo della rivista Russia in Global Affairs, ha espresso queste osservazioni in un’intervista pubblicata la settimana scorsa dal quotidiano Komsomolskaya Pravda.
Negli ultimi tempi, il mondo ha visto riaccendersi vecchi conflitti congelati, ha detto il politologo, citando come esempi le ostilità del Nagorno-Karabakh, lo stallo tra Russia e Ucraina e la nuova escalation in Medio Oriente.
La serie di conflitti in corso è effettivamente la nuova Guerra Mondiale, che sembra differire significativamente dai due conflitti globali del XX secolo, sostiene il Lukjanov, che è anche direttore della ricerca del Valdai International Discussion Club.
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C’è una catena di conflitti che colpisce il mondo intero. In effetti, la Terza Guerra Mondiale è già in corso: «istintivamente ci aspettiamo che la guerra inizi proprio come la Grande Guerra o la Seconda Guerra Mondiale. Ma queste guerre probabilmente non si verificheranno più – dopo tutto ci sono le armi nucleari, che ancora frenano molti», dice l’esperto.
L’escalation in Medio Oriente non sarà l’ultimo conflitto in arrivo, poiché si prevede che presto scoppieranno altre ostilità in tutto il mondo – e nessuno sembra essere in grado di fermarle, continua il politologo.
«L’ordine internazionale sta crollando. È stato spiacevole, basato sulla paura della distruzione reciproca, ma gestibile. Le guerre in Medio Oriente sono già scoppiate in passato, ma l’URSS e gli USA sono intervenuti e le hanno estinte fino al prossimo conflitto. E ora non vedo nemmeno un meccanismo di soluzione temporanea». Lukjanov osserva che il gruppo militante palestinese Hamas ha apparentemente scelto il momento «giusto» per colpire Israele, dato che il Paese attraversa già da più di un anno un «caos interno permanente».
«Il destino della Palestina, patria della Terra Santa delle maggiori religioni del mondo, è al centro dei più acuti processi sociali e politici non da secoli, ma da millenni. Ma se non torniamo all’antichità, ma ci concentriamo solo sui tempi moderni, scopriremo che la questione palestinese, in tutta la sua complessità, è stata la quintessenza della politica internazionale del XX secolo. Probabilmente stiamo assistendo alla fine di tutto ciò oggi, nel senso della politica e di ciò che ha prodotto» scrive lo studioso.
«La transizione dalla regolamentazione esterna della regione all’equilibrio interno è dolorosa e il successo non è predeterminato. Pertanto, il problema di Israele è che lo schiacciante vantaggio di potere su cui ha fatto affidamento per tre quarti di secolo non è più una garanzia affidabile della sua esistenza. L’equilibrio complessivo nella regione non si sposterà a favore dello Stato ebraico, e l’attenzione del suo protettore potrebbe essere distratta da altre crisi interne ed esterne. Nel frattempo, Gerusalemme Ovest non ha esperienza nel prendere accordi a lungo termine con i suoi vicini senza fare affidamento sugli Stati Uniti».
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Geopolitica
Rubio: l’adesione dell’Ucraina alla NATO «non è sul tavolo». Poi attacca globalismo e frontiere aperte
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Geopolitica
I generali della NATO riuniti a Kiev
I rappresentanti militari di tutti i 32 membri della NATO si sono riuniti a Kiev. L’Ucraina cerca da anni di entrare nel blocco, ma finora è stata respinta.
La visita del cosiddetto Comitato militare arriva un giorno dopo che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto che una possibile adesione dell’Ucraina alla NATO — una delle questioni centrali del conflitto — «non è sul tavolo in questo momento».
Kiev ha fatto dell’adesione una priorità di politica estera dopo il colpo di stato di Maidan del 2014, appoggiato dall’Occidente, e ha poi iscritto l’obiettivo nella costituzione. Nel settembre 2022 Volodymyr Zelens’kyj ha chiesto un’«adesione accelerata». Ancora a luglio sosteneva che l’ingresso dell’Ucraina sarebbe stato «del tutto naturale».
Ufficialmente la NATO continua a descrivere l’Ucraina come impegnata in un «percorso irreversibile» verso l’adesione. Ad agosto, però, l’ex comandante in capo ucraino Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore di Kiev nin Gran Bretagna, ha detto di non vedere prospettive realistiche che ciò accada.
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In un videomessaggio di mercoledì l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, ha annunciato l’arrivo a Kiev insieme ai rappresentanti militari di tutti i 32 Stati membri. È la prima visita del Comitato in Ucraina in otto anni. «Siamo qui al completo con un messaggio chiaro: il legame tra la NATO e l’Ucraina si rafforza sempre di più», ha dichiarato.
Secondo un funzionario della NATO, la delegazione ha discusso con i vertici militari ucraini le priorità dell’organizzazione e le lezioni del conflitto utili a rafforzare la preparazione del blocco di fronte alle «le minacce attuali e future».
Pur non essendo membro, l’Ucraina ha costruito legami militari ampi con la NATO, che dal 2022 le ha fornito armamenti sempre più sofisticati. Mosca accusa il blocco, e in particolare gli Stati europei, di prolungare inutilmente il conflitto e di condurre una guerra per procura contro la Russia, fino all’«l’ultimo ucraino».
Diversi membri influenti, tra cui Stati Uniti e Germania, hanno più volte detto di essere contrari all’ingresso di Kiev. A inizio luglio, parlando all’Handelsblatt, il segretario generale Mark Rutte ha ammesso che «attualmente non c’è un sostegno unanime» all’adesione ucraina.
Donald Trump e altri alti funzionari americani (e pure qualche Paese europeo come la Finlandia)hanno escluso l’ingresso nella NATO come parte di un possibile accordo di pace con la Russia. Prima dell’incontro alla Casa Bianca con Zelens’kyj del febbraio 2025, degenerato in un acceso scambio di insulti, Trump disse ai giornalisti: «NATO? Potete scordarvela».
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
Lavrov: gli Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE sull’Ucraina
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