Spirito
La Messa vespertina del sabato sera soddisfa il precetto domenicale?
1. Il fondamento divino ed ecclesiastico del riposo domenicale
La legge divina, espressa nel terzo comandamento, prescrive che un giorno di riposo sia riservato all’onore di Dio. I teologi insegnano che osservare questo giorno di domenica anziché di sabato è una questione di legge ecclesiastica, poiché, nella Chiesa primitiva, gli apostoli continuavano ad andare al Tempio di sabato (cfr. Atti 3:1; 5:12).
Tuttavia, introdussero universalmente l’usanza di santificare la domenica come Giorno del Signore, al punto che questa pratica divenne obbligatoria all’inizio del II secolo (1).
2. Pratica liturgica tradizionale: Vespri e Messa
È vero che, nella liturgia tradizionale, le domeniche e i giorni festivi iniziano con i Primi Vespri, celebrati la sera prima o il sabato pomeriggio in preparazione alla festa. Tuttavia, non era mai permesso celebrare la Messa per la domenica o il giorno festivo la vigilia del giorno stesso.
Il diritto canonico era esplicito su questo punto: la Messa non poteva essere celebrata più di un’ora prima dell’alba o più di un’ora dopo mezzogiorno (Can. 821, § 1). Era quindi altrettanto inconcepibile celebrare la Messa il giorno prima per adempiere all’obbligo quanto pretendere l’astensione da ogni lavoro servile dal pomeriggio precedente.
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3. Le concessioni di Pio XII e il loro vero significato
Quando Papa Pio XII autorizzò la celebrazione delle Messe pomeridiane e vespertine nel 1953, questa concessione fu concessa a causa della carenza di sacerdoti. Il suo scopo era quello di consentire la celebrazione delle Messe il giorno di domenica o il giorno festivo stesso, e non di istituire una Messa «della vigilia» destinata a sostituire la santificazione domenicale.
4. La novità introdotta dal Codice del 1983
La vera innovazione si manifesta con il Codice di Diritto Canonico del 1983, che consente ai fedeli di adempiere all’obbligo di partecipare alla Messa sia la domenica o il giorno festivo stesso, sia il pomeriggio o la sera precedenti (can. 1248, § 1).
È certo che il Papa, in quanto supremo legislatore della Chiesa, possiede il potere di modificare il primo precetto della Chiesa, poiché si tratta di una legge ecclesiastica e non divina. Questa legge è vincolante sotto pena di peccato mortale, come definito da Papa Innocenzo XI. Pertanto, chi si avvale di questo privilegio non può essere accusato di peccato mortale.
5. La vera questione: conformità alla Tradizione e tutela della fede
Tuttavia, questa non è la vera questione. Il problema fondamentale è se questo allentamento sia in accordo con la Tradizione, se tuteli la fede e se promuova realmente l’osservanza del terzo comandamento. Purtroppo, la risposta è no su tutti questi punti.
In passato, le persone legittimamente impedite di partecipare alla Messa domenicale (ad esempio, a causa di obblighi professionali) venivano semplicemente dispensate dall’obbligo. Non esiste una tradizione pre-conciliare di sostituire gli uffici preparatori con la Messa stessa, con la limitata eccezione degli anni ’50, quando Pio XII permise ad alcuni minatori costretti a lavorare ogni domenica di partecipare alla Messa il sabato sera.
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6. Conseguenze spirituali e secolarizzazione della domenica
Questa pratica non protegge né la fede né la santità della domenica, come l’esperienza ha dimostrato. In effetti, cosa fanno questi cattolici per santificare la domenica, per studiare e pregare la propria fede, quando non partecipano più nemmeno alla Messa del giorno del Signore e preferiscono il sabato pomeriggio per riservare la domenica alle attività secolari? Spesso, poco o nulla.
Così, il catechismo domenicale reso obbligatorio da San Pio X, lo studio della Scrittura, la lettura spirituale, la meditazione, la preghiera e persino il rispetto per la domenica come giorno specificamente dedicato all’onore di Dio Onnipotente sono scomparsi.
Introdurre una tale misura nel diritto canonico costituisce un passo significativo verso la secolarizzazione, rendendo la vita dei cattolici praticamente indistinguibile da quella del mondo pagano circostante.
7. Doveri dei cattolici riguardo a questa pratica
Abbiamo quindi il dovere di incoraggiare i nostri conoscenti cattolici che frequentano il Novus Ordo ad opporsi a questa pratica tiepida, così contraria allo spirito della Chiesa e alla restaurazione di tutte le cose in Cristo, e a onorare veramente i misteri della Resurrezione e della vita eterna simboleggiati dal riposo domenicale.
Quanto ai cattolici tradizionali, non dovrebbero nemmeno prendere in considerazione l’utilizzo di questa disposizione permissiva del diritto postconciliare: sarebbe manifestamente contraddittorio rivendicare un attaccamento alla Messa tradizionale e all’insegnamento tradizionale.l’insegnamento della Chiesa, rifiutandosi di impegnarsi a partecipare alla Messa domenicale per santificare il Giorno del Signore.
Don Scott
Gennaio 2002, pubblicato su Angelus Press, 2009, Le meilleur des Questions et Réponses.
NOTE
1) Prümmer, Manuale Theologiae Moralis, II, n. 386, § 465.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News.
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Immagine di Thomon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Dal 1° all’8 novembre, indulgenze per le anime del Purgatorio
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Che cos’è un’indulgenza?
L’indulgenza è la remissione, davanti a Dio, della pena temporale dovuta ai peccati di cui la colpa è già stata perdonata. Non sostituisce dunque il sacramento della penitenza e non concede il perdono dei peccati, ma permette di ottenere la remissione delle pene che restano da espiare dopo la loro assoluzione. Per concedere questa remissione, la Chiesa attinge al suo tesoro spirituale, costituito dai meriti sovrabbondanti di Nostro Signore Gesù Cristo, della Santissima Vergine Maria e dei santi. Esistono due specie di indulgenze. L’indulgenza plenaria rimette la totalità della pena temporale dovuta ai peccati, di modo che un’anima che morisse dopo averla ottenuta, senza aver contratto un nuovo debito verso la giustizia divina, entrerebbe direttamente in Cielo. L’indulgenza parziale, da parte sua, ne rimette solo una parte. Concedendo queste indulgenze, la Chiesa viene in soccorso alla debolezza umana, che rende così difficile l’espiazione completa delle colpe durante la vita terrena. Incoraggia così le opere di pietà e di carità, ricordando al tempo stesso la necessità di soddisfare la giustizia divina. Questa misericordia può giovare anche ai defunti, ai quali i fedeli possono applicare le indulgenze a modo di suffragio. È per questo che la Chiesa prevede, all’inizio del mese di novembre, diverse occasioni di ottenere un’indulgenza plenaria a favore delle anime del purgatorio.Come ottenere un’indulgenza per i defunti?
Il 2 novembre, giorno della commemorazione dei fedeli defunti, si può ottenere un’indulgenza plenaria applicabile alle sole anime del purgatorio visitando piamente una chiesa o un oratorio e recitandovi un Padre nostro e un Credo, fatte salve le consuete condizioni. Dal 1° all’8 novembre inclusi, i fedeli possono inoltre ottenere ogni giorno un’indulgenza plenaria applicabile ai defunti visitando piamente un cimitero e pregando per loro, anche solo mentalmente. Questa preghiera è libera: non è imposta alcuna formula particolare. In entrambi i casi, il compimento dell’opera prescritta deve essere accompagnato dalle disposizioni generali richieste dalla Chiesa:- Essere in stato di grazia e compiere l’opera prescritta.
- Confessarsi nei giorni che precedono o seguono l’opera.
- Ricevere la santa comunione.
- Pregare secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per esempio recitando un Padre nostro e un’Ave Maria.
- Essere distaccati da ogni affetto al peccato, anche veniale.
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Un atto di carità alla portata di tutti
La visita a un cimitero, spesso compiuta per fedeltà familiare, assume così una dimensione soprannaturale quando è accompagnata dalla preghiera e dalle disposizioni richieste dalla Chiesa. Non si tratta più soltanto di mantenere vivo il ricordo di coloro che ci hanno lasciato, ma di portare loro un soccorso vero, contribuendo alla loro liberazione dalle pene del purgatorio. Questi primi giorni di novembre sono dunque un invito a non dimenticare i defunti, in particolare le anime più abbandonate, per le quali nessuno prega più. E se oggi abbiamo il potere di aiutarle, forse domani avremo bisogno, a nostra volta, delle preghiere di coloro che ci sopravvivranno.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare
Renovatio 21 pubblica lo scritto apparso su X a firma dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
Si condannano zucche, streghe e fantasmi, ma si tace molto più facilmente davanti alla crisi della Liturgia, alla comunione sulla mano, alle profanazioni, all’ecumenismo, ai riti pagani introdotti anche in contesti cattolici e al progressivo silenzio sui Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Il punto, allora, non è assolvere Halloween. Al contrario: è denunciarne con chiarezza la deriva, senza però trasformarlo nell’unico bersaglio «consentito».
Perché il problema più grave nasce quando i cattolici vengono abituati a indignarsi solo contro ciò che non costa nulla denunciare, mentre si evita accuratamente di contestare ciò che avviene dentro la Chiesa e viene avallato, promosso o tollerato dalla sua stessa gerarchia.
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Spirito
Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti
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