Persecuzioni
Il Pakistan rafforza le leggi contro la blasfemia
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La modifica del codice penale prevede un minimo di 10 anni di carcere per chiunque insulti le figure legate al profeta Maometto. Previsto il pagamento di una multa da un milione di rupie. Difensori dei diritti umani hanno espresso preoccupazione: «Servono salvaguardie contro l’utilizzo improprio della normativa».
Il Parlamento ha rafforzato le famigerate leggi sulla blasfemia. La normativa, che già contempla la pena di morte per chiunque rechi offesa all’Islam, ora prevede anche almeno 10 anni di carcere per chi insulta le mogli, i compagni e i familiari del profeta Maometto.
Gli attivisti per i diritti umani hanno espresso grave preoccupazione riguardo a questa modifica del codice penale che rischia, ancora una volta, di essere utilizzata in maniera impropria: già da tempo false accuse di blasfemia vengono infatti lanciate per vendetta o regolamenti di conti.
L’Assemblea nazionale ha approvato l’emendamento la settimana scorsa: modificato l’articolo 298 del codice penale, che prevedeva un massimo di sette anni di carcere per coloro che insultano le figure sacre. Oltre a essere stata aumentata la pena detentiva, che va da un minimo di 10 anni all’ergastolo, ora è previsto anche il pagamento di un milione di rupie (circa 4.500 dollari).
I difensori dei diritti umani hanno sottolineato che i personaggi a cui fanno riferimento queste leggi sono esempi di tolleranza e perdono e pene così severe sono invece in contrasto con gli insegnamenti da loro promossi.
Interpellato da AsiaNews, Joseph Jansen, presidente dell’organizzazione Voice for Justice, ha detto che l’approvazione dell’emendamento «amplierà il campo di applicazione delle leggi sulla blasfemia, quando sarebbe invece necessario introdurre salvaguardie sul loro uso improprio».
«Le leggi sulla blasfemia, hanno permesso e incoraggiato la discriminazione e la persecuzione legale in nome della religione», ha aggiunto Jansen. «E sono in contrasto con gli standard internazionali dei diritti umani perché vengono applicate senza indagare se l’accusato abbia commesso un atto di blasfemia intenzionalmente o meno».
Secondo l’attivista Ashiknaz Khokhar, ci sono diverse prove che dimostrano che «più la legge è severa, più la punizione è dura, più la società diventa violenta», ha commentato. «Con ogni nuovo emendamento alle leggi sulla blasfemia ci allontaniamo sempre più da una possibile inversione di tendenza».
L’avvocata Rana Abdul Hameed ha spiegato, invece, che le accuse di blasfemia non hanno risparmiato lo spazio digitale e «sono diventate una nuova norma in Pakistan, dove le denunce vengono presentate anche solo per aver apprezzato, commentato o inoltrato un contenuto sui social media, ai sensi della legge sulla prevenzione dei crimini elettronici del 2016, che ha portato a un ulteriore aumento della persecuzione verso le minoranze religiose».
Al contrario, ha sottolineato l’attivista per i diritti umani, Ilyas Samuel, coloro che presentano denunce «con motivazioni malvagie, dannose per l’ordine pubblico, la pace e la coesione sociale, non vengono perseguiti e godono dell’impunità nonostante siano coinvolti in atti di discriminazione, intolleranza, odio e violenza contro le comunità religiose. Invece – ha continuato – le persone innocenti che condividono le loro reazioni ai post sui social media vengono arrestate e condannate a morte».
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Immagine di Mtaylor848 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Persecuzioni
Francia, un edificio religioso in meno ogni settimana
Il Catholic Herald dell’11 agosto 2026 riporta che il patrimonio cattolico francese è effettivamente minacciato. Un rapporto pubblicato a maggio dal ministero dell’Interno francese evidenzia un aumento degli atti anticristiani negli ultimi 15 anni. Nel 2025 sono stati registrati 817 episodi anticattolici, quasi il 90% dei quali ha preso di mira proprietà ecclesiastiche.
Questi attacchi veicolano un messaggio implicito: la Chiesa è indesiderabile agli occhi di una minoranza significativa della società francese. Talvolta, veicolano anche un messaggio esplicito. Nel dicembre 2025, la chiesa di Sainte-Marie-Madeleine, nella diocesi di Marsiglia, è stata vandalizzata. Un graffito recitava: «L’unica chiesa che risplende è quella che brucia».
Nello stesso mese, uno studio dell’Osservatorio per il Patrimonio Religioso ha rivelato che la Francia perde un edificio religioso ogni settimana e che due terzi degli incendi mostrano segni di attività criminale.
L’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani (OIDAC) ha segnalato che il Paese continua a registrare il numero più alto di tali episodi in Europa. Dietro questi atti di vandalismo si celano diverse motivazioni, tra cui il laicismo militante e l’islamismo.
Il fenomeno non si limita alla Francia. L’OIDAC ha rilevato nel suo rapporto sui crimini d’odio anticristiani in Europa: «in modo allarmante, sono stati registrati 94 incendi dolosi, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Un terzo di questi atti si è verificato in Germania, dove la Conferenza Episcopale ha recentemente dichiarato che ‘tutti i tabù sono stati infranti’ in merito al vandalismo delle chiese».
Il rapporto prosegue: « Paesi più colpiti nel 2024 sono stati Francia, Regno Unito, Germania e Spagna. A novembre, un monaco di 76 anni è stato ucciso e diverse altre persone sono rimaste ferite in un attacco a un monastero spagnolo. A gennaio, un uomo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in un attacco legato allo Stato Islamico durante la messa domenicale in una chiesa cattolica di Istanbul. A settembre, una chiesa storica a Saint-Omer, in Francia, è stata quasi completamente distrutta da un incendio doloso».
Gli autori di questi crimini ignorano palesemente l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la libertà religiosa promossi dal Concilio Vaticano II. Con la loro violenza, dimostrano la netta differenza tra ideologie e fatti.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Velvet via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Persecuzioni
Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
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