Militaria
Giappone e Cina si scambiano le accuse dopo lo scontro tra jet sul Pacifico
Tokyo e Pechino si sono lanciate reciproche recriminazioni in seguito a due episodi ravvicinati in cui i loro caccia militari hanno rischiato di scontrarsi durante manovre navali cinesi.
È stato il Giappone a denunciare per primo l’episodio, spiegando che sabato i jet cinesi J-15 hanno puntato i loro radar di tiro su aerei da combattimento giapponesi F-15J in almeno due circostanze. L’incidente si è verificato in acque internazionali a sud-est di Okinawa, secondo il dicastero degli Esteri nipponico.
«Queste illuminazioni radar sono un atto pericoloso che va oltre quanto necessario per la sicurezza del volo degli aerei», ha dichiarato domenica ai giornalisti il primo ministro giapponese Sanae Takaichi, precisando che Tokyo aveva già sporto un formale reclamo per quelle che ha definito azioni «estremamente deplorevoli».
Pechino ha rigettato le imputazioni, sostenendo che gli apparecchi giapponesi si sono accostati in più riprese e hanno importunato la flotta cinese mentre questa svolgeva addestramenti con la portaerei nella zona, debitamente preavvisati.
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«Chiediamo solennemente alla parte giapponese di cessare immediatamente di diffamare e infangare e di limitare rigorosamente le azioni in prima linea», ha affermato il colonnello Wang Xuemeng, portavoce della marina di Pechino, ammonedo che la Cina «prenderà le misure necessarie… per salvaguardare con risolutezza la propria sicurezza e i propri legittimi diritti e interessi».
I rapporti tra Pechino e Tokyo hanno intrapreso una traiettoria discendente da quando la Takaichi – prima donna a guidare il governo nipponico e nota per il suo conservatorismo rigido – ha assunto la carica alla fine di ottobre.
La premier nipponica ha dichiarato che qualsivoglia ricorso alla forza da parte di Pechino per la riunificazione con Taiwan, entità autonoma, potrebbe configurarsi come una «situazione di minaccia alla sopravvivenza», che autorizzerebbe una reazione armata in base alla legislazione giapponese. Tali parole hanno provocato da parte cinese accuse di intromissione negli affari sovrani.
Pechino ha inoltre stigmatizzato le sue affermazioni come «estremamente malevole» e «palesemente provocatorie», asserendo che calpestano il principio della «Una sola Cina», che considera Taiwan come porzione inscindibile del territorio nazionale. La questione taiwanese rappresenta una faccenda interna alla Cina e qualsiasi velleità di intervento nipponico equivarrebbe a «un atto di aggressione» con conseguenti ritorsioni feroci, ha avvertito Pechino.
Taiwan esercita di fatto un autogoverno dal 1949, pur senza aver mai proclamato l’indipendenza formale. La Cina ha reiterato che il suo fine ultimo è la «riunificazione pacifica», ma ha chiarito che non esiterebbe a impiegare la forza nel caso in cui l’isola optasse per una separazione ufficiale.
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa il Giappone ha censurato la Cina per aver evocato una clausola della Carta ONU che autorizza azioni contro le ex potenze dell’Asse senza il consenso del Consiglio di Sicurezza, ribadendo che tale disposizione è superata e priva di attualità.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
L’Iran distrugge un drone-spia marino americano a Ormuzzo
The Iranian Navy: We have struck a US unmanned vessel, with hull number 5838, at the entrance to the Strait of Hormuz. pic.twitter.com/WyesLWXI47
— IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting) (@iribnews_irib) September 10, 2026
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Militaria
Berlino lamenta: Kiev non ha usato gli aiuti per comperare armi germaniche
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha criticato Kiev per non aver speso a sufficienza i fondi occidentali destinati agli appalti militari per l’acquisto di armi tedesche, sostenendo che il massiccio sostegno fornito dal Paese all’Ucraina dovrebbe quantomeno avvantaggiare la sua industria della difesa.
La Germania è uno dei maggiori sostenitori bilaterali dell’Ucraina, avendo fornito o stanziato oltre 43 miliardi di euro in aiuti «civili» e circa 58 miliardi di euro in aiuti militari dall’intensificarsi del conflitto nel 2022.
«Ora siamo il principale sostenitore dell’Ucraina in termini di supporto finanziario e militare. E naturalmente, l’industria della difesa tedesca deve trarne vantaggio», ha dichiarato Wadephul al quotidiano Bild in un’intervista pubblicata martedì.
Il ministro ha affermato di aver sollevato la questione con il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj durante una visita a Kiev il mese scorso.
«Vi sosteniamo, vi appoggiamo. Ma devo anche spiegarlo ai contribuenti tedeschi, e il minimo che possiate fare è coinvolgere l’industria della difesa tedesca in tutte le procedure di appalto», ha detto Wadephul a Zelens’kyj.
«Al momento non siamo del tutto soddisfatti del livello degli ordini in Germania», ha aggiunto, affermando che a Kiev è stato chiesto di rivedere i propri acquisti e di garantire che la situazione «migliori».
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Le richieste della Germania affinché i fondi spesi per Kiev vengano reinvestiti nelle proprie fabbriche di armi rispecchiano l’approccio del presidente statunitense Donald Trump agli aiuti all’Ucraina. Dal suo ritorno alla Casa Bianca, Trump ha in gran parte trasferito l’onere finanziario della fornitura di armi statunitensi ai membri europei della NATO e al Canada. In base al meccanismo PURL, i membri del blocco pagano ora Washington per le armi di fabbricazione statunitense che vengono poi consegnate a Kiev.
Mosca ha criticato l’inedito rafforzamento militare della Germania e dell’UE nel suo complesso, con il pretesto della «minaccia russa». Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato a giugno che i governi occidentali non nascondono più le loro intenzioni e «dicono apertamente che si stanno preparando alla guerra con noi».
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha avvertito che la Germania e il resto d’Europa, sotto la loro attuale leadership, si stanno «trasformando in un Quarto Reich» e cercano di combattere la Russia «fino all’ultimo ucraino».
Berlino ha inoltre intensificato la pressione sugli uomini ucraini in età militare residenti in Germania affinché tornino in patria «senza coercizione». Wadephul ha appoggiato gli appelli del leader bavarese Markus Söder e ha suggerito che le autorità tedesche potrebbero fornire a Kiev informazioni che identifichino gli ucraini che ricevono sussidi o che possiedono un permesso di soggiorno registrato, in modo da poterli contattare per la mobilitazione.
La Germania ha inoltre appoggiato la revoca automatica dello status di protezione temporanea concesso ai rifugiati ai nuovi arrivati ucraini in età di leva.
Le immense case automobilistiche europee, tra cui Volkswagen e Mercedes-Benz, hanno mostrato un interesse crescente per il settore della difesa. Questa conversione si inserisce in un più ampio rafforzamento militare in tutta l’UE, il piano ReArm lanciato dall’ex ministro della Difesa germanico, ora presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen.
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Immagine di UK Government via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
Militaria
Aerei da guerra statunitensi danneggiati in un attacco iraniano a un’importante base aerea
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