Geopolitica
«Crimine contro l’umanità di sterminio»: commissione ONU contro Israele. Vari Paesi sanzionano ministri dello Stato Ebraico
La Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati ha pubblicato un rapporto di 19 pagine che dichiara le forze israeliane colpevoli di crimini di guerra, tra cui attacchi diretti contro civili e omicidi volontari, negli attacchi contro strutture scolastiche che hanno causato vittime civili.
«Uccidendo civili che si riparavano in scuole e siti religiosi, le forze di sicurezza israeliane hanno commesso il crimine contro l’umanità di sterminio. Sebbene la distruzione di beni culturali, comprese le strutture scolastiche, non costituisca di per sé un atto genocida, le prove di tale condotta possono comunque dedurre l’intento genocida di distruggere un gruppo protetto» scrive il rapporto.
«Israele ha annientato il sistema educativo di Gaza e distrutto oltre la metà di tutti i siti religiosi e culturali della Striscia di Gaza».
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La commissione è stata istituita dalle Nazioni Unite per indagare sulle violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati da Israele.
La commissione, composta da tre membri, ha affermato che gli attacchi israeliani «hanno preso di mira siti religiosi che fungevano da luoghi di rifugio, uccidendo centinaia di persone, tra cui donne e bambini».
Il presidente della Commissione, Navi Pillay, un giudice sudafricano di alto rango, ha dichiarato in una dichiarazione allegata al rapporto: «stiamo assistendo a sempre più segnali che Israele stia conducendo una campagna concertata per cancellare la vita palestinese a Gaza (…) I bambini di Gaza hanno perso la loro infanzia. Sono costretti a preoccuparsi della sopravvivenza tra attacchi, incertezza, fame e condizioni di vita subumane».
Il rapporto si concentra sugli orrori a Gaza, ma la sua missione include anche la Cisgiordania. Lì ha rilevato che Israele aveva «fatto poco» per affrontare gli attacchi contro i civili nei territori palestinesi occupati nel loro complesso, compresa Gerusalemme Est, e in Israele stesso, affermando che lo Stato Ebraico non aveva a sufficienza prevenuto e perseguito le operazioni dei coloni ebrei in Cisgiordania, i quali «hanno intenzionalmente preso di mira strutture scolastiche e studenti per terrorizzare le comunità (palestinesi) e costringerle ad abbandonare le loro case».
Piuttosto, le autorità israeliane hanno in alcuni casi arrestato insegnanti e studenti israeliani e palestinesi che avevano «espresso preoccupazione o solidarietà con la popolazione civile di Gaza». La Commissione ha esortato il governo israeliano a cessare gli attacchi alle istituzioni culturali, religiose ed educative, a «porre immediatamente fine all’occupazione illegale del territorio palestinese» e a cessare ogni attività di insediamento.
Viene affermato che il governo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu dovrebbe conformarsi pienamente alle misure provvisorie disposte dalla Corte Internazionale di Giustizia. La Corte ha ordinato a Israele di «prevenire e punire l’incitamento diretto e pubblico a commettere un genocidio contro la popolazione di Gaza» e di consentire il passaggio di tutti gli aiuti umanitari.
Nel frattempo vari governi mondiali stanno reagendo al disastro continuo a Gaza.
«Oggi, i ministri degli Esteri di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia e Regno Unito hanno annunciato sanzioni e altre misure nei confronti di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich per aver incitato alla violenza contro i palestinesi in Cisgiordania», si legge in una dichiarazione rilasciata il 10 giugno.
I cinque Paesi denunciano la violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania, di cui si sono registrati quasi 2.000 casi confermati dall’inizio dello scorso anno, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite.
«Siamo fermamente impegnati nella soluzione dei due stati e continueremo a lavorare con i nostri partner per la sua attuazione», si legge nella dichiarazione. «È l’unico modo per garantire sicurezza e dignità a israeliani e palestinesi e assicurare una stabilità a lungo termine nella regione, ma è messo a repentaglio dalla violenza dei coloni estremisti e dall’espansione degli insediamenti».
Concentrandosi specificamente sui due ministri sionisti estremisti, la dichiarazione afferma che «Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich hanno incitato alla violenza estremista e a gravi violazioni dei diritti umani dei palestinesi. La retorica estremista che promuove lo sfollamento forzato dei palestinesi e la creazione di nuovi insediamenti israeliani è spaventosa e pericolosa. Queste azioni sono inaccettabili. Abbiamo ampiamente interpellato il governo israeliano su questo tema, eppure i violenti continuano ad agire con incoraggiamento e impunità. Per questo motivo abbiamo intrapreso questa azione ora: per assicurare i responsabili alle loro responsabilità. Il governo israeliano deve rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e lo esortiamo ad adottare misure significative per porre fine alla retorica estremista, violenta ed espansionista».
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Questa azione giunge una settimana prima della conferenza ONU sulla soluzione dei due Stati, che si terrà dal 17 al 20 giugno. Gli Stati Uniti hanno condannato le sanzioni in un comunicato stampa del Segretario di Stato Marco Rubio, che afferma: «queste sanzioni non promuovono gli sforzi guidati dagli Stati Uniti per raggiungere un cessate il fuoco, riportare a casa tutti gli ostaggi e porre fine alla guerra».
«Gli Stati Uniti sollecitano la revoca delle sanzioni e si schierano fianco a fianco con Israele» dichiara Rubio.
Come riportato da Renovatio 21i nelle scorse ore Israele ha ulteriormente alzato la posta in gioco attaccando direttamente Teheran e uccidendo alti vertici dei Pasdaran.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
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Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha accusato l’Unione Europea di voler sottrarre ulteriori risorse alle famiglie ungheresi per finanziare la guerra dell’Ucraina contro la Russia.
In un messaggio pubblicato venerdì su X, Orban ha scritto: «I burocrati di Bruxelles allungano le mani, cercando di rubare denaro alle nostre famiglie per poi girarlo a Kiev. Per Bruxelles è eresia mettere le famiglie al primo posto. Per noi è solo buon senso».
Orban ha legato la polemica alla sua politica di redistribuzione del reddito e di rafforzamento dei sostegni familiari, citando la tredicesima mensilità pensionistica e i piani per introdurre gradualmente la quattordicesima. Secondo lui, «i soldi stanno molto meglio nelle tasche delle famiglie ungheresi che a Kiev».
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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L’UE è finanziata attraverso i contributi degli Stati membri e le risorse proprie comuni: qualsiasi aiuto all’Ucraina si traduce quindi in maggiori esborsi nazionali o in prestiti comunitari che poi gravano sui bilanci. Il mese scorso diversi organi di stampa hanno riferito che Stati Uniti e Unione Europea stanno discutendo di un piano decennale per la ricostruzione dell’Ucraina del valore di circa 800 miliardi di dollari.
Orban, da sempre contrario al sostegno finanziario a Kiev, ha definito tale roadmap uno «shock», sostenendo che getterebbe l’UE in un abisso di debito. Ha inoltre criticato duramente il prestito da 90 miliardi di euro già approvato dall’UE per l’Ucraina nel biennio 2026-2027. L’Ungheria, insieme ad altri Stati membri, si è astenuta dall’approvazione di tale misura.
Nel frattempo Bruxelles ha continuato a sospendere porzioni significative dei fondi europei destinati all’Ungheria, motivando le decisioni con le controversie sullo stato di diritto e con il presunto mancato rispetto delle riforme richieste. L’ultima sospensione, superiore a 1 miliardo di euro, è arrivata proprio in prossimità delle elezioni parlamentari ungheresi in programma ad aprile.
L’Ungheria resta uno dei Paesi più apertamente critici all’interno dell’UE verso il massiccio sostegno finanziario e militare all’Ucraina e verso il regime di sanzioni contro la Russia.
Lo Orban ha ripetutamente sostenuto che le sanzioni non hanno fermato il conflitto, ma hanno fatto esplodere i costi energetici, danneggiato la competitività europea e scaricato un peso insostenibile sulle famiglie. Ha inoltre espresso contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e nella NATO, avvertendo che ciò trascinerebbe l’Unione in un confronto diretto con la Russia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
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