Spirito
Giubileo della Fraternità San Pio X a Roma
È in preparazione il Giubileo della Fraternità Sacerdotale San Pio X, annunciato per il 20 agosto. Ricordiamo che, in occasione del Giubileo dell’Anno Santo 2025, la Casa Generalizia della Fraternità San Pio X organizza un pellegrinaggio internazionale al quale sono invitati tutti i seminari, i distretti e le case autonome, nonché i fedeli.
Il pellegrinaggio avrà luogo mercoledì 20 agosto 2025. La giornata inizierà con la recita del rosario a Colle Oppio, seguita dalla Messa solenne, celebrata alle ore 9.30 nello stesso luogo. Al termine della messa verrà servito un picnic sul posto.
Nel pomeriggio, alle ore 14:00, inizierà la processione verso la Basilica di San Giovanni in Laterano e i pellegrini entreranno attraverso la Porta Santa.
Per motivi di sicurezza, chi desidera partecipare all’evento del 20 agosto dovrà registrarsi utilizzando un apposito modulo. Le iscrizioni si apriranno in primavera secondo i termini e le condizioni che saranno specificati di seguito.
Per ricevere maggiori informazioni e aggiornamenti sul pellegrinaggio, vi invitiamo ad iscrivervi alla newsletter sul sito ufficiale del Giubileo all’indirizzo: https://iubilaeumfsspx.org
Un video di presentazione
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Mons. Schneider: «Un’occupazione ostile» all’interno della Chiesa
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Il Vaticano II e l’ingresso del «fumo di Satana»
Mons. Schneider si interroga sul cambiamento di prospettiva intervenuto alla vigilia del Concilio Vaticano II. Per venti secoli la Chiesa aveva attinto la propria vitalità alle fonti della Scrittura e della Tradizione, dei sacramenti e dell’esempio dei suoi innumerevoli santi. Perché avrebbe improvvisamente avuto bisogno di aprire le finestre per ricevere l’aria fresca del mondo moderno? E di quale mondo si trattava? Di un mondo segnato dal materialismo consumista, dallo spirito della Rivoluzione francese e dalle filosofie moderne. Dal Vaticano II, afferma, le conseguenze di questa apertura sono diventate manifeste. Egli ricorda le parole di Paolo VI, il 29 giugno 1972: «Da qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio». Il vescovo cita poi una testimonianza meno nota, quella di mons. Manoel Pestana, vescovo di Anápolis, in Brasile, dal 1979 al 2004, che fu suo professore e lo ordinò sacerdote. Soprannominato «Atanasio del Brasile», questo prelato dichiarava nel 1988: «Non è soltanto il fumo di Satana a essere entrato nella Chiesa da un’apertura nascosta, come aveva detto Paolo VI. È piuttosto dalle porte principali che il diavolo è entrato trionfalmente, fin nelle più alte sfere della Chiesa, per mezzo dei suoi fedeli servitori». Mons. Pestana arrivava a chiedere, nella prefazione a un libro del celebre esorcista Gabriele Amorth, chi avrebbe scacciato i demoni dai seminari, dalle residenze episcopali, dalle conferenze episcopali e persino dai palazzi pontifici. Per mons. Schneider, la crisi attuale supera per estensione quella dell’arianesimo del IV secolo. Quest’ultima riguardava principalmente la divinità di Cristo. Oggi i disordini toccano simultaneamente la dottrina, la morale, la liturgia e la disciplina. «È come un corpo colpito da una malattia che non tocca soltanto un organo, ma tutti gli organi». Tuttavia questa malattia non potrà essere mortale: la Chiesa è indistruttibile, perché è di istituzione divina. Cristo resta il suo capo, lo Spirito Santo la assiste e la Santa Vergine è sua Madre. La verità può essere oscurata e deturpata, ma solo per un tempo.Sant’Atanasio: le chiese occupate, la fede conservata
Per illuminare la situazione presente, mons. Schneider ricorre a sant’Atanasio, che nel IV secolo conobbe la persecuzione dei difensori della fede cattolica da parte degli ariani. Mentre gli eretici occupavano gli edifici religiosi e le sedi episcopali, il grande dottore della Chiesa incoraggiava i fedeli rimasti attaccati alla fede apostolica: «Possono occupare le nostre chiese, ma si trovano al di fuori della vera fede. Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede rimane in voi». Poi questa domanda: «Chi ha perso e chi ha vinto in questa lotta? Colui che detiene la sede o colui che mantiene la fede?». Gli edifici e le cariche ecclesiastiche, ricorda sant’Atanasio, sono cose buone quando servono a trasmettere la fede degli Apostoli. Ma non possono sostituirla. «Anche se i cattolici fedeli alla Tradizione fossero ridotti a un semplice pugno, sarebbero la vera Chiesa di Gesù Cristo». Mons. Schneider vede in queste parole una consolazione particolare per i cattolici attaccati alla Tradizione, oggi emarginati o perseguitati nella stessa Chiesa. Egli ricorda tuttavia, con sant’Agostino, che la Chiesa terrena resta un corpo misto di buoni e di cattivi, a immagine del campo in cui crescono insieme il buon grano e la zizzania. Questa realtà riguarda tanto l’alto clero quanto i semplici fedeli. Il giudizio definitivo spetta a Dio.Sostieni Renovatio 21
Un bambino martire di fronte a un vescovo apostata
Il vescovo ausiliare di Astana si sofferma poi su un episodio sconvolgente delle persecuzioni romane: il martirio dei cristiani di Abitene, nell’Africa del Nord, all’inizio del IV secolo. Una domenica, il sacerdote Saturnino celebrava clandestinamente la messa con i suoi parrocchiani, nonostante il divieto imperiale. Le autorità fecero irruzione e arrestarono l’assemblea, nella quale si trovavano i figli del sacerdote, nati prima della sua ordinazione sacerdotale. Uno di loro, Ilarione, aveva appena sei anni. Condotti davanti al tribunale, i cristiani incontrarono il proprio vescovo, Fundano, che aveva appena commesso un atto di apostasia offrendo incenso a un idolo. Il contrasto era sconvolgente: mentre il vescovo aveva rinnegato la fede per salvarsi la vita, i suoi fedeli, fino ai più giovani, accettavano di morire per Cristo. Interrogato dal giudice, il piccolo Ilarione rispose: «Sono cristiano. Ho partecipato all’assemblea. Ci sono andato di mia spontanea volontà. Nessuno mi ci ha costretto». Il magistrato tentò di spaventarlo minacciando di tagliargli il naso e le orecchie. Il bambino non cedette: «Potete farlo, ma qualunque cosa accada, io sono cristiano». Quando la sentenza fu pronunciata, i martiri esclamarono: «Deo gratias!» Per mons. Schneider, questi cristiani compirono con il loro martirio una vera riparazione per l’apostasia del loro vescovo. La storia mostra così che Dio permette talvolta che i semplici fedeli possiedano più forza e fedeltà di alcuni membri dell’alto clero.Aiuta Renovatio 21
Quando i fedeli costrinsero un papa a condannare l’errore
Un altro esempio, ancora più inatteso: un episodio del pontificato di Eugenio I, nel VII secolo, in piena crisi del monotelismo. Eletto nel 654, il papa inviò dei legati a Costantinopoli. Essi tornarono con una richiesta dell’imperatore: il pontefice doveva riconoscere il patriarca eretico di Costantinopoli e approvare una lettera le cui formulazioni erano, se non apertamente eretiche, almeno dottrinalmente ambigue. Questa lettera fu esaminata pubblicamente nella basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Il clero e i fedeli furono talmente scandalizzati da queste ambiguità che rifiutarono di lasciare che il papa iniziasse la celebrazione della messa prima che avesse promesso pubblicamente di non riconoscere il patriarca e di condannarne la lettera. Mons. Schneider non manca di rilevare il carattere particolarmente attuale di questo episodio. «Che cosa accadrebbe se i laici, in certe assemblee cosiddette sinodali della nostra epoca, chiedessero al papa e ai vescovi di condannare le eresie e le ambiguità più diffuse nella dottrina e nella pratica all’interno della Chiesa?». E aggiunge: «Ecco che cosa sarebbe un metodo sinodale veramente cattolico!». Perché il papa e i vescovi «non sono i padroni né gli autori della fede, ma devono esserne i custodi, i difensori e gli innamorati fedeli e scrupolosi».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il papa «portato» dalle preghiere di una religiosa
La conferenza assume poi una dimensione più spirituale. Mons. Schneider ricorda che i membri della gerarchia, malgrado la loro autorità, sono essi stessi sostenuti dalle preghiere e dai sacrifici dei più umili membri della Chiesa. A tale proposito riferisce una visione attribuita al cardinale Niccolò Cusano, nel XV secolo. In una piccola chiesa antica, il cardinale scorge più di mille religiose in preghiera. Tutte stanno in piedi, con le braccia aperte e i palmi rivolti al cielo. Nelle loro mani portano misteriosamente uomini, donne, re, imperatori, città e interi Paesi. Una giovane religiosa, fragile e quasi bambina, porta il papa. Il carico sembra molto pesante per lei, ma il suo volto risplende di gioia. Il cardinale scopre poi la propria persona nelle mani di una religiosa anziana. Distingue le colpe della sua anima e della sua vita. La sua guida gli spiega che queste preghiere sostengono i peccatori che, malgrado le loro debolezze, non hanno smesso di amare Dio. Ma che ne è di coloro che non amano più? Condotto nella cripta, il cardinale scorge altre religiose che portano questa volta le anime non nelle mani, ma nel cuore. Alcune ritrovano l’amore di Dio grazie a questi sacrifici; altre dovranno rispondere davanti al Giudice divino delle grazie offerte per loro. «Ogni sacrificio porta frutto», conclude il racconto. Con questa immagine, mons. Schneider sottolinea la potenza nascosta della vita contemplativa e dei sacrifici offerti per la Chiesa, compresi i suoi pastori infedeli.«Dobbiamo svegliare il Signore»
La crisi attuale non deve condurre i cattolici alla disperazione. Per mostrarlo, mons. Schneider torna all’immagine evangelica della barca degli Apostoli, sballottata dai flutti, mentre Cristo dorme. Il Signore sembra assente, ma è presente. Si leverà e comanderà alla tempesta, come fece sul lago di Tiberiade. Il vescovo racconta un ritiro predicato dal cardinale Robert Sarah a diversi vescovi in Polonia. Evocando proprio questa scena evangelica, il cardinale aveva dichiarato: «Dobbiamo svegliare il Signore!». Un altro vescovo gli aveva allora risposto: «Eminenza, se dormiamo anche noi, chi sveglierà allora il Signore?». Come svegliare oggi il Signore? Con una vera tempesta di preghiere, con l’offerta di sacrifici e con atti di riparazione, risponde mons. Schneider. Riferisce anche un aneddoto del cardinale Joseph Zen, grande difensore della Chiesa in Cina e innamorato della liturgia tradizionale. Interrogato sul suo canto gregoriano preferito, il cardinale aveva scelto l’introito della domenica di Sessagesima: Exsurge, quare obdormis, Domine? Exsurge, Domine, adjuva nos et libera nos. (Alzati, Signore! Perché dormi? Alzati, Signore, aiutaci e liberaci!). Il cardinale Zen raccontò di aver cantato un giorno questo introito davanti a un cardinale romano che restava sordo alle sue spiegazioni riguardo a una questione importante per la Chiesa. Exsurge! – «Svegliati!».La Croce, le famiglie e i giovani sacerdoti: i segni della ripresa
Mons. Schneider ricorda che la Croce resta il segno distintivo dei cristiani. Non è una semplice decorazione, ma lo strumento della nostra salvezza. Ave crux, spes unica: «Salve, o Croce, nostra unica speranza!». Le sofferenze sopportate per la fedeltà alla fede non sono inutili quando sono unite al sacrificio di Cristo. Un giorno, afferma, i cattolici ringrazieranno Dio persino per le prove attraversate in mezzo a questa terribile tempesta. Egli scorge già gli strumenti del rinnovamento della Chiesa nelle grandi famiglie cattoliche, nelle religiose contemplative, negli eremiti, nei giovani fedeli, nei seminaristi e nei sacerdoti che amano la fede e la liturgia tradizionali. «Dio ama proprio servirsi dei piccoli per compiere le sue opere onnipotenti». Il prelato ricorda anche le parole di mons. Fulton Sheen, rivolte nel 1972 ai Cavalieri di Colombo: «Chi salverà la nostra Chiesa? Non saranno i nostri vescovi. Non saranno i nostri sacerdoti. Non saranno i religiosi. Tocca a voi, fedeli, farlo». Non si tratta per i laici di sostituirsi alla gerarchia, ma di vigilare affinché i sacerdoti agiscano da sacerdoti, i vescovi da vescovi e i religiosi da religiosi.Aiuta Renovatio 21
La visione di una basilica di San Pietro restaurata
Per concludere il suo intervento, mons. Schneider evoca una visione della beata Anna Katharina Emmerick, avuta durante l’ottava di Natale del 1819. La mistica tedesca vide la basilica di San Pietro a Roma in corso di demolizione. Dei membri del clero partecipavano alla sua distruzione. Una donna maestosa apparve allora sopra la cupola e distese sulla basilica un manto luminoso, simile all’oro. I demolitori non poterono più avvicinarsi. Dall’altra parte, uomini anziani, malati o dimenticati, numerosi giovani, donne, bambini, chierici e laici si misero a ricostruire l’edificio. La basilica fu presto restaurata. Apparve poi un nuovo papa, più giovane e più austero del suo predecessore. Allontanò diversi membri del suo entourage, compresi alcuni ecclesiastici di alto rango, e si circondò di altri collaboratori, chierici e laici. Una grande solennità fu allora celebrata nella basilica restaurata. Mons. Schneider vede in questa visione un’immagine confortante della futura restaurazione della Chiesa. Termina invitando i cattolici a chiedere senza sosta santi papi, che non temano i potenti di questo mondo, non scendano a compromessi con lo spirito del tempo, difendano la fede fino al sangue e trasmettano fedelmente la venerabile liturgia romana. La Santa Sede deve tornare a risplendere come cattedra di verità per il mondo intero. Nonostante la profondità della crisi, il prelato resta certo dell’esito del combattimento: «Crediamo e speriamo nella vittoria di Cristo sull’occupazione ostile all’interno della Chiesa. Christus vincit!». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Nuvola a forma di Croce sopra Lourdes
Una stupenda nuvola cruciforma è apparsa al trmonto sul cielo di Lourdes. Il racconto, e le foto, ci arrivano da un lettore, che è fedele della FSSPX e che si trovava a Lourdes con sacerdoti e altri fedeli della Fraternità.
Interrogato da Renovatio 21 sulla situazione, ci ha risposto che la nuvola si è palesata dopo il Santo Rosario recitato con don Chad Kinney, FSSPX nella spianata del santuario di Lourdes. «Mi trovavo con un’amica, e prima di tornare all’albergo, ci siamo attardati un pò per visitare la basilica sotterranea di San Pio X» scrive il fedele. «All’uscita, poco dopo le 18 abbiamo notato l’immagine del Crocifisso in cielo e l’abbiamo fotografata. Questo è tutto!»
Di fatto, la faccenda è davvero semplice: un segno di purezza, di bellezza, di giustizia – in una parola, di sacro – che appare in cielo. Solo nel mondo secolarizzato, cioè massonizzato e satanizzato, ciò stupisce.


Nel frattempo, la persecuzione delle autorità di Lourdes verso la FSSPX continua.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il vescovo di Tarbes e Lourdes monsignor Jean-Marc Micas aveva ritirato alla Fraternità il permesso di celebrare la Santa Messa, i sacramenenti e di dire preghiere pubbliche. È lo stesso prelato che poche settimane fa aveva favorito un pellegrinaggio «islamico-cristiano» fin dentro i luoghi dell’apparizione mariana.
Come riportato da Renovatio 21, la FSSPX aveva mantenuto il progetto di pellegrinaggio, ed è proprio questo con la nuvoletta a vegliare sui fedeli.
Infovaticana ad inizio settimana aveva informato che le «autorità francesi hanno vietato le due processioni religiose che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) aveva previsto per i giorni 24 e 25 ottobre a Lourdes, adducendo la minaccia terroristica e la mancanza di personale di polizia per garantire la sicurezza dei partecipanti».
Si tratta del combinato disposto della chiesa e dello Stato francesi, da decadi nemici acerrimi della FSSPX nel Paese un tempo cristianissimo. C’è da dire che – realtà in vera espansione – in Francia la Fraternità Sacerdotale San Pio X conta 46 priorati, 186 cappelle, 63 scuole di vario ordine e grado, 3 centri di ritiro spirituale. Tutti sempre pieni: a differenza delle chiese conciliari, che nel Paese vengono incendiate o abbattute.
Rimane, tuttavia, questo bel segno celeste del pellegrinaggio proibito dei FSSPX a Lourdes. Davvero incontrovertibile.
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Spirito
Mons. Viganò: «i regni degli uomini vivono del sangue dei loro sudditi; il Regno di Cristo vive del sangue del Suo Re»
QUOD SCRIPSI, SCRIPSI
Omelia nella Festa di Cristo Re
Dicit ei Pilatus: Ergo rex es tu?
Respondit Jesus: Tu dicis quia rex sum ego.
Jo 18, 37
Dilettissimi Fratelli e Sorelle,I. Un versetto mutilato
Si è soliti citare solo versetto di quel dialogo, e citarlo a metà: Regnum meum non est de hoc mundo. Il Regno di Cristo – si afferma – non è di questo mondo; dunque nulla ha da pretendere dalle leggi, dalle scuole, dai tribunali e dai parlamenti; dunque la Fede è affare di sacrestia, e il Re può ben restare nel tabernacolo, purché non osi uscirne.Sostieni Renovatio 21
II. Il giudice che si lava le mani
Guardiamo ora Pilato, che è la figura emblematica dello Stato che vuole restare neutrale dinanzi a Dio. Egli riconosce l’innocenza dell’Accusato: ego nullam invenio in eo causam. Ne sa abbastanza per assolverLo; ma teme il tumulto, calcola il consenso, e dopo aver interrogato la Verità in persona con la celebre domanda: quid est veritas?, se ne va senza attendere la risposta. Non ha scelto di negare Cristo: ha scelto di non decidere. E poiché il non decidere è già decidere, egli consegna al supplizio il Re dei re, e si lava le mani dinanzi alla folla.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
III. Quod scripsi, scripsi
Ma il Vangelo ha riservato a Pilato una sorpresa, e a noi una lezione. Dopo la condanna, l’uomo che aveva rifiutato di decidere decide una cosa sola, e la decide con ostinazione: scrive il titolo della Croce. Scripsit autem et titulum Pilatus, et posuit super crucem: Jesus Nazarenus, Rex Judæorum. E lo scrive in tre lingue: hebraice, græce et latine; cioè nella lingua della Rivelazione, in quella della Sapienza e in quella del Diritto.Aiuta Renovatio 21
IV. Regnavit a ligno Deus
Vi è tuttavia nel mistero della Croce una profondità che sorpassa la stessa ironia di Pilato. L’antico inno di Venanzio Fortunato canta: Regnavit a ligno Deus. Dio regna dalla Croce. Non dopo il legno, non malgrado il legno, ma dal legno: perché la Croce è il trono, e il Sangue è la porpora, e il Costato aperto è la corte da cui il Re distribuisce le Sue Grazie.V. La liturgia ferita e il Re spodestato
Mi si consenta, cari fedeli, una considerazione che tocca da vicino quest’altare. Quando la Santa Chiesa istituì la festa di Cristo Re, volle collocarla in un giorno che esprimesse un messaggio, cioè prima della solennità di Tutti i Santi, perché la Regalità precede la gloria dei Santi, e li governa.VI. Che cosa significa, oggi, confessare il Re
E allora, che cosa ci è chiesto? Non gesti clamorosi, né eroismi che il Signore non ci domanda: ci è chiesto di non fare come Pilato.Sostieni Renovatio 21
VII. Regina Regni
Cari Fedeli, volgiamo lo sguardo a Colei che stava presso la Croce mentre Pilato scriveva e il titolo veniva affisso: stabat juxta crucem Jesu mater ejus. Ella ha letto per prima, sotto il legno, la scritta che decretava il Figlio Re; e ha creduto, quando tutti gli Apostoli, tranne uno, erano fuggiti. Per questo la Chiesa La invoca Regina, perché Colei che ha creduto alla Regalità del Crocifisso quando più era oscurata, ha meritato di sedere alla destra del Re quando essa è più splendente.+ Carlo Maria Viganò,
Arcivescovo
Viterbo, 25 Ottobre MMXXVI
Dominica ultima Octobris, D.N.J.C. Regis
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