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L’aeroporto di Dublino esita a cancellare la «benedizione degli aerei» annuale in seguito alla protesta pubblica
L’aeroporto più trafficato d’Irlanda sta rivedendo la sua annuale “benedizione degli aerei”, che ha avuto luogo dal 1947. Lo riporta LifeSite.
L’aeroporto di Dublino conta in media circa 30 milioni di passeggeri all’anno. Fondato nel 1940, dispone di una chiesa cattolica in loco chiamata Nostra Signora Regina del Cielo, aperta nel 1964. È disponibile anche una «sala di preghiera multireligiosa».
Notizie sui social media da parte di organi di stampa irlandesi all’inizio di questa settimana affermavano che l’aeroporto di Dublino ha annullato il rituale della benedizione degli aerei, che si svolge ogni giorno di Natale quando l’aeroporto è chiuso ai viaggi.
Padre Des Doyle ne è il cappellano dal 2008 e ha benedetto gli aerei più recentemente nel dicembre 2023.
Christmas Day is the only day of the year when Dublin Airport is closed. But we still had a skeleton team on duty to deal with emergencies – and also to escort airport chaplain Father Des Doyle as he carried out the annual blessing of the planes. ???? pic.twitter.com/8bJem1SHLx
— Dublin Airport (@DublinAirport) December 25, 2023
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Il sito conservatore Gript.com ha riferito che l’aeroporto ha ricevuto una richiesta da John Hamill, un noto ateo del Paese, di condurre una benedizione «non religiosa». Il redattore di Gript John McGuirk ha detto su X che la lettera di Hamill avrebbe spinto l’aeroporto a condurre una «revisione» dei suoi protocolli di sicurezza che ha portato all’annullamento della benedizione.
Il team dei social media dell’aeroporto ha risposto a McGuirk su X contestando la sua richiesta. «Per maggiore chiarezza, la decisione non ha nulla a che fare con “un attivista laico che richiede il diritto di tenere una benedizione non religiosa”. È il risultato delle modifiche ai protocolli di sicurezza relativi all’accesso lato volo”, hanno scritto.
Eppure Hamill, in un post su X, ha affermato di aver richiesto una «benedizione per mancanza di fede» e che l’aeroporto ha annunciato in seguito «tutte queste benedizioni saranno cancellate». Poi, dopo la pubblicazione dell’articolo di Gript, i cattolici si sono lamentati e l’aeroporto ha affermato che stava riconsiderando la sua politica.
Un portavoce dell’autorità aerea dublinese DAA, il gestore dell’aeroporto ha risposto a LifeSiteNews con una dichiarazione per cui «a causa delle recenti modifiche ai protocolli di sicurezza, l’accesso lato volo è ora limitato alle sole operazioni aeroportuali. Per questo motivo non potranno più essere agevolate le attività non operative sulla pista. Stiamo attualmente lavorando a un nuovo approccio per facilitare la tradizionale benedizione natalizia degli aerei all’aeroporto di Dublino».
Michael Collins, un membro del Parlamento irlandese che rappresenta Cork South-West, ha detto a Gript di essere «deluso» dalla decisione iniziale e che la benedizione degli aerei «è una tradizione importante» che dovrebbe poter continuare.
Aer Lingus è la compagnia aerea di bandiera del governo irlandese. Originariamente la benedizione annuale aveva luogo ogni estate solo per gli aerei della compagnia, che prendono il nome dai santi. Fu spostato a Natale nel 1967.
All’inizio degli anni ’60 fu pubblicato un mini-documentario che spiegava la natura unica della benedizione.
La popolazione irlandese è circa il 70% cattolica. Nel 1920 Papa Benedetto XV nominò Nostra Signora di Loretta patrona dell’aviazione.
Su YouTube circolano video che mostrerebbero che venivano benedetti anche gli aerei della compagnia irlandese Ryanair.
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Immagine di Anna Zvereva via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Per la prima volta la popolazione cattolica africana supera quella europea
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Vaticano: Monsignor Viola, artefice delle restrizioni contro la Messa tradizionale, nominato a San Pietro
Una delle figure chiave responsabili dell’attuazione di Traditionis custodes riceve un nuovo prestigioso incarico nel cuore del Vaticano.
Il 10 ottobre 2026, Papa Leone XIV ha nominato l’Arcivescovo Vittorio Francesco Viola Arciprete della Basilica di San Pietro a Roma, Vicario Generale per la Città del Vaticano e Presidente della Casa di San Pietro. L’arcivescovo italiano, di 61 anni, aveva ricoperto negli ultimi cinque anni l’incarico di Segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il suo nome compare, in particolare, in calce al documento romano che, nel dicembre 2021, ha ribadito le restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino.
Succede al cardinale Mauro Gambetti, nominato arcivescovo di Chieti-Vasto, in Abruzzo, il 3 ottobre. Nella Basilica di San Pietro, l’arcivescovo Viola sarà responsabile della vita liturgica e pastorale della basilica, mentre la presidenza della Società per la Conservazione dei Beni Ecclesiastici gli affiderà la tutela e la manutenzione dell’edificio. Si tratta di una responsabilità considerevole per l’ex vescovo di Tortona, chiamato a Roma da Papa Francesco nel maggio 2021.
Frate francescano piemontese, il vescovo Viola ha una profonda conoscenza delle grandi basiliche italiane. Prima del suo episcopato, ha ricoperto, tra gli altri incarichi, quello di guardiano del convento e della basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Dottore in Liturgia presso il Pontificio Istituto di Sant’Anselmo, ha insegnato questa disciplina per molti anni prima di entrare nella Curia Romana.
Una firma in calce alle restrizioni
Il 27 maggio 2021, Francesco ha nominato simultaneamente il cardinale Arthur Roche prefetto della Congregazione per il Culto Divino e monsignor Viola segretario. Meno di due mesi dopo, il 16 luglio, è stata pubblicata la Traditionis custodes, ponendo fine alle principali deroghe riconosciute da Benedetto XVI nel 2007 per la celebrazione della Messa tradizionale in latino.
Il nuovo testo sottoponeva sacerdoti e fedeli aderenti al messale del 1962 a un sistema di autorizzazioni, limitava i luoghi di celebrazione e proibiva ai vescovi di autorizzare la formazione di nuovi gruppi. Inoltre, presentava i libri liturgici risultanti dalla riforma conciliare come l’unica espressione della lex orandi del rito romano.
Ma le restrizioni non si fermarono qui. Il 18 dicembre, la Congregazione per il Culto Divino pubblicò le Responsa ad dubia , volte a chiarire l’applicazione del motu proprio. Firmato dal Cardinale Roche e da Monsignor Viola, questo documento aggiunse nuove limitazioni a quelle già imposte cinque mesi prima.
La celebrazione della Messa secondo il vecchio rito in una chiesa parrocchiale divenne quindi un’eccezione che richiedeva una dispensa dalla Santa Sede. L’uso dei libri antichi per i sacramenti fu severamente limitato, mentre il ricorso al tradizionale Pontificale Romanum fu escluso. Persino la possibilità per un sacerdote di celebrare una seconda Messa durante il giorno secondo il vecchio messale era soggetta a specifiche restrizioni.
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Un successore dello stesso dicastero
La partenza dell’arcivescovo Viola apre la strada alla nomina dell’arcivescovo Aurelio García Macías, fino ad ora sottosegretario del Dicastero per il Culto Divino. Questo prelato spagnolo di 61 anni non è un volto nuovo. Entrato al servizio della Congregazione nel 2015, è stato nominato sottosegretario da papa Francesco il 27 maggio 2021. Da allora, ha lavorato all’interno del gruppo incaricato dell’attuazione delle decisioni romane riguardanti la liturgia tradizionale.
Il cardinale Roche mantiene la carica di prefetto del dicastero. Il suo ex sottosegretario diventa il suo principale collaboratore, mentre monsignor Viola si trasferisce a San Pietro. La riorganizzazione avviene dunque tra uomini che hanno lavorato insieme per cinque anni.
Questa nomina rappresenta una promozione per l’arcivescovo italiano e conferma che, sotto Leone XIV, non vi è alcun segnale di un ripensamento della politica perseguita da Francesco nei confronti della messa tradizionale.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Leone nomina studiosi antritradizionisti Commissione Teologica Internazionale
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