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La «Power Elite», i fratelli Dulles, Mills e la guerra senza fine
Il sociologo C. Wright Mills (1916-1962) diede alle stampe nel 1956 il suo lavoro più importante dal titolo The Power Elite. Nel testo descriveva che chi comanda negli Stati Uniti sono quelle persone che gestiscono lo «strategic command post» cioè i posti di comando strategici delle grosse società, dell’apparato dello Stato e dell’industria militare.
Questi gruppi di persone dominanti erano emersi dal loro profondo interesse reciproco nella condizione di economia di guerra permanente e si scambiavano i ruoli di comando oltre a condividere gli stessi club e le stesse scuole per i figli. Mills aveva soprannominato questa sincronia sociale e professionale «La fratellanza dei vincenti».
Mills descrive in dettaglio ciò che stava accadendo nel complesso all’interno della società americana. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, i leader delle grandi corporation americane, secondo l’autore strettamente legati con il governo federale americano, ricostituirono in quel momento storico quello che i latini avevano chiamato Primus inter pares. Scrive Mills: «La tendenza di lungo periodo del mondo del business e del governo nel diventare sempre più inestricabilmente coinvolti aveva raggiunto un nuovo livello di manifestazione esplicita. I due non potevano più essere visti come due mondi separati.»
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Il compito cruciale per unificare le élite del potere ricadde su dei segmenti selezionati della gerarchia delle corporation americane: gli avvocati di Wall Street e i professionisti finanziari delle grandi banche. In breve questi prescelti divennero particolari esseri mutanti in grado di adattarsi serenamente tra ambienti diversi come le suite di Manhattan e le stanze dei bottoni di Washington. All’epoca ancora sconosciuti al grande pubblico, questi capaci esecutori del potere, spesso nell’ombra e raramente compresi, diedero vita a quella che Mills chiamò l’élite invisibile, con delle conseguenze enormi nelle vite degli uomini ordinari. Quando l’autore scrisse questo testo si riferiva senza dubbio ai fratelli John Foster (1888-1959) e Allen Dulles (1893-1969).
Racconta David Talbot nella sua opera The Devil’s Chessboard che Mills inizialmente non venne accolto per le sue idee né dalla destra americana ma neanche dalla sinistra. Anzi si ritrovò in aperta polemica con Arthur Schlesinger jr. (1917-2007), storico, personalità pubblica, intellettuale di punta dei liberali nel dopoguerra americano, consulente per entrambi i Kennedy. Mentre Mills lo indicava come la punta di diamante degli intellettuali compromessi con il governo, Schlesinger a sua volta ridimensionava il suo lavoro come una semplice attività polemica con lo scopo di aizzare le masse.
Mills morì giovane e non fece in tempo a vedere il suo lavoro diventare successivamente parte fondamentale della nuova ondata liberale in arrivo. Lui si definiva un politico senza partito ma senza rendersi conto che stava partecipando alla creazione di una nuova generazione di radicali e rivoluzionari che avrebbero definito gli anni a venire. Fidel Castro e Che Guevara avevano una copia di The Power Elite con loro mentre portavano avanti la loro guerrilla a oltranza nella Sierra Maestra cubana. Tom Hayden, fece man bassa delle idee di Mills mentre scriveva, con il collettivo Students for Democratic Society, il testo che divenne il documento fondante della nuova sinistra americana, il Port Huron Statement. Nell’ondata che travolse l’America e il mondo intero degli anni sessanta fino al culmine del Sessantotto, la CIA identificò Mills come una delle principali minacce intellettuali all’ordine stabilito.
Nelle pagine più appassionate dell’opera del sociologo americano, si poteva cogliere tutta la sua paura per la crescente minaccia nucleare emblematica del periodo post WWII e soprattutto della gestione del 34° presidente degli Stati Uniti Dwight David «Ike» Eisenhower (1890-1969). La situazione per cui si erano venute a creare le condizioni di capacità di utilizzo di strumenti dall’altissimo tasso di violenza e parallelamente la totale mancanza di controllo da parte di un governo democratico, divenne la parte fondante del grido di accusa dell’autore. Uno dei passaggi finali dell’opera descrive perfettamente la posizione del ricercatore:
«Gli uomini delle cerchie più elevate non sono uomini di rappresentanza; la loro posizione non è la risultanza di una elevata virtù morale; il loro favoloso successo non è connesso ad una abilità meritocratica (…) Questi uomini non sono formati da partiti politici che dibattono apertamente e chiaramente su problemi che la nazione al giorno d’oggi confronta in maniera così povera d’intelligenza. (…) Questi comandanti di un potere ineguagliato nella storia umana sono riusciti a compiere la realizzazione di un irresponsabilità organizzata».
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Scrive Talbot che Franklin Delano Roosevelt (1882-1945) fosse assolutamente a conoscenza del forte legame creato tra finanza e governo ma che con la devastazione della crisi del 1929 e il successivo New Deal si fosse riusciti ad aumentare i controlli. La burocrazia del New Deal di cui John Foster Dulles ebbe a lamentarsi pubblicamente, creò nuovi centri di controllo che sfidavano i centri di potere plutocratici. La militarizzazione del governo venutasi a creare con la seconda guerra mondiale però diede nuovamente gli strumenti per dissolvere gli impedimenti e riaprono la porta al ritorno al potere delle elites finanziarie e industriali americane.
Durante il governo Eisenhower i fratelli Dulles ottennero finalmente totale libertà di azione sotto l’egida della difesa del mondo dal comunismo, impartendo ordini e lezioni grazie al brutale potere nucleare che rappresentavano. Anche nel momento di massima esposizione quando John Foster si ritrovava essere segretario di Stato e Allen direttore della CIA mantennero sempre salda la bussola della rappresentazione dei loro interessi economici e dei loro clienti alla Sullivan & Cromwell, ancora oggi tra i primi cinque studi legali Profit Per Equity Partner (PPEP) al mondo.
L’inizio dell’epoca della Guerra Fredda rappresentò un periodo di eccezionale libertà operativa dovuta anche alla forma unica della situazione politica che si stava vivendo in quegli anni. Per la prima volta nella storia americana, gli uomini al comando parlavano di un emergenza senza una fine. Scriveva Mills: «questi uomini sono dei realisti estremi: nel nome del realismo sono riusciti a costruire la realtà che più gli andava a genio».
Marco Dolcetta Capuzzo
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Perché il capo della CIA era a Mosca? Lavrov spiega, e racconta anche della visita di monsignor Gallagher
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Yesterday Vatican Archbishop Paul Gallagher -Vatican’s Foreign Minister– met with FM Sergey Lavrov in Moscow. The central issue was the war in Ukraine. There is no way Vatican can be a constructive peace mediator without first coming to terms with the fact that Americans… https://t.co/YomsrwxUQa
— Dr.Sophia Ulgen 🇷🇺☮🇺🇸 (@ulgensophia74) August 26, 2026
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CIA Director John Ratcliffe delivers a warning to Russia over intelligence suggesting Putin is preparing to attack NATO. https://t.co/dK5TUDMtxy pic.twitter.com/kKHMYHzQe3
— PsyopAnime (@PsyopAnime) August 27, 2026
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Operazioni delle forze speciali USA in Ecuador
Un funzionario ecuadoriano ha confermato che i Berretti Verdi statunitensi erano impegnati in operazioni anti-cartello. All’inizio di quest’anno, il presidente Donald Trump ha costituito una coalizione, denominata Scudo delle Americhe, con l’obiettivo di contrastare i cartelli in America Latina e Sud America.
Un funzionario locale ha dichiarato all’agenzia AFP che le forze speciali statunitensi stanno conducendo operazioni dirette contro presunti cartelli nella provincia di Esmeraldas.
«Siamo con il 7° Gruppo (Forze Speciali) dell’Esercito degli Stati Uniti. Stiamo lavorando insieme nella lotta contro il narcotraffico», ha affermato la scorsa settimana il governatore della provincia di Esmeraldas, Juan Jaramillo. Il ministro della Difesa ecuadoriano Gian Carlo Loffredo ha aggiunto che due navi da guerra statunitensi operano nella regione.
A marzo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che una dozzina di nazioni latinoamericane avevano aderito alla coalizione Scudo delle Americhe per combattere i cartelli nella regione. L’Ecuador è membro del blocco. Quel mese, gli Stati Uniti e l’Ecuador condussero operazioni militari congiunte contro presunti obiettivi legati al narcotraffico. «
Le operazioni sono un esempio concreto dell’impegno dei partner in America Latina e nei Caraibi nella lotta contro la piaga del narcoterrorismo», ha dichiarato il Comando Sud degli Stati Uniti dopo il raid.
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Tuttavia, il New York Times ha riferito che l’obiettivo dell’operazione era un caseificio, non un laboratorio di droga. «L’attacco militare sembra aver distrutto un allevamento di bestiame e una fattoria di prodotti lattiero-caseari, non un centro di traffico di droga, stando alle interviste con il proprietario della fattoria, quattro dei suoi dipendenti, avvocati per i diritti umani e residenti e leader di San Martín», spiega il giornale neoeboraceno.
L’attività militare in Ecuador rientra nell’ambito dell’Operazione Lancia del Sud. L’anno scorso Trump ha ordinato al Dipartimento della Guerra di ampliare le operazioni militari in America Latina per contrastare il traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno condotto decine di raid aerei contro imbarcazioni sospettate di essere utilizzate per il traffico di droga nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale.
Le operazioni hanno causato la morte di oltre 200 persone e la distruzione di oltre 60 imbarcazioni. La Casa Bianca ha affermato che le imbarcazioni prese di mira sono gestite da narcotrafficanti che tentano di contrabbandare fentanil negli Stati Uniti. Tuttavia, l’amministrazione non ha fornito al popolo americano alcuna prova a sostegno di tale affermazione. Inoltre, alcune prove suggeriscono che almeno alcune delle imbarcazioni attaccate non fossero coinvolte nel traffico di stupefacenti.
I familiari di diverse vittime hanno affermato che i loro parenti uccisi erano pescatori. Il mese scorso, il Washington Post ha riportato di aver esaminato una valutazione della DEA secondo cui gli attacchi alle navi gestite da presunti narcotrafficanti non hanno modificato la quantità o il prezzo della cocaina che entra negli Stati Uniti.
Anche i funzionari militari statunitensi hanno ammesso al Congresso che le operazioni non hanno avuto alcun impatto sulla purezza della droga.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Le basi del pensiero dei fratelli Dulles
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