Connettiti con Renovato 21

Spirito

Mons. Schneider: i vescovi tedeschi passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica

Pubblicato

il

In una recente intervista, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato gli europei a formare un nuovo movimento per difendere i valori culturali di ispirazione cristiana dalle minacce ideologiche e sociali.

 

In un’intervista pubblicata il 5 aprile dal quotidiano tedesco Junge Freiheit, il vescovo Schneider ha auspicato la creazione di un ampio movimento culturale e politico in Europa e oltre, al fine di rafforzare quelli che ha definito valori di derivazione cristiana, sostenendo che questi siano minacciati dalle tendenze ideologiche contemporanee, dalle migrazioni di massa e dagli sviluppi interni alla Chiesa, in particolare in Germania.

 

«È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra», ha affermato Schneider, aggiungendo che un simile comportamento sarà ricordato dalla storia con vergogna.

 

Nell’intervista, rilasciata durante il periodo pasquale, Schneider ha inquadrato il suo appello nel contesto del significato teologico della festività, affermando che «la Pasqua in particolare dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata costruita sul cristianesimo». Infatti, «nessuna festività esprime la fede cristiana in modo più completo: è su questo che si fonda la Chiesa, e l’Europa a sua volta si fonda su di essa. E non solo in senso religioso, ma anche in un senso più ampio che siamo sempre più inclini a dimenticare».

 

Come ha sottolineato monsignor Schneider, «tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal cristianesimo, compresi quelli che oggi consideriamo laici. Ad esempio, l’idea di individualità e libertà, o l’istruzione occidentale. … Lo stesso vale per l’ospedale, ad esempio, che è nato dal cristianesimo, ispirato dallo spirito del Vangelo e dall’amore per i più poveri. … O prendiamo il nostro diritto processuale, ad esempio, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua moderna intuizione che un processo corretto richieda prove e una difesa. Questi sono solo alcuni esempi».

 

Affrontando il tema della cultura politica contemporanea, Schneider ha criticato quella che ha definito una narrazione prevalente che equipara la «sinistra» politica alla bontà morale e la «destra» alla deficienza morale. Ha definito questa distinzione «arbitraria» e storicamente infondata, pur riconoscendo che i movimenti politici di tutto lo spettro hanno prodotto ingiustizie. Secondo Schneider, i valori culturali europei dovrebbero essere difesi dalle pressioni «provenienti da tutte le direzioni».

 

I veri valori europei sono «la vera libertà dell’uomo, della ragione, dell’umanità, della famiglia, del diritto naturale e così via. In altre parole, tutto ciò che l’ideologia woke odierna attacca e cerca di smantellare per destabilizzare e disorientare le persone. E chiunque la contraddica viene etichettato come un nemico da eliminare».

 

Riferendosi alla sua educazione nell’Unione Sovietica, Schneider ha affermato che meccanismi simili di esclusione sociale venivano impiegati contro coloro che non erano d’accordo con la dottrina ufficiale dello Stato.

 

Ha inoltre messo in guardia contro quello che ha definito un «totalitarismo sottilmente mascherato», affermando che gli sviluppi culturali contemporanei rischiano di minare la libertà e la civiltà occidentale. In questo contesto, Schneider ha auspicato una resistenza coordinata attraverso un «nuovo movimento in Germania, in Europa e forse anche in America, un movimento in grado di impadronirsi della società e guidarla nella resistenza a questa distruzione».

 

Sulla questione del matrimonio, Schneider ha respinto l’espressione «matrimonio tradizionale», sostenendo invece che «esiste solo il matrimonio naturale, perché è un dono della natura, non della tradizione. … È creato da Dio ed è il patto migliore e più bello che un uomo e una donna – che si completano e si amano – possano stringere insieme. E su queste fondamenta poggia tutta la nostra società, su cui abbiamo costruito la nostra civiltà e la nostra cultura europea con la sua umanità».

 

Schneider ha criticato inoltre le moderne strutture istituzionali, in particolare nel settore sanitario, sostenendo che i sistemi tecnologici e burocratici rischiano di ridurre gli individui a unità impersonali, in contrasto con quella che definì l’enfasi storicamente cristiana sulla cura personale e sulla compassione.

 

Rivolgendosi alla vita interna della Chiesa, Schneider ha espresso una forte critica nei confronti della Chiesa cattolica in Germania, affermando che essa «è già pienamente allineata allo spirito del tempo, alla corrente principale e all’ideologia dei partiti al governo, per cui ha tradito ciò che è veramente cristiano e cattolico».

 

«È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una collaboratrice codarda – sottolineo: codarda! – dell’ideologia di sinistra. E sono certo che questo passerà alla storia come una grande vergogna, e che un giorno si leggeranno con vergogna i nomi dei vescovi che, da vili collaboratori, hanno guidato tutto questo», ha affermato Schneider. «Non ho paura di dirlo».

 

In merito alla migrazione, Schneider ha sostenuto che l’immigrazione su larga scala in Europa non è una risposta spontanea a fattori economici o umanitari, ma «chiaramente un’azione politica orchestrata… con l’obiettivo di modificare l’identità occidentale, in particolare l’identità cristiana europea, soprattutto attraverso gli immigrati musulmani».

 

Il prelato centrasiatico affermato che la migrazione contribuisce alla trasformazione dell’identità culturale e religiosa dell’Europa, in particolare attraverso la crescita delle popolazioni non cristiane. Come esempio, ha citato i cambiamenti demografici osservati durante una recente visita in Tirolo, nelle Alpi.

 

«Questa strategia fa parte di un piano per dissolvere l’identità europea al fine di creare una nuova cultura “woke” e una popolazione mista prevalentemente asiatica-musulmana. È tanto più importante che, come ho auspicato, sorga un movimento per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi accadrà. Alcuni temono che a quel punto possa essere troppo tardi. Ma da cristiano, non perdo mai la speranza, perché questo è il messaggio che ci insegna la Pasqua», ha concluso monsignor Schneider.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Gender

Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…

Pubblicato

il

Da

Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.   Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.   «Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».

Sostieni Renovatio 21

«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».   «In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.   «Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».   Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».   Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».   Come sa il lettore di Renovatio 21, negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.   Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».   Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle  pagine 386-391.   «… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.

Aiuta Renovatio 21

Un piccolo scandaloin merito  era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».   Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».   Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.   Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.   La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificata  
Continua a leggere

Gender

Cardinale Zen: «il Dio misericordioso fece piovere fuoco anche per distruggere Sodoma»

Pubblicato

il

Da

Il cardinale Joseph Zen ha condannato con forza gli atti omosessuali, ricordando ai fedeli che «il Dio misericordioso ha fatto piovere fuoco anche per distruggere Sodoma».

 

Le osservazioni del cardinale cinese su quelli che ha definito «peccati LGBTQ» sono state pubblicate in un post sul suo blog lunedì .

 

«Naturalmente, l’etica e la moralità non si limitano al Sesto e al Nono Comandamento, ma i peccati di questo tipo sono i più insidiosi. In particolare, i peccati LGBTQ violano completamente il piano del Creatore per l’umanità: che un uomo e una donna si amino per tutta la vita e trasmettano la vita in un ambiente d’amore», scrisse Zen.

Sostieni Renovatio 21

«Gli atti omosessuali non sono solo definiti peccato nella Bibbia, ma sono anche un’abominazione agli occhi di Dio. Il Dio misericordioso ha persino fatto piovere fuoco per distruggere Sodoma».

 

Come riportato da Renovatio 21, il cardinale cinese l’estate scorsa aveva dichiarato che Dio è «disgustato» dal comportamento omosessuale.

 

«Il Dio misericordioso è così disgustato dai comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso perché questo crimine è troppo lontano dal piano di Dio per l’uomo», aveva scritto il cardinale. «Il Suo piano è che un uomo e una donna si uniscano in un solo corpo con un unico ed eterno amore e cooperino con Dio. Una nuova vita può nascere e crescere nel calore della famiglia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato lo Zen si era scagliato contro Fiducia Supplicans arrivando a chiedere le dimissioni dell’autore del testo, il cardinale Victor «Tucho» Fernandez, eletto da Bergoglio a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede.

 

Ad ottobre il porporato cinese aveva denunciato il pellegrinaggio LGBT organizzato in Vaticano per il Giubileo unendosi agli appelli di altri vescovi affinché compiano riparazioni per la profanazione della Basilica di San Pietro.

 

«recentemente è emersa la notizia che un’organizzazione LGBTQ+ ha organizzato un evento per l’Anno Santo, in cui i partecipanti sono entrati nella Basilica di San Pietro a Roma per attraversare la Porta Santa».

 

«Ostentavano oggetti di scena color arcobaleno, indossavano abiti con slogan e coppie dello stesso sesso si tenevano per mano con passione: era puramente un’azione di protesta», ha osservato il vescovo emerito di Hong Kong.

 

«Questo non era un pellegrinaggio giubilare (in cui i credenti rinnovano i voti battesimali, si pentono dei peccati e si impegnano a riformarsi). Tali azioni offendono gravemente la fede cattolica e la dignità della Basilica di San Pietro: una grave offesa a Dio!»

 

«Il Vaticano era a conoscenza di questo evento in anticipo, ma non ha poi emesso alcuna condanna. Troviamo ciò davvero incomprensibile!»

Aiuta Renovatio 21

Lo Zen ha sottolineato che «coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso» dovrebbero essere trattati con beneficenza; tuttavia, «non possiamo dire loro che il loro stile di vita è accettabile».

 

«Non siamo Dio», ha continuato. «Dio ci chiama a trasmettere ciò che Gesù ci ha insegnato: il vero amore per loro. Dobbiamo aiutarli a ottenere la grazia attraverso la preghiera e i sacramenti per resistere alla tentazione, vivere virtuosamente e percorrere la via verso il cielo».

 

Il cardinale aveva  fatto riferimento alla richiesta di atti di riparazione avanzata da quattro vescovi: il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan; il vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas; il vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera; e il vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 


 

Continua a leggere

Spirito

Econe 2026: La storia di un pellegrino polacco

Pubblicato

il

Da

Il 1° luglio 2026, le consacrazioni episcopali celebrate a Écône hanno riunito oltre 15.000 fedeli provenienti da tutto il mondo. In questo racconto, un pellegrino polacco narra il suo viaggio in Svizzera e condivide le impressioni, gli incontri e le emozioni che hanno segnato questa giornata storica.  

Arrivo a Écône, nel cuore delle Alpi

Alle sei del mattino sono arrivato a Écône con un gruppo di fedeli provenienti dalla Polonia. Questo piccolo villaggio si trova nella valle del Rodano, che attraversa il cantone del Vallese da est a ovest. Sopra di esso si ergono le maestose vette più alte delle Alpi Pennine svizzere. La zona circostante è ricoperta di vigneti e frutteti terrazzati, che da generazioni sono l’orgoglio di Écône. Le albicocche che maturavano sugli alberi sembravano così invitanti che avrei voluto coglierle. Purtroppo, non appartenevano al seminario, ma ai contadini vicini. Va detto, tuttavia, che questi contadini sostengono il seminario di Écône da molti anni e sono rimasti dei vicini gentili.   Fin dall’inizio del viaggio, abbiamo incontrato molti giovani, per lo più scout devoti alla tradizione cattolica, che gentilmente ci hanno indicato la strada ed erano pronti ad aiutare i pellegrini. Ci siamo subito resi conto di trovarci in un ambiente davvero internazionale. Abbiamo incontrato brasiliani, messicani, irlandesi, gabonesi e pellegrini provenienti da molti altri paesi. Un amico ha persino scambiato qualche parola con un sacerdote filippino arrivato con un gruppo di fedeli. Dovrei menzionare anche un autobus pieno di pellegrini cechi, dato che la Repubblica Ceca è da tempo tra i paesi più secolarizzati al mondo ed è spesso descritta come il paese più scristianizzato d’Europa.   Fin dai primi istanti, i partecipanti polacchi hanno intavolato spontaneamente conversazioni. Per la maggior parte del tempo, abbiamo ammirato gli straordinari paesaggi che circondavano il seminario. Dopo una breve passeggiata di appena duecento metri, siamo arrivati ​​ai cancelli d’ingresso, dove ogni partecipante ha ricevuto un braccialetto identificativo. Questo fungeva anche da portafoglio elettronico, consentendo l’accesso alle strutture allestite per l’evento.   Solo allora si poté comprendere appieno la portata dei preparativi. Al centro si ergeva un’immensa tenda che ospitava l’altare e i posti riservati ai vescovi, ai sacerdoti, ai fratelli e alle suore della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Erano state allestite sezioni separate per i pre-seminaristi e i terziari. Nell’ampio prato che circondava la tenda, erano state disposte migliaia di sedie per i fedeli.   Ovunque si guardasse, volontari e scout erano pronti ad aiutare. L’abbigliamento tradizionale indossato sia dagli organizzatori che dai pellegrini era davvero sorprendente. Gli uomini indossavano camicie bianche; molti, nonostante il caldo, abiti eleganti o costumi tradizionali regionali. Le donne portavano abiti o gonne modeste, e molte avevano scelto i magnifici costumi popolari dei propri paesi. Persino i bambini erano vestiti con abiti elegantissimi, che non avevano nulla da invidiare agli adulti.   Lungo la strada che conduceva al luogo della cerimonia, erano state allestite delle postazioni in legno dove era possibile ricevere assistenza in diverse lingue. Ogni partecipante ha ricevuto un libretto stampato con cura contenente il testo della Santa Messa e il rito della consacrazione episcopale, oltre a un berretto bianco con il logo ufficiale dell’evento. Più tardi, l’intero prato antistante il tendone sembrava brillare per la presenza di migliaia di copricapi bianchi.   Non mi dilungherò ulteriormente sugli aspetti logistici o sulle strutture previste. Basti dire che tutto era stato preparato in modo esemplare. Nonostante la presenza di diverse migliaia di pellegrini, era difficile riscontrare il minimo difetto.   Una volta giunti sul posto, ci siamo subito resi conto delle dimensioni della delegazione polacca. I fedeli provenivano da quasi ogni regione del paese. Abbiamo incontrato molti conoscenti, condiviso le nostre prime impressioni e parlato del viaggio. Ma gli incontri più gioiosi sono stati quelli con amici provenienti da ogni angolo del mondo. Alcuni si sono ricongiunti con persone conosciute durante i pellegrinaggi a Jasna Góra o lungo il percorso da Chartres a Parigi. Molti hanno rivisto sacerdoti che non vedevano da anni, sacerdoti che un tempo avevano avuto un ruolo significativo nelle loro vite. È stato davvero come partecipare a un’enorme riunione di famiglia, incentrata su una fede condivisa e sull’amore per la Tradizione Cattolica.

Sostieni Renovatio 21

Sulle orme dell’arcivescovo Marcel Lefebvre

Sono convinto che molti di coloro che sono venuti a Écône per la prima volta desiderassero soprattutto visitare la tomba del vescovo Marcel Lefebvre, quest’uomo senza il quale non saremmo stati in questo luogo quel giorno.   Mi permetterò una breve digressione.   Fu solo dopo molti anni trascorsi sotto la guida dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X che compresi appieno l’opera compiuta dall’arcivescovo Lefebvre. Dal Concilio Vaticano II in poi, e ancor più negli anni immediatamente successivi alla sua conclusione, molti sacerdoti e fedeli percepirono la profonda crisi che la Chiesa stava attraversando. Di fronte ai cambiamenti in atto, la tentazione naturale fu quella di rifiutare non solo gli errori, ma anche l’autorità stessa del Papa. Fu così che nacquero i circoli sedevacantisti.   La saggezza dell’arcivescovo Lefebvre risiedeva altrove. Non voltò le spalle alla Chiesa né al papato. Si oppose a ciò che considerava dannoso per la fede, ma non rinnegò mai l’istituzione fondata da Cristo. Si potrebbe dire che lottò contro quelli che vedeva come errori o decisioni pericolose, senza mai allontanarsi dalla Chiesa stessa. Questa posizione rimane difficile da comprendere per molti ancora oggi, perché richiede di distinguere la persona e l’ufficio dalle azioni che possono suscitare serie perplessità.   Non intendo qui aprire una discussione sulla scomunica, sullo scisma o sulle complesse questioni di diritto canonico. Altri sono ben più competenti in questi ambiti. D’altra parte, vale la pena ascoltare la testimonianza di coloro che hanno dedicato tutta la loro vita a rimanere fedeli alla fede cattolica. Le loro vite e le loro opere restano il miglior commento sugli eventi i cui frutti possiamo ancora contemplare oggi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il seminario, cuore vivo della Tradizione.

Mancavano ancora diverse ore all’inizio della cerimonia. Il nostro gruppo decise di approfittare di questo tempo per fare una passeggiata nel parco del seminario.   Il luogo su cui sorge Écône sembra essere stato creato per la preghiera e la contemplazione. L’austera bellezza delle Alpi si armonizza con la dolce valle del Rodano, punteggiata da frutteti e vigneti. Le imponenti montagne che circondano quasi interamente il seminario creano un’impressione molto particolare. Ci ricordano la nostra insignificanza, mentre il silenzio circostante ci permette di distaccarci dalla frenesia quotidiana e di rivolgere la mente a ciò che è essenziale. Non è difficile capire perché, da oltre mezzo secolo, generazioni di sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X ricevano qui la loro formazione.   Mi permetterò un’altra digressione.   Sebbene il seminario di Écône sia la casa di formazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, è stato per molti anni anche luogo di incontro per numerose comunità religiose fedeli alla Tradizione Cattolica. Vi si potevano trovare benedettini, cappuccini dell’Osservanza Tradizionale, domenicani e redentoristi. Erano presenti anche le monache e gli oblati della Fraternità, i carmelitani, i francescani e le clarisse, le cui comunità conservano la liturgia e la spiritualità tradizionali.   Questa eccezionale concentrazione di diverse famiglie religiose ha messo in luce la ricchezza e la diversità del mondo della Tradizione cattolica. Sebbene ogni istituto possieda il proprio carisma e la propria storia, tutti sono uniti dalla fedeltà all’immutabile dottrina della Chiesa e alla liturgia tradizionale.   Durante questo incontro con le suore, ho vissuto un momento che non dimenticherò mai. Il mio sguardo è stato attratto da una giovane suora che ho subito riconosciuto come un’amica di famiglia. Aveva preso i voti religiosi a Narni, in Italia, all’inizio di giugno. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, un sorriso sereno, un sorriso che conoscevamo bene, le ha illuminato il volto.   In quel momento accadde qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Le lacrime iniziarono a scorrere sul viso di un uomo che si era sempre considerato piuttosto forte – un padre di cinque figli. Rimasi senza parole per un lungo periodo.   Vi prego di perdonare questa osservazione personale, ma ho provato un’emozione simile più volte durante il mio soggiorno a Écône. C’era qualcosa in quel luogo che è difficile da esprimere a parole. Era la consapevolezza di partecipare a un evento storico, o l’atmosfera di preghiera e fede che permeava ogni cosa? Non lo so. Una cosa, però, è certa: non si lascia Écône la stessa persona che si era prima.   Ecône non è solo il seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In pratica, costituisce il centro informale della Tradizione Cattolica nel mondo, un luogo dove fedeli, sacerdoti e religiosi affluiscono da quasi tutti i continenti.   Passeggiando per il complesso del seminario, siamo giunti alla cripta dove sono sepolti il ​​vescovo Bernard Tissier de Mallerais e il vescovo Vitus Huonder. Il tempo trascorso in preghiera presso le loro tombe è stato un’occasione per riflettere sulle loro vite.   Ci siamo quindi diretti allo stand della libreria cattolica. Con mia grande delusione, la stragrande maggioranza dei libri in offerta era disponibile solo in francese, una lingua che purtroppo non parlo. Tuttavia, c’erano molti souvenir legati a Écône: rosari, scapolari, medaglie e pubblicazioni prodotte appositamente per l’occasione.   Mentre passeggiavamo per il complesso del seminario, siamo rimasti costantemente stupiti dalla diversità di nazionalità riunite in questo piccolo angolo di Svizzera. Ad ogni passo, incontravamo pellegrini che parlavano una lingua diversa, ma nonostante le differenze di origine, un sorriso, un cenno del capo o un semplice saluto erano sufficienti per percepire il legame creato dalla nostra fede condivisa.   Ricordo in particolare una giovane coppia proveniente dall’Estremo Oriente. Non avrei saputo dire se fossero giapponesi o cinesi. La loro quieta contemplazione, la loro eleganza e la loro semplicità erano un ulteriore esempio dell’universalità della Chiesa. In quel momento, la nazionalità non contava più. Eravamo tutti venuti a Écône per lo stesso motivo e ci sentivamo membri di un’unica grande famiglia cattolica.   Ho provato grande gioia anche nell’incontrare quattro signore del Gabon, con le quali ho potuto scambiare qualche parola. I loro magnifici abiti tradizionali hanno attirato l’attenzione di quasi tutti i presenti. Ma ciò che mi ha colpito ancora di più è stata la loro testimonianza. Mi hanno raccontato dei loro incontri con l’arcivescovo Marcel Lefebvre, che aveva visitato Libreville negli anni Ottanta. Per loro, non era semplicemente una figura nota dai libri o dalle fotografie, ma un uomo che avevano conosciuto personalmente e di cui conservavano un ricordo pieno di gratitudine. Questa breve conversazione mi ha fatto comprendere ancora una volta la portata dell’eredità spirituale dell’arcivescovo e il potere duraturo del suo ricordo, anche negli angoli più remoti del mondo.   Durante la nostra passeggiata mattutina, tuttavia, non abbiamo potuto visitare la cripta della Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, dove è sepolto l’arcivescovo Marcel Lefebvre. La chiesa era chiusa ai fedeli, poiché i sacerdoti che avrebbero partecipato alla cerimonia si stavano preparando lì. Da lì sarebbe partita la processione che avrebbe aperto i riti di consacrazione episcopale.

Iscriviti al canale Telegram

Una processione di portata eccezionale

Terminate le preghiere, al suono delle campane, la processione lasciò la chiesa e si diresse verso il vasto prato adiacente al seminario. A causa dell’elevatissimo numero di pellegrini provenienti da tutto il mondo, le cerimonie non poterono svolgersi all’interno della chiesa. Era stata quindi allestita un’enorme tenda per ospitare la solenne messa e il rito di consacrazione episcopale.   La processione stessa fu una testimonianza impressionante della vitalità della Tradizione cattolica. Vi presero parte circa cinquecento sacerdoti, oltre a quasi trecento religiosi e seminaristi. Le suore, secondo le prescrizioni del cerimoniale romano tradizionale, non parteciparono alla processione. Circa duecento di loro avevano riservato dei posti sotto il tendone, da dove poterono seguire l’intera cerimonia.   Per diverse decine di minuti, la processione si mosse ininterrottamente verso l’altare. In testa camminavano i seminaristi e i fratelli, seguiti da centinaia di sacerdoti con cotte e stole; infine venivano i superiori della Fraternità, i quattro vescovi eletti e i principali consacratori, il vescovo Alfonso de Galarreta e il vescovo Bernard Fellay. Vista da lontano, questa lunga processione sembrava un ampio fiume bianco e nero che serpeggiava attraverso il paesaggio alpino.   Questa visione fece una profonda impressione su tutti i presenti. I quindicimila fedeli riuniti attorno all’altare accolsero la processione con riverenza e profonda commozione. Era difficile non sentire di partecipare a un evento che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X e dell’intero mondo della Tradizione Cattolica.   La maestà del vescovo Bernard Fellay e del vescovo Alfonso de Galarreta mi ha profondamente colpito. Per l’uomo moderno, abituato al tumulto, alla frenesia costante e alla banalità della vita quotidiana, vedere centinaia di sacerdoti camminare in perfetto ordine e in profondo silenzio, vestiti con i paramenti liturgici tradizionali, con le maestose Alpi sullo sfondo, è quasi un’esperienza fuori dal tempo.   In momenti come questi, diventa più facile comprendere perché la Chiesa abbia circondato la sacra liturgia di tanto splendore nel corso dei secoli. La sua maestà esteriore, la sua bellezza e la sua dignità non sono fini a se stesse. Conducono l’umanità verso una realtà invisibile, ricordandoci che partecipiamo a un mistero che trascende l’ordine terreno. La liturgia diventa così non solo una preghiera, ma anche un eloquente segno della grandezza di Dio e un’anticipazione della bellezza della liturgia celeste.   Alla processione partecipavano anche i quattro vescovi eletti: padre Marc Hanappier, padre Michel Poinsinet de Sivry, padre Michael Goldade e padre Pascal Schreiber. La loro calma e la loro contemplazione rivelavano la piena consapevolezza dell’importanza di quel momento che, di lì a pochi istanti, avrebbe trasformato per sempre le loro vite sacerdotali.

Aiuta Renovatio 21

Il rito tradizionale di consacrazione episcopale

Una volta che tutti si furono accomodati sotto il tendone, ebbe inizio la solenne Messa Pontificia. Immediatamente prima del rito di consacrazione, il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Padre Davide Pagliarani, pronunciò l’omelia. In questo commovente sermone di circa venti minuti, parlò principalmente del dovere di preservare e difendere l’immutabile deposito della fede cattolica. Sottolineò la situazione paradossale in cui la Fraternità si trova da decenni: desidera servire la Chiesa come sua Madre, pur accettando al contempo il peso delle accuse ed essendo considerata da Roma un gruppo disobbediente. Le sue parole non esprimevano né amarezza né rivolta, ma solo la convinzione che sia necessario preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso senza interruzione nel corso dei secoli.   Dopo l’omelia ebbe inizio il solenne rito della consacrazione episcopale secondo il tradizionale rito pontificale romano.   Il primo passo consisteva nella pubblica professione di fede e nel giuramento di fedeltà. I ​​candidati affermavano il loro impegno verso la fede cattolica e la fedeltà alla Tradizione della Chiesa. Seguiva poi la domanda prescritta dal Pontefice: «Avete il mandato apostolico?». Nelle circostanze dello stato di necessità, la risposta si riferiva al principio che la legge suprema della Chiesa rimane la salvezza delle anime.   I quattro eletti si prostrarono quindi a faccia in giù davanti all’altare, in segno di totale abbandono a Dio. Nel frattempo, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli si inginocchiarono per cantare le Litanie dei Santi. Questo fu, per me, uno dei momenti più toccanti dell’intera cerimonia.   Il momento culminante del rito fu l’imposizione delle mani e la trasmissione della successione apostolica. Il vescovo Alfonso de Galarreta e il vescovo Bernard Fellay imposero successivamente le mani sul capo di ciascuno dei vescovi prescelti. Quindi, i libri aperti dei Vangeli furono posti sopra i loro colli, segno eloquente della sottomissione del vescovo all’autorità della Parola di Dio e della sua missione non solo di predicarla, ma anche di custodirla fedelmente.   Durante il canto del Veni Creator Spiritus , il vescovo consacrante ha unto con il santo crisma il capo e le mani dei nuovi vescovi. Infine, ha consegnato a ciascuno le insegne della dignità episcopale: l’anello, il pastorale e il Libro dei Vangeli, segni della loro unione spirituale con la Chiesa, della loro responsabilità pastorale e del loro costante dovere di annunciare il Vangelo.   All’offertorio, i quattro nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pietro si trovavano all’altare accanto al vescovo Alfonso de Galarreta, partecipando per la prima volta all’offerta del Santo Sacrificio nella pienezza del sacerdozio episcopale. Fu un momento particolarmente eloquente: il culmine di un rito per il quale si erano preparati durante tutta la loro vita sacerdotale.   Vale la pena menzionare qui un altro dettaglio che, per molti partecipanti, ha rivestito un profondo valore simbolico.   Nel rito della consacrazione episcopale, il momento centrale è il prefazio consacratorio, durante il quale il vescovo prega affinché Dio effonda abbondantemente i suoi doni sui nuovi pastori e conferisca loro la potenza dello Spirito Santo. Il violento acquazzone che scoppiò subito dopo la conclusione delle consacrazioni fu interpretato da molti come un’immagine particolarmente espressiva, quasi tangibile, di questa “effusione” di grazie per la quale la Chiesa aveva appena pregato. I torrenti di pioggia divennero, ai loro occhi, il simbolo dell’abbondanza dei doni dello Spirito Santo che si erano appena realizzati nell’invisibile ordine soprannaturale.   Permettetemi qui un’ulteriore riflessione personale.   Il canto del Te Deum laudamus, intonato con forza da migliaia di fedeli riuniti, mi ha profondamente commosso. Non sono riuscito a trattenere le lacrime. Solo dopo qualche istante mi sono reso conto di non essere il solo sopraffatto dall’emozione. Intorno a me c’erano molte persone con gli occhi lucidi, che cercavano discretamente di asciugarsi le lacrime. In quel momento, nulla di tutto ciò mi è sembrato strano. Al contrario, mi è sembrato perfettamente naturale.   Dopo la cerimonia, i nuovi vescovi lasciarono il tendone e si incamminarono tra le migliaia di fedeli per impartire loro per la prima volta la benedizione episcopale. È difficile descrivere l’atmosfera che si respirava in quel momento. Vidi uomini – per non parlare delle donne – piangere apertamente di gioia ed emozione.   Al termine della cerimonia, l’intera assemblea ha intonato l’inno in onore di San Pio X, Sancte Pie Decime . È stata una conclusione particolarmente eloquente di una giornata che rimarrà a lungo impressa nella memoria di tutti i presenti. Sopra la folla aleggiava un profondo senso di gratitudine per il dono della fede e per la grazia di aver riscoperto e preservato la Tradizione Cattolica. Ho avuto l’impressione che questa stessa gioia fosse condivisa da quasi tutti i partecipanti.

Aiuta Renovatio 21

Il giorno dopo le consacrazioni

Sebbene l’atmosfera a Ecône fosse profondamente solenne e gioiosa, il giorno seguente il Vaticano, tramite il cardinale Fernández, rilasciò una dichiarazione ufficiale in cui affermava che le consacrazioni episcopali conferite dalla Fraternità senza l’autorizzazione del Papa costituivano un atto scismatico e comportavano l’immediata scomunica ( latae sententiae ) dei sei vescovi interessati, nonché dei sacerdoti, dei fratelli e dei fedeli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X.   Molti di loro erano giunti a Écône dagli angoli più remoti del mondo. Il costo del viaggio, le lunghe ore trascorse in auto o in aereo e i numerosi sacrifici compiuti rappresentavano già per loro una vera e propria offerta. A ciò si aggiunse la loro incrollabile lealtà ai nuovi vescovi durante il violento acquazzone che si abbatté poco dopo, inzuppando tutti fino alle ossa in pochi istanti. Eppure, nessuno pensò di andarsene.   Si trattava del sacrificio di persone che, nella loro vita quotidiana, si sforzano di vivere secondo la fede della Chiesa cattolica, spesso in contrasto con il mondo contemporaneo e le ideologie che lo dominano. Contemplando i pellegrini riuniti, era difficile non scorgere una continuità spirituale con quei giovani seminaristi che, alcuni decenni prima, si erano rivolti all’arcivescovo Marcel Lefebvre chiedendogli di guidarli sulla via della Tradizione cattolica, di fronte agli sconvolgimenti rivoluzionari che stavano trasformando i loro seminari e la vita della Chiesa.   Osservando i quindicimila fedeli riuniti a Écône, si poteva percepire che quella richiesta non era rimasta inascoltata. Da un piccolo gruppo di seminaristi è nata un’opera che oggi unisce sacerdoti e fedeli in ogni continente.   L’autore di questo racconto è il signor Damian Marszał.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News
 
Continua a leggere

Più popolari