Spirito
«Non vedo l’ora di essere battezzato»
Ogni anno, durante la Veglia Pasquale, molti adulti vengono battezzati nei luoghi di culto della Fraternità Sacerdotale San Pio X in tutto il mondo. Questo video racconta il percorso spirituale di Jesse, un ragazzo di 22 anni che si prepara a ricevere il battesimo cattolico nella chiesa della Fraternità Sacerdotale San Pio X ad Anversa, in Belgio.
La cerimonia del battesimo inizia all’esterno, sulla soglia della chiesa, perché spiritualmente siamo ancora come i non battezzati, ancora fuori dalla Chiesa.
Mi chiamo Jesse e ho 22 anni. Non sono stato battezzato da bambino. Un giorno sono entrato in un negozio dell’usato e ho trovato una Bibbia. Ho iniziato a leggerla, ma da solo non la capivo veramente. Così entrai nella prima chiesa che trovai nel mio paese.
Mi convinsi che dovevo essere battezzato. Ma non sapevo: perché la Chiesa Evangelica di Willebroek avrebbe dovuto essere quella giusta e non la Chiesa Cattolica? Ci sono così tante scuole di pensiero diverse… Qual è la verità?
Così iniziai a leggere le lettere dei Padri della Chiesa, specialmente quelle di Ignazio di Antiochia, e ciò che diceva sull’Eucaristia. E questo, lo trovai solo lì.
Il sacerdote recita preghiere di esorcismo. Ci mette del sale sulla lingua per simboleggiare che siamo il sale della terra e che dobbiamo dare sapore al mondo.
Poi, tenendo la stola del sacerdote, entriamo in chiesa. Ci prostriamo, cioè ci sdraiamo a terra per umiliarci davanti a Dio. Poi facciamo la professione di fede.
Infine, riceviamo l’unzione. Il sacerdote usa l’olio dei catecumeni. Questi sono i riti che precedono il battesimo vero e proprio.
Nella mattina del Sabato Santo, si avvicina la gioia della Pasqua. Dopo 40 giorni di Quaresima, siamo giunti oggi alla Veglia Pasquale.
Il coro è ancora austero. Il cero pasquale non è ancora giunto con la luce del nostro Signore Gesù Cristo. Prima, il fuoco viene benedetto. Tutto è buio, nell’oscurità. E una sola luce irrompe nella notte: la luce di Cristo.
Con la luce del cero pasquale, accendiamo le candele di tutti i fedeli.
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Poi, cantiamo la gioia della Pasqua e le grandi profezie dell’Antico Testamento. E oggi, durante questa Veglia Pasquale, due adulti saranno battezzati qui in questo battistero, con l’acqua che benediremo questa sera, con i nuovi oli dei catecumeni e con il santo crisma.
Che gioia!
Ho avuto due anni di preparazione per comprendere quanto sia grande questa grazia. Non vedo l’ora di essere battezzato.
— Credi in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra?
— Credo
— Credi in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che è nato e ha sofferto?
— Credo.
— Credi nello Spirito Santo, nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei santi, nella remissione dei peccati, nella risurrezione della carne e nella vita eterna?
— Credo.
— Jesse, cosa chiedi alla Chiesa di Dio?
— Il Battesimo.
— Jesse, vuoi essere battezzato? “Sì, lo voglio.”
Poi riceviamo l’unzione con il santo crisma. Riceviamo la veste battesimale bianca, che rappresenta la purezza. Riceviamo anche il cero, che simboleggia la fiamma di Cristo che dobbiamo mantenere accesa.
Quando assistiamo al battesimo, comprendiamo il mistero della Pasqua: la vittoria sulla morte.
E durante questa notte di Pasqua, riceviamo per la prima volta la Santa Comunione, che tanto desideravamo.
Sì, Gesù è morto sulla croce, ma è risorto tre giorni dopo per donarci la vita, qui sulla terra e per l’eternità.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
«L’Europa consegna i suoi Paesi ad una nuova invasione». Mons. Viganò, messaggio per Lepanto
Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta della Lega Santa affrontava a Lepanto un nemico che pareva invincibile, San Pio V e il popolo cristiano pregavano il Rosario. Vinse allora ciò che aveva vinto con Gedeone: “ne glorietur contra me Israel, et dicat: Meis viribus liberatus sum.” Il Signore tolse al suo condottiero ventinovemila uomini e gliene lasciò trecento, perché nessuno attribuisse alle proprie forze una vittoria che era Sua.
Oggi i governanti d’Europa, dimentichi dell’identità dei loro popoli forgiata dal Cattolicesimo Romano, consegnano inermi i propri Paesi a una nuova invasione. E la gerarchia sedicente cattolica, che dovrebbe chiamare a raccolta i fedeli, incoraggia la sostituzione etnica, benedice chi la promuove e chiama «dialogo» la propria vile e abbietta diserzione. Ma i primi nemici dei popoli europei non sono coloro che violano i nostri confini: sono quanti, servi dei potentati finanziari che pretendono di governare le nazioni, se ne servono per scardinare la Religione e l’ordine sociale, e imporre così la propria tirannide tecnocratica. Alle genti che arrivano la Chiesa Cattolica deve la carità e l’annuncio di Cristo; ai loro strumentalizzatori, la coraggiosa denuncia e la resistenza. Un’Europa apostata dalla Fede e pervertita nella Morale non ha più galee, perché non ha più Rosari. Ma la Vergine è la stessa, e Dio non ha mutato il suo giudizio sui numeri: gli bastano trecento uomini, purché siano in ginocchio. “Cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo.” Torniamo ai piedi dell’altare. Torniamo al Rosario quotidiano. — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 7, 2026
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Spirito
Domani, l’Anticristo? Quando la teologia fa luce sulla geopolitica
Nel numero 700 del Courrier de Rome (settembre 2026), padre Jean-Michel Gleize si interroga sulla possibilità di spiegare il sostegno americano a Israele unicamente con motivazioni geopolitiche e rintraccia le radici religiose e messianiche di questa alleanza fino alla questione dell’Anticristo. Padre Philippe Bourrat, dal canto suo, ripercorre l’intervento di San Clemente di Roma nella crisi della Chiesa di Corinto.
Israele, il Tempio e l’Anticristo
«Domani, l’Anticristo?”: Dietro questo titolo interrogativo, padre Jean-Michel Gleize inizia ponendo una questione metodologica. La scienza, nel senso moderno del termine, cerca le cause immediate e osservabili dei fenomeni. La «saggezza» va più indietro, alle loro cause profonde. Che dire allora della geopolitica? Può spiegare pienamente gli eventi che osserva, o dobbiamo, in certi casi, guardare più in profondità?
L’autore applica questa questione alle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Dal riconoscimento dello Stato ebraico al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme sotto la presidenza di Donald Trump, passando per l’entità degli aiuti concessi a Israele, egli osserva una convergenza che sembra difficile da spiegare unicamente con interessi economici, finanziari o strategici. «È possibile che considerazioni teologico-politiche prevalgano in questo caso sulla geopolitica?», si chiede.
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Fu allora che emerse il sionismo cristiano, una branca del protestantesimo evangelico per la quale la creazione dello Stato di Israele era vista come il compimento delle profezie dell’Antico Testamento. Il raduno degli ebrei in Terra Santa e la ricostruzione del Terzo Tempio erano, in quest’ottica, finalizzati a preparare il ritorno di Cristo e la conversione di Israele. L’abate Gleize individua dunque, dietro alcune scelte della politica americana, una motivazione religiosa che trascende la mera geopolitica.
Ma questa convergenza cela una profonda divergenza. L’autore esamina l’aspettativa messianica ebraica, basandosi in particolare sull’opera di Elijah Benamozegh: il Messia atteso deve instaurare un ordine universale incentrato su Gerusalemme e sul suo Tempio. La ricostruzione del Tempio assume quindi un significato messianico per entrambe le parti, ma non conduce allo stesso Messia.
È a questo punto che lo studio si allinea al suo titolo. Padre Gleize mette a confronto questa aspettativa con i principi della teologia cattolica, in particolare quelli di San Paolo, Sant’Ireneo e San Tommaso d’Aquino. Il falso Messia che apparirà alla fine dei tempi e sarà accolto come tale è l’Anticristo; Sant’Ireneo lo descrive mentre instaura il suo regno a Gerusalemme e siede nel Tempio. La convergenza tra il sionismo evangelico americano e la causa israeliana appare quindi come una temporanea «coincidenza di interessi».
La conclusione ritorna dunque al problema posto nelle righe iniziali. La geopolitica, «lasciata a se stessa», rimane, per l’abate Gleize, «incapace di fornirci una vera comprensione degli eventi che si svolgono sotto i nostri occhi». La loro profonda spiegazione richiede il ricorso a «dati religiosi, biblici e teologici» e, in ultima analisi, alla «Saggezza dall’alto».
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Una sedizione a Corinto, Roma interviene
Con padre Philippe Bourrat, questo numero ci trasporta alla fine del I secolo. Intorno all’anno 98, scoppiò una sedizione nella Chiesa di Corinto: diversi sacerdoti, fino ad allora irreprensibili nel loro ministero, furono destituiti. Il terzo successore di San Pietro intervenne quindi per ristabilire l’ordine tra i Corinzi.
Il significato di questa epistola, tuttavia, va ben oltre l’episodio che l’ha ispirata. San Clemente riconduce i disordini visibili alle loro cause morali: gelosia, superbia e insubordinazione. Al contrario, esorta i fedeli a riscoprire l’umiltà e l’obbedienza che avevano caratterizzato la loro comunità: «vi siete tutti dimostrati umili, senza vantarvi, più inclini all’obbedienza che al comando».
L’epistola dispiega dunque un intero insegnamento della vita cristiana: penitenza, timore del giudizio di Dio, speranza della risurrezione, imitazione dell’umiltà di Cristo e sottomissione all’ordine stabilito da Dio. «Fratelli, impegniamoci con tutto il nostro zelo, sotto il comando di questo irreprensibile condottiero», esorta san Clemente prima di ricordare la distinzione e la gerarchia delle funzioni nella Chiesa.
L’abate Bourrat sottolinea in particolare ciò che questo intervento rivela sull’autorità romana in un’epoca molto vicina a quella degli Apostoli. Il vescovo di Roma interviene in un’altra Chiesa, condanna la sedizione, esige che i suoi decreti siano osservati e invia legati per riferire sul ristabilimento della concordia. San Clemente può quindi scrivere: «ci darete gioia e letizia se obbedirete a ciò che vi abbiamo scritto per mezzo dello Spirito Santo».
Le pagine conclusive mettono a confronto questa interpretazione con quella proposta nel recente manuale Alla scoperta dei Padri della Chiesa . L’abate Bourrat la critica in particolare per aver spostato l’enfasi su un presunto «eccesso di zelo» che sfocia nel fanatismo, mentre il testo di San Clemente denuncia esplicitamente la superbia, la gelosia e l’insubordinazione dei sediziosi.
Secondo l’autore, è proprio questo che rende questa lettera, vecchia di quasi duemila anni, così attuale: gli stessi disordini producono gli stessi risultati quando si perde lo spirito di Cristo. «Gli insegnamenti di questo venerabile testo sono ancora validi oggi», conclude.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Godot13 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
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