Geopolitica
Trump parla con il presidente colombiano Petro
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato telefonicamente con il suo omologo colombiano Gustavo Petro, che in precedenza aveva accusato di traffico di droga e minacciato di invasione.
I due hanno adottato un tono conciliatorio dopo una guerra di parole riaccesa in seguito al rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, da parte di commando statunitensi durante un raid a Caracas nel fine settimana.
«È stato un grande onore parlare con il presidente della Colombia, Gustavo Petro, che ci ha chiamato per spiegare la situazione della droga e altri disaccordi che abbiamo avuto», ha scritto Trump mercoledì sulla sua piattaforma Truth Social.
«Ho apprezzato la sua telefonata e il suo tono, e non vedo l’ora di incontrarlo nel prossimo futuro», ha scritto Trump, aggiungendo che le parti stanno lavorando per organizzare la visita del leader colombiano di sinistra alla Casa Bianca.
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Petro ha dichiarato durante un comizio a Bogotà che lui e Trump si erano parlati per la prima volta da quando era stato eletto presidente nel 2022. «Ho chiesto che venga ripristinata la comunicazione diretta tra i ministri degli Esteri e i presidenti. Se non c’è dialogo, c’è guerra», ha detto Petro.
Il presidente colombiano ha poi scritto su X che lui e Trump avevano «disaccordi riguardo alla sua visione delle relazioni tra gli Stati Uniti e l’America Latina». Ha affermato di aver proposto che gli Stati Uniti investano in progetti di energia pulita nella regione piuttosto che cercare di accedere alle riserve di petrolio.
«Utilizzare l’America Latina esclusivamente per il petrolio porterebbe alla distruzione del diritto internazionale e, in ultima analisi, alla barbarie e alla terza guerra mondiale», ha scritto Petro, aggiungendo che la sua proposta si basava su «pace, vita e democrazia globale».
Trump ha imposto sanzioni a Petro lo scorso anno e gli ha revocato il visto dopo che il leader colombiano ha denunciato quelli che ha definito «barbari» attacchi statunitensi contro presunte imbarcazioni di cartelli nei Caraibi. Petro ha sostenuto che il Pentagono stava prendendo di mira i pescatori comuni, al che Trump ha risposto etichettando Petro come «leader del narcotraffico illegale».
In un lungo post su X all’inizio di questa settimana, Petro ha scritto che combattere i cartelli era la sua massima priorità e che, in qualità di presidente, aveva «ordinato il più grande sequestro di cocaina nella storia del mondo». Ha promesso di difendere il suo Paese, affermando che i soldati colombiani avrebbero «sparato contro gli invasori».
Petro ha descritto il raid statunitense per catturare Maduro come una «abominevole» violazione della sovranità del Venezuela. L’operazione è stata condannata da diversi altri paesi sudamericani, oltre che da Russia e Cina. Maduro e Flores sono stati portati lunedì davanti a un tribunale statunitense a Nuova York, dove si sono dichiarati non colpevoli delle accuse di traffico di droga.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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