Droga
Dipartimento di Giustizia USA: Maduro usava aerei diplomatici per denaro della cocaina dal Messico al Venezuela
Secondo l’atto di accusa del Dipartimento di Giustizia (DOJ) contro la coppia, l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie hanno utilizzato aerei diplomatici per trasferire denaro proveniente dal traffico di cocaina dal Messico al Venezuela e hanno mantenuto legami di lunga data con i cartelli messicani.
Il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha pubblicato l’atto d’accusa sabato mattina, poche ore dopo che le forze speciali statunitensi avevano arrestato il dittatore in un audace raid notturno nella sua abitazione nella capitale venezuelana, Caracas.
L’atto d’accusa si concentra su Maduro, sua moglie, il suo principale alleato militare Diosdado Cabello e Hector Ruthenford Guerrero Flores, uno dei principali leader dell’organizzazione terroristica Tren De Aragua.
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Gli inquirenti sostengono che i quattro intrattenevano stretti rapporti commerciali con organizzazioni terroristiche colombiane, con il cartello messicano di Sinaloa e con Los Zetas.
Secondo l’accusa Maduro avrebbe venduto passaporti diplomatici ai narcotrafficanti per consentire loro di spostare i proventi della droga dal Messico al Venezuela utilizzando la copertura diplomatica. Maduro avrebbe anche concesso l’immunità diplomatica agli aerei privati, in modo che i narcotrafficanti potessero volare tra Messico e Venezuela senza attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.
Sempre secondo l’accusa inoltre che la moglie di Maduro avrebbe ricevuto ingenti tangenti, fino a 100.000 dollari per ogni spedizione di droga.
Nel 2006, Nicolas Maduro e la sua famiglia avrebbero coordinato la spedizione di 5,5 tonnellate di cocaina a bordo di un jet diretto dal Venezuela a Playa del Carmen, in Messico, come rivelato dall’atto d’accusa. La droga sarebbe stata precedentemente sequestrata dalle forze dell’ordine venezuelane e poi caricata sull’aereo dall’esercito venezuelano.
L’atto d’accusa descrive in dettaglio come tonnellate di droga – a volte fino a 20 tonnellate alla volta – siano state trasportate attraverso il Venezuela dai cartelli colombiani e messicani, con la protezione dell’esercito venezuelano. Tra i principali attori di questa operazione c’era l’ex leader del cartello di Sinaloa, Joaquin «El Chapo» Guzman.
Sabato sera, poche ore dopo il suo arresto, Maduro è stato visto in una «perp walk» presso la sede della DEA a Nuova York.
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Il leader venezuelano indossava una tuta nera e un cappello nero, stringendo una bottiglia d’acqua mentre veniva scortato attraverso la struttura di Chelsea prima di essere portato al Metropolitan Detention Center di Brooklyn.
Dopo la cattura, la coppia è stata imbarcata sulla USS Iwo Jima, nei Caraibi, e da lì si recò negli Stati Uniti per affrontare accuse federali di narcoterrorismo e altri reati nel distretto meridionale di New York.
Quando sono arrivati alla sede della DEA a Brooklyn, sono stati accolti da centinaia di persone che festeggiavano il loro arresto. Maduro e sua moglie dovrebbero comparire in tribunale già lunedì.
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Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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