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Vandalizzata la chiesa parrocchiale di Lourdes

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Le forze dell’ordine hanno avviato un’inchiesta in seguito al vandalismo perpetrato contro la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore a Lourdes, ubicata nella regione degli Alti Pirenei, nel sud della Francia, con scritte anticristiane apparse all’inizio della settimana.

 

Le Figaro riporta che gli agenti hanno rilevato i danni durante un controllo mattutino l’11 novembre. L’edificio sacro è stato imbrattato con graffiti irriverenti nella principale meta di pellegrinaggio francese, sullo sfondo di un’escalation di atti anticristiani in tutto il territorio nazionale.

 

I poliziotti hanno constatato che il portale principale era coperto di scritte tracciate con pennarello bianco. Lo stesso 11 novembre, le autorità hanno reso noto che i messaggi includevano frasi «lesive per la religione cattolica». A breve distanza, il personale comunale è stato mobilitato per cancellare le offese dalla facciata esterna della struttura.

Ulteriori dettagli sono stati ora rivelati, poiché le immagini diffuse il 12 novembre confermano che due messaggi erano stati scritti direttamente sulle porte centrali in legno della chiesa neogotica. Il pannello di sinistra recava la scritta «À mort Jésus-Christ» («Morte a Gesù Cristo»), mentre quello di destra riportava le parole «Sale race de Jésus-Christ» («Razza sporca di Gesù Cristo»).

 


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Le corpo di polizia nazionale ha dato il via a un’indagine sull’episodio. Mercoledì, gli inquirenti non erano ancora riusciti a identificare gli autori materiali, e nessuna entità aveva rivendicato l’attentato.

 

Eretta tra il 1875 e il 1903, la Chiesa del Sacro Cuore costituisce uno dei poli devozionali più rilevanti di Lourdes al di là del rinomato santuario mariano, teatro delle apparizioni della Beata Vergine Maria a Santa Bernadette nel 1858. L’edificio, celebre per la sua guglia svettante a 65 metri e la facciata in pietra chiara, sorse per far fronte all’ondata di fedeli scatenata dalle visioni, poi avallate dalla Santa Sede. Continua a incarnare un pilastro essenziale della dimensione spirituale e sociale della cittadina.

 

L’evento ha casualmente coinciso con l’uscita del film devozionale *Sacré Cœur* (2025), che di recente ha mietuto un trionfo imprevisto ai botteghini francesi e sta ora approdando sui mercati esteri.

 

Gli atti vandalici di Lourdes si aggiungono alla crescente lista di episodi anticristiani segnalati in Francia negli ultimi anni.

 

I dati presentati al Parlamento europeo nel febbraio 2025 dall’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa hanno registrato 2.444 crimini d’odio anticristiani nel 2023 in tutto il continente. Quasi 1.000 di questi si sono verificati in Francia, rappresentando il 41% di tutti i casi simili in Europa.

 

Secondo l’Osservatorio, il 62% di questi incidenti ha coinvolto atti vandalici, il 10% incendi dolosi e il 7% aggressioni fisiche. L’anno successivo si è registrato un forte aumento in Francia, dove gli incendi dolosi, veri e propri, contro le chiese sono aumentati di oltre il 30%.

 

Solo nei primi cinque mesi del 2025, le autorità francesi hanno documentato 322 atti anticristiani, con un aumento del 13% rispetto allo stesso periodo del 2024, ha riferito Valeurs Actuelles.

 

La preoccupazione per la frequenza di tali attacchi ha spinto a chiedere azioni concrete. A settembre, 86 senatori francesi hanno firmato una dichiarazione congiunta che sollecita una maggiore sicurezza per le chiese e i luoghi di culto cristiani in tutto il paese. La senatrice Sylviane Noël, del principale partito conservatore e di centro-destra francese, ha scritto che «i cristiani devono essere protetti in Francia, come tutti gli altri credenti».

 

La profanazione delle chiese in Francia – almeno di quelle che non sono in vendita – è un fenomeno continuo ed agghiacciante. Al vandalismo si aggiunge spesso la piromania.

 

Come riportato da Renovatio 21, in precedenti incidenti, giovani satanisti locali sono stati giudicati colpevoli di incendio doloso e di altri atti di vandalismo anticristiano.

 

Sono stati perpetrati anche attacchi islamici. Solo di recente, nella notte tra il 14 e il 15 luglio, una chiesa del XIX secolo con una struttura metallica nel XIV arrondissement di Parigi, Notre-Dame-du-Travail (Nostra Signora del Lavoro), è stata ricoperta di graffiti ostili, tra cui «Sottomettetevi ad Allah, infedeli, pregate 5 volte al giorno» e “Bast … Gesù, un solo dio Allah». Anche l’organo della chiesa è stato distrutto.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la chiesa di Saint-Martin-des-Champs a Parigi fu attaccata con una bomba molotov.

 

A inizio 2023, piromani hanno tentato di bruciare fino a tre chiese nella capitale francese di Parigi, ha riferito la radio polacca TVP, aggiungendo che uno degli incendiari era un marocchino di 25 anni.

 

Secondo i dati dell’unità centrale di Intelligence criminale francese, solo nel 2018 sono stati registrati 877 attacchi a luoghi di culto cattolici in tutto il Paese. Si tratta di un incremento quasi di un ordine di grandezza: 129 chiese erano state vandalizzate nel 2008.

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Il calcolo fatto è che la Francia stia perdendo un edificio religioso ogni due settimane.

 

Mesi fa un incendio è scoppiato presso la cattedrale gotica di Rouen. Le immagini della scena non possono che ricordare un altro incendio devastante scoppiato nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi nel 2019. Anche quell’incendio era scoppiato durante i lavori di ristrutturazione e aveva finito per distruggere l’iconica guglia di Notre Dame

 

Come riportato da Renovatio 21, l’estate scorsa al mistero dell’incendio di Notre Dame si è aggiunta la storia del capo della ristrutturazione, Jean-Louis Georgelin, trovato morto vicino a un passo di montagna nel Sud-Est della Francia. Il decesso dell’uomo è stato definito come «incidente». Nel settembre 2024 un grave incendio ha distrutto il campanile, il tetto e la struttura della chiesa dell’Immacolata Concezione a Saint-Omer, vicino a Calais, nel nord della Francia

 

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Immagine di Celeda via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa

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Un dirigente transgender del New York Times, ucciso secondo le accuse dai suoceri lo scorso fine settimana in California, risultava denunciato per maltrattamenti su minori nel quadro di una aspra lite familiare, come emerge da atti giudiziari resi noti di recente.   Jonathan McKinsey, 40 anni, responsabile dell’ingegneria per NYT Games, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sabato in un complesso sportivo a Est di San Francisco. La polizia ha fermato i suoceri, Shouyong Zhang e Shili Chen, entrambi settantenni, nei pressi della scena con l’accusa di omicidio.   I due sono in carcere senza cauzione e compariranno in udienza mercoledì. Le forze dell’ordine hanno detto che McKinsey è stato scelto come obiettivo in modo deliberato, senza però collegare l’omicidio alla controversia familiare.   I fatti sono accaduti una settimana prima di un’udienza già fissata nel contenzioso di divorzio e affidamento tra McKinsey e la moglie Candice Jang, secondo gli atti del tribunale citati dall’agenzia Associated Press.

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Il giornale sanfranciscano Mercury News, sulla base di documenti giudiziari, riporta che McKinsey ha effettuato la transizione da donna a uomo nel 2010. Gli stessi atti indicano che McKinsey e Jang erano già in una relazione intima mentre lui seguiva le cure mediche per la transizione. In seguito si sono sposati e hanno avuto tre figli.   Non risultano informazioni pubbliche su come la coppia abbia avuto i figli né su chi abbia portato avanti la gravidanza. Una coppia formata da un uomo transgender e una donna biologica avrebbe bisogno di sperma di donatore per concepire. A seconda dei casi, uno dei due potrebbe fornire l’ovulo e sostenere la gravidanza.   Lo scontro legale è stato segnato da accuse reciproche di abusi. Jang ha attribuito a McKinsey anni di violenze verso di lei e verso i figli. McKinsey è stato accusato di due reati minori di maltrattamento di minori per aver presumibilmente colpito in faccia il figlio di sei anni e per aver lasciato un altro bambino, allora di due anni, solo in casa mentre faceva la spesa. Si è dichiarato non colpevole di entrambe le imputazioni e ha chiesto l’ammissione a un programma di riabilitazione per problemi di salute mentale.   McKinsey, dal canto suo, ha chiesto un’ordinanza restrittiva contro Jang. Ha sostenuto che lei aveva tentato di rimuovere i tubi medici dal suo corpo dopo un intervento di transizione e che in seguito l’aveva colpita con una padella. Ha anche dichiarato che il suocero l’aveva presa a pugni mentre si stava riprendendo da una doppia mastectomia e che la suocera aveva rivolto insulti omofobi a lui e a uno dei figli.   Il caso si colloca in un più ampio mutamento dell’opinione pubblica statunitense sulle questioni transgender. Dopo il ritorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha revocato le tutele sull’identità di genere introdotte sotto Biden, ha disposto che il governo federale riconosca solo due sessi biologici e ha avviato lo smantellamento dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI), anche se il New York Times ha mantenuto le proprie politiche in materia.   È cambiato anche il clima nell’opinione pubblica: un sondaggio Pew del 2025 ha registrato un crescente sostegno alle restrizioni per le persone transgender, pur restando maggioritario il favore per le tutele contro la discriminazione.

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 Immagine di Haxorjoe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported   
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare

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Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.

 

Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.

 

Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.

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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.

 

Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.

 

Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.

 

Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.

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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Profanazione in una cappella di Bari

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La settimana scorsa è stata profanata la cappella del cimitero di rione Santo Spirito di Bari. La scoperta è avvenuta quando i parroci del quartiere si sono recati nella necropoli per la messa in suffragio dei defunti.   I delinquenti si sono introdotti all’interno del luogo sacro distruggendo l’altare e danneggiando la statua della Madonna presente in cappella. Pare che i ladri non abbiano risparmiato nemmeno i paramenti sacri che sono stati trafugati.   Fortunatamente questo «atto vandalico ha riguardato esclusivamente il furto del tabernacolo che in quel momento era assolutamente vuoto: non vi è stata pertanto alcuna sottrazione di ostie consacrate», come precisato dai presbiteri baresi tramite i loro canali social.   I parroci don Fabio Campione, don Tommaso Genghi e don Gianni De Robertis hanno commentato così tale sfregio: «Un gesto ignobile, che ha profondamente turbato l’intera comunità in un momento di preghiera e di festa», riporta La Gazzetta del Mezzogiorno. 

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La profanazione è avvenuta a ridosso della festa patronale in onore di Maria Immacolata. Nonostante il sopruso, i prelati annunciano che le celebrazioni proseguiranno.   «Nonostante questo, la nostra Comunità non si lascia intimidire: celebreremo la Festa Patronale con ancora più fede e partecipazione, come segno di speranza che nessun atto di violenza potrà mai spegnere», si legge nella pagina Facebook della parrocchia. I fedeli sono invitati a stringersi in preghiera dopo l’accaduto, mentre resta da chiarire la dinamica dell’irruzione e individuare i responsabili di tale oltraggio.   Questi macabri rituali sembrano quasi diventare una nefasta routine. Come scritto poche settimane fa su Renovatio21, un altro luogo sacro è stato profanato: la chiesa di San Giorgio in Conca, a Cattolica, provincia di Rimini, appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Nazareth di Montalbano dove il tabernacolo è stato divelto e portato via dalla chiesa mentre le ostie consacrate sono state ritrovate sparse all’esterno.   Sono episodi che colpiscono al cuore noi cristiani e questo fenomeno dilaga un po’ in tutto il mondo, non solo in Italia. In Francia due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche. La Francia – che oramai possiamo considerare un’ex Nazione cattolica – subisce il vandalismo religioso sempre più marcatamente con la profanazione di chiese sparse un po’ in tutto il territorio transalpino.   Anche oltreoceano si hanno episodi simili: nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, nell’Oregon, è stato rubato il tabernacolo.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa a Perugia sono state trafugate ostie consacrate, tanto che in Umbria è altissima l’attenzione per evitare che le Ostie finiscano in mani sbagliate.   Sono crimini che feriscono e offendono nel profondo la fede di noi cattolici. Preghiamo e celebriamo messe di riparazione a tali sfregi, sperando che episodi del genere non accadano più.   Francesco Rondolini

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