Politica
Elezioni in Bolivia, il Paese si sposta a destra
Domenica si è svolto in Bolivia il ballottaggio per le elezioni presidenziali, che ha visto contrapporsi due candidati di destra: il senatore centrista Rodrigo Paz Pereira e l’ex presidente conservatore Jorge Quiroga.
I risultati preliminari indicano che Paz ha ottenuto il 54,6% dei voti, mentre Quiroga si è fermato al 45,4%. Sebbene sia prevista un’analisi manuale delle schede, è improbabile che il risultato definitivo differisca significativamente dal conteggio iniziale, basato sul 97% delle schede scrutinate.
Le elezioni segnano la fine del ventennale dominio del partito di sinistra Movimiento al Socialismo (MAS), che ha subito una pesante sconfitta nelle elezioni di fine agosto. Il presidente uscente Luis Arce – che ha recentemente accusato gli USA di controllare l’America latina sotto la maschera della «guerra alla droga» – non si è ricandidato, e il candidato del MAS, il ministro degli Interni Eduardo del Castillo, ha raccolto solo il 3,16% dei voti, superando di poco la soglia necessaria per mantenere lo status legale del partito.
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Nel primo turno, la destra ha dominato: Paz ha ottenuto il 32,1% dei voti e Quiroga il 26,8%. Il magnate di centro-destra Samuel Doria Medina, a lungo favorito nei sondaggi, si è classificato terzo con il 19,9% e ha subito appoggiato Paz per il ballottaggio.
Entrambi i candidati hanno basato la loro campagna sullo smantellamento dell’eredità del MAS, differendo però nei metodi. Paz ha promesso riforme graduali, mentre Quiroga ha sostenuto cambiamenti rapidi, proponendo severe misure di austerità per affrontare la crisi.
Il MAS non si è mai ripreso dai disordini del 2019, quando l’ex presidente Evo Morales fu deposto da un colpo di Stato subito dopo aver ottenuto un controverso quarto mandato. In precedenza, Morales aveva perso di misura un referendum per modificare la norma costituzionale che limita a due i mandati presidenziali e vicepresidenziali. Più di recente, Morales ha accusato tentativi di assassinarlo ed è entrato in sciopero della fame, mentre i suoi sostenitori hanno dato vita ad una ribellione. Il Morales, recentemente accusato anche di stupro (accuse che lui definisce «politiche»), in una lunga intervista aveva detto che dietro il suo rovesciamento nel 2019 vi erano «la politica dell’impero, la cultura della morte» degli angloamericani.
Il colpo di Stato portò al potere la politica di destra Jeanine Áñez, seconda vicepresidente del Senato. Tuttavia, il MAS riconquistò terreno nelle elezioni anticipate dell’ottobre 2020, mentre Áñez fu incarcerata per i crimini commessi durante la repressione delle proteste seguite al golpe.
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Il passaggio storico è stato definito da alcuni come la prima «guerra del litio», essendo il Paese ricco, come gli altri Stati limitrofi, della sostanza che rende possibile la tecnologia di computer, telefonini ed auto elettriche.
Come riportato da Renovatio 21, un tentato colpo di Stato vi fu anche l’anno scorso quando la polizia militare e veicoli blindati hanno circondato il palazzo del governo nella capitale La Paz.
Sotto il presidente Arce la Bolivia si era avvicinata ai BRICS e aveva iniziato a commerciare in yuan allontanandosi dal dollaro.
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Immagine screenshot da YouTube
Economia
Crolla una banca, si dimette il presidente paraguagio. Quando avverrà lo stesso in Italia?
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Politica
Trovato morto il ministro dell’economia bavarese anti-COVID
Il vice primo ministro e ministro dell’Economia bavarese Hubert Aiwanger è stato trovato morto in un hotel di Berlino all’età di 55 anni, secondo quanto riportato dai media tedeschi, che citano fonti di polizia e governative.
Il politico conservatore, che presiedeva anche il partito Freie Wähler («Elettori Liberi»), è stato trovato senza vita nella sua stanza all’hotel Neuer Fritz, nel centro di Berlino, mercoledì, secondo quanto riportato dal giornale Bild. La sua morte è stata successivamente confermata da dpa e da altri organi di stampa tedeschi.
Aiwanger avrebbe dovuto tenere un discorso all’inaugurazione della nuova sede del suo partito a Berlino quello stesso giorno, ma secondo quanto riferito avrebbe annullato la sua partecipazione a causa di un malore. Rimase in albergo e fu successivamente trovato morto dopo essere diventato irreperibile.
La causa della sua morte non è ancora stata accertata, ma secondo il Tagesspiegel la polizia non ha trovato alcun indizio di omicidio.
Aiwanger ha ricoperto la carica di ministro dell’economia e vice primo ministro della Baviera dal 2018, anno in cui il suo partito, i Liberi Elettori, ha formato una coalizione di governo con l’Unione Cristiano-Sociale (CSU) guidata da Markus Söder. Aveva guidato la sezione bavarese del partito dal 2006 e la sua organizzazione nazionale dal 2010. Lascia la compagna di lunga data, la politica Tanja Schweiger, e i loro due figli.
Noto per le sue critiche esplicite alle politiche dell’UE, Aiwanger ha spesso contestato Berlino e Bruxelles in merito alle normative economiche e alla politica energetica. Nel 2019 ha visitato la Russia per promuovere la cooperazione economica, opponendosi alle sanzioni che danneggiavano i rapporti commerciali.
Era anche un acceso oppositore dell’immigrazione incontrollata, chiedendo controlli alle frontiere più severi e politiche di espulsione più rigide. Nei suoi ultimi giorni attribuì i disordini che stavano sconvolgendo l’Europa occidentale in parte alle comunità di migranti scarsamente integrate e agli estremisti di sinistra, accusando i politici di chiudere un occhio sugli attacchi alla polizia. Il 31 ottobre condannò la situazione a Berlino, dove i negozianti avevano sbarrato le vetrine per timore di rivolte e saccheggi, chiedendo pene più severe per i responsabili.
Il politico bavarese in passato si era pronunciato a favore di una liberalizzazione del diritto di possedere armi e, con una certa decisione, si era opposto all’obbligo di vaccinazione. Dopo aver espresso pubblicamente dubbi riguardo all’efficacia e ai possibili effetti collaterali della vaccinazione contro il COVID-19, nel novembre 2021 ha dichiarato, tuttavia, di essersi vaccinato. In precedenza il suo scetticismo verso i vaccini aveva causato tensioni con la CSU.
Aiwanger era critico verso la cultura della cosiddetta political correctness, accusando soprattutto i Verdi di perseguire un’ideologia elitista politicamente corretta, lontana dai valori dei «cittadini normali». La sua retorica è stata criticata per una supposta vicinanza al populismo del partito Alternative für Deutschland.
Nell’agosto 2023, poche settimane prima delle elezioni statali bavaresi, il quotidiano Süddeutsche Zeitung affermò che Aiwanger, da studente diciassettenne, aveva scritto un pamphlet che banalizzava il regime nazista e chiedeva l’uccisione dei cosiddetti «traditori della patria» ad Auschwitz. Aiwanger negò immediatamente la paternità del documento, attribuendo la paternità di quel testo al suo fratello.
Il primo ministro bavarese Markus Söder pretese un chiarimento completo delle accuse e condannò fermamente il contenuto del documento. L’opposizione ne chiese le dimissioni, ma Söder lo confermò in carica. Il partito dei Liberi Elettori ottenne il 15,8% dei voti, in aumento rispetto all’11,6% del 2018, incrementando la propria rappresentanza da 27 a 37 seggi.
Nonostante rimanga la seconda forza politica della Baviera, il partito dei Liberi Elettori non è riuscito a entrare nel Bundestag alle elezioni federali del 2025, ottenendo solo l’1,5% dei voti a livello nazionale.
Immagine Stefan Brending CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
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Immagine Stefan Brending CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
Politica
Vance: elezioni perse a causa della guerra in Iran
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