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5G, scoppia un incendio al laboratorio di ricerca Huawei

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Un laboratorio di ricerca Huawei a Dongguan ha preso fuoco venerdì, secondo Reuters  e la stampa cinese locale. 

 

La testata anglofona Global Times, controllata dallo Stato cinese, ha confermato le notizie sull’incendio ma ha assicurato all’opinione pubblica che nessuno è rimasto ferito.

 

«Il laboratorio nell’area del lago Songshan della città è una struttura in acciaio e il materiale principale che brucia è il cotone fonoassorbente», ha detto in un comunicato il dipartimento di soccorso antincendio della città di Dongguan.

Il laboratorio è presumibilmente il sito in cui il gigante tecnologico conduce i test per le antenne 4G e 5G relative al business delle stazioni base di Huawei

 

Il laboratorio è presumibilmente il sito in cui il gigante tecnologico conduce i test per le antenne 4G e 5G relative al business delle stazioni base di Huawei, hanno detto fonti a Reuters.

 

 

Il Global Times ha notato che l’edificio era in costruzione al momento dell’incendio. I video dai social media mostrano un denso fumo nero che si riversa dal laboratorio di ricerca.

L’incendio arriva in un momento critico per Huawei, poiché ha continuato a fornire componenti per l’infrastruttura 5G a molte nazioni europee, con grande dispiacere dell’amministrazione Trump. 

 

Come noto, temuta visita del Segretario di Stato USA Pompeo a Roma verterà soprattutto su questo tema: appaltare l’infrastruttura 5G ai cinesi significa dare a Pechino l’accesso al sistema nervoso centrale dell’Italia, e di rimbalzo aprire la strada verso i suoi alleati occidentali.

 

 

 

Immagine dai social media cinesi

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5G, Il volo degli elicotteri potrebbe essere influenzato dall’accensione delle torri?

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L’Helicopter Association International (HAI) che ha rivelato giovedì che le flotte di elicotteri in USA potrebbero essere bloccate la prossima settimana quando le torri 5G saranno accese.

 

La dichiarazione dell’ente scriveva che «è stato dimostrato che la trasmissione da queste torri interferisce con gli altimetri radar, ampiamente utilizzati negli elicotteri e in altri aerei per misurare l’altitudine».

 

Il 19 gennaio, i grandi carrier americani AT&T e Verizon hanno in programma di accendere le loro torri 5G poiché le preoccupazioni sulla sicurezza aerea hanno ritardato il debutto della rete cellulare super veloce, originariamente prevista per l’inizio di dicembre.

 

Oltre 1.450 notifiche alle missioni aeree (NOTAM) sono state emesse dalla Federal Aviation Administration (FAA) in tutti gli USA la prossima settimana nei pressi delle torri 5G che AT&T e Verizon attiveranno.

 

Ciò significa che le aree intorno alle torri 5G saranno considerate «pericolose» e non sicure per il funzionamento degli elicotteri e potrebbero influenzare «una parte significativa delle operazioni commerciali, delle forze dell’ordine e di altre operazioni con gli elicotteri», ha affermato l’HAI.

 

Il cuore del problema pare essere l’altimetro, un dispositivo fondamentale che sugli elicotteri e sugli aerei informa il pilota dell’altezza dell’aeromobile dal suolo. Le torri 5G utilizzano frequenze dello spettro radio in banda C che hanno il potenziale per interrompere gli altimetri radar.

 

«L’ente USA per il volo FAA sta cercando di mitigare queste possibili interruzioni della strumentazione di volo posizionando zone cuscinetto 5G intorno ai principali aeroporti in modo che le interruzioni dell’altimetro radar non influiscano sui voli commerciali» scrive Zerohedge.

 

Nessuno al momento può dire se il 5G sarà responsabile di disastri aerei a causa delle interferenza con la strumentazione di bordo riguardo un dato così importante come l’altitudine – specie per i voli notturni o in situazioni metereologiche incerte (neve, nebbia).

 

Nel frattempo, il colosso delle telecomunicazioni Comcast ha annunciato la prima tecnologia 10G al mondo per la sua rete che potrebbe aumentare notevolmente la capacità di upload e download nei prossimi anni.

 

 

 

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Studio USA: correlazione tra il 5G e l’intensità dei sintomi COVID-19

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Uno studio  recentemente pubblicato dal National Center for Biotechnology Information (NCBI) ha proposto che le radiazioni delle comunicazioni wireless, incluso il 5G, potrebbero contribuire ai sintomi del COVID-19.

 

Le prove della connessione tra COVID e 5G, così come altre forme di radiazioni per comunicazioni wireless (WCR), consisterebbero in due risultati principali: la correlazione statistica tra sintomi/mortalità di COVID-19 e intensità WCR specifica per area, inclusa quella del 5G; e la sovrapposizione tra gli effetti del WCR sul corpo e i sintomi di COVID-19.

 

Gli autori Beverly Rubik e Robert R. Brown hanno iniziato attirando l’attenzione su uno studio del maggio 2020 che mostra una «correlazione statisticamente significativa tra l’intensità delle radiazioni a radiofrequenza e la mortalità da SARS-CoV-2 in 31 paesi in tutto il mondo», nonché uno studio statunitense ha scoperto che le aree con tecnologia 5G avevano tassi di mortalità e casi di COVID-19 significativamente più alti, indipendentemente dalla densità della popolazione, dalla qualità dell’aria e dalla latitudine.

 

Uno studio del maggio 2020 che mostra una «correlazione statisticamente significativa tra l’intensità delle radiazioni a radiofrequenza e la mortalità da SARS-CoV-2 in 31 paesi in tutto il mondo»

Lo studio statunitense incentrato sulla connessione 5G a COVID-19 ha effettuato tre diversi tipi di analisi e ha scoperto che la tecnologia 5G era un «fattore statisticamente significativo per il caso e i tassi più elevati [COVID-19] in tutte e tre le analisi, mentre la densità di popolazione,  la qualità dell’aria e la latitudine erano significative solo per una o due delle analisi».

 

Rubik e Brown hanno quindi confrontato gli effetti biologici  del WCR, incluso il 5G, e i sintomi del COVID-19, mostrando un elenco di effetti fisici sovrapposti.

 

I sintomi sia del WCR che del COVID-19 includevano cambiamenti del sangue come rouleaux  (pile di cellule, paragonabili a pile di monetine, in cui i vari elementi sono legati tra loro non da anticorpi o da legami chimici, ma semplicemente da attrazione tra le superfici) e riduzione dell’emoglobina a lungo termine (nei casi gravi di COVID-19); stress ossidativo e lesioni nei tessuti e negli organi; interruzione del sistema immunitario, inclusa la soppressione dei linfociti T e dei biomarcatori infiammatori elevati; aumento del calcio intracellulare, che facilita l’ingresso e la replicazione del virus; e aritmie (irregolarità del battito cardiaco).

 

Rubik e Brown hanno evidenziato il fatto che la carenza di glutatione (un «antiossidante principale») è stata  proposta come la causa più probabile di manifestazioni gravi del ​​COVID-19 e hanno citato  due  studi che mostrano livelli diminuiti di glutatione dall’esposizione al WCR.

 

I due scienziati hanno inoltre notato che «la scoperta di bassi livelli di glutatione» nei pazienti COVID-19 «supporta ulteriormente lo stress ossidativo come componente» di COVID-19.

 

Lo studio ha rilevato che il WCR è già stato riconosciuto come un «fattore di stress fisiologico», che ha dimostrato di causare effetti dannosi sulla salute che vanno dall’aumento del rischio di cancro al danno del DNA ai difetti di apprendimento e memoria.

 

Pur rilevando che la correlazione non dimostra la causalità, gli autori dello studio «postulano che il WCR potrebbe aver contribuito alla diffusione e alla gravità precoci di COVID-19».

 

Non è la prima volta che viene avanzata l’ipotesi di una correlazione tra 5G e coronavirus.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato uno studio pubblicato su PubMed a firma del Prof. Massimo Fioranelli–  ricercatore e professore di fisiologia presso il Dipartimento di Fisica Nucleare, Subnucleare e delle Radiazioni dell’Università Guglielmo Marconi di Roma, insieme ad alcuni ricercatori del Journal of Biological Regulators & Homeostatic Agents – mostrava una possibile correlazione fra 5G e COVID-19.

 

I debunker nostrani si scatenarono, utilizzando per lo più la tecnica retorica dell’inquinamento delle fonti: ecco mostrato il favore verso l’omeopatia di alcuni dei firmatari.

 

L’articolo fu in seguito ritirato. La nota di ritiro dice:

 

«Questo articolo è stato ritirato su richiesta dell’editore. Dopo un’indagine approfondita, il caporedattore ha ritirato questo articolo poiché mostrava prove di una manipolazione sostanziale della peer review».

 

Come ripetuto da Renovatio 21, il 5G non è solo un possibile problema sanitario, ma più direttamente un problema politico, perché permetterà il tracciamento e la manipolazione della massa in tempo reale.

 

Come riportato da Renovatio 21, La lotta per il 5G, dove i cinesi vogliono gli appalti per le infrastrutture nazionali, riguardano vari Paesi del mondo, dagli USA al Brasile, dal Giappone alla Gran Bretagna, dall’Africa all’Australia.

 

Il lettore ricorderà, in pieno governo Conte, lo strano decreto che includeva, sepolto, un assist all’introduzione del 5G cinese nel nostro Paese.

 

Vi è da rammentare altresì il discorso dell’alto dirigente Vodafone e Verizon Vittorio Colao all’Università di Verona nel 2019.

 

Colao, non ancora divenuto capo taskforzista del Conte bis (ma con ampie ambizioni, si disse) né ministro con Draghi, si lasciò andare in discorsi sull’uso del 5G per noi di grandissimo interesse.

 

«Sul tema del 5G prima bisogna fare chiarezza nel dire che cosa permetterà di fare il 5G rispetto ad oggi (…) che è sostanzialmente avere molta più velocità, molta più banda, quindi poter trasmettere più dati più rapidamente».

 

«Questo nei fatti vuol dire che si potrà collegare oggetti, si potrà collegare robot, si potrà collegare tutto, e avere una remotizzazione di tutti i controlli, dalle serrature delle porte che diventeranno elettriche, alle macchine che leggeranno ovviamente chi attraversa la strada, se posso girare o no…».

 

Quindi, il punto saliente: con il 5G saranno possibili «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente».

 

Somiglia proprio, usando le parole di Klaus Schwab, «una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Ma si tratta di una rivoluzione immane che, dice Colao, investirà  tutto quanto: «ovviamente ci saranno delle trasformazioni profonde, le fabbriche cambieranno completamente, il sistema di trasporti cambierà completamente, il sistema di gestione degli edifici cambierà completamente».

 

Somiglia un po’ tanto – come dire – ad un «Grande Reset». Del mondo, della società, dell’essere umano.

 

 

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Telecamere pubbliche di riconoscimento facciale per «rilevare il COVID-19»: gli Emirati hanno iniziato

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Le autorità di Abu Dhabi hanno installato telecamere per il riconoscimento facciale in tutti i centri commerciali e persino nelle aree residenziali con la giustificazione di poter «rilevare il COVID-19».

 

«La tecnologia presumibilmente rileva il virus attraverso onde elettromagnetiche, che idealmente cambiano a causa della presenza di particelle di RNA nel corpo di una persona infetta», riporta il sito Reclaim the Net. L’idea di una simile tecnologia sarebbe stata ventilata anche dal sito vicino al governo emiratino WAM.

 

Le autorità di Abu Dhabi hanno installato telecamere per il riconoscimento facciale in tutti i centri commerciali e persino nelle aree residenziali con la giustificazione di poter «rilevare il COVID-19»

Il governo afferma che una sperimentazione della tecnologia che ha coinvolto 20.000 partecipanti ha raggiunto un alto grado di efficacia e ha una precisione del 93,5% nell’identificazione dell’individuo infetto.

 

«Il sistema di scansione EDE sarà utilizzato nei centri commerciali, come parte dei test in alcune aree residenziali e nei punti di ingresso di terra e aria, come parte degli sforzi per migliorare le misure precauzionali e frenare la diffusione del COVID -19 stabilendo una zona sicura»

 

Secono l’EDE Research Institute, che ha creato la tecnologia, «il sistema di scansione EDE sarà utilizzato nei centri commerciali, come parte dei test in alcune aree residenziali e nei punti di ingresso di terra e aria, come parte degli sforzi per migliorare le misure precauzionali e frenare la diffusione del COVID -19 stabilendo una zona sicura».

 

«Questo è un altro esempio di come la pandemia sia stata sfruttata dai governi per far avanzare rapidamente uno stato di polizia di biosicurezza con il pretesto di fermare la diffusione del virus» commenta Summit News.

 

La settimana scorsa a Dubai era emersa la storia che, sotto la pressione del coronavirus, una salone di bellezza ha offerto di inserire minuscoli microchip sotto le unghie dei clienti che possono essere utilizzati per archiviare dati personali e documenti di vaccinazione.

La tecnologia di controllo cinese è in vendita in vari Paesi, con governi che comprano telecamere e software di videoanalisi del Dragone a piene mani per darlo alle forze dell’ordine.

 

Come riportato varie volte da Renovatio 21, la Cina è il Paese modello del nuovo ordine di sorveglianza globale, con telecamere e software di face recognition in grado di leggere persino le emozioni umane o segnalare chi esprime «opinioni errate».

 

La trasmissione Report ha scoperto che la RAI e perfino un ministero hanno acquistato telecamere a circuito chiuso che si connettono ad un server centrale in Cina.

 

Come riportato da Renovatio 21 l’anno scorso, il rischio che il governo Conte bis aprisse la strada al 5G cinese riguardava anche e soprattutto la possibilità di istituire, occultamente o pubblicamente, le basi di un supersistema di sorveglianza cinese anche per i cittadini italiani.

 

 

 

 

 

 

 

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