Persecuzioni
Vescovo cattolico assassinato a colpi d’arma da fuoco
Il vescovo Osório Citora Afonso è stato assassinato in una sparatoria avvenuta nella sua residenza nel corso del fine settimana, come hanno confermato le autorità locali.
Il 6 giugno, Afonso, vescovo della diocesi di Quelimane, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua abitazione ufficiale nelle prime ore del mattino, dopo che alcuni aggressori non identificati hanno fatto irruzione nella proprietà e hanno aperto il fuoco, secondo quanto riferito dalle autorità mozambicane. Aveva 54 anni. Il Servizio investigativo criminale nazionale della provincia di Zambézia ha confermato che il vescovo è deceduto a causa delle ferite da arma da fuoco riportate durante l’assalto.
«Il Servizio ha già avviato le procedure investigative per chiarire il caso e identificare i responsabili», ha dichiarato Maximino Amílcar, portavoce del Servizio nazionale di investigazione criminale.
Le autorità hanno inoltre affermato che un numero imprecisato di aggressori è riuscito a introdursi nell’abitazione e ha sparato ad Afonso al petto. Gli inquirenti hanno avviato un’inchiesta per accertare le circostanze dell’accaduto e identificare i responsabili, ma non hanno ancora annunciato alcun arresto.
L’arcivescovo Inácio Saúre, presidente della Conferenza episcopale del Mozambico, ha reso nota la notizia in un comunicato stampa diffuso il 6 giugno, affermando che Afonso era stato trovato morto in «circostanze insolite» non ancora del tutto chiarite.
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«In questo momento così difficile, faccio appello alla serenità nella fede e alla solidarietà fraterna, nella speranza che saremo in grado, a tempo debito, di fornire informazioni accurate e dettagliate su questo triste evento», ha dichiarato Saúre.
Papa Leone XIV ha reagito al «grave atto di violenza», offrendo la sua «preghiera con il popolo delle diocesi e del Mozambico in questo momento di smarrimento» e «chiedendo al Signore di concedere loro consolazione, di custodire ogni uomo e ogni donna nel Suo amore e di fermare la mano dei violenti».
Monsignor Afonso si era recentemente espresso pubblicamente sul peggioramento della situazione della sicurezza nella provincia settentrionale del Mozambico. Il 12 maggio, in dichiarazioni riportate dall’Agenzia Fides, aveva avvertito che gli attacchi degli insorti islamisti continuavano a colpire le comunità locali, causando morti, distruzioni e sfollamenti. Aveva descritto la situazione come sempre più difficile per i residenti che vivono nelle zone interessate.
«La situazione sembra fuori controllo», ha dichiarato Afonso nel rapporto del 12 maggio. «Gli attacchi continuano, sempre nelle stesse zone, e la popolazione è terrorizzata. Le donne, in particolare, stanno vivendo situazioni molto difficili. Al di là di quanto riportato dai notiziari, la distruzione continua; ci sono molte vittime e molti cristiani sono stati uccisi. Invito tutti a pregare per noi». Meno di due settimane dopo, durante una visita pastorale alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima nella diocesi di Quelimane, il 23 maggio, ha nuovamente lanciato un appello per fermare la violenza musulmana. «È necessario fermare la violenza affinché i nostri fratelli non continuino a morire come polli. Non lo vogliamo», ha detto il vescovo. «La Chiesa non può rimanere in silenzio di fronte alla violenza a Cabo Delgado! Sapete che stanno distruggendo la Chiesa, che stanno uccidendo i cristiani? Cabo Delgado non può essere considerata una realtà lontana dal cuore della Chiesa in Mozambico!».
Il 25 luglio 2025, Afonso è stato nominato vescovo di Quelimane, diventando il quarto vescovo a guidare la diocesi. Più recentemente, il 10 aprile 2026, gli è stato affidato anche il ruolo di amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Beira, in seguito alle dimissioni dell’arcivescovo Claudio Dalla Zuanna.
Come riportato da Renovatio 21, un mese fa militanti islamisti hanno raso al suolo una parrocchia cattolica in Mozambico, dando alle fiamme la chiesa e le strutture annesse e obbligando i civili a seguire l’assalto.
Come ha già scritto Renovatio 21 fa in un articolo sulla situazione mozambicana tra ISIS e giacimenti di gas (nell’area ci sono interessi ENI), la pacificazione del Mozambico non pare essere stata il gran capolavoro diplomatico della Comunità Sant’Egidio, visto che ora vi si affaccia, in modo sanguinario, il fondamentalismo islamista.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni vi è stata una recrudescenza degli attacchi dei jihadisti Ahl al-Sunnah wa al-Jamma’ah, gruppi affiliati all’ISIS che hanno intensificato l’attività terrorista nella provincia di Pemba, nel nord del Mozambico.
Si è distinto, per la sua resistenza all’ondata jihadista, monsignor Antonio Juliasse Ferreira Sandramo, vescovo di Pemba, diocesi di Cabo Delgado, nel Nord del Mozambico, regione divenuta terreno preferito dei gruppi islamici armati. Il prelato segnala che interi villaggi appartenenti alla sua circoscrizione ecclesiastica sono stati cancellati dalle carte geografiche.
Le persecuzioni in Mozambico non sono mai terminate, con racconti di schiave sessuali ISIS uccise se hanno l’AIDS e non si convertono all’Islam.
Tra le persone uccise dagli islamisti c’era una suora veneta, suor Maria De Coppi, una missionaria comboniana che serviva bambini malnutriti e orfani.
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Immagine di Agenzia Fides via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine modificata