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Papa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
Papa Leone XIV ha celebrato un motto della Rivoluzione francese usato dai massoni — il famigerato «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» — come «imperativi etici universali” durante un discorso all’Eliseo venerdì scorso. Lo riporta LifeSite.
«La Francia ha contribuito in modo significativo al progresso del nostro mondo, compreso il riconoscimento dei diritti umani fondati sulla natura stessa della persona umana, in particolare la libertà religiosa», ha affermato Leo alla presenza del controverso presidente Emmanuel Macron e di alti funzionari francesi. Macron, si ricordi, ha da poco avviato l’eutanasia e suicidio assistito in Francia e piazzato l’aborto in costituzione.
«Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplicemente parole impresse sulla facciata dei vostri edifici pubblici; si riferiscono a imperativi etici universali che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione», ha affermato il romano pontefice.
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Il riferimento di Leone a «Libertà, uguaglianza e fraternità» come «imperativi etici universali» è preoccupante perché, sebbene queste parole siano il motto nazionale della Francia, lo sono anche del Grande Oriente massonico e della Grande Loggia di Francia. Il motto deriva dalla Rivoluzione francese, che si oppose ferocemente alla Chiesa cattolica e che, durante il «Regno del Terrore», causò la morte per ghigliottina di migliaia di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici.
Per secoli la vecchia chiesa, partendo dalle rivelazioni dell’abate Augustin Barruel (1741-1820), ha considerato la Rivoluzione francese come una grande operazione massonica per scardinare il cattolicesimo distruggendo al contempo trono (cioè l’autorità monarchica) ed altare (cioè l’autorita religiosa romana).
L’elogio di Leone della «libertà religiosa» che, a suo dire, è stata riconosciuta dalla Francia, è in contrasto con la tradizionale concezione cattolica dell’argomento. La Quanta Cura e il Sillabo degli Errori di papa Pio IX condannavano l’idea che «Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, riterrà vera».
Nel discorso di venerdì il Papa sembra aver al contempo rimproverato il secolarismo francese, che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione francese.
«Il cristiano impegnato nella vita pubblica, che agisce alla luce della sua coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista né una minaccia all’unità della patria», ha detto Leone.
«Un giusto laicismo, dunque, non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le forze al servizio del bene comune», ha affermato il papa.
Sembrava che il suo intento fosse criticare apertamente la politica francese di «laicità», che impone la totale separazione tra Stato e religione. Tale politica fu codificata dalla Legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905.
L’anno scorso Macron ha pronunciato un discorso alla nazione elogiando la struttura laica del Paese, affermando che la «Repubblica laica» significa che la Francia non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese».
Papa Leone ha sottolineato venerdì le «profonde radici cristiane» della Francia, che risalgono a Sant’Ireneo di Lione e al battesimo di Clodoveo, re dei Franchi, nel 496, evento che sancì il titolo della Francia di «Figlia maggiore della Chiesa».
Leone ha inoltre sottolineato l’importanza del diritto alla vita e ha condannato l’aborto, il suicidio assistito e la maternità surrogata in presenza di funzionari francesi. In questo modo ha criticato le stesse leggi francesi a favore dell’aborto e del suicidio assistito. Il Paese ha recentemente approvato una legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito a determinate condizioni.
«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha affermato il pontefice, sostenendo che è necessario «accogliere la vita incondizionatamente, di sostenere la fragilità con amorevole cura, di accompagnare ogni fase della vita con rispetto e fiducia reciproca e di difendere con coraggio e compassione coloro che non sono in grado di far sentire la propria voce e coloro che si sentono ignorati o trascurati».
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Leone ha inoltre espresso preoccupazione per le «tendenze sociali che rischiano di trasformare la scienza e la tecnologia in imprese a scopo di lucro, promuovendo la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi umani o la possibilità di organizzare la propria morte».
«Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la protezione di ogni vita umana sono un dovere che incombe su ciascuno di noi», ha continuato Leone, ricordando che la «Dichiarazione universale dei diritti umani» fu proclamata per la prima volta a Parigi.
Prima del discorso alle autorità civili e al corpo diplomatico francesi, Leone ha incontrato privatamente Macron al Palazzo dell’Eliseo, nella prima tappa del suo viaggio in Francia. Il viaggio apostolico si svolge dal 25 al 28 settembre e comprende una visita alla sede dell’UNESCO, alla cattedrale di Notre Dame e al santuario di Nostra Signora di Lourdes.
Come riportato da Renovatio 21, inquietanti segni di avvicinamento del vaticano alla Rivoluzione francese, che uccise numeri immani di fedeli, suore, sacerdoti, si erano avuti di recente in una pagina del sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione.
Nella scheda di beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.
Eppure, il sito vaticano scrive: «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze» (corsivo nostro).
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Flavigny: 26 nuovi seminaristi e futuri frati FSSPX
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L’arcivescova di Canterbury onora un religioso legato a una banda criminale pakistana
Un religioso musulmano pakistano, insignito di un’onorificenza dall’«arcivescova» di Canterbury Sarah Mullally, è stato accusato di proteggere una presunta banda dedita all’estorsione, legata a rapimenti e torture. Lo riporta il quotidiano britannico Telegraph.
La scorsa settimana la Mullaly, ufficialmente a capo della Chiesa d’Inghilterra, ha ritirato un premio interreligioso a Tahir Ashrafi, inviato speciale del Pakistan per l’armonia interreligiosa, appena sei giorni dopo averglielo conferito.
Secondo il Telegraph, il fratello di Ashrafi sarebbe a capo di una cosiddetta «banda di blasfemia» in Pakistan, che adesca giovani online e li ricatta minacciandoli di essere perseguiti ai sensi delle leggi sulla blasfemia del Paese. Il giornale ha scritto che il gruppo sarebbe responsabile di un «enorme aumento» del numero di persone incarcerate per blasfemia negli ultimi anni. In Pakistan la blasfemia è un reato punibile con la pena di morte.
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Come riportato da Renovatio 21, la legge sulla blasfemia in Pakistan distrugge le esistenze di tante famiglie cristiane, con incarcerazioni e condanne a morte su accuse spessissmo completamente inventate (o addirittura ricevute in sogno…), e usate per rubare i beni dell’accusato. La questione della presunta blasfemia porta pure alle cronache delle chiese bruciate ed uccisioni extragiudiziali, nonché a torture e linciaggi pubblici.
Secondo il giornale britannico, Ashrafi ha difeso pubblicamente il fratello e ha definito «cane» il giudice che indaga sulla presunta banda.
La Commissione nazionale per i diritti umani del Pakistan ha detto che il gruppo si serviva di donne che operavano sotto pseudonimo per indurre gli uomini a rilasciare dichiarazioni blasfeme online. Secondo l’organismo statale per i diritti umani, le vittime venivano spesso arrestate da «privati cittadini anziché dalle forze dell’ordine», sottoposte a torture e private dell’accesso all’assistenza legale.
I parenti delle presunte vittime hanno dichiarato al Telegraph di essere rimasti «scioccati» nel vedere l’Ashrafi ricevere il premio britannico, dicendo che il religioso interpretava il ruolo del «poliziotto buono» mentre suo fratello quello del «poliziotto cattivo», tendendo trappole e arrestando le vittime. Il giornale ha riferito che ai parenti è stato garantito l’anonimato per timore di ritorsioni.
L’Ashrafi ha negato qualsiasi illecito. Tuttavia, subito dopo la cerimonia a Lambeth Palace, sono riemerse le vecchie dichiarazioni del 2007 in cui Ashrafi definiva bin Laden una «spada di Dio» (Saifullah) e lodava il suo impegno.
La controversia nasce in un momento di maggiore attenzione, in Gran Bretagna, ai crimini pedofili seriali legati a bande composte da uomini di origine pakistana – le cosiddette grooming gang – dopo anni di rivelazioni sullo sfruttamento sessuale organizzato di minori in città e Oaesi di tutto il Paese.
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Un’inchiesta portata alla luce dal deputato del nuovo partito Restore Britain Rupert Lowe ha rivelato a giugno di aver individuato prove dell’esistenza di bande di adescatori operanti in 149 dei 317 distretti amministrativi locali del Regno Unito. Il rapporto ha stabilito che almeno 250.000 donne e ragazze sono state violentate da queste bande a partire dal 2000 e che alti funzionari politici hanno contribuito a farle sfuggire al processo.
Come riportato da Renovatio 21, in un episodio clamoroso e rivelatore, tre anni fa, per celebrare il Pakistan Day, una festa nazionale che commemora l’approvazione della risoluzione di Lahore, in base alla quale il 23 marzo 1940 fu approvata una nazione separata per i musulmani dell’impero indiano britannico richiesta dalla Lega musulmana, una bandiera nazionale Pakistana è stata issata sopra l’Abbazia di Westiminster, il più importante luogo di culto già cattolico e poi anglicano di Londra, in pratica uno dei segni più alti del Cristianesimo in terra anglica.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il deputato laburista Tahir Ali ha esortato il governo britannico a rendere illegale la «profanazione» dei testi religiosi e dei profeti, ossia di introdurre anche nel Regno Unito le leggi anti-blasfemia.
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Immagine da Twitter
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Il Papa, l’UNESCO e un certo Comenius…
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- Il Papa è il grande Anticristo e la Meretrice di Babilonia (II);
- La Bestia, che porta la Meretrice, è l’Impero Romano: particolarmente la Casa d’Austria (III).
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