Sanità
Ospedale al-Shifa, la Mezzaluna Rossa Palestinese afferma che 190 persone sono state evacuate
La Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha detto ieri che 190 feriti e malati, così come i loro accompagnatori e diverse équipe mediche, sono stati evacuati dall’ospedale al-Shifa di Gaza City verso altri ospedali nella parte meridionale della Striscia di Gaza.
«Oggi, la Mezzaluna Rossa Palestinese e le squadre delle Nazioni Unite hanno evacuato 190 feriti e malati, i loro accompagnatori e un certo numero di squadre mediche dall’ospedale al-Shifa di Gaza City ad altri ospedali nella parte meridionale della Striscia di Gaza, mentre molti altri feriti e i loro compagni insieme al personale medico sono ancora in ospedale», ha scritto la PRCS su Twitter.
L’ente sanitario ha aggiunto che le persone evacuate sono state trasferite all’ospedale europeo nella città di Khan Yunis, e i pazienti in dialisi sono stati trasferiti all’ospedale Abu Youssef Al-Najjar nella città di Rafah.
La PRCS ha affermato che all’evacuazione hanno partecipato anche 14 ambulanze della Mezzaluna Rossa, due autobus delle Nazioni Unite e altri veicoli.
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«Il processo di evacuazione è durato quasi venti ore poiché il convoglio è stato ostacolato e sottoposto ad un’accurata ispezione mentre attraversava il checkpoint che separa il Nord e il Sud di Gaza, mettendo così in pericolo la vita dei feriti e dei malati. Inoltre, tre paramedici e un Il compagno di una persona ferita è stato arrestato, quest’ultimo e due paramedici sono stati successivamente rilasciati, mentre il terzo paramedico, il collega Awni Khattab, è ancora detenuto fino a questo momento», si legge nella nota.
Il portavoce del ministero della Salute di Gaza, Ashraf al-Qudra, aveva detto venerdì ai giornalisti che 24 pazienti dell’ospedale Al-Shifa, la più grande struttura medica dell’enclave, sono morti durante un raid israeliano nel complesso. Le forze militari dello Stato Ebraico hanno accusato Hamas di utilizzare Al-Shifa e altri ospedali per scopi militari.
Il 5 novembre, un centinaio di medici israeliani dell’organizzazione «Medici per i diritti dei soldati israeliani» ha rilasciato una dichiarazione affermando che il grande complesso medico Al-Shifa di Gaza e altri ospedali di Gaza sono obiettivi legittimi da distruggere.
Mercoledì Israele e Hamas hanno confermato di aver concordato un cessate il fuoco di quattro giorni a Gaza, con la cessazione di tutte le ostilità e il rilascio di 50 ostaggi israeliani in cambio di 150 prigionieri palestinesi
Tuttavia, il rappresentante permanente di Israele presso le Nazioni Unite Gilad Erdan ha affermato in seguito che Israele avrebbe continuato la sua campagna militare contro Hamas a Gaza dopo la fine della pausa legata all’accordo sugli ostaggi, e non si sarebbe fermata finché non avesse «eliminato tutte le capacità di Hamas nell’enclave».
Secondo i funzionari locali, dal 7 ottobre sono morte a Gaza più di 11.000 persone.
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Immagine di Justin McIntosh via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Sanità
Sanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?
La sanità italiana si sta riempiendo, per legge, di operatori sanitari – medici ed infermieri – che hanno titoli di studio ottenuti all’estero e non riconosciuti dall’autorità italiana. Questo personale, che potrebbe persino non essere in grado di capire la lingua italiana, sta venendo assunto ing rande copia con leggi specifiche e bandi privilegiati, nel nome di un’emergenza che, al solito, non esiste. A pagare, in tutti i sensi, è il cittadino, le cui tasse finiscono per pagare il personale che dovrebbe curarlo al meglio, ma che ora è a rischio, vista la difficoltà di certificare le competenze del nuovo personale sanitario in arrivo. Ne abbiamo parlato con il presidente del sindacato DI.CO.SI ContiamoCi! dottor Dario Giacomini.
Dottor Giacomini, cosa sta accadendo?
Succede che è stata prorogata fino al 2029 l’applicazione dell’art.15 del DL 34/2023 che permette a lavoratori con titolo di studio non equiparato a quelli italiani di poter comunque lavorare nelle strutture pubbliche, private e convenzionate.
Perché questo?
Perché è dichiarata un’emergenza per la carenza di personale sanitario. Un’emergenza che non esiste: l’ennesima emergenza creata ad arte per cambiare il panorama della salute e del lavoro sanitario. Fondamentalmente è la ricerca di forza lavoro attingendo al mercato straniero.
Di che tipo di lauree parliamo?
Lauree conseguite in Paesi extra-UE, quindi parliamo di lavoratori provenienti da queste Nazioni. Tuttavia, potenzialmente, anche di cittadini italiani che posono conseguire questi titoli di studio con corsi online presso università estere. Tutti i titoli accademici conseguiti all’estero dovrebbero però compiere un percorso di equiparazione per essere valutati e riconosciuti in base allo scopo per cui devono essere utilizzati. Cosa che questo DL non prevede permettendo a tali operatori sanitari di lavorare in deroga.
Quindi i laureati all’estero possono fare concorsi pubblici?
Di più: ci sono dei bandi ad hoc per queste persone. Cioè, concorsi riservati non a tutti, ma solo a questi profili. La regione Veneto è una realtà capofila di questo fenomeno. Sui giornali si è letto he sarecbbero stati già assunti i primi dieci medici sudamericani, che lavoreranno nei reparti di emergenza-urgenza, come i Pronto Soccorsi.
Un luogo delicato…
Nei Pronto Soccorsi bisognerebbe avere la certezza della competenza professionale di chi opera, perché è la porta di accesso al Servizio Sanitario e il luogo dove arrivano i casi più complessi, più pericolosi per la vita dei pazienti.
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Quali problemi possono sorgere fin da subito?
Consideriamo che alcuni di questi sanitari stranieri ora regolarizzati potrebbero avere qualche problema con la comprensione della lingua italiana. Nella legge non c’era scritta la necessità di un qualche grado di conoscenza linguistica. Va detto che le regioni si sono quindi attrezzate: in Regione Veneto chiedono una competenza B2. Nei Pronto Soccorsi, tuttavia, non serve saper ordinare una pizza, serve avere la completa capacità di comprendere quello che il paziente sta dicendo, talvolta persino nei dialetti italiani. Se non capisco bene, posso ritardare, o sbagliare, il percorso diagnostico-terapeutico, mettendo potenzialmente a rischio la salute della persona.
Qual è la ratio politica di tutto questo?
Alle regioni, allo Stato italiano interessa solo che non vi sia interruzione di pubblico servizio. Riempiono, in pratica, le caselle delle strutture di cura. Poi se il personale non è all’altezza… non è più un problema del politico. Questa situazione ricade sulla qualità della cura.
Ci sono esempi eclatanti?
C’era il caso dei 10 mila infermieri indiani che dovrebbero essere assunti in Italia. Che formazione avrebbero? Il ministero della Sanità aveva dichiarato che la loro competenza sarebbe stata «idonea». Sostanzialmente il meccanismo è sempre lo stesso: la deroga.
Con che conseguenze?
Spalanchiamo la porta a personale sanitario di cui non si sa assolutamente nulla. Non è che puoi capire l’esatta competenza di un medico con un colloquio, quando in Italia servono 6 anni di corso di laurea, la specializzazione, la formazione continua, gli esami…
E nessuno reagisce?
Tutto questo avviene nel silenzio più assoluto dei sindacati, degli ordini professionali, della politica, e dei media. Il cittadino italiano non sa che negli ospedali dove si cura stanno lavorando questi soggetti.
Cosa ha fatto e farà il vostro sindacato?
Abbiamo più volte sollecitato il governo, il ministro della Salute, la Regione Veneto e le Federazionali Nazionale degli Ordini Professioni ad intervenire, o almeno sedersi ad un tavolo per risolvere la situazione. Quello che faremo ora sarà invitare gli operatori sanitari e i cittadini ad inviare un’email, con un testo che metteremo a disposizione, al ministero della salute affinché si blocchi questa iniziativa che va a danno di tutti.
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