Connettiti con Renovato 21

Animali

Lupi liberi tra le case, 15 pecorelle massacrate

Pubblicato

il

Ennesima strage di bestiame da parte di lupi in Alta Italia. Ad essere colpito, questa volta, è il territorio vicentino.

 

La strage di ovini si è avuta in settimana in alta Valchiampo in poche ore. Una mattanza di 15 capi consumata poco prima dell’alba di ieri nelle frazioni di Campodalbero e Durlo di Crespadoro, riporta Il Giornale di Vicenza. Si parla di un gruppo di forse cinque belve. L’attacco all’alba agli allevamenti è avvenuto a ridosso delle abitazioni. Per gli animali chiusi nei recinti non vi è stato scampo.

 

Non solo: la predazione del gregge si è avuta, simbolicamente, in allevamento che sta a dieci metri dalla chiesa locale. Sbranate due pecore adulte e tre agnellini. Un altro agnellino non è stato più trovato. È rimasta una pecora adulta con un solo agnellino, non suo. «Probabilmente non sopravviverà neanche questo», conclude Bauce. Il danno qui si aggirerebbe sui 1.500 o 2.000 euro.

Sostieni Renovatio 21

A Durlo, frazione del comune di Crespadoro, il bilancio è molto più grave, con il massacro di pecore bergamasche e «churrasco» nere. Al Motto del Crà, a cento metri dalle case, i lupi hanno ucciso quattro pecore, di cui due gravide, un montone, tre capre di cui due femmine gravide, un maschio, e un capretto disperso. Una è ferita e dovrà essere abbattuta.

 

Si tratta del famigerato overkill, o surplus killing (nell’italiani scientifico «predazione eccedentaria», o «strage da surplus»), il fenomeno per cui i lupi uccidono un numero di prede nettamente superiore a quello di cui hanno bisogno per sfamarsi nell’immediato

 

Il lettore di Renovatio 21 conosce bene la realtà di questo avvicinamento delle belve alle case: esso fa parte del naturale procedere della Scala di Geist, lo strumento etologico ideato dall’etologo canadese Valerius Geist per misurare come i lupi perdono la paura dell’uomo e di conseguenze iniziano gli attacchi diretti, mortali e predatori, alle persone.

 

Riepologhiamone le sette fasi della Scala di Geist.

 

1) Scarsità di prede e discariche: le prede naturali diminuiscono o fuggono; i lupi iniziano a cercare cibo nei rifiuti di notte.

2)Avvicinamento notturno: i lupi si avvicinano alle case solo con il buio in cerca di cibo antropico.

3) Apparizioni diurne: i lupi compaiono anche di giorno e osservano le persone da lontano, riducendo la distanza di sicurezza.

4) Attacchi ai domestici: i lupi attaccano cani e animali da cortile vicini alle abitazioni.

5) Confidenza estrema: i lupi si spingono a guardare attraverso le finestre o inseguono ciclisti e persone in movimento.

6) Comportamento ingannevole: i lupi sembrano quasi domestici o indifferenti, ma stanno testando l’essere umano come preda.

7) Attacco attivo: si verificano aggressioni dirette e tentativi di predazione sull’uomo.

 

Ciò significa che, alla fine della scala di Geist, troviamo il lupo che, come nelle favole, mangia l’uomo.

Aiuta Renovatio 21

Ciò è la conseguenza non solo di scelte amministrative ed ecologiche dissennate e imbecilli che hanno portato il cittadino e la sua proprietà a divenire prede dell’anarco-tirannia animale, ma pure del clima antivenatorio e antiumano che respira la società, dove il lupo – pensato non come predatore avversario dell’uomo da tempi arcaici – diviene icona della natura bella e libera, nonché strumento ideale di generazione del senso di colpa verde: l’uomo colpevole va eliminato, il lupo innalzato.

 

Tanto meglio se il lupo elimina l’uomo, è un sacrificio totemico ai quali i benpensanti ecofascisti, che credono spesso di essere ateim sembrano aspirare con voluttà.

 

Cosa facevano, una volta, per difendere le proprie casi dai lupi? La risposta arriva dalla lingua siciliana, dove il fucile da caccia veniva chiamato, ma guarda un po’, lupara.

 

Ma si tratta di un residuo linguistico storico: chi uccide un lupo oggi in Italia senza una specifica autorizzazione commette un reato penale grave: il codice penale italiano (Art. 727-bis) punisce l’uccisione, la cattura o la detenzione di specie protette con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro, rischiando pure richieste di risarcimento danni per danno ambientale da parte dello Stato o delle associazioni ambientaliste costitute come parte civile.

 

Esiste ancora – per il momento – la legittima difesa (Art. 54 c.p.) per i lupi, certo: ma il difendere i beni materiali o il bestiame non autorizza il privato cittadino a sparare autonomamente. E quindi, conoscendo la Scala di Geist, e sapendo che l’attacco al bestiame vicino a casa prelude l’aggressione agli esseri umani, dobbiamo semplicemente aspettare che ci entrino in casa?

 

Parrebbe che lo Stato moderno dica così: il cittadino diviene non solo schiavo, ma preda. Al lettore va bene?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Animali

Dieci leoni trovati avvelenati: mega-gattare in azione?

Pubblicato

il

Da

Dieci leoni sono stati trovati morti nell’area di conservazione di Ngorongoro, patrimonio UNESCO in Tanzania, e le autorità hanno aperto un’indagine per sospetto avvelenamento.   Gli animali sono stati scoperti venerdì nella zona di Ndutu, nel distretto di Endulen, secondo un avviso dell’Autorità per l’Area di Conservazione di Ngorongoro (NCAA). «I primi accertamenti suggeriscono che gli animali potrebbero essere morti per ingestione di veleno», ha dichiarato l’agenzia.   La NCAA ha avviato un’indagine interna per accertare le cause dei decessi e identificare i responsabili. Non ha indicato età o sesso degli animali né ha specificato quale sostanza possa essere stata coinvolta.

Sostieni Renovatio 21

L’avvelenamento è una minaccia ricorrente per i grandi carnivori nell’Africa orientale ed è spesso legato ai conflitti tra predatori e allevatori. Le autorità, tuttavia, non hanno ancora stabilito se le ultime morti siano state causate da avvelenamento intenzionale, né hanno individuato un possibile movente.   Nel 2018 sei leoni e 74 avvoltoi morirono dopo essersi cibati di una carcassa di bestiame avvelenata vicino al Parco Nazionale di Ruaha, in Tanzania. Le associazioni ambientaliste hanno sostenuto che l’avvelenamento sembrava una rappresaglia dopo l’attacco di alcuni leoni al bestiame, anche se non è stato identificato alcun sospetto.   Le ultime morti arrivano un mese dopo il ritrovamento di 18 elefanti morti nell’ecosistema di Amboseli, in Kenya, vicino al confine con la Tanzania. I test preliminari hanno indicato una possibile esposizione a una sostanza tossica. Quattro sospetti sono stati arrestati e poi rilasciati su cauzione in attesa di ulteriori accertamenti. A gennaio sei leoni e oltre 30 avvoltoi sono morti per avvelenamento nella riserva di Kitenden, sempre in Kenya, vicino al confine con la Tanzania.   Secondo un censimento della fauna selvatica 2024-2025 pubblicato a giugno dal Tanzania Wildlife Research Institute, la Tanzania ospita circa 17.200 leoni, la popolazione nazionale più numerosa al mondo. Circa 5.844 esemplari vivono nel circuito turistico settentrionale, che comprende Ngorongoro, Serengeti, Tarangire e il lago Manyara.   Ngorongoro è un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO in cui i pastori Maasai convivono con leoni, elefanti, bufali, rinoceronti neri e altri animali selvatici.   Il ministero del Turismo tanzaniano ha dichiarato che il Paese ha accolto 993.771 turisti internazionali nella prima metà del 2026. Le attrazioni gestite dalla NCAA hanno registrato 331.349 visite, tra nazionali e straniere, nello stesso periodo, con un incremento annuo del 7,6%.   L’avvelenamento di felini è una pratica presente anche in Europa, e assume il volto del gattarismo, ossia la patologia delle gattare, donne che si legano morbosamente a quantità di felini, – il rovescio enantiodromico è quello delle signore che invece i gatti li uccidono. Insomma: le anti-gattare sono una ramificazione delle gattare, così come secondo Leonardo Sciascia l’antifascismo è una divisione del fascismo.   Abbiamo sentito tante volte nell’infanzie le storie della vecchia di Paese che uccide i gattini. Archetipicamente, possiamo spiegare la questione immaginiamo che l’istinto materno, già di per sé contorto, delle gattare si possa trasformare, per quella che lo psicanalista Alfred Adler chiamava «legge dello sforzo inverso», nel suo opposto: la madre diviene strega.   Sul piano sociologico e giuridico in Italia, le gattare sono persino riconosciute dalla legge quadro 281/1991 sul randagismo, che affida loro la gestione delle colonie feline in convenzione con i servizi veterinari pubblici. Diversi Comuni italiani (Roma, Milano, Torino) hanno istituito registri e regolamenti specifici, e associazioni ambientaliste monitorano periodicamente lo stato della cura delle colonie feline nel Paese, segnalando peraltro un calo dei volontari attivi negli ultimi anni.

Iscriviti al canale Telegram

Tuttavia l’avvelenamento o l’uccisione dei gatti delle colonie ì è documentato soprattutto da fonti giornalistiche e associazioni animaliste, più che da studi accademici veri e propri. L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDA&A) stima che ogni anno vengano avvelenati e spesso uccisi almeno 70.000 gatti in Italia, con il fenomeno che si diffonde maggiormente scendendo verso il Sud, pur non risparmiando Centro e Nord, con punte in Puglia, Sicilia e Calabria.   Esistono aneddoti su litigi fra gattare per la cura della colonia, con accuse riguardo occupazione di territorio, furto di cibo o persino «traffico» di mici da una colonia all’altra. Le ipotesi riguardo campagne di avvelenamento dei reciproci gatti possono essere avanzate in un quadro di rivalità di vicinato spinto al parossismo (la classica morte del cane del vicino avvelenato), ma moltiplicati per stragi di felidi randagi.   Ci chiediamo a questo punto: più che per la solita esasperazione degli allevatori verso i predatori, è possibile che la povera «colonia felina» dei leoni – che sono de facto mega-gatti – sia finita in una bega tra mega-gattare?  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Benh LIEU SONG via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
Continua a leggere

Animali

Il Sudafrica lancia i bidoni della spazzatura anti-babbuino, una bestia aggressiva sino all’insopportabile

Pubblicato

il

Da

I primi 2.200 dei 6.000 contenitori per rifiuti a prova di babbuino, muniti di serratura, dovrebbero arrivare nelle zone prioritarie della penisola del Capo in Sudafrica a partire da metà settembre 2026. Un progetto di recinzione nella zona settentrionale resta in attesa delle ultime approvazioni ambientali e amministrative.

 

Il Cape Peninsula Baboon Management Joint Task Team (CPBMJTT), composto da SANParks, CapeNature e dalla Città del Capo, ha spiegato che l’intervento si concentrerà per prima cosa sulle aree in cui sono state segnalate con maggiore frequenza attività di babbuini e conflitti con i residenti.

 

Le prime zone a ricevere i nuovi cestini saranno Plateau Road, Castle Rock, Heron Park, Murdoch Valley South, De Oude Weg, Da Gama, Capri, Welcome Glen, Scarborough, Tokai East e Fir Grove. Simon’s Town è esclusa dalla fase iniziale di distribuzione perché i cestini di Seaforth e Waterfall sono destinati al trasferimento nel futuro Centro per la fauna selvatica urbana. Sono inoltre in corso i preparativi per una recinzione di confine settentrionale che si estenderà da Zwaanswyk a sud fino a Constantia Nek.

 

Secondo il CPBMJTT, i lavori dovrebbero partire a fine settembre, una volta completate le verifiche ambientali e ottenute le approvazioni amministrative. Il gruppo di lavoro ha precisato che la recinzione ha lo scopo di impedire ai babbuini di entrare nelle aree urbane e nei terreni agricoli della parte settentrionale della penisola, assicurando al contempo l’habitat per circa 250 babbuini.

Sostieni Renovatio 21

È stato firmato un protocollo d’intesa tra sette proprietari di aziende vinicole confinanti con il Parco Nazionale di Table Mountain nella valle di Constantia, la Cape Baboon Partnership e la città. L’accordo definisce le responsabilità condivise per la costruzione, la manutenzione e la gestione a lungo termine della recinzione. I proprietari terrieri e la Cape Baboon Partnership si divideranno i costi di costruzione e ammodernamento, mentre la città si è impegnata a versare un contributo una tantum di 10 milioni di rand.

 

Il CPBMJTT ha dichiarato che la costruzione dovrebbe durare circa sei mesi, se tutto procede secondo i piani. Una volta completata la recinzione, i ranger incoraggeranno le truppe CT1 e CT2 a dirigersi verso il versante montuoso e continueranno a monitorare le truppe e a pattugliare la recinzione.

 

La recinzione fa parte del Piano strategico di gestione dei babbuini della penisola del Capo, già approvato, e ha lo scopo di creare un confine più netto tra il Parco nazionale di Table Mountain e le proprietà agricole e residenziali limitrofe. La Cape Baboon Partnership ha nominato un responsabile del santuario di grande esperienza; negli ultimi due mesi le parti interessate, i gruppi ambientalisti, i rappresentanti della comunità e i residenti hanno visitato il sito.

 

Il 21 agosto si è concluso un progetto di ricerca dell’Università di Swansea che ha coinvolto il gruppo di babbuini Da Gama. Lo studio ha testato approcci non invasivi basati su stimoli olfattivi, uditivi e visivi per esaminare la reazione dei babbuini a rischi simulati. I collari utilizzati durante la ricerca, progettati per sganciarsi automaticamente, sono stati ora raccolti. L’analisi dei dati è in corso e i risultati saranno resi pubblici al termine dello studio.

 

I babbuini sono tra i primati più studiati per i loro comportamenti sociali complessi, e l’aggressività gioca un ruolo centrale nella loro organizzazione di gruppo. Vivono in truppe gerarchiche che possono contare da poche decine fino a oltre cento individui, e all’interno di questa struttura la competizione per il rango, il cibo e l’accesso alle femmine genera episodi di aggressività frequenti e spesso ritualizzati.

 

Nei maschi l’aggressività è particolarmente marcata: sono generalmente più grandi delle femmine, dotati di canini lunghi e affilati che usano sia per dimostrazioni di minaccia sia in combattimenti reali. Le lotte per la dominanza sono comuni soprattutto quando un maschio giovane cerca di scalzare un individuo di rango più alto, oppure quando maschi provenienti da altre truppe tentano di inserirsi in un gruppo. Questi scontri possono includere morsi, inseguimenti e vocalizzazioni intense, e occasionalmente provocano ferite serie.

 

Anche le femmine mostrano aggressività, ma tende a essere più legata alla difesa della prole, alla competizione tra parenti per le risorse e al mantenimento delle gerarchie matrilineari, che nei babbuini sono generalmente stabili e trasmesse di madre in figlia.

Aiuta Renovatio 21

Un aspetto interessante, dicono gli etologi, è che l’aggressività nei babbuini non sarebbe solo distruttiva: servirebbe anche a mantenere l’ordine sociale, a stabilire chi ha accesso prioritario alle risorse e a ridurre conflitti prolungati attraverso segnali di sottomissione chiari (come lo sguardo abbassato o l’esposizione del posteriore). I comportamenti di riconciliazione dopo un conflitto, come il grooming reciproco (lo «spulciamento»), sono ben documentati e aiutano a ristabilire i legami sociali, garantiscono gli studiosissimi.

 

Eccerto: come per le orche, lasciamo pure che le bestie siano violente, è per il loro bene, anzi la loro società armoniosa abbisogna di botte e sangue. Fidatevi degli esperti.

 

Va sottolineato che i babbuini mostrano aggressività verso l’uomo, specialmente in aree dove sono abituati alla presenza umana e associano le persone al cibo: in alcune zone dell’Africa questo ha portato a episodi di babbuini che rubano cibo aggressivamente da turisti o abitazioni.

 

Il direttore di Renovatio 21 anni fa, nei pressi delle cascate dello Zambesi a Livingstone, laddove confinano le vecchie Rhodesie (oggi Zambia e Zimbabwe) fu gravemente minacciato da un babbuino, infastidito dal fatto di essere stato seguito qualche metro per scattare una foto. Il direttore, allarmato dalla brutale scontrosità dell’animale, arrivò a scusarsi con esso, tuttavia oggi se ne pente moltissimo.

 

I rognosi primati hanno creato in loco problemi ben peggiori. Da quelle parti si racconta la storia, che non siamo stati in grado di verificare, di una torma di babbuini che si è avventata ad un buffet per un evento ufficiale in un resort della zona. Un politico, forse un ministro, impaurito dal caotico attacco delle scimmie malefiche, sarebbe quindi finito in piscina, e non è detto che sapeva nuotare. Tratto in salvo dal personale, il funzionario dello Stato africano, fradicio ed incazzatissimo, avrebbe ordinato la fucilazione delle orrende bestie scroccone.

 

Non sappiamo se l’aneddoto sia completamente inventato, ma negli anni lo abbiamo udito, e ritenuto – conoscendo la natura babbuinica e quella della politica umana locale – abbastanza credibile.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Animali

Lontra aggredisce brutalmente donna che nuotava nel lago

Pubblicato

il

Da

Una normale nuotata mattutina nel lago Tahoe si è trasformata in un’esperienza traumatica per una donna a Reno, in Nevada, dopo l’attacco proditorio di una lontra ai danni dell’umana.   Domenica 30 agosto la signora Lynnette Bellin è stata assalita sott’acqua da una lontra mentre nuotava vicino a Hidden Beach a Incline Village. Il malvagio animale le ha improvvisamente afferrato una gamba e l’ha trascinata sott’acqua, ha raccontato al Reno Gazette Journal.   Di conseguenza Bellin ha riportato tagli su viso, braccia e gambe, che hanno richiesto 22 punti di sutura e una vaccinazione antirabbica.   «All’inizio ho pensato che fosse qualcuno che mi tirava, perché la stretta era fortissima», ha dichiarato Bellin al Gazette Journal. «Non avevo visto nessun altro nuotare là fuori, quindi non ero sicura», ha detto la vittima della violenza mustelide. «E poi ho sentito i denti e gli artigli, ed è stato implacabile».   La signora è poi voltata e ha visto la perfida lontra, che la stavascelleratamente mordendo e graffiando. Mentre l’attacco proseguiva, la Bellin ha cercato di raggiungere un gruppo di rocce lì vicino e è arrivata persino a scaraventare via l’orrenda bestia.  

Sostieni Renovatio 21

Nonostante avesse gridato aiuto, nessuno rispose. Ciononostante, è riuscita a uscire dall’acqua aggrappandosi a un gruppo di rocce. Una volta tornata in spiaggia, la Bellin ha visto la lontra che girava intorno alla zona e si è recata autonomamente all’ospedale.   Le foto delle ferite di Bellin scattate dopo la brutale aggressione mostrano il sangue che le colava sul viso, sul braccio e sulla mano sinistra. Nuotava in quella zona da luglio ed è un’istruttrice di nuoto professionista, purtuttavia dice di non aver mai veduto nulla di simile a quanto accaduto nel lago Tahoe.   La polizia brancola nel buio. L’ufficio dello sceriffo della contea di Washoe, intervenuto sul luogo dell’incidente, ha cercato l’animale il 30 agosto, ma non è riuscito a trovarlo, ha riferito il Dipartimento della fauna selvatica del Nevada al Gazette Journal. Il mustelide natante è quindi latitante. Un mostro acquatico in libertà è quello che i cittadini vogliono sentirsi dire tutte le mattine.   In zona e più estesamente negli USA sono stati segnalati ulteriori attacchi. Secondo quanto riportato da South Tahoe Now, il signor Bob Daly stava nuotando a Pope Beach il 9 agosto quando è stato attaccato da una lontra, che gli ha provocato otto morsi e graffi sanguinanti.   Il mese scorso si è verificato un attacco di lontra ad Anchorage, in Alaska, come riportato dall’emittente KTU .   Gli attacchi delle lontre possono essere pericolosi, ma nella maggior parte dei casi sono rari. Secondo l’ Otter Specialist Group («Gruppo specialisti di lontre»), che ha condotto un’indagine sugli attacchi delle lontre nel 2011, dal 1875 sono stati documentati solo 39 casi.   Le lontre nordamericane erano le più frequentemente coinvolte negli attacchi. Il maggior numero di attacchi è stato documentato in Florida.   Attacchi di lontre sono stati segnalati anche in Columbia Britannica, California, Georgia, Iowa, Massachusetts, Montana, New Hampshire, New York, Oregon, Vermont, Virginia, Washington e Wisconsin.   I lettori di Renovatio 21 conoscono il caso efferato della lontra ladra di surf che incrocia nella zona di Santa Cruz, California. L’animale acquatico agisce con una pervicacia e sfacciataggine al limite del tollerabile avvicinando i surfisti per rubare loro le tavole.  

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, la nequizia lontresca è proseguita anche di recente, con la belva criminale a far scrivere i giornali anche a fine 2025, quando ha morso vilmente il piede di un surfista per poi sottrargli la tavola, che ha tenuto con sé per 20 minuti, per poi desistere all’arrivo dei soccorsi.   A questo punto non ci resta vorremmo, come l’altra volta, condividere un video YouTube che tratta della preparazione di piatti a base di carne di lontra, il cui sapore, dicono, non è dissimile da quello del maiale arrosto. Non lo facciamo ed avvertiamo i lettori che lo facciamo solo a scopo educativo, e di satira: la lontra (Lutra lutra) è una specie rigorosamente protetta in Italia da leggi nazionali e internazionali. La legge italiana 157 del 1992 inserisce la lontra tra le specie particolarmente protette. La Direttiva europea Habitat 92/43/CEE tutela la specie imponendo una protezione rigorosa e la creazione di zone speciali di conservazione.   In pratica, picchia e ruba ma è protetta dallo Stato italiano e dal Superstato europeo. Chi ci ricorda?    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine AI screenshot da YouTube  
Continua a leggere

Più popolari