Militaria
L’operazione militare russa in Ucraina è una «guerra rivoluzionaria»: analisi dei Marines USA
Un articolo apparso nel numero di agosto 2022 della Marine Corps Gazette, il giornale ufficiale del famoso corpo militare americano, ha definito l’operazione militare speciale russa come una «guerra rivoluzionaria».
L’analisi presentata dall’autore dell’articolo, che si firma con lo pseudonimo «Marinus» e si descrive come «un alto ufficiale di marina che scrive regolarmente di guerra», differisce molto, per profondità e significato, dalla narrativa ufficiale promanata dal Pentagono e ripetuta a memoria da politica e stampa di tutto il blocco occidentale.
L’articolo smentisce le affermazioni di Kiev, Bruxelles e Washington secondo cui Vladimir Putin sta cercando di conquistare tutta l’Ucraina e che i russi stanno perdendo nel Donbass.
«Marinus» considera l’operazione di Mosca come composta da tre fronti, ciascuno dei quali seguiva un modello che faceva parte del repertorio operativo russo da molto tempo.
Il primo fronte è stato l’incursione nel nord all’inizio del conflitto che i russi avevano descritto come un «raid»: un tipo di raid che non combacia con il concetto di raid del Corpo dei Marines, il quale consisteva nell’entrare rapidamente, svolgere compiti specifici di breve durata e poi esci velocemente. La concezione russa di raid – reyd in russo – è invece quella di «creare effetti operativi significativi».
Secondo Marinus, «un reyd è un’impresa più aperta che può essere adattata per sfruttare nuove opportunità, evitare nuovi pericoli o servire nuovi scopi».
La famosa colonna che si avvicinò a Kiev, ma non vi entrò mai, «convinse gli ucraini a indebolire il loro principale esercito sul campo che combatteva nella regione del Donbass, per rafforzare le difese delle città lontane».
Il secondo fronte è nel Sud dove le forze russe, a differenza del Nord, hanno preso possesso di città simili, tra cui Kherson e Melitopol’.
«Mentre alcune formazioni russe nel sud consolidavano il controllo sul territorio conquistato, altre hanno condotto incursioni nelle vicinanze di Mykolaiv» che hanno incoraggiato la leadership ucraina a sottrarre forze al Donbass e dedicarle alla difesa delle città. In entrambi i casi, i russi hanno evitato l’uso dell’artiglieria da campo, nel Nord per evitare di inimicarsi persone che si identificavano principalmente come ucraine e nel Sud per preservare la vita e le proprietà di persone che si considerano russe.
Poi c’è il terzo fronte. «Ad oriente invece i russi hanno condotto bombardamenti che, sia in termini di durata che di intensità, rivaleggiavano con quelli delle grandi gare di artiglieria delle guerre mondiali del 20° secolo», continua Marinus.
«Resi possibili da linee di rifornimento brevi, sicure e straordinariamente ridondanti, questi bombardamenti servivano a tre scopi».
Il primo è stato quello di confinare le truppe ucraine nelle loro fortificazioni, rendendo loro impossibile fare qualsiasi altra cosa.
In secondo luogo, hanno inflitto un gran numero di vittime.
In terzo luogo, «se condotto per un periodo di tempo sufficiente (…) il bombardamento di una data fortificazione portava invariabilmente al ritiro dei suoi difensori o alla loro resa».
«Nelle campagne di Russia in Ucraina (…) una serie di operazioni fatte principalmente di movimento completava una composta principalmente da cannoni», scrive il misterioso Marine. «Un modo per risolvere questo apparente paradosso è caratterizzare le prime cinque settimane di guerra come un grande inganno che, pur lavorando poco in termini di distruzione diretta, ha reso possibile il successivo logoramento delle forze armate ucraine. In particolare, la minaccia rappresentata dalle incursioni ha ritardato il movimento delle forze ucraine nel teatro principale della guerra [il Donbass, ndr] fino a quando i russi non avessero schierato le unità di artiglieria, messo in sicurezza la rete di trasporto e accumulato scorte di munizioni per condurre un lunga serie di grandi bombardamenti».
«Il netto contrasto tra i tipi di guerra condotta dalle forze russe in diverse parti dell’Ucraina ha rafforzato il messaggio al centro delle operazioni di informazione russe». Cioè, che l’operazione speciale ha tre scopi, la protezione delle Repubbliche filorusse del Donbass (DPR e LPR), la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina. «Tutti e tre questi obiettivi hanno richiesto pesanti perdite alle formazioni ucraine che combattevano nel Donbass».
«Le tre campagne di terra condotte dai russi in Ucraina nel 2022 devono molto ai modelli tradizionali», scrive l’analista militare.
«Allo stesso tempo il programma di attacchi missilistici sfruttava una capacità a dir poco rivoluzionaria. Che fossero vecchi o nuovi, tuttavia, questi sforzi componenti sono stati condotti in un modo che ha dimostrato un profondo apprezzamento per tutti e tre i regni in cui vengono condotte le guerre. Cioè, i russi raramente dimenticavano che oltre ad essere una lotta fisica, la guerra è sia una gara mentale che un argomento morale».
Il Marinus conclude scrivendo che l’operazione russa in Ucraina potrebbe annunciare una «lunga lotta crepuscolare» (definizione che Renovatio 21 ritiene poeticamente bellissima) che potrebbe essere paragonabile alla Guerra Fredda che si è conclusa con il crollo dell’Unione Sovietica.
«Se è così, allora ci troveremo di fronte a un avversario che, pur traendo molto valore dalla tradizione militare sovietica, è stato liberato sia dalla brutalità insita nell’eredità di Lenin sia dai paraocchi imposti dal marxismo. Ciò che sarebbe anche peggio, potremmo trovarci a combattere i discepoli di John R. Boyd».
Come nota EIRN, quest’ultimo riferimento è particolarmente degno di nota. Boyd, un pilota di caccia dell’aeronautica americana negli anni Cinquanta e Settanta, ha inventato il ciclo OODA – osservare, orientare, decidere, agire –per descrivere i processi mentali che un pilota attraversa durante il combattimento aereo.
In altre parole, Marinus sta dicendo che i russi ora, grazie alla guerra ucraina, hanno maturato esperienza sul campo e capacità che l’Occidente non ha.
Militaria
Militare USA muore cadendo da grande altezza in una dimostrazione durante una partita di football
L’Aeronautica Militare ha reso noto il nome del militare morto durante un’esibizione con corda andata male in occasione di una partita di football americano.
Un operatore delle forze speciali dell’Aeronautica ha perso la vita precipitando da circa 52 metri sabato scorso, durante una dimostrazione di discesa con corda in una partita di football universitario: dopo aver perso il controllo è caduto in caduta libera dalle travi dello stadio e si è schiantato sul terreno di gioco.
Il video del tragico incidente sta circolando in rete.
Footage showing a soldier falling from a rope and sustaining serious injuries during a demonstration in America #UTSA #navy pic.twitter.com/7pMEcAQr6C
— SULTAN’S THE OTTOMAN.💛💙 (@Fener34King) October 18, 2026
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L’Aeronautica ha identificato la vittima nel sergente tecnico Ian Patterson. Veterano con quindici anni di servizio, Patterson aveva ricevuto la Air and Space Commendation Medal con tre foglie di quercia, oltre alla Army Commendation Medal, alla Air and Space Achievement Medal e alla Army Achievement Medal. Nel 2022 era stato inoltre designato Istruttore dell’anno delle Forze Speciali dell’Aeronautica.
«Gli americani, giustamente sconvolti da questa notizia, farebbero bene a ricordare che le guerre globaliste in Medio Oriente hanno provocato la morte di migliaia di altri uomini valorosi come Patterson» ha commentato l’editorialista Tucker Carlson, in polemica totale con l’amministrazione Trump e la guerra iraniana. «Quelle perdite raramente diventano fenomeni virali sui social, ma restano altrettanto concrete. E senza alcuna ragione che vada a vantaggio del nostro Paese».
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Cina
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Militaria
Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.
Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.
Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».
Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.
«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.
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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».
«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.
L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.
Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.
Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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