Militaria
L’esercito USA trasmetterà in diretta streaming un’esecuzione tramite fucilazione
Il segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato l’intenzione di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano, condannato per aver ucciso 13 persone in una base militare in Texas, sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo.
Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 a Fort Hood, dovrebbe essere giustiziato da un plotone d’esecuzione militare il 3 dicembre. Sarebbe la prima esecuzione effettuata dalle forze armate statunitensi in oltre sessant’anni e la prima a opera di un plotone d’esecuzione dell’esercito dalla Seconda guerra mondiale.
Parlando giovedì con il commentatore conservatore Jack Posobiec, Hegseth ha difeso la scelta di giustiziare Hasan nello stesso luogo della strage.
Posobiec: Has Nidal Hasan made any final request?
Hegseth: Don’t care. pic.twitter.com/xItPk45NvR
— Clash Report (@clashreport) October 8, 2026
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«Sarà giustiziato da un plotone d’esecuzione composto da soldati, come è giusto che sia, e ci assicureremo che la gente possa assistere all’esecuzione, che sia pubblica, perché le persone devono capire che questo tipo di azioni comportano gravi conseguenze», ha dichiarato Hegseth.
Il dipartimento della Guerra ha poi confermato che l’esecuzione sarebbe stata trasmessa in diretta streaming per la visione pubblica e che altri dettagli sarebbero arrivati in seguito, secondo il Washington Post e l’Associated Press.
Lo Hasan, musulmano nato negli Stati Uniti ed ex psichiatra dell’esercito, aprì il fuoco il 5 novembre 2009 in un centro di elaborazione dati militare a Fort Hood, uccidendo 13 persone e ferendone altre 32. Secondo quanto riferito, durante l’attacco avrebbe gridato il classico «Allahu akbar».
L’attentatore aveva in precedenza scambiato email con il religioso islamico radicale Anwar al-Awlaki, poi ucciso in un attacco di droni statunitensi in Yemen. Davanti alla corte marziale Hasan ha ammesso la responsabilità del massacro, dicendo di aver agito per proteggere i correligionari musulmani dalle operazioni militari americane in Afghanistan.
Nel 2013 è stato condannato per omicidio premeditato e tentato omicidio e gli è stata inflitta la pena di morte. Nel marzo 2025 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di riesaminare la condanna, aprendo la strada all’approvazione dell’esecuzione da parte del presidente Donald Trump all’inizio di questo mese, su raccomandazione di Hegseth.
L’esecuzione è prevista per le 13:00 del 3 dicembre, all’incirca alla stessa ora dell’attentato. Hasan potrebbe ancora tentare di ritardarla con un ricorso separato davanti a un tribunale federale civile.
L’ultima esecuzione militare statunitense risale al 1961, quando un soldato semplice dell’esercito fu impiccato dopo la condanna per stupro e tentato omicidio di una bambina di 11 anni.
La pena capitale per fucilazione resta legale in cinque Stati americani — Idaho, Mississippi, Oklahoma, Carolina del Sud e Utah — tuttavia il metodo è usato di rado.
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Come riportato da Renovatio 21, il dipartimento di Giustizia USA cinque mesi fa aveva comunicato che il Paese ripristinerà l’uso della fucilazione, della sedia elettrica e dell’asfissia gassosa per giustiziare i criminali condannati per i reati federali più gravi.
Lo stesso presidente Trump, interrogato sul caso dell’esecuzione fallita dell’assassina Christa Pike ha detto apertis verbis che sarebbe d’uopo reintrodurre i plotoni di esecuzione.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa lo Stato americano dell’Alabama ha giustiziato un condannato a morte utilizzando l’azoto gassoso, segnando il secondo utilizzo di questo controverso metodo, che alcuni critici hanno definito equivalente alla tortura. Durante l’esecuzione del condannato a morte, i testimoni dissero di averlo visto tremare e contorcersi sulla barella per minuti prima di morire.
Le esecuzioni pubbliche sono molto più rare nella storia americana moderna. L’ultima esecuzione pubblica ampiamente riconosciuta negli Stati Uniti avvenne nel Kentucky nel 1936, quando un assassino condannato fu impiccato davanti a migliaia di spettatori.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
I generali della NATO riuniti a Kiev
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Militaria
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