Geopolitica
Le forze israeliane aprono il fuoco sulla folla di palestinesi in attesa degli aiuti alimentari
Strage tra le persone in coda per gli aiuti alimentari in Palestina. Hamas parla di 104 morti e di centinaia di feriti causati dalle forze israeliane che avrebbero aperto il fuoco sulla massa, Israele invece contestando i resoconti locali di ciò che è accaduto e affermando che le persone sono morte in seguito a calpestamenti causati dai palestinesi che si precipitavano sui camion degli aiuti.
Qualcuno in rete già lo chiama «il massacro della farina».
Esistono diverse versioni di ciò che è accaduto, tuttavia i resoconti concordano sul fatto che si è scatenato il caos quando circa 30 camion di aiuti umanitari contenenti cibo sono stati posizionati per strada sotto la protezione israeliana.
Gaza è sull’orlo della carestia e, secondo quanto riferito, centinaia di persone si sono precipitate verso i camion sperando di ottenere qualcosa da mangiare.
???????? #Palestine – ???????? #Israel: More than 100 Palestinian civilians were killed by the IDF in Gaza today after soldiers opened fire on a crowd of people surrounding a food aid truck. The trucks reportedly ran over civilians as they left the area, which one witness said accounted for… pic.twitter.com/EAZBvTrSz0
— POPULAR FRONT (@PopularFront_) February 29, 2024
JUST IN‼️The moment Israeli tanks targeted Hungry people waiting for aid in Gaza, 110 deaths and 700 injuries.
This is genocide live at the hands of the Jewish ISIS. pic.twitter.com/R9lBrH4GNG
— Syrian Girl ???????? (@Partisangirl) March 1, 2024
Sul fatto che si tratterebbe di un massacro causato dal fuoco israeliano hanno scritto giornali internazionali come il britannico Guardian: «una fonte israeliana ha detto che le truppe israeliane hanno aperto il fuoco giovedì contro “diverse persone” tra la folla che circondava i camion degli aiuti nella Striscia di Gaza dopo essersi sentite minacciate».
BREAKING| A truck, which was supposed to carry humanitarian aid, has been used to carry hundreds of dead bodies of murdered hungry people, who have been targeted by Israel’s military while they were waiting for food at Al Nabulsi roundabout in northern Gaza. pic.twitter.com/ZbxfM13yKJ
— Angelo Giuliano ???????????????????????????????????????????????????????????? 安德龙 (@angeloinchina) February 29, 2024
Subito dopo, mentre dalla scena emergevano video raccapriccianti, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna quello che ha descritto come «l’orribile massacro condotto questa mattina dall’esercito di occupazione israeliano».
I palestinesi affermano che le truppe israeliane hanno sparato indiscriminatamente sulla folla e utilizzato i camion degli aiuti in una sorta di «imboscata», mentre l’esercito israeliano afferma che le persone sono state uccise in una «fuga precipitosa per chiedere aiuti» e in una «schiacciamento della folla», e che alcune delle morti sono state il risultato è che i soldati israeliani si trovano sotto una minaccia immediata.
«Più parliamo con la gente di ciò che è accaduto durante l’attacco vicino a Gaza City questa mattina, più diventa chiaro che sentono che si è trattato di una trappola, di un’imboscata» dice il servizio di Al Jazeera.
«Non appena le persone si sono avvicinate ai camion che trasportavano aiuti alimentari, sono state colpite da colpi di arma da fuoco. C’erano droni d’attacco nel cielo. Nelle vicinanze si è verificato anche il fuoco delle forze navali e dei veicoli blindati».
«All’improvviso, queste forze militari hanno sparato contro un gruppo di persone affamate, traumatizzate e sfollate. Persone che cercavano solo di mettere le mani su tutto ciò che potevano per nutrire le proprie famiglie e sopravvivere» continua il network del Qatar. «Il numero delle vittime dell’attentato è salito a 104 e purtroppo ci sono ancora feriti lasciati sulle strade. Paramedici, personale della protezione civile e volontari stanno cercando di aiutare queste persone a raggiungere gli ospedali, ma trovano molto difficile raggiungere la zona. Ci aspettiamo che il numero delle vittime aumenti ancora di più nelle prossime ore».
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) ammettono che almeno alcune delle morti sono il risultato del fuoco israeliano. «Tuttavia, l’esercito ha anche riconosciuto che le truppe hanno aperto il fuoco su diversi abitanti di Gaza, che secondo loro mettevano in pericolo i soldati», riferisce il Times of Israel.
L’IDF sostiene che la grande maggioranza delle morti è stata il risultato della fuga stessa, o dell’essere investiti dai camion, dopo che erano scoppiati i «saccheggi». Secondo quanto riferito, durante il caos c’erano circa 30 camion e migliaia di palestinesi che correvano oltre i posti di blocco per cercare di accedere agli aiuti.
“We recognize the suffering of the innocent people of Gaza. This is why we are seeking ways to expand our humanitarian efforts.”
Watch the full statement by IDF Spokesperson RAdm. Daniel Hagari on the incident regarding the humanitarian aid convoy the IDF facilitated. pic.twitter.com/m6Pve3Odqw
— Israel Defense Forces (@IDF) February 29, 2024
«Secondo un’indagine iniziale dell’IDF sullo schiacciamento, la stragrande maggioranza delle vittime è stata il risultato del calpestio e dell’essere colpiti dai camion degli aiuti» dichiara l’IDF, secondo il Times of Israel. «Decine di palestinesi che si sono precipitati sull’ultimo camion del convoglio hanno iniziato a dirigersi verso un carro armato dell’IDF e le truppe di stanza al checkpoint militare, ha rilevato l’indagine. Un ufficiale di stanza nella zona ha ordinato ai soldati di sparare colpi di avvertimento in aria poiché i palestinesi si trovavano a poche decine di metri, nonché colpi di arma da fuoco alle gambe di coloro che continuavano ad avanzare verso le truppe, ha riferito l’indagine».
Secondo l’IDF, le vittime del fuoco israeliano sarebbe 10.
L’agenzia Associated Press ha intervistato un testimone oculare: «Kamel Abu Nahel, che era in cura per una ferita da arma da fuoco all’ospedale di Shifa, ha detto che lui e altri sono andati al punto di distribuzione nel cuore della notte perché avevano sentito che ci sarebbe stata una consegna di cibo. “Sono due mesi che mangiamo mangimi per animali”, ha detto. Ha detto che le truppe israeliane hanno aperto il fuoco sulla folla, facendola disperdere, con alcune persone nascoste sotto le auto vicine. Dopo che gli spari sono cessati, sono tornati ai camion e i soldati hanno aperto di nuovo il fuoco. Gli hanno sparato a una gamba ed è caduto, poi un camion gli è passato sopra la gamba mentre sfrecciava, ha detto».
«I medici arrivati sul posto giovedì hanno trovato “dozzine o centinaia” distesi a terra, secondo Fares Afana, capo del servizio di ambulanze dell’ospedale Kamal Adwan. Ha detto che non c’erano abbastanza ambulanze per raccogliere tutti i morti e i feriti e che alcuni venivano portati agli ospedali su carri trainati da asini».
Bodies being taken by donkey following Israel’s Flour Massacre in Gaza
Disturbing footage has emerged of Palestinian men piled on top of one another, being transported by a donkey in Gaza, occupied Palestine. pic.twitter.com/ERnVQj8B3h
— MintPress News (@MintPressNews) February 29, 2024
Hamas ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che questo massacro mette in discussione il futuro dei colloqui per il cessate il fuoco. «I negoziati condotti dalla direzione del movimento non sono un processo aperto a scapito del sangue del nostro popolo», si legge nel comunicato riportato dalla Reuters. Hamas ha definito l’incidente come «senza precedenti nella storia dei crimini di guerra», come parte della «guerra della fame» di Israele contro il popolo di Gaza.
Si dice che l’amministrazione americana stia ora riflettendo sul lancio di casse di cibo e forniture mediche su Gaza. La Giordania lo ha già fatto con un certo successo, come abbiamo sottolineato in precedenza.
«Si tratta di un incidente grave e stiamo esaminando i rapporti. Piangiamo la perdita di vite innocenti e riconosciamo la terribile situazione umanitaria a Gaza, dove innocenti I palestinesi stanno solo cercando di sfamare le loro famiglie» ha dichiarato portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale di Biden.
Il massacro arriva quando la Casa Bianca parlava di una tregua, alla quale tuttavia Hamas aveva detto di non credere.
Geopolitica
Melania Trump riceve i rappresentanti russi ed ucraini alla Casa Bianca
Rappresentanti di Russia e Ucraina si stanno incontrando alla Casa Bianca a Washington, DC, per colloqui ospitati dalla First Lady Melania Trump.
L’incontro fa seguito a un cessate il fuoco umanitario temporaneo ad Alyoshki, città nella regione russa di Kherson, coordinato con il coinvolgimento della First Lady statuninse (FLOTUS).
La Casa Bianca ha annunciato l’incontro il 3 novembre, descrivendolo come un «momento straordinario nella storia americana».
Secondo quanto affermato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, la Russia è rappresentata dalla Commissaria per i diritti umani Yana Lantratova e dall’inviato speciale del Presidente Kirill Dmitriev.
Secondo quanto riportato dai media ucraini, l’Ucraina ha inviato il Commissario per i diritti umani Dmitry Lubinets e David Arakhamia, capo del gruppo parlamentare al governo «Servitore del Popolo».
Melania Trump ha auspicato che la cooperazione tra Mosca e Kiev si estenda oltre il cessate il fuoco temporaneo ad Alyoshki, descrivendo l’accordo umanitario come un precedente per promuovere la pace nella regione.
Il Dmitriev ha ringraziato Melania Trump «a nome del presidente Putin» per il suo coinvolgimento nell’operazione umanitaria, definendo il suo ruolo crucialedonando alla FLOTUS un dipinto realizzato da una bambina di 11 anni di Alyoshki, che si era trasferita con la sua famiglia nella città russa di Tuapse. Il disegno recava la scritta «Amo Melania».
L’inviato presidenziale ha anche affermato che gli sforzi umanitari hanno contribuito a riunire 34 bambini con le loro famiglie in Russia e Ucraina. Il presidente russo Vladimir Putin ha sostenuto le iniziative proposte dal presidente statunitense Donald Trump, tra cui lo scambio di prigionieri, il rilascio di detenuti americani e altre misure umanitarie, ha dichiarato Dmitriev.
La Casa Bianca ha affermato che Melania Trump ha avviato autonomamente i contatti tra i due Paesi e ha contribuito a garantire il cessate il fuoco temporaneo ad Alyoshki e nell’area circostante.
La tregua di sei giorni, scaduta domenica, ha permesso alle squadre umanitarie russe e ucraine di consegnare cibo, acqua, medicinali e altri beni di prima necessità e di evacuare i residenti. Secondo Melania Trump, sono state evacuate quasi 800 persone.
Il 2 novembre Lantratova ha dichiarato che erano in corso discussioni per organizzare missioni umanitarie regolari ad Alyoshki con la mediazione della first lady, il che avrebbe potuto consentire la consegna di aiuti ogni mese.
L’incontro precede un altro ciclo di negoziati tra Mosca e Kiev, mediati dagli Stati Uniti, previsto per il 10 e 11 novembre ad Abu Dhabi.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa la FLOTUS Melania aveva rivelato di essere in contatto diretto con il presidente russo Vladimiro Putin da mesi, nell’ambito di un’iniziativa diplomatica riservata per riunire i bambini ucraini sfollati a causa del conflitto con le loro famiglie. Il dialogo era iniziato dopo aver inviato una lettera a Putin nell’agosto 2025. «Mi ha risposto per iscritto, esprimendo la sua disponibilità a collaborare direttamente con me», ha detto. Da allora, i due hanno mantenuto un «canale di comunicazione aperto» incentrato sul benessere dei bambini.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Zelens’ky afferma che gli USA devono ancora a Kiev 16 miliardi di dollari
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Geopolitica
Espulsione incrociata di diplomatici tra Sudan ed Etiopia
Sudan ed Etiopia si sono chiusi reciprocamente i consolati e hanno espulso il personale diplomatico a seguito di accuse reciproche di sostegno a gruppi armati che combattono contro i rispettivi governi.
Secondo quanto riportato dai media mercoledì, l’Etiopia ha ordinato la chiusura del consolato sudanese nella città di confine occidentale di Assosa e ha dato a sei diplomatici 48 ore di tempo per lasciare la sede. Il Sudan ha risposto chiudendo il consolato etiope nella città orientale di Gedaref e ordinando al personale di lasciare la sede. Nessuno dei due ministeri degli Esteri ha fornito spiegazioni pubbliche in merito a tali decisioni.
Il consigliere presidenziale sudanese Amjad Farid ha dichiarato che il suo governo resta impegnato a difendere il proprio territorio, secondo quanto riportato da Reuters. «Ciononostante, sta facendo tutto il possibile per evitare una guerra aperta con l’Etiopia», ha affermato.
Domenica il ministero degli Esteri sudanese ha dichiarato di aver presentato reclami al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, accusando l’Etiopia di aver permesso alle Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare, di lanciare attacchi con droni dal suo territorio.
«L’utilizzo del territorio etiope da parte della milizia terroristica (RSF) per colpire il territorio sudanese è considerato un atto ostile», ha dichiarato il Ministero degli Esteri sudanese.
Un rapporto pubblicato dal Consiglio di sovranità di transizione guidato dall’esercito sudanese ha affermato che tra il 15 febbraio e il 27 ottobre si sono verificati 70 attacchi che hanno coinvolto 187 droni d’attacco a senso unico lanciati dall’Etiopia. Secondo il rapporto, gli attacchi hanno ucciso o ferito 484 civili e ucciso 176 soldati, prendendo di mira ospedali, zone residenziali e infrastrutture per l’energia elettrica e il carburante.
Addis Abeba ha negato di sostenere le RSF o di aver autorizzato attacchi con droni dal suo territorio. In una dichiarazione del 5 maggio, il suo Ministero degli Esteri ha respinto le accuse sudanesi definendole «prive di fondamento» e ha chiesto una tregua umanitaria immediata, un cessate il fuoco duraturo e un dialogo guidato dai civili per ripristinare il governo civile in Sudan.
La coordinatrice residente e umanitaria delle Nazioni Unite, Denise Brown, ha dichiarato martedì che l’intensificarsi degli attacchi dei droni in Sudan sta interrompendo le forniture di elettricità, acqua e carburante. Ha affermato che un’interruzione di corrente ha bloccato la dialisi per 25 pazienti in un ospedale alla periferia di Khartoum, mentre la carenza di carburante ha lasciato a piedi centinaia di camion carichi di aiuti.
Le espulsioni si verificano in un contesto di deterioramento delle relazioni regionali. L’Etiopia ha espulso dieci diplomatici eritrei e chiuso la propria ambasciata ad Asmara il 1° ottobre, spingendo l’Eritrea a interrompere le relazioni diplomatiche. Anche Addis Abeba ha espulso un diplomatico egiziano lo stesso giorno.
L’Etiopia ha accusato Eritrea, Egitto e Sudan di sostenere un’alleanza guidata dal Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè, che si è unito ad altri sei gruppi armati con l’obiettivo di rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed. Tutti e tre i paesi negano le accuse.
Come riportato da Renovatio 21, a settembre sette gruppi armati etiopi, tra cui ex avversari sul campo, hanno dato vita a un’alleanza per rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed e insediare un’amministrazione di transizione.
Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.
Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.
L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.
Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.
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Immagine di Jnyssen, CC BY 4.0, via Wikimedia
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