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La televisione e il tritacarne vaccinista

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Giovedì 15 marzo scorso è andato in onda su La 7, durante il programma “Piazza Pulita” condotto da Corrado Formigli, un servizio dedicato al tema dei vaccini.

 

Formigli – e anche venerdì scorso lo ha voluto ribadire, quantomeno con certa onestà – è assolutamente un pro vax convinto e, in quanto tale, sul suo programma tira l’acqua al suo mulino. La cosa non ci stupisce.

 

Ospiti in studio erano tre da una parte e tre dall’altra.  Sarebbe dovuto essere un dibattito, in realtà è stata una carneficina.

 

La trasmissione è stata confezionata con l’inevitabile condimento di servizi taglia-e-cuci, scontati e prevedibili per chiunque conosca un minimo la materia della retorica televisiva: la testimonianza di una mamma che parla di «no-vax» abbindolatori e speculatori su bambini affetti da spettro autistico; una videocamera nascosta che fa il giro di tutti i medici «no-vax» più strampalati d’Italia, e per finire qualche introduzione nei convegni dove erano presenti, come relatori, alcuni rappresentanti delle associazioni per la libera scelta.

 

L’obiettivo era trovare qualcosa che dimostrasse l’interesse di questi movimenti in merito alla possibile correlazione scientifica fra vaccini e autismo.

“Ospiti in studio erano tre da una parte e tre dall’altra.  Sarebbe dovuto essere un dibattito, in realtà è stata una carneficina”

 

E così, tramite una slide immortalata durante il convegno ripreso dalle telecamere di La 7, la parolina magica  – “autismo” – sono riusciti a trovarla.

Alcuni organizzatori e relatori intervistati, ovviamente, hanno cercato di correre ai ripari.

 

Proprio su questo servizio è intervenuto il Senatore leghista Paolo Arrigoni, che tramite un comunicato stampa datato 16 marzo ha voluto commentare la trasmissione dove è stato coinvolto proprio il convegno da lui organizzato a Lecco, l’11 febbraio scorso:

 

«Il servizio è stato fazioso – dice nella nota il Senatore – , in malafede e realizzato con la solita tecnica del taglia e cuci per cercare di far passare un messaggio predeterminato da parte dell’autore, ovverosia che il convegno volesse legare una presunta relazione tra vaccini e autismo: un falso clamoroso!»

 

L’autore del servizio è il dottor Andrea Casadio, medico e giornalista. Casadio, piaccia o non piaccia, sa fare il giornalista e, proprio per questo, sostenendo da medico pro vaccini  la sua parte è riuscito a dargli il taglio che gli pareva, anche con le apposite domande fatte ad alcuni relatori presenti.

Dicevamo poi che tutti sono corsi ai ripari: tutti, infatti, hanno smentito l’idea che i vaccini possano essere causa di autismo. O almeno, tutti hanno voluto fermamente ribadire che nessuno in quel convegno ne aveva parlato.

 

Ovviamente il Casadio, così come chiunque conosca l’ambiente, sa bene che di questo si parla eccome.

E allora perché c’è la paura di raccontare la possibile relazione tra autismo e vaccini ?

Stiamo parlando, lo sappiamo, di un babau per il sistema farmaceutico mondiale, che perde la calma al solo sentire la parola «Wakefield», cui nella stampa, o su Wikipedia si fa seguire per automatismo le parole «frode» «radiato» «studio discreditato» «ciarlatano».

 

Tuttavia, prima di arrivare alle considerazioni che più nello specifico  ci interessano, mi sento di fare un plauso a Claudio Simion di Comilva, che interrogato da Casadio non si è lasciato incantare ed ha risposto con intelligenza e pacatezza.

Non ha negato l’evidente relazione fra autismo e vaccini che nell’ambiente per la libera scelta vaccinale si prende in considerazione. Poi, quando gli è stato chiesto se lui credesse veramente alla realtà di questa teoria, Simion ha ribattuto chiedendo se lo stesso Casadio ne avesse la certezza assoluta.

Laddove vi è un dubbio, lapalissianamente, non c’è certezza. Dell’autismo si sa poco e niente, ma l’unica cosa che si esclude fra le possibili cause, casualmente, è l’effetto delle vaccinazioni. Strano ma vero.

 

Ora però dobbiamo per forza passare al nocciolo della questione. Ovvero: la televisione è un tritacarne a cui non si deve mai dare confidenza.

“La televisione è un tritacarne a cui non si deve mai dare confidenza”

 

I due ospiti in studio presenti per sostenere la parte dei genitori e medici free-vax, è stata completamente annientata, spazzata via e canzonata come non ci fosse un domani.

Le strategie sono sempre le stesse: meno spazio concesso, domande di chi è addetto ai lavori che mettono in difficoltà chi, invece, non è addetto, sminuimenti vari e servizi che schiacciano da una sola parte il dibattito che si deve poi tenere in studio.

 

Tutte queste cose sono sapute e risapute.

Inoltre, parere personalissimo, a queste trasmissioni non si possono portare opinioni di nicchia; quanto piuttosto dati reali, argomenti semplici epperò in grado di far leva sulla libertà di scelta e sulle contraddizioni presenti in Italia in materia di vaccinazioni, come la resistenza dei sindacati emersa in Emilia-Romagna, contrari alla coercizione per gli operatori sanitari che la regione vorrebbe applicare in breve tempo all’interno degli ospedali.

E per i bambini? Chi «sindaca» per loro? C’è un sindacato per la sovranità familiare? C’è un corpo sociale intermedio che ci difende dalla statolatria siringatrice che vuole la carne dei nostri figli?

 

Ribadiamo che ogni tipo di preparazione, fosse anche la migliore di tutte, non deve prestare il fianco a programmi di parte, e più in generale non deve prestarsi al sistema televisivo.

Quest’ultimo riduce tutto in macinato, perché ben orchestrato non da sempliciotti di quartiere, ma da professionisti capaci di rivoltare tutto a proprio piacimento. Così facendo, la presenza in studio di personaggi contrari in linea di massima alle vaccinazioni obbligatorie, diventa strumento utile per fingersi «democratici» portando però, abilmente, consensi al proprio schieramento.

 

Bisogna usare la testa e rifiutare la smania di protagonismo, così come la smania della sindrome del messianismo per cui si porta «la voce di tutti in TV»: non è così e mai lo sarà.

Chi dice «almeno così ci ascoltano e parliamo anche noi» non ha capito nulla delle comunicazioni di massa, che fanno leva proprio su una controparte debole e strumentalizzata per abbattere ancora meglio ogni considerazione che si scosti dalla linea imperante.

 

Non è questo il modo, e rinunciare a questo non vuole affatto dire non combattere.

“Bisogna usare la testa e rifiutare la smania di protagonismo, così come la smania della sindrome del messianismo per cui si porta ‘la voce di tutti in TV’: non è così e mai lo sarà”

Vuol dire, piuttosto, usare la logica, che è l’arte del ragionamento. Fare gli eroi per salvare un bambino smarritosi in una savana piena di leoni affamati, senza pensare ad una via secondaria, invece che quella che ti espone nel bel mezzo di un campo aperto e ben visibile, è da incoscienti oltre che poco utile al fine da perseguire.

 

Tanti dei medici intelligenti, pacati e consci di ciò che si presterebbero a fare, hanno sempre rifiutato comparse pubbliche sui generis.

 

Il Dott. Stefano Montanari – ma come lui tanti altri – era stato avvicinato di recente per rilasciare un’intervista che sarebbe poi comparsa su un programma televisivo. Come chiaro che sia, sarebbe stata tutto tagliata alla bene meglio, ma ciò non è stato possibile perché Montanari si è abilmente rifiutato dicendo che, se mai avessero voluto una sua intervista, avrebbero dovuto garantire almeno 35-40 minuti di tempo per rispondere a ciascuna domanda, così da avere il tempo per sbugiardare ogni singola menzogna che negli anni si è andati raccontando.

La cosa, chiaro, ha un sapore del tutto ironico oltre che utopico.

 

Purtroppo o per fortuna non siamo più ai tempi del Carosello, ragion per cui la televisione non è l’unico mezzo disponibile per fare o farsi pubblicità, men che meno una controinformazione destinata poi a produrre il macchinoso effetto opposto. I mezzi sono tanti e la gente può essere raggiunta in qualsiasi modo.

 

Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti e noi, instancabilmente, accontentiamoci di essere quei tarli che corrodono il nuovo totalitarismo biopolitico.

Ma senza esporsi mai alla gogna mediatica, senza bisogno di fianchi prestati ad un falso e improduttivo martirio narcisista.

 

Cristiano Lugli

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«Propaganda ingannevole»: scienziata afferma che il vaccino contro l’HPV non previene il cancro

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

La scienziata specializzata in vaccini Lucija Tomljenović, Ph.D., ha dichiarato a Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, che Gardasil non offre una protezione significativa al di là dei regolari screening per il cancro cervicale e che i suoi rischi «superano nettamente» i benefici. Ha inoltre messo in dubbio le prove che suggeriscono che il vaccino prevenga il cancro cervicale e ha sollevato preoccupazioni sui possibili legami con la POTS, la sindrome da stanchezza cronica e altre patologie.

 

Il vaccino Gardasil non offre una protezione significativa al di là dei regolari screening per il cancro cervicale e i suoi rischi «superano nettamente» i benefici, ha dichiarato questa settimana a Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD) , la scienziata specializzata in vaccini Lucija Tomljenović, Ph.D. , durante la trasmissione CHD.TV.

 

Tomljenović ha affermato che Gardasil, l’unico vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) attualmente disponibile negli Stati Uniti, non previene il cancro cervicale, ma lo screening di routine per il cancro cervicale previene i decessi.

 

Anche se il vaccino offrisse una certa protezione contro il cancro, ha affermato, non è stato dimostrato che migliori i risultati ottenuti dai programmi di screening.

 

«È solo uno scenario di fantasia», ha detto Tomljenović riguardo all’idea che Gardasil offra benefici reali.

 

Ciononostante, i funzionari sanitari statunitensi continuano a raccomandare la vaccinazione contro l’HPV, nonostante le crescenti revisioni sulla sicurezza che alimentano il dibattito sul vaccino.

 

Merck, l’azienda produttrice di Gardasil, ha recentemente accettato di pagare 50 milioni di dollari per risolvere oltre 200 cause legali relative a presunti danni causati dal vaccino. L’azienda sta inoltre sviluppando un vaccino sperimentale contro l’HPV, progettato per colpire ulteriori ceppi virali ad alto rischio.

 

Tomljenović, che ha prestato servizio come perito nel contenzioso relativo al Gardasil , ha affermato che gli ultimi sviluppi hanno fatto ben poco per risolvere le preoccupazioni di lunga data.

 

«È sempre la solita storia, che viene solo ribadita», ha detto. «Il problema principale del Gardasil è che non è efficace come affermato, né sicuro».

 

Holland ha condiviso le sue preoccupazioni. «Fino all’arrivo sul mercato dei vaccini contro il COVID, il vaccino contro l’HPV era di gran lunga il più pericoloso», ha affermato.

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«Tutta questa propaganda fa semplicemente schifo»

Gardasil agisce su sette dei 14 tipi di HPV classificati ad alto rischio di cancro.

 

Tuttavia, «i dati degli studi clinici, e persino quelli epidemiologici, non dimostrano che prevenga effettivamente il cancro cervicale», ha affermato Tomljenović.

 

Anche se il vaccino offrisse una certa protezione contro il rischio di cancro, «la domanda chiave è: può migliorare quanto già ottenuto con i programmi di screening regolari?», ha chiesto. «La risposta è no».

 

Tomljenović ha indicato diverse ragioni per cui il vaccino non è vantaggioso per le donne che si sottopongono già a screening di routine:

 

  • Copertura limitata : Gardasil non è efficace contro tutti i tipi di HPV ad alto rischio associati al cancro cervicale.
  • Nessun trattamento per la malattia già in atto : il vaccino non può curare un’infezione da HPV già presente, lesioni precancerose o il cancro.
  • Nessuna protezione contro i tumori HPV-negativi : il vaccino non può prevenire i tumori della cervice uterina, dell’ano, del pene o della vulva che non sono correlati all’HPV.
  • Preoccupazioni sull’uso dei contraccettivi : Tomljenović ha citato una ricerca che suggerisce che la vaccinazione contro l’HPV potrebbe aumentare il rischio di cancro cervicale nelle donne che assumono contraccettivi orali a lungo termine.

 

I Pap test di routine rilevano le alterazioni delle cellule cervicali che possono essere monitorate o trattate prima che si trasformino in cancro. Lo screening e le visite ginecologiche regolari hanno contribuito a mantenere bassa la mortalità per cancro cervicale nei paesi sviluppati, ha affermato Tomljenović. Ha citato un tasso di mortalità annuale negli Stati Uniti di circa due decessi ogni 100.000 donne.

 

Tomljenović sostenne che, affinché la vaccinazione eliminasse tali decessi, Gardasil avrebbe dovuto proteggere da tutti i tumori rilevanti, compresi quelli non causati dall’HPV.

 

«Non c’è bisogno di essere uno scienziato con un dottorato di ricerca per capire che tutta questa propaganda è semplicemente disgustosa», ha detto.

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Holland: Merck «aveva i dati» da analizzare, ma «ha scelto di non farlo»

Durante il contenzioso relativo al Gardasil, Tomljenović ha affermato di aver analizzato le segnalazioni di eventi avversi e di aver identificato segnali di sicurezza significativi per patologie quali la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), un disturbo che colpisce il sistema nervoso autonomo, e la sindrome da stanchezza cronica.

 

Ha affermato che gli esperti di farmacovigilanza della Merck, specialisti che monitorano e analizzano i potenziali problemi di sicurezza di farmaci e vaccini, hanno confermato alcuni di questi segnali.

 

«Avevano dei dati che hanno analizzato e che mostravano segnali estremamente significativi di segnalazioni sproporzionate per patologie come la POTS, la sindrome da stanchezza cronica e una serie di altre condizioni», ha affermato Tomljenović. «Ma, sapete, queste cose non vengono rese pubbliche. È solo grazie a questa azione legale che siamo riusciti a ottenere questi dati».

 

Holland ha messo in dubbio che i produttori di vaccini e le agenzie sanitarie abbiano indagato a sufficienza su tali segnali, paragonando la situazione al monitoraggio della sicurezza del vaccino contro il COVID-19.

 

«La loro farmacovigilanza… era discutibile», ha affermato. «Proprio come abbiamo visto durante la pandemia di COVID, avevano a disposizione dati che avrebbero potuto analizzare, ma hanno scelto di non farlo».

 

Tomljenović ha affermato che altri effetti collaterali segnalati associati al Gardasil includono artrite, lupus e altre malattie autoimmuni, sclerosi multipla e problemi ginecologici, tra cui disturbi mestruali e infertilità.

 

«Questi sono anche gli eventi avversi che osserviamo con i vaccini contro il COVID», ha affermato.

 

Ha fatto notare che le persone con COVID lungo possono manifestare sintomi simili alla sindrome da stanchezza cronica e alla POTS. «Quindi, ancora una volta, si tratta di reazioni avverse simili a quelle che osserviamo con Gardasil».

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«Le adolescenti non muoiono di cancro cervicale»

Tomljenović ha criticato l’ordine esecutivo del 10 agosto del presidente Donald Trump che ha rivisto le raccomandazioni federali sui vaccini infantili . Sebbene le modifiche abbiano ridotto il numero di vaccini raccomandati di routine, la vaccinazione contro l’HPV è rimasta nell’elenco.

 

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha invitato il pubblico a presentare osservazioni sulle raccomandazioni riviste. Tomljenović ha affermato che lei e altri critici hanno presentato obiezioni al mantenimento della vaccinazione contro l’HPV come raccomandazione di routine.

 

«I rischi superano chiaramente i benefici», ha affermato. «Le adolescenti non muoiono di cancro cervicale… Ma ci sono stati diversi casi di adolescenti decedute a seguito della vaccinazione contro l’HPV».

 

Tomljenović ha citato il caso di Christina Tarsell, morta nel 2008 dopo aver ricevuto il vaccino Gardasil. La famiglia di Tarsell ha ricevuto un risarcimento tramite il Programma nazionale di risarcimento per danni da vaccino.

 

Nel frattempo, Merck sta testando un vaccino sperimentale, V540B, progettato per estendere la copertura ad altri tipi di HPV ad alto rischio.

 

Tomljenović ha promesso di continuare a contestare l’uso del vaccino. «Il mio motto è che si perde solo quando ci si arrende», ha affermato. «Io non mi arrendo».

 

Jill Erzen

 

© 15 ottobre, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Vaccini

Vaccinazione, il video in cui il futuro papa Leone parlava di «atto d’amore»

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Il futuro Papa Leone XIV incoraggiò la vaccinazione contro il COVID-19 come un «atto d’amore» in un video del 2021 recentemente riscoperto, nonostante i gravi problemi morali legati all’uso di cellule fetali abortite nei vaccini e i dubbi, poi confermati, sulla loro efficacia. Lo riporta LifeSite.   Nel filmato, archiviato sul sito web Un Católico Perplejo, l’allora vescovo Robert Prevost di Chiclayo, in Perù, affermò di voler «incoraggiare tutti a partecipare alle campagne di vaccinazione in corso in diverse parti della regione», secondo una traduzione in inglese delle sue dichiarazioni.   «Impegnatevi al massimo. È molto importante che tutti noi facciamo questo sforzo per vaccinarci. È qualcosa che aiuta noi stessi ed è anche un servizio agli altri, perché solo così potremo abbassare il tasso di contagio, proteggendoci da quella terza ondata che è già stata preannunciata», ha detto il futuro capo della Chiesa cattolica, ribadendo poi le parole del defunto Papa Francesco che definiva la vaccinazione contro il COVID un «atto d’amore».

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Molti all’epoca hanno rilevato che la retorica dell’«atto d’amore» lanciata da Bergoglio si scontrasse con l’obbligo: un «atto d’amore» forzato è di fatto un eufemismo per lo stupro.   Come noto, gli oppositori cattolici e non ai vaccini contro il COVID hanno sollevato obiezioni etiche all’assunzione dei vaccini, basate sulle modalità con cui sono stati sviluppati.   Secondo un’analisi dettagliata condotta dal Charlotte Lozier Institute, un’organizzazione pro-vita, Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson hanno tutte utilizzato cellule fetali derivate da feti abortiti durante la fase di sperimentazione dei loro vaccini anti-COVID; Johnson & Johnson ha inoltre utilizzato queste cellule anche nelle fasi di progettazione, sviluppo e produzione.   Come ripetuto negli anni da Renovatio 21, la questione delle linee cellulari da aborto – usate dalla biomedicina non solo per i vaccini – è un fatto incontrovertibile, è sanitariamente pericoloso.   La rivista Science dell’American Association for the Advancement of Science e persino il sito di «fact-checking» di sinistra Snopes hanno ammesso il legame tra i vaccini e l’aborto, il che suscita in molti una forte avversione morale nei confronti di queste aziende.   Nonostante queste convinzioni, per le quali diversi cattolici fedeli hanno perso il lavoro, Leone continua nella tradizione di Francesco, che ha invitato in Vaticano l’ex responsabile COVID della Casa Bianca, Anthony Fauci, caduto in disgrazia, per promuovere i vaccini. Prima di assumere il pontificato, Leone avrebbe imposto la ricezione della Comunione sulla mano durante la pandemia e la Confessione per telefono, pratica invalida e sacrilega.   Da papa, Leone ha inoltre promosso altri vescovi che si sono schierati a favore dei vaccini anti-COVID, e punito severamente quanti vi si erano opposti: è il caso, lampante, di monsignor Joseph Strickland, strenuo nemico della vaccinazione con cellule di aborto, che è stato rimosso ex abrupto nel 2023 dalla sua diocesi di Tyler, Texas, dal dicastero per i Vescovi, di cui allora era prefetto Robert Prevost.   Come riportato da Renovatio 21, Leone in seguito ha promosso a vescovo il vicario don John Gomez, definito come il «giuda di Strickland».    

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Segnali contrastanti sulle esenzioni religiose dall’obbligo vaccinale contro il COVID dalla Corte Suprema USA

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Lunedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di esaminare due casi relativi all’obbligo vaccinale contro il COVID-19, inviando segnali contrastanti sulla posizione della Corte in materia di esenzioni per motivi religiosi. La Corte non esaminerà una class action contro la United Airlines per aver messo in congedo non retribuito i dipendenti non vaccinati, mantenendo così aperto il procedimento. Tuttavia, la Corte ha anche deciso di non esaminare un caso contro un dipartimento dei vigili del fuoco dello Stato di Washington che ha negato l’esenzione per motivi religiosi a otto pompieri, il che significa che anche questo caso è giunto a un punto morto.

 

Lunedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di esaminare due casi relativi all’obbligo vaccinale contro il COVID-19 , inviando segnali contrastanti sulla posizione della Corte in merito alle esenzioni per motivi religiosi.

 

La decisione di non esaminare una class action contro la United Airlines per aver messo in congedo non retribuito dipendenti non vaccinati favorisce coloro che sostengono le esenzioni per motivi religiosi.

 

La decisione relativa alla causa contro la United Airlines conferma la sentenza di marzo della Corte d’Appello del Quinto Circuito degli Stati Uniti, secondo cui i dipendenti della compagnia aerea hanno il diritto di intentare un’azione collettiva per discriminazione religiosa.

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Il caso torna ora alla Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale del Texas, che ieri ha ordinato la riapertura del procedimento.

 

Tuttavia, in una seconda decisione emessa lunedì, la Corte Suprema ha segnalato una mancanza di sostegno alle esenzioni per motivi religiosi, rifiutandosi di esaminare il caso presentato da otto vigili del fuoco contro il dipartimento dei vigili del fuoco di Snohomish, nello Stato di Washington.

 

I vigili del fuoco hanno fatto causa al dipartimento dopo che questo aveva negato loro l’esenzione per motivi religiosi e li aveva messi in congedo. Decidendo di non esaminare il caso, la Corte Suprema ha di fatto posto fine alla causa intentata dai vigili del fuoco.

 

«Siamo stati onorati di rappresentare gli otto vigili del fuoco di Snohomish, che sono stati trattati ingiustamente dal governo e meritano di avere giustizia in tribunale», ha dichiarato a The Defender Stephanie Taub, avvocato principale dei vigili del fuoco.

 

Negli ultimi anni, la Corte Suprema ha rifiutato di esaminare diversi casi relativi all’obbligo vaccinale contro il COVID-19, tra cui le cause intentate da operatori sanitari di New York , insegnanti delle scuole pubbliche di New York e infermieri del New Jersey.

 

Taub ha affermato che, quando i tribunali confermano le decisioni contrarie alle agevolazioni per motivi religiosi relative alle normative anti -COVID-19 , «ciò potrebbe avere un impatto negativo non solo sulle persone con convinzioni religiose sui vaccini, ma anche sulle persone di fede che necessitano di altri tipi di agevolazioni per motivi religiosi».

 

«Temiamo che i casi negativi o quelli che abbiano indebolito lo standard di accomodamento religioso possano avere conseguenze negative durature», ha aggiunto.

 

Il rifiuto di esaminare un caso non costituisce una sentenza nel merito e non crea un precedente. Kim Mack Rosenberg, consulente legale generale di Children’s Health Defense, ha affermato che non è sorprendente che la corte non abbia preso in esame i casi, poiché esamina pochissimi appelli.

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I dipendenti della United possono intentare causa collettivamente, ma il caso potrebbe protrarsi per anni.

La controversia con United risale all’agosto 2021, quando la compagnia impose ai propri dipendenti con sede negli Stati Uniti di sottoporsi alla vaccinazione contro il COVID-19.

 

United è stata la prima grande compagnia aerea statunitense a imporre l’obbligo vaccinale contro il COVID-19. L’obbligo è entrato in vigore tre mesi prima che l’amministrazione Biden, nel novembre 2021, imponesse la vaccinazione obbligatoria a tutte le aziende private con 100 o più dipendenti.

 

Secondo la sentenza della Corte d’Appello del Quinto Circuito , 5.885 dipendenti della United avevano richiesto un’esenzione per motivi religiosi. La compagnia aerea ne ha concesse 4.070, mentre gli altri sono stati messi in congedo non retribuito.

 

Un gruppo di dipendenti a cui non erano state concesse esenzioni ha intentato causa ai sensi del Titolo VII del Civil Rights Act , sostenendo che il congedo non retribuito non costituiva un ragionevole accomodamento per le loro convinzioni religiose. Il tribunale distrettuale del Texas ha riconosciuto la class action dei dipendenti che avevano ottenuto agevolazioni per motivi religiosi ma erano stati comunque posti in congedo non retribuito.

 

La United ha presentato ricorso, sostenendo in parte che le rivendicazioni dei dipendenti non potevano essere risolte collettivamente perché stabilire se ciascun lavoratore nutrisse sinceramente un’obiezione religiosa alla vaccinazione richiede un’indagine individuale.

 

A marzo, la Corte d’Appello del Quinto Circuito ha respinto tale argomentazione e ha confermato la certificazione della class action. La corte d’appello ha concluso che importanti questioni potevano essere risolte per l’intera classe, tra cui se il congedo non retribuito costituisse un ragionevole accomodamento religioso e se soluzioni alternative avrebbero imposto un onere eccessivo a United.

 

La corte d’appello ha inoltre riscontrato prove comuni sostanziali in merito alla sincerità religiosa, poiché i membri della class action avevano presentato richieste di esenzione per motivi religiosi, fornito documentazione a supporto, ottenuto l’approvazione di United e accettato le conseguenze finanziarie del congedo non retribuito anziché sottoporsi alla vaccinazione.

 

Il giudice associato Brett M. Kavanaugh ha indicato di voler esaminare l’appello di United, ma è stato messo in minoranza.

 

L’avvocato Ray Flores, che non è stato coinvolto nel caso, ha dichiarato: «il lavoro più difficile è appena iniziato, dato che la ‘classe’ è composta da quasi 1.000 individui con fatti diversi da considerare».

 

«Dopo che il tribunale distrettuale si sarà pronunciato su ciascuna di queste questioni individuali, la corte d’appello e, eventualmente, la Corte Suprema dovranno esaminare il caso. Se non si raggiungerà un accordo, la vicenda si protrarrà per diversi anni».

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Washington può «festeggiare» di aver «sottratto i diritti di libertà religiosa ai nostri clienti»

Nel 2021, il governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, ha ordinato che i vigili del fuoco e gli altri dipendenti statali si vaccinassero contro il COVID-19 entro ottobre 2021.

 

Otto vigili del fuoco del Snohomish Regional Fire & Rescue (SRFR) hanno richiesto un’esenzione per motivi religiosi, affermando che la vaccinazione è in contrasto con le loro convinzioni religiose profondamente radicate. Hanno proposto di continuare ad adottare misure come l’uso di mascherine, i test, i dispositivi di protezione individuale e altre precauzioni contro il COVID-19 già in uso presso il dipartimento.

 

La SRFR ha negato le agevolazioni richieste e ha messo i vigili del fuoco in congedo retribuito, seguito da un congedo non retribuito «allo scadere del primo». Molti sono stati costretti a cercare un altro lavoro.

 

SRFR ha affermato che consentire loro di rimanere non vaccinati causerebbe al dipartimento «difficoltà eccessive», tra cui un aumento dei rischi di trasmissione del COVID-19, difficoltà di personale e operative, possibili responsabilità e possibili problemi con un contratto da 400.000 dollari per la fornitura di servizi di emergenza presso una struttura penitenziaria statale.

 

Nel 2022, i vigili del fuoco hanno intentato causa, sostenendo che il loro datore di lavoro aveva violato le leggi federali e statali in materia di discriminazione sul lavoro, non concedendo loro gli adattamenti necessari. Hanno richiesto il pagamento degli stipendi arretrati e un risarcimento danni di importo non specificato.

 

Poiché la Corte Suprema ha rifiutato di esaminare il caso, la sentenza della Corte d’Appello del Nono Circuito, che ha stabilito che l’agenzia aveva il diritto di negare la richiesta di alloggio, rimane in vigore.

 

«Oggi Washington può festeggiare di aver tolto ai nostri clienti il ​​diritto alla libertà religiosa», ha dichiarato in un comunicato stampa Cliff Martin, avvocato senior di First Liberty. «Ma i funzionari governativi dovrebbero tenere presente che noi lotteremo sempre affinché i dipendenti di fede abbiano pari opportunità sul posto di lavoro».

 

Taub ha affermato che, quando i casi implicano controversie di fatto, la questione dovrebbe essere sottoposta a una giuria per decidere se l’alloggio avrebbe causato un onere eccessivo.

 

«La Corte Suprema avrebbe dovuto occuparsi del caso per ripristinare l’uniformità e proteggere il diritto di tutti gli americani ad avere accomodamenti religiosi sul posto di lavoro», ha affermato Taub.

 

Mack Rosenberg ha affermato che esiste un contrasto tra le corti d’appello su cosa un datore di lavoro debba dimostrare per provare un onere eccessivo, a seguito di una sentenza della Corte Suprema del 2023 nel caso Groff contro DeJoy che ha innalzato l’asticella per i datori di lavoro. Il caso Snohomish è stato un esempio importante di questa problematica.

 

«Sarà interessante vedere se il tribunale si occuperà di un altro caso, creando così l’opportunità di appianare la divergenza e fare chiarezza sulla vicenda Groff».

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 7 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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