Spirito
La profezia di padre Malachi Martin avvertì nel 1990: «potremmo trovarci finalmente di fronte a un falso papa»
Nel 1990, il defunto sacerdote esorcista padre Malachi Martin mise in guardia affermando che «potremmo trovarci finalmente di fronte a un falso papa». Lo ricorda LifeSite in un recente articolo.
In un colloquio privato tenutosi a Detroit, durante il quale padre Martin discusse della corruzione e della perdita di fede nel clero cattolico, oltre che del Terzo Segreto di Fatima, il sacerdote predisse che un «falso papa» sarebbe emerso qualche tempo dopo la morte di papa Giovanni Paolo II.
Padre Martin dichiarò che, al momento della conversazione, 114 dei 140 cardinali elettori erano «liberali».
«Quindi se (Giovanni Paolo II) venisse eliminato, ci troveremmo di fronte… o potremmo dover affrontare finalmente un falso papa», affermò padre Martin. «E lui ci sta risparmiando questo. Credo che una generazione futura guarderà indietro a papa Giovanni Paolo II, quando sarà canonizzato, e dirà che non sapevamo quale tesoro avessimo», proseguì.
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Padre Martin riconobbe l’esistenza di dubbi sulla legittimità del papato, dopo aver descritto apertamente la Chiesa come «in rovina» e aver sostenuto che stava «perdendo tutte le battaglie», pur precisando che «abbiamo vinto la guerra».
«È davvero papa? È davvero Pietro? È davvero il 263° successore di Pietro, il 264° Papa? O cos’è successo? Ha perso la fede? Perché non interviene?», disse padre Martin, riprendendo le domande e le inquietudini diffuse tra i cattolici di quel periodo.
Con fermezza, padre Martin affermò che, a partire dal 1963 circa, la gerarchia della Chiesa era stata infiltrata da Satana.
«Sta causando il massimo danno possibile. Ma è stato formalmente insediato nella struttura della Chiesa dai satanisti cattolici», dichiarò. Questo tema è al centro del suo libro Windswept House (1996), un romanzo che narra, in forma romanzata, l’intronizzazione di Lucifero nella Cappella di San Paolo in Vaticano nel 1963. L’opera descrive anche i tentativi di costringere un papa alle dimissioni per sostituirlo con un successore capace di rivoluzionare la Chiesa e favorire l’avvento di un Nuovo Ordine Mondiale.
Secondo Martin, neppure il papa poteva spezzare l’influenza di Satana all’interno della Chiesa. Aggiunse che papa Giovanni Paolo II, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, era «legato mani e piedi» sotto quasi ogni aspetto.
«Il Santo Padre stesso è piuttosto impotente… se vuole andare in bagno, letteralmente – non sto scherzando – due uomini armati devono accompagnarlo e aspettarlo lì. Indossa un giubbotto antiproiettile. Di solito ci sono due assaggiatori».
«Non può inviare una lettera», proseguì. «Non può scrivere una lettera e inviarla ad Al, Joe o Patty. Non può ricevere una lettera. Tutto viene intercettato. Non può nominare un vescovo. Deve ottenere cinque firme per ogni vescovo», spiegò padre Martin.
Per esemplificare, raccontò che nel giugno-luglio 1989 papa Giovanni Paolo II «scrisse una lettera a tutti i vescovi della Chiesa ordinando loro di istituire un’Esposizione del Santissimo Sacramento una volta alla settimana, con preghiera, rosario e preghiere appropriate, per due intenzioni». Queste intenzioni erano «innanzitutto che Satana perdesse la sua presa sui ministri della Chiesa, sui sacerdoti, e in secondo luogo che il Terzo Segreto di Fatima non venisse attuato».
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«Ne avete mai sentito parlare? No. Sapete perché? Quando il papa scrive una lettera… la invia a un uomo di nome Agostino Casaroli, Segretario di Stato, che formula le sue raccomandazioni e la trasmette al delegato apostolico o nunzio in ogni Paese, aggiungendo a sua volta le proprie indicazioni. Questo è il secondo punto critico. Poi la lettera arriva alla Conferenza episcopale, il terzo punto critico. E loro decidono cosa fare. In questo caso, hanno deciso di sopprimerla».
«Allora ne avete sentito parlare? No. Questa è l’impotenza del Papa. Non è libero», concluse padre Martin.
Secondo quanto riferito da Martin, papa Giovanni Paolo II aveva rivelato di conoscere il contenuto del Terzo Segreto di Fatima durante un incontro con i fedeli a Fulda, in Germania, nel 1980, al quale Martin affermò di essere presente. Quando i cattolici chiesero al Papa se avesse letto il Terzo Segreto, egli ammise di averlo fatto due volte, ma si rifiutò di divulgarne il contenuto.
Disse che nel mondo sarebbero giunte punizioni inevitabili con la sola preghiera, sebbene potessero essere mitigate. Poi estrasse il rosario dalla tasca e invitò i presenti a recitarlo, aggiungendo: «È l’unica protezione che avete. Ditelo ogni giorno della vostra vita».
L’ex agente della CIA Rob Marro ha recentemente dichiarato al caporedattore di LifeSiteNews, John-Henry Westen, che il cardinale Augustin Bea, per il quale padre Martin aveva lavorato come segretario, gli aveva rivelato il Terzo Segreto dopo avergli fatto giurare di non divulgarne l’intero contenuto a meno che il papa non lo avesse liberato dal segreto pontificio.
La completezza del Terzo Segreto reso pubblico nel 2000 è fortemente contestata. Sebbene non menzioni esplicitamente l’«apostasia», il cardinale Mario Luigi Ciappi, che lo aveva letto, dichiarò nel 1995: «Nel Terzo Segreto si prevede, tra le altre cose, che la grande apostasia nella Chiesa inizierà dai vertici».
Anche padre Pio parlò di una «falsa chiesa» e di una «grande apostasia» verificatasi dopo il 1960 in relazione al Terzo Segreto, ricorda LifeSite.
In questo contesto, è plausibile che padre Martin, nel 1990, si riferisse al Terzo Segreto di Fatima quando predisse l’arrivo di un «falso papa».
Interrogato sull’arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità San Pio X (FSSPX), padre Martin lo definì «una benedizione per la Chiesa». «La scomunica è una barzelletta», affermò. «No, non è scomunicato. Si può scomunicare solo per un peccato mortale. Lui non ha commesso un peccato mortale».
«Non possono liberarsene. Sta crescendo e non possono assorbirlo. Si rifiuta di essere assorbito», aggiunse. Nel 2009 papa Benedetto XVI revocò le scomuniche di mons. Lefebvre e dei vescovi da lui consacrati. Tuttavia, ora che la FSSPX prevede di procedere alla consacrazione di nuovi vescovi per grave necessità, alcuni osservatori ritengono possibile il rischio di nuove scomuniche da parte di papa Leone XIV.
La carriera di Malachi Martin (1921-1999), gesuita irlandese e peritus (esperto teologico) al Concilio Vaticano II, è controversa. Durante il Concilio, Lavorò come segretario privato del cardinale Augustin Bea, presidente del Segretariato per l’Unità dei Cristiani, che preparò la dichiarazione Nostra Aetate (1965) sulle relazioni con le religioni non cristiane, in particolare con i giudei.
Martin, esperto di Antico Testamento e simpatizzante per le posizioni ebraiche, collaborò attivamente con l’American Jewish Committee (AJC). Fornì consigli teologici, intelligence logistica e copie di documenti riservati, usando pseudonimi come «Pushkin» e facendo trapelare materiale alla stampa (New York Times, TIME, quest’ultima rivista con forti legami con la CIA) e «Michael Serafian» per il libro The Pilgrim (1964), che descriveva le manovre interne sulla ↔questione ebraica» e mirava a influenzare i padri conciliari verso una svolta positiva.
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La sua azione, motivata da ragioni ideali e personali non completamente spiegate, favorì pressioni esterne che contribuirono alla stesura di Nostra Aetate: il testo rigettò l’accusa di deicidio collettivo agli ebrei, condannò l’antisemitismo e promosse dialogo e rispetto reciproco, segnando una svolta storica nelle relazioni cattolico-ebraiche.
Dopo il Concilio, Martin lasciò i gesuiti (1964) e divenne critico del post-concilio, ma il suo ruolo iniziale fu decisivo per l’apertura verso gli ebrei.
I 17 romanzi e libri di saggistica scritti da Martin erano frequentemente critici verso la gerarchia cattolica, che secondo lui non aveva agito in conformità a quella che definiva «la Terza Profezia» rivelata dalla Vergine Maria a Fatima. Tra le sue opere si annoverano The Scribal Character of the Dead Sea Scrolls (1958) e Hostage to the Devil (1976), dedicati a temi come il satanismo, la possessione demoniaca e l’esorcismo. The Final Conclave (1978) rappresentava invece un avvertimento nei confronti dello spionaggio sovietico all’interno del Vaticano.
Il gesuita poi divenuto sacerdote tradizionalista, si occupò largamente di esorcismi. Martin assistette al suo primo esorcismo mentre lavorava in Egitto per la ricerca archeologica. Come esorcista offrì consulenze su casi di possessione demoniaca, inclusi riferimenti ai fenomeni di Amityville – una casa infestata posa resa celebre da un film horror – , sebbene non sia stato direttamente coinvolto nel caso originale dei Lutz nel 1975
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Spirito
Suore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione
“Este es mi cuerpo , que será entregado por vosotras…” Así es la Plegaria inventada de la Misa femista con las monjas trinitarias en el altar simulando concelebrar. Suesa, Cantabria. pic.twitter.com/PF3XezbTgS
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 20, 2026
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.
Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.
Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.
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Un’offerta a «Madre Terra»
Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.
Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.
Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».
È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.
Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».
La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?
Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.
Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.
Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.
Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.
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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.
Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.
Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.
Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.
L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.
La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?
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Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.
L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?
Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.
Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria
TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
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