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Salute

Il malori della 38ª settimana 2026

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Montesilvano, provincia di Pescara: «Malore durante partita di padel, grave un ex calciatore e allenatore». Lo riporta Sky TG24.

 

Pordenone: «Malore fatale in un cantiere edile: muore operaio trevigiano». Lo riporta TrevisoToday.

 

Ravenna: «Malore alla guida dell’auto che sbanda fuori strada: perde la vita un 56enne». Lo riporta RavennaToday.

 

Castelmonte, provincia di Udine: «Malore in bicicletta, Valter Colussa muore a Castelmonte: aveva 62 anni». Lo riporta il Messaggero Veneto.

 

San Pietro al Natisone, provincia di Udine: «Malore mentre nuota in Sicilia, muore storico allenatore friulano». Lo riporta UdineToday.

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Baceno, provincia del Verbano-Cusio-Ossola: «Don Stefano Rho morto per un malore a 61 anni». Lo riporta Chiesa di Milano.

 

Crema: «Malore in palestra, 25enne grave». Lo riporta Crema News.

 

Riccione, provincia di Rimini: «Colpito da un malore annega in mare, tragedia sulla battigia». Lo riporta RiminiToday.

 

Oderzo, provincia di Treviso: «Professore muore dopo il malore in un parcheggio, la denuncia: “Facevano video anzichè aiutare”». Lo riporta la Tribuna di Treviso.

 

Stellanello, provincia di Savona: «Stellanello, malore fatale sui sentieri, muore un biker». Lo riporta La Stampa.

 

Ancona: «Prima l’incidente stradale, poi il malore: un 70enne muore nel centro di Ancona». Lo riporta TGR Marche.

 

Castelmonte, provincia di Udine: «Tragedia a Castelmonte: un malore non gli lascia scampo». Lo riporta UdineToday.

 

Terni, provincia di Terni: «Ipotesi malore durante tentativo di truffa per anziano morto a Terni». Lo riporta ANSA.

 

Baceno, provincia del Verbano-Cusio-Ossola: «Malore durante un’escursione all’alpe Devero: morto un prete di 61 anni». Lo riporta La Stampa.

 

Crema, provincia di Cremona: «Si accascia all’improvviso durante l’allenamento in palestra: gravissima 25enne». Lo riporta Cremaoggi.

 

Bormida, provincia di Savona: «Tragedia nei boschi di Bormida: va a cercare funghi, colto da malore cade e muore». Lo riporta La Stampa.

 

Guidonia Montecelio, provincia di Roma: «Trovato morto nella cella frigorifera, forse malore per sbalzo termico». Lo riporta TGR Lazio.

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Busnago, provincia di Monza e della Brianza: «Si accascia e muore: dramma in strada per un uomo di 74 anni». Lo riporta MonzaToday.

 

Livorno, provincia di Livorno: «Livorno, muore a 37 anni in ospedale dopo un malore in mare». Lo riporta Il Tirreno.

 

Cagliari,: «Malore su nave da crociera nel sud Sardegna, interviene la Capitaneria». Lo riporta ANSA.

 

Tovo Sant’Agata, provincia di Sondrio: «Sale sul tetto di casa per lavori a Tovo, muore a causa di un malore». Lo riporta La Provincia.

 

Gorgo al Monticano, provincia di Treviso: «Si risveglia dal coma e organizza una cena con amici e familiari per festeggiare il ritorno a casa dopo le dimissioni dall’ospedale: poco dopo ha un malore e muore». Lo riporta Il Fatto Quotidiano.

 

Oderzo, provincia di Treviso: «Malore nel park dell’ospedale, è grave». Lo riporta Qdpnews.it.

 

Battipaglia, provincia di Salerno: «Battipaglia, malore in spiaggia: muore un uomo di 67 anni di Mirabella Eclano». Lo riporta SalernoToday.

 

Provaglio d’Iseo, provincia di Brescia: «Malore improvviso mentre pota gli ulivi: 66enne muore sotto gli occhi della moglie». Lo riporta Bresciaoggi.

 

San Giovanni Teatino, provincia di Chieti: «Morto a 65 ann, l’imprenditore colpito da un malore mentre era in bici: i suoi organi salveranno altre vite». Lo riporta ChietiToday.

 

L’Aquila: «Morta  la presidente di Piccola Industria Basilicata aveva 64 anni». Lo riporta Sky TG24.

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Settimo Torinese, città metropolitana  di Torino: «Soccorso dopo il malore in piscina a Settimo Torinese: il ragazzo dopo un mese e mezzo è fuori pericolo». Lo riporta TorinoToday.

 

Chiari, provincia di Brescia: «Malore improvviso, uomo collassa in strada: è in gravi condizioni». Lo riporta BresciaToday.

 

Ponte di Piave, provincia di Treviso: «Malore in casa,  muore tre mesi dopo essere andato in pensione». Lo riporta TrevisoToday.

 

Provaglio d’Iseo, provincia di Brescia: «Malore improvviso mentre pota gli ulivi: 66enne muore sotto gli occhi della moglie». Lo riporta Bresciaoggi.

 

Ostuni, provincia di Brindisi: «Malore mentre era a lavoro: operaio muore a 54 anni». Lo riporta il Quotidiano di Puglia.

 

Chiari, provincia di Brescia: «Malore improvviso, uomo collassa in strada: è in gravi condizioni». Lo riporta BresciaToday.

 

Bergamo: «Malore negli USA, muore». Lo riporta L’Eco di Bergamo.

 

San Nazzaro de’ Burgondi, provincia di Pavia: «Malore e incidente nel Pavese, il ferito localizzato dall’elicottero dei vigili del fuoco di Malpensa». Lo riporta VareseNews.

 

San Giovanni Teatino, provincia di Chieti: «il malore in bici e il tragico epilogo: dichiarata la morte cerebrale». Lo riporta Adnkronos.

 

Maccagno con Pino e Veddasca, provincia di Varese: «Tragedia in Veddasca: malore in bicicletta a Campagnano, muore un 73enne». Lo riporta Luino Notizie.

 

Ancona: «Dopo l’incidente si rialza per compilare il Cid ma si accascia e muore: ipotesi malore per il conducente dello scooter». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Alghero, provincia di Sassari: «Muore padre di due figli: la perlustrazione in apnea, il possibile malore, i soccorsi. Chi era Francesco Pagni». Lo riporta La Nazione.

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Livorno: «Malore in mare, muore a 37 anni». Lo riporta Gazzetta di Livorno.

 

Avellino: «comandante gentiluomo stroncato da un malore improvviso». Lo riporta Il Mattino.

 

Porte, provincia di Torino: «Si ustiona in casa e poi viene colto da un malore mentre è nella sede dei soccorritori a Porte, morto in ospedale». Lo riporta TorinoToday.

 

Filottrano, provincia di Ancona: «Improvviso malore in condominio: muore a 46 anni, mistero sulla causa». Lo riporta Il Mattino.

 

Alatri, provincia di Frosinone: «Colto da malore in studio: muore il dottore». Lo riporta Ciociaria Oggi.

 

Massa Marittima, provincia di Grosseto: «Doveva essere una giornata di relax, poi il malore in acqua: chi è l’uomo morto al Lago dell’Accesa». Lo riporta Il Giunco.

 

Arcevia, provincia di Ancona: «Colto da malore mentre taglia l’erba in giardino». Lo riporta Cronache Ancona.

 

Portoferraio, provincia di Livorno: «Malore davanti alla Croce Verde, vola Pegaso». Lo riporta QuiNews Elba.

 

Orgiano, provincia di Vicenza: «Malore al volante, poi lo scontro con un camper. L’ex parroco di Sossano è grave». Lo riporta Il Giornale di Vicenza.

 

Cagliari: «Malore in crociera in Sardegna, soccorso dalla guardia costiera in elicottero». Lo riporta Quotidiano.net.

 

Stresa, provincia del Verbano-Cusio-Ossola: «Simula un malore in caserma per fuggire e colpisce al volto un carabiniere: arrestato 40enne». Lo riporta NovaraToday.

 

Termoli, provincia di Campobasso: «Ha un malore sul Frecciabianca, 75enne salentino viene soccorso a Termoli e finisce in terapia intensiva». Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.

 

Positano, provincia di Salerno: «Turista accusa un malore sul Sentiero degli Dei». Lo riporta NapoliToday.

 

Bologna: «La denuncia dell’avvocato : “La moglie incinta di un medico perquisito ha avuto un malore”». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Roma: «Di Battista torna a casa dopo malore a Cuba». Lo riporta tvsvizzera.it.

 

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Gravidanza

Il paracetamolo in gravidanza può causare alterazioni agli organi riproduttivi nelle bambine: studio.

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Uno studio condotto presso l’Ospedale Universitario di Copenaghen, in Danimarca, indica che l’esposizione prenatale al paracetamolo potrebbe influire sulla riproduzione femminile. Servirebbero ulteriori ricerche, compresi studi più ampi, per definire le implicazioni cliniche sulla riproduzione futura.   Gli autori dello studio hanno sottolineato che il loro è «il primo studio sull’uomo specificamente progettato per indagare se l’esposizione prenatale al paracetamolo sia associata a marcatori dello sviluppo ovarico nelle figlie».   Lo studio COPANA, realizzato da marzo 2020 a novembre 2022, ha coinvolto 685 «donne sane di origine caucasica in gravidanza singola» nel primo trimestre di gestazione. Di queste, «302 neonate sono state esaminate durante il follow-up».

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«L’esposizione fetale precoce è stata associata a una riduzione del volume ovarico (−0,11 cm³, IC 95% da −0,19 a −0,03) e a una riduzione del volume uterino (−0,18 cm³, da −0,35 a −0,01), mentre l’esposizione fetale medio-tardiva è stata associata a un minor numero di follicoli ovarici (−1,05 follicoli, da −1,71 a −0,39) rispetto alle ragazze non esposte» scrivono gli autori dello studio..   Lo studio ha rilevato che le ragazze esposte al paracetamolo nell’utero presentavano, in media, un volume ovarico inferiore del 40%, un volume uterino inferiore del 13% e il 23% in meno di follicoli ovarici (le strutture che contengono gli ovuli immaturi) rispetto alle ragazze le cui madri non avevano assunto paracetamolo durante la gravidanza. Inoltre, mostravano livelli più bassi di un ormone (AMH/ormone antimulleriano) legato alla riserva ovarica, ha riportato la CNN, che scrive che sebbene «questo studio abbia catturato solo un’istantanea in un dato momento» e che «i ricercatori non abbiano seguito le ragazze a lungo termine per determinarne la fertilità futura», i dati si estendono all’adolescenza.   I ricercatori hanno inoltre analizzato i dati di 1.210 ragazze appartenenti alla coorte madre-bambino di Copenaghen, seguite dalla prima infanzia all’adolescenza; le loro madri avevano riferito di aver assunto paracetamolo durante il terzo trimestre di gravidanza.   Questi dati hanno dimostrato che l’esposizione fetale al paracetamolo era associata a ovaie di dimensioni ridotte durante l’adolescenza e a uteri più piccoli durante la pubertà.   Mancano dati relativi al periodo successivo all’adolescenza, il che richiede ulteriori studi di follow-up e ricerche su campioni più ampi.   Tuttavia, prima di qualsiasi studio sugli esseri umani, gli studi sugli animali relativi al farmaco avevano prodotto risultati simili. I ricercatori hanno sottolineato che, «sebbene questo studio non possa dimostrare che il paracetamolo abbia causato direttamente queste differenze, i risultati sono coerenti con quelli degli studi sugli animali».   Gli autori dello studio hanno inoltre precisato che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le implicazioni dei risultati ottenuti, scrivendo: «Non è ancora chiaro se queste differenze riscontrate nella prima fase della vita abbiano una rilevanza clinica a lungo termine, compresi gli effetti sulla durata della vita riproduttiva, e ciò richiede analisi in studi con un follow-up più lungo».   Fino a quando non saranno completate ulteriori ricerche, le implicazioni a lungo termine dell’uso prenatale del paracetamolo sulla fertilità femminile restano sconosciute. Al momento, le donne in gravidanza hanno poche alternative quando si ammalano o hanno la febbre abbastanza grave da richiedere una terapia farmacologica.

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La dottoressa Margit Bistrup Fischer, coautrice dello studio, ha dichiarato alla CNN che l’assunzione del farmaco è in definitiva «un argomento di cui, come società, dobbiamo parlare e su cui dobbiamo informare maggiormente le donne incinte, affinché possano prendere una decisione consapevole».   Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi, dopo le esternazioni del segretario della Salute statunitense Roberto Kennedy, erano state avanzate, con tanto di studi, correlazioni tra l’uso del paracetamolo e l’autismo, di cui le grandi farmaceutica e le stesse agenzie regolatrici americane sarebbero state a conoscenza.   Come riportato da Renovatio 21, i danni alla fertilità delle figlie femmine causate dall’assunzione di paracetamolo erano stati suggeriti da una ricerca su ratti e topi ancora sette anni fa.  

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Immagine di Austin Kirk via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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Intelligenza Artificiale

Il boom dei data center AI alimenta un’ondata di nuove produzioni di PFAS

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Le sostanze chimiche PFAS stanno silenziosamente alimentando i data center del boom dell’Intelligenza Artificiale. Queste sostanze vengono utilizzate nei sistemi di raffreddamento che impediscono il surriscaldamento dei server, man mano che la domanda di Intelligenza Artificiale aumenta vertiginosamente. Un nuovo rapporto rivela che i principali produttori stanno espandendo la produzione di queste sostanze chimiche, note anche come «sostanze chimiche eterne», per soddisfare tale domanda, nonostante i rischi di contaminazione da PFAS ammontino a miliardi di dollari.

 

Secondo quanto riportato dal Guardian, la «rivoluzione dell’IA» sta generando un’ondata di nuova produzione di PFAS per soddisfare le esigenze della rapida espansione dell’Intelligenza Artificiale (IA) e dei centri dati necessari per alimentarla.

 

Secondo un nuovo rapporto dell’organismo di controllo dell’industria chimica ChemSec, l’esplosione della domanda di batterie agli ioni di litio sta anche facendo aumentare la domanda di sostanze chimiche.

 

Le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS), note anche come «sostanze chimiche eterne» perché non si degradano mai, sono state collegate a diverse patologie, tra cui il cancrole malattie della tiroide e le malattie infiammatorie croniche intestinali. Sono state inoltre associate a problemi dello sviluppo nei bambini.

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Negli ultimi due anni, nuove normative hanno imposto restrizioni sull’uso di alcune sostanze chimiche PFAS nell’acqua potabile e negli imballaggi alimentari negli Stati Uniti e in Europa. Inoltre, le cause vinte hanno costretto alcuni produttori di PFAS a pagare centinaia di milioni di dollari per risolvere le controversie sanitarie con DuPont e altre aziende.

 

Tuttavia, l’indagine di ChemSec sui 10 maggiori produttori di PFAS ha rilevato che, anziché essere scoraggiati dalle nuove normative e dal crescente numero di prove sui problemi di salute correlati ai PFAS, la maggior parte dei produttori è pronta ad espandere la produzione nei prossimi anni.

 

«I produttori di PFAS di tutto il mondo stanno esplicitamente inquadrando i loro investimenti attorno alla “rivoluzione dell’IA” e alla fabbricazione di microchip», ha riportato ChemSec.

 

I PFAS sono utilizzati in diversi punti dell’infrastruttura alla base dell’intelligenza artificiale. Svolgono un ruolo chiave nella produzione di semiconduttori e sono un componente fondamentale dei sistemi di raffreddamento che dissipano le enormi quantità di calore generate dai data center.

 

Questa domanda sta alimentando nuovi investimenti nella produzione di PFAS, mentre i governi sono alle prese con la diffusa contaminazione derivante da decenni di utilizzo precedente e i produttori si trovano ad affrontare miliardi di dollari di responsabilità.

 

ChemSec avverte che l’aumento della domanda, che sta alimentando l’espansione della produzione, indica che «l’unico metodo efficace per porre fine a questa crisi di inquinamento tossico è quello di attuare divieti universali con deroghe rigorosamente limitate nel tempo per consentire ad alcuni settori di adeguarsi».

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I produttori aumentano la produzione nonostante i rischi per la salute e l’ambiente.

ChemSec ha esaminato i piani di 10 tra i principali produttori mondiali di PFAS e ha scoperto che quasi tutti intendono incrementare la produzione negli Stati Uniti, in Europa e in Asia per soddisfare la crescente domanda dell’intelligenza artificiale.

 

Nei data center, computer e server si surriscaldano. Per raffreddarli, si utilizza in genere un compressore con gas refrigeranti ad aria o acqua, simile a un frigorifero, ma su scala molto più ampia, secondo il Sierra Club. Alcuni di questi gas contengono PFAS.

 

In alternativa, i computer sono immersi in un fluido chimico, anch’esso contenente PFAS, che assorbe il calore. In entrambi i casi, le sostanze chimiche possono disperdersi nel terreno o nell’aria.

 

Il boom dell’Intelligenza Artificiale sta anche determinando un’impennata nella produzione di semiconduttori, che elaborano i dati ad alta velocità. I ​​chip per computer tradizionali sono troppo lenti per soddisfare le esigenze di modelli linguistici complessi, che richiedono chip a semiconduttore la cui produzione dipende dai PFAS (polifenoli, fosforo, ammonio e sodio).

 

Secondo il rapporto, Chemours, la società chimica statunitense scorporata da DuPont nel 2015, produce o utilizza più sostanze PFAS di qualsiasi altra azienda presente nella lista di ChemSec. ChemSec stima che tra la metà e i due terzi del fatturato dell’azienda siano legati alle PFAS.

 

Chemours sta sviluppando un fluido fluorurato, Opteon 2P50, specificamente progettato per il raffreddamento dei server dei data center. Il prodotto chimico è ancora in attesa dell’approvazione federale, ma Chemours afferma che «rivoluzionerà» il raffreddamento dei data center, riducendo drasticamente il consumo energetico dei sistemi di raffreddamento fino al 90% e il consumo energetico complessivo dei data center fino al 40%.

 

Ad esempio, il produttore giapponese Daikin prevede di triplicare la propria capacità produttiva di fluoropolimeri entro il 2027, con la domanda di semiconduttori tra i fattori trainanti di questa espansione, secondo quanto riportato da ChemSec.

 

I veicoli elettrici e altre tecnologie alimentate a batteria rappresentano un’ulteriore fonte di domanda. I fluoropolimeri sono utilizzati come leganti e rivestimenti separatori nelle batterie agli ioni di litio.

 

Tra le altre aziende che prevedono di espandere la propria produzione di PFAS figurano Bayer, AGC, Arkema, Orbia Fluor & Energy Materials, Solstice, 3M e Syensqo, quest’ultima attualmente impegnata nella costruzione del più grande impianto di produzione di PVDF per batterie del Nord America.

 

Solo due aziende presenti nell’elenco di ChemSec, BASF e Archroma, stanno riducendo la produzione di PFAS.

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Le grandi aziende chimiche accumulano multe salatissime.

Il mercato dei PFAS è relativamente piccolo rispetto ad altre sostanze chimiche: secondo il rapporto, il suo valore si aggira intorno ai 25-30 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, si stima che i costi per la salute umana e ambientale derivanti da questo settore raggiungeranno circa 440 miliardi di euro (510 miliardi di dollari) nella sola Europa entro il 2050.

 

Secondo Reuters, nel 2017 DuPont e Chemours hanno concordato di pagare 670,7 milioni di dollari per risolvere circa 3.550 richieste di risarcimento per danni alla persona derivanti dalla contaminazione da PFOA (acido perfluorottanoico, un tipo di PFAS) associata allo stabilimento Washington Works di DuPont vicino a Parkersburg, in Virginia Occidentale. Nell’ambito dell’accordo, le aziende hanno negato qualsiasi illecito.

 

In una decisione separata del giugno 2026, l’amministrazione Trump ha raggiunto un accordo con Chemours in merito agli scarichi illegali a lungo termine di sostanze chimiche persistenti nelle acque del West Virginia, della Carolina del Nord e del New Jersey. Le sanzioni e i costi per gli interventi di ripristino sono stimati in circa 450 milioni di dollari.

 

Complessivamente, secondo il rapporto di ChemSec, Chemours ha sborsato 2,4 miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni per violazioni relative alle sostanze PFAS negli Stati Uniti.

 

Se si includono i costi per il trattamento della contaminazione dell’acqua potabile, le spese aumentano significativamente. Nel 2024, un tribunale federale ha approvato un accordo in base al quale 3M si è impegnata a versare fino a 10,3 miliardi di dollari ai sistemi idrici pubblici che avevano rilevato, o avrebbero potuto rilevare in futuro, la presenza di PFAS.

 

Per anni, l’Agenzia statunitense per la protezione ambientale (EPA) si è affidata in gran parte a programmi volontari dell’industria, a obblighi di segnalazione delle sostanze chimiche e a raccomandazioni sanitarie non vincolanti sulla qualità dell’acqua potabile per affrontare il problema dei PFAS.

 

Solo nell’aprile del 2024 l’EPA ha stabilito i primi limiti nazionali legalmente vincolanti per l’acqua potabile relativi a queste sostanze chimiche, inclusi livelli massimi di contaminazione pari a 4 parti per trilione per PFOA e PFOS.

 

Il quadro normativo è da allora cambiato. Nel 2025, l’amministrazione Trump ha annunciato che avrebbe mantenuto i limiti per PFOA e PFOS, riconsiderando al contempo gli standard per diverse altre sostanze PFAS, avviando di fatto un arretramento rispetto ai primi limiti in assoluto imposti alle sostanze PFAS nell’acqua potabile.

 

Nel 2026, l’EPA ha proposto di estendere i tempi di conformità per PFOA e PFOS e di revocare i limiti per l’acqua potabile per altre sostanze chimiche persistenti, tra cui PFHxSPFNAGenX e altre miscele contenenti diversi PFAS.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 15 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Salute

«Non è la solita storia di coaguli»: gli scienziati chiedono di indagare sugli strani coaguli di sangue bianchi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare strutture insolite nei vasi sanguigni, spingendo un piccolo gruppo di scienziati a indagare. Il dottor John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati. Entrambi hanno affermato che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la natura di queste strutture e il motivo per cui così pochi patologi le studiano. «Non vorrei che, col tempo, questo venisse considerato qualcosa di normale», ha dichiarato il dottor Daniel Santiago, farmacologo della Florida.   Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare qualcosa che, a loro dire, non avevano mai visto prima: lunghe strutture bianche ed elastiche all’interno dei vasi sanguigni.   Le segnalazioni sono emerse poco dopo l’inizio della campagna di vaccinazione contro il COVID-19. Da allora, sono stati segnalati coaguli simili in pazienti viventi e nei tubi di drenaggio di pazienti in cure palliative, il che ha spinto un piccolo gruppo di scienziati a indagare sulla loro natura, sulla loro formazione e sulla loro frequenza.   Il commentatore medico Dr. John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati: il Dr. Daniel Santiago, farmacologo della Florida, e Greg Harrison, chimico organico australiano.   «Questa non è la solita storia di un coagulo di sangue», ha detto Santiago.   Ecco i punti salienti emersi dalle loro interviste.

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In che modo questi coaguli si differenziano dai normali coaguli di sangue?

Le strutture bianche sono lunghe, pallide ed elastiche.   Sono stati definiti «calchi fibrosi» perché sono difficili da rompere e alcuni conservano la forma dei vasi sanguigni nel punto in cui si sono formati.   Harrison ha affermato che i coaguli possono essere allungati e persino sostenere il peso delle pinze. Li ha descritti come più simili a plastiche o gomme prodotte artificialmente «dal corpo stesso» che a normali coaguli di sangue.   Queste strutture resistono anche ai normali meccanismi dell’organismo per la disgregazione dei coaguli di sangue.   «Non ha nulla a che vedere con i normali coaguli di sangue, né prima né dopo la morte», ha affermato Campbell. «È una cosa completamente diversa».

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Di cosa sono fatti i coaguli?

Gli scienziati hanno trovato centinaia di proteine ​​diverse nelle strutture, tra cui grandi quantità di fibrinogeno, una proteina coinvolta nella normale coagulazione del sangue.   Hanno inoltre trovato prove del fatto che alcune delle proteine ​​presentano una forma insolita e ripiegata in modo errato, che hanno descritto come «simile all’amiloide».   L’amiloide è un tipo di accumulo anomalo di proteine ​​associato a diverse malattie, tra cui l’Alzheimer. Tuttavia, Harrison ha sottolineato che i ricercatori non affermano di aver dimostrato in modo definitivo che le strutture contengano amiloide.   «Stiamo procedendo con molta cautela. E il referto afferma esplicitamente che si tratta di una sostanza simile all’amiloide», ha detto.   I ricercatori hanno affermato che questa distinzione è cruciale perché descrivono l’aspetto delle proteine, non stabiliscono esattamente cosa siano o quale ruolo svolgano.   Santiago ha affermato che le alterazioni anomale delle proteine ​​possono avere importanti conseguenze, poiché le proteine ​​svolgono molte delle funzioni essenziali dell’organismo.   «Queste proteine ​​sono i pilastri del corpo e, se qualcosa va storto, ecco che si manifesta una patologia», ha affermato.   I ricercatori hanno anche affermato che queste strutture sembrano formarsi molto più rapidamente rispetto all’accumulo di amiloide tipicamente associato a malattie come l’Alzheimer. Harrison ha definito questo uno degli aspetti più preoccupanti dei risultati.   «Questa è la parte spaventosa… ci vogliono anni perché si accumuli nel cervello una quantità di placca tale da manifestarsi come Alzheimer», ha affermato. Ma i coaguli bianchi «si presentano in quantità».

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Quanto possono diventare grandi?

Alcune di queste strutture sono straordinariamente grandi. Campbell ha descritto dei calchi che, a suo dire, erano abbastanza grandi da ostruire completamente l’aorta, l’arteria più grande del corpo.   «E se si blocca completamente l’aorta, le gambe diventano nere piuttosto in fretta. Quindi ho pensato che si formassero dopo la morte», ha detto.   Harrison ha offerto una spiegazione diversa. Ha affermato che le strutture potrebbero iniziare come coaguli o depositi molto più piccoli che si attaccano alle aree danneggiate dei vasi sanguigni e crescere gradualmente. «Alla fine, una volta raggiunte certe dimensioni, ostruiranno completamente il vaso sanguigno, ma potrebbero volerci anni prima che ciò accada», ha affermato.   I ricercatori non sanno ancora con quale rapidità crescano queste strutture, perché alcune crescano e altre no, o cosa determini il luogo in cui si formano. Campbell ha inoltre sollevato un’altra possibilità: che molte persone possano sviluppare microcoaguli più piccoli che non si sono ingranditi fino a formare le grandi strutture osservate dagli imbalsamatori.   «Questa è la parte spaventosa, ed è per questo che la questione deve essere indagata», ha detto Harrison.  

Sono nuovi?

I ricercatori hanno trovato almeno un precedente storico per insoliti coaguli bianchi ed elastici.   Harrison ha individuato, tra il 1988 e il 1992, segnalazioni che descrivevano la «sindrome del coagulo bianco» associata all’eparina ad alto peso molecolare, un farmaco utilizzato per prevenire o trattare i coaguli di sangue.   Gli ospedali sono quindi passati all’eparina a basso peso molecolare. I ricercatori affermano di non aver trovato da allora altra documentazione comparabile di queste strutture fibrose bianche. Santiago ha affermato che i risultati potrebbero rappresentare «una nuova patologia che stiamo esaminando».   Campbell ha aggiunto: «alcuni sostengono che questi fenomeni siano stati osservati per decenni, ma non è vero. Si tratta di una novità».   Le prime segnalazioni rendono inesatto affermare che strutture simili non siano mai state viste prima. Tuttavia, i ricercatori sostengono che le strutture ora segnalate siano sufficientemente insolite, e potenzialmente diffuse, da giustificare ulteriori indagini.   «Anche se sparisse domani… ce l’abbiamo da ormai cinque anni, giusto? Bisogna comunque dare una spiegazione», ha detto Campbell.

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Quanto sono comuni?

Una delle maggiori lacune nella ricerca riguarda le informazioni di base sulla frequenza di queste strutture.   Campbell ha citato quattro sondaggi annuali auto-compilati condotti tra il 2022 e il 2025 tra gli imbalsamatori. I sondaggi hanno raccolto 808 risposte provenienti da cinque Paesi.   Tra il 66% e l’83% degli imbalsamatori intervistati ha riferito di aver trovato questi strani coaguli almeno occasionalmente. La percentuale di corpi in cui gli imbalsamatori hanno dichiarato di averli visti variava dal 19% al 27%.   Tali indagini non stabiliscono quanto siano comuni queste strutture nella popolazione generale, e i ricercatori riconoscono che i risultati variano considerevolmente.   Harrison ha affermato che alcuni imbalsamatori hanno recentemente riferito di aver riscontrato queste strutture nell’80% dei corpi, mentre altri stimano che siano presenti nel 30-40%.   «Purtroppo, che sia in calo o meno, la sua concentrazione è comunque tale da richiedere ulteriori studi», ha affermato Harrison.

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Quali potrebbero essere le cause?

La tempistica del fenomeno ha sollevato interrogativi sui vaccini contro il COVID-19 e sul virus stesso.   I ricercatori non affermano di aver stabilito un collegamento tra i vaccini contro il COVID-19 e i coaguli di sangue. Harrison ha specificamente messo in guardia dal dare la colpa ai vaccini o alla proteina spike.   «Non stiamo puntando il dito contro i vaccini, e certamente non stiamo puntando il dito contro la proteina spike in sé. Ma quello che stiamo dicendo è che sembra essere correlato al virus stesso», ha affermato. «Dobbiamo essere molto cauti su questo punto perché vogliamo rimanere entro i limiti delle conoscenze scientifiche di cui disponiamo».   Harrison ha affermato che le prove suggeriscono che l’infezione da COVID-19 stessa potrebbe contribuire alla formazione di microcoaguli simili all’amiloide. Ha citato i risultati che mostrano come questi microcoaguli anomali e appiccicosi siano stati trovati all’interno di una persona vivente che era stata precedentemente infettata dal COVID-19 ma non aveva ricevuto il vaccino contro il COVID-19.   Campbell ha sollevato la possibilità che vaccinazione e infezione possano avere un effetto combinato.   «Se dovessi pensarci ad alta voce, direi che potrebbe trattarsi di un doppio effetto negativo. Potrebbe essere la combinazione di vaccino e infezione naturale», ha affermato.   «Ci sono ancora dei pezzi del puzzle che ci mancano», ha detto Santiago.

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Perché i coaguli non vengono studiati più a fondo?

Sia Santiago che Harrison hanno affermato di aver incontrato difficoltà nell’ottenere finanziamenti e supporto scientifico per il loro lavoro. Hanno finanziato gran parte della ricerca di tasca propria e, finora, le riviste scientifiche si sono rifiutate di esaminare o pubblicare i loro risultati.   «Abbiamo provato a sottoporre il lavoro a una rivista di patologia, ma non abbiamo ricevuto risposta», ha detto Santiago.   Harrison ha affermato che i ricercatori hanno dovuto rivolgersi a quella che ha definito «una rivista, osiamo dire, di livello leggermente inferiore, per riuscire a pubblicare l’articolo». Ha inoltre descritto un incontro con un imbalsamatore che si era offerto di fornire dei campioni, ma che ha smesso di rispondere quando i ricercatori hanno cercato di organizzare un incontro.   Campbell ha affermato di aver sentito parlare di esperienze simili, suggerendo che «ad alcune persone sembra sia stato detto di tacere». «Sembra esserci una certa opposizione concertata» allo studio di questo argomento, ha affermato.   Campbell ha inoltre sollevato dubbi sul perché non ci siano più medici legali che esaminano queste strutture. «Perché i patologi non sono in festa in tutto il mondo?» ha chiesto. «Il silenzio nella comunità patologica è semplicemente assordante».   Gli scienziati chiedono a patologi, università e agenzie governative di raccogliere e studiare i coaguli in modo indipendente.   «È molto semplice iniziare ad approfondire la natura compositiva di questo materiale», ha detto Harrison. «Se lo si segue logicamente… si arriva alla stessa conclusione a cui siamo arrivati ​​noi. È inevitabile».   Campbell ha affermato che le agenzie governative, tra cui i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense e la Therapeutic Goods Administration australiana, dovrebbero indagare su queste strutture.   «È una vera e propria vergogna internazionale che ciò non venga fatto», ha affermato.

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Perché è importante?

Santiago ha affermato che la sua indagine sui coaguli è iniziata poco dopo la distribuzione del vaccino contro il COVID-19, quando pazienti e altre persone hanno iniziato a segnalare problemi di salute insoliti che non aveva mai riscontrato prima.   Ha affermato che i ricercatori non dovrebbero ignorare le esperienze delle persone a causa di dibattiti politici sui vaccini.   «Non possiamo ignorare ciò che le persone stanno vivendo», ha detto Santiago. «Avete sentito queste storie… su X, le avete viste su Facebook… Sta succedendo davvero».   Ha inoltre messo in guardia dal permettere che il fenomeno venga accettato semplicemente perché si è manifestato nel tempo. «Non voglio che, col tempo, questo venga considerato qualcosa di normale», ha detto.   La conclusione dei ricercatori è semplice: ci sono abbastanza segnalazioni di queste strutture insolite da giustificare la necessità di scoprire esattamente cosa siano e perché si manifestino. «È un problema che deve essere affrontato», ha affermato Santiago.   Jill Erzen   © 11 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Immagine screenshot da YouTube  
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