Spirito
I sacramenti conferiscono veramente la grazia
Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Questa quattordicesima parte ricorda che Gesù Cristo ha istituito sette sacramenti per comunicare realmente la sua grazia alle anime. Dal Battesimo all’Ordine sacro e al Matrimonio, ne riafferma la natura, l’efficacia e le disposizioni necessarie per riceverli, contrastando le concezioni che ne distorcono il significato o lo scopo.
XIII. I sacramenti della nuova legge
110. Credo che vi siano sette sacramenti propriamente detti della Nuova Legge, istituiti da Nostro Signore Gesù Cristo per conferire efficacemente la grazia che essi significano: battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, estrema unzione, ordinazione e matrimonio.
111. Affermo che i sacramenti devono essere validamente celebrati, con la materia, la forma e l’intenzione prescritte, osservando i riti liturgici che esprimono chiaramente la fede cattolica; e che devono essere ricevuti con le disposizioni richieste.
112. Credo che il battesimo sia la porta d’accesso alla Chiesa e che sia necessario per la salvezza. Di norma, nessuno può essere salvato senza riceverlo; attraverso questo sacramento, una persona viene purificata dal peccato originale, incorporata a Cristo, segnata del carattere cristiano e resa membro della Chiesa. Per questo condanno la pratica di ritardare il battesimo senza una valida ragione per i bambini che non hanno ancora raggiunto l’età della ragione. Tuttavia, chi, dopo aver raggiunto l’età della ragione e senza colpa propria, è impedito di ricevere questo sacramento, può essere salvato in modo straordinario mediante il battesimo di desiderio, cioè mediante un atto soprannaturale di fede e di perfetta carità che lo ordina alla Chiesa.
113. Affermo che la Confermazione rafforza il battezzato mediante il dono dello Spirito Santo, affinché possa confessare con coraggio la fede, resistere ai nemici della salvezza e vivere come testimone di Cristo. Nei momenti di confusione, questa forza soprannaturale è particolarmente necessaria, poiché nessuno può conservare la fede senza lotta.
114. Affermo che la penitenza rimette i peccati commessi dopo il battesimo attraverso gli atti di contrizione, confessione e soddisfazione del penitente. Rifiuto fermamente qualsiasi approccio pastorale che indebolisca il senso del peccato, minimizzi la necessità della confessione sacramentale o riduca la soddisfazione a un mero atto di riparazione verso se stessi o gli altri, senza riferimento all’offesa commessa contro Dio.
115. Affermo che l’estrema unzione allevia e fortifica gli infermi, rimette i peccati se necessario, aiuta potentemente a cancellare la punizione dovuta al peccato e prepara l’anima cristiana a comparire davanti a Dio.
116. Affermo che il matrimonio è l’unione stabile e indissolubile di un uomo e di una donna, elevata da Cristo alla dignità di sacramento tra i battezzati. Il fine di questa unione, stabilita da Dio, ordinatore della natura, è duplice: da un lato, la procreazione e l’educazione dei figli, che costituiscono il fine primario e principale del matrimonio; dall’altro, il sostegno reciproco dei coniugi e il rimedio alla concupiscenza, che ne sono i fini secondari – fini veri ed essenziali, ma naturalmente subordinati al primo.
117. Respingo pertanto qualsiasi dottrina che consideri le unioni contrarie al matrimonio come reali, seppur imperfette, partecipazioni a quest’ultimo; o che, volendo definire il matrimonio unicamente sulla base dell’amore dei coniugi, distrugga la gerarchia dei fini del matrimonio, rischiando di legittimare il divorzio, il rifiuto di avere figli e quindi la contraccezione, il che è contrario alla legge naturale.
118. Confesso che il sacramento dell’Ordine sacro imprime in chi lo riceve il carattere sacerdotale che lo configura a Cristo Sacerdote, e che nessuna donna può riceverlo, in alcun grado. Attraverso questo sacramento, il sacerdote riceve il potere di offrire il sacrificio salvifico per i vivi e per i morti, di perdonare i peccati e di santificare i fedeli. Respingo pertanto ogni confusione tra il sacerdozio, nel vero e proprio senso di ministri di Cristo, e il sacerdozio comune, impropriamente chiamato sacerdozio dei fedeli: i fedeli offrono spiritualmente con il sacerdote e attraverso il sacerdote; ma solo il sacerdote debitamente ordinato realizza e offre sacramentalmente il sacrificio nella persona di Cristo.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: Andrea del Verrocchio (1435–1488), Leonardo da Vinci (1452–1519), Battesimo di Cristo (1470-1475), Gallerie degli Uffizi, Firenze.
Immagine di Livioandronico via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
«L’Europa consegna i suoi Paesi ad una nuova invasione». Mons. Viganò, messaggio per Lepanto
Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta della Lega Santa affrontava a Lepanto un nemico che pareva invincibile, San Pio V e il popolo cristiano pregavano il Rosario. Vinse allora ciò che aveva vinto con Gedeone: “ne glorietur contra me Israel, et dicat: Meis viribus liberatus sum.” Il Signore tolse al suo condottiero ventinovemila uomini e gliene lasciò trecento, perché nessuno attribuisse alle proprie forze una vittoria che era Sua.
Oggi i governanti d’Europa, dimentichi dell’identità dei loro popoli forgiata dal Cattolicesimo Romano, consegnano inermi i propri Paesi a una nuova invasione. E la gerarchia sedicente cattolica, che dovrebbe chiamare a raccolta i fedeli, incoraggia la sostituzione etnica, benedice chi la promuove e chiama «dialogo» la propria vile e abbietta diserzione. Ma i primi nemici dei popoli europei non sono coloro che violano i nostri confini: sono quanti, servi dei potentati finanziari che pretendono di governare le nazioni, se ne servono per scardinare la Religione e l’ordine sociale, e imporre così la propria tirannide tecnocratica. Alle genti che arrivano la Chiesa Cattolica deve la carità e l’annuncio di Cristo; ai loro strumentalizzatori, la coraggiosa denuncia e la resistenza. Un’Europa apostata dalla Fede e pervertita nella Morale non ha più galee, perché non ha più Rosari. Ma la Vergine è la stessa, e Dio non ha mutato il suo giudizio sui numeri: gli bastano trecento uomini, purché siano in ginocchio. “Cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo.” Torniamo ai piedi dell’altare. Torniamo al Rosario quotidiano. — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 7, 2026
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Spirito
Domani, l’Anticristo? Quando la teologia fa luce sulla geopolitica
Nel numero 700 del Courrier de Rome (settembre 2026), padre Jean-Michel Gleize si interroga sulla possibilità di spiegare il sostegno americano a Israele unicamente con motivazioni geopolitiche e rintraccia le radici religiose e messianiche di questa alleanza fino alla questione dell’Anticristo. Padre Philippe Bourrat, dal canto suo, ripercorre l’intervento di San Clemente di Roma nella crisi della Chiesa di Corinto.
Israele, il Tempio e l’Anticristo
«Domani, l’Anticristo?”: Dietro questo titolo interrogativo, padre Jean-Michel Gleize inizia ponendo una questione metodologica. La scienza, nel senso moderno del termine, cerca le cause immediate e osservabili dei fenomeni. La «saggezza» va più indietro, alle loro cause profonde. Che dire allora della geopolitica? Può spiegare pienamente gli eventi che osserva, o dobbiamo, in certi casi, guardare più in profondità?
L’autore applica questa questione alle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Dal riconoscimento dello Stato ebraico al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme sotto la presidenza di Donald Trump, passando per l’entità degli aiuti concessi a Israele, egli osserva una convergenza che sembra difficile da spiegare unicamente con interessi economici, finanziari o strategici. «È possibile che considerazioni teologico-politiche prevalgano in questo caso sulla geopolitica?», si chiede.
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Fu allora che emerse il sionismo cristiano, una branca del protestantesimo evangelico per la quale la creazione dello Stato di Israele era vista come il compimento delle profezie dell’Antico Testamento. Il raduno degli ebrei in Terra Santa e la ricostruzione del Terzo Tempio erano, in quest’ottica, finalizzati a preparare il ritorno di Cristo e la conversione di Israele. L’abate Gleize individua dunque, dietro alcune scelte della politica americana, una motivazione religiosa che trascende la mera geopolitica.
Ma questa convergenza cela una profonda divergenza. L’autore esamina l’aspettativa messianica ebraica, basandosi in particolare sull’opera di Elijah Benamozegh: il Messia atteso deve instaurare un ordine universale incentrato su Gerusalemme e sul suo Tempio. La ricostruzione del Tempio assume quindi un significato messianico per entrambe le parti, ma non conduce allo stesso Messia.
È a questo punto che lo studio si allinea al suo titolo. Padre Gleize mette a confronto questa aspettativa con i principi della teologia cattolica, in particolare quelli di San Paolo, Sant’Ireneo e San Tommaso d’Aquino. Il falso Messia che apparirà alla fine dei tempi e sarà accolto come tale è l’Anticristo; Sant’Ireneo lo descrive mentre instaura il suo regno a Gerusalemme e siede nel Tempio. La convergenza tra il sionismo evangelico americano e la causa israeliana appare quindi come una temporanea «coincidenza di interessi».
La conclusione ritorna dunque al problema posto nelle righe iniziali. La geopolitica, «lasciata a se stessa», rimane, per l’abate Gleize, «incapace di fornirci una vera comprensione degli eventi che si svolgono sotto i nostri occhi». La loro profonda spiegazione richiede il ricorso a «dati religiosi, biblici e teologici» e, in ultima analisi, alla «Saggezza dall’alto».
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Una sedizione a Corinto, Roma interviene
Con padre Philippe Bourrat, questo numero ci trasporta alla fine del I secolo. Intorno all’anno 98, scoppiò una sedizione nella Chiesa di Corinto: diversi sacerdoti, fino ad allora irreprensibili nel loro ministero, furono destituiti. Il terzo successore di San Pietro intervenne quindi per ristabilire l’ordine tra i Corinzi.
Il significato di questa epistola, tuttavia, va ben oltre l’episodio che l’ha ispirata. San Clemente riconduce i disordini visibili alle loro cause morali: gelosia, superbia e insubordinazione. Al contrario, esorta i fedeli a riscoprire l’umiltà e l’obbedienza che avevano caratterizzato la loro comunità: «vi siete tutti dimostrati umili, senza vantarvi, più inclini all’obbedienza che al comando».
L’epistola dispiega dunque un intero insegnamento della vita cristiana: penitenza, timore del giudizio di Dio, speranza della risurrezione, imitazione dell’umiltà di Cristo e sottomissione all’ordine stabilito da Dio. «Fratelli, impegniamoci con tutto il nostro zelo, sotto il comando di questo irreprensibile condottiero», esorta san Clemente prima di ricordare la distinzione e la gerarchia delle funzioni nella Chiesa.
L’abate Bourrat sottolinea in particolare ciò che questo intervento rivela sull’autorità romana in un’epoca molto vicina a quella degli Apostoli. Il vescovo di Roma interviene in un’altra Chiesa, condanna la sedizione, esige che i suoi decreti siano osservati e invia legati per riferire sul ristabilimento della concordia. San Clemente può quindi scrivere: «ci darete gioia e letizia se obbedirete a ciò che vi abbiamo scritto per mezzo dello Spirito Santo».
Le pagine conclusive mettono a confronto questa interpretazione con quella proposta nel recente manuale Alla scoperta dei Padri della Chiesa . L’abate Bourrat la critica in particolare per aver spostato l’enfasi su un presunto «eccesso di zelo» che sfocia nel fanatismo, mentre il testo di San Clemente denuncia esplicitamente la superbia, la gelosia e l’insubordinazione dei sediziosi.
Secondo l’autore, è proprio questo che rende questa lettera, vecchia di quasi duemila anni, così attuale: gli stessi disordini producono gli stessi risultati quando si perde lo spirito di Cristo. «Gli insegnamenti di questo venerabile testo sono ancora validi oggi», conclude.
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Spirito
Leone XIV elogia la Confessione di Augusta, documento fondativo luterano
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