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Elezioni a Tokyo, ecco l’eccezionale catalogo dei candidati

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Nelle scorse settimane un costoso e contestato videomapping ha fatto sì che, tra le altre cose, un colossale Godzilla venisse proiettato sulla facciata del palazzo del governo metropolitano di Tokyo.

 

Il kaiju (cioè titanico mostro marino distruttore) veniva proiettato sul palazzo mentre devastava il contesto urbano destra e a manca comme d’habitude.

 

Tuttavia sulla capitale nipponica grava una minaccia assai più terribile del celeberrimo kaiju dal respiro atomico.

 

Incombono le elezioni del governatore di Tokyo e i candidati che tenteranno di scalzare dal potere l’odiosa arpia covidica Yuriko Koike sono ben più fantascientifici del rettilone nucleare e di ogni possibile godzilleria cinematografica o videomappata.

 

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Ho trovato nella buca della lettera la lista dei 56 candidati e stentavo a credere ai miei occhi. Per candidarsi a governatore bisogna versare una cauzione di 3.000 yen (circa 18.000 euro), che viene restituita in caso il candidato riceva una quota sufficiente di voti: questa misura è prevista per scoraggiare chi vuole usare le elezioni solo a scopo pubblicitario, oltre che perditempo e svitati vari. Con ogni evidenza, ciò non è in alcun modo sufficiente. E i risultati si vedono.

 

Ecco dunque che direttamente dalla capitale del Giappone Renovatio 21 vi propone un’antologia dei più incredibili candidati edochiani (aggettivo italiano con cui potete dire «do Tokyo»).

 

Doctor Nakamatsu – candidato indipendente

Inventore di una certa notorietà (tra le altre cose avrebbe a suo tempo inventato il floppy disk). Uno degli slogan recita: «Siccome ho 96 anni, ho una lunghissima esperienza e grandissime capacità cerebrali». In una recente intervista il Nakamatsu ha dichiarato che conta di vivere fino a 144 anni, quindi crediamo che con lui la città sarebbe in buone mani a lungo.

 

Kuwahara Mariko – Partito per l’eradicazione della Soka Gakkai

Nel nome del partito sembrerebbe essere già compreso il suo programma: la setta buddhista Soka Gakkai (nota in Italia per avere tra i suoi affiliati Roberto Baggio e Serena Guzzanti) e la sua emanazione politica, il partito Komeito, sono malvisti da molti giapponesi per la loro influenza sulla politica nazionale. Il Komeito sostiene anche l’attuale governatore Koike, oltre che la coalizione di governo. Buona fortuna alla nostra Kuwahara.

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Ozeki Ayumi – Partito del poker

 Sul serio. Secondo la candidata Ozeki la diffusione del poker aumenterebbe la competitività dei giapponesi e l’economia ne trarrebbe beneficio, o qualcosa del genere. Se lo dice lei…

 

Komatsu Ken – Partito del golf

Golf nel senso dello sport, non del maglione. Il signor Komatsu sostiene che creare agevolazioni ai megaricchi ed attirarne quanti più possibile a Tokyo avrebbe effetti benefici per l’economia, in una sorta di trickle-down economy in salsa shoyu. Inoltre la diffusione del golf è prevedibilmente ritenuta molto importante dal candidato in questione.

 

Akinori Shogun miman – Partito del neo-bakufu di Akinori

 

Il nome del candidato si traduce come Akinori shogun mancato e il neo-bakufu (cioè, «neo-shogunato») sarebbe la rinascita del governo dei samurai. Vabbè questo è chiaramente un guitto in cerca di pubblicità: si esprime nel giapponese dei samurai dei telefilmoni storici che sono un caposaldo della televisione locale e la sua retorica pseudo-patriottica è parte del personaggio che interpreta. La cosa che mi manda in sollucchero però è la grafica abominevole del suo annuncio (riportato qui sopra): uno spixellamento primi anni 90 che fa male agli occhi e al cuore. Se l’ha scelta volutamente, ha tutta la nostra stima.

 

Kato Kenichiro – candidato indipendente

Il medico 74enne Kato Kenichiro non può certo dirsi l’uomo più fotogenico del Giappone e anche il nome scritto a pennarello nero non fa proprio una bella figura, ma il suo programma dimostra una mente poliedrica. Qui sotto alcuni punti:

  • Convertire i pachinko (equivalente locale delle sale slot) in casinò dove i giovani possano lavorare come camerieri e intrattenitori. Da qui in avanti il Giappone non potrà vivere solo di produzione industriale.
  • Istituire un centro che protegga la popolazione dalle armi dei servizi segreti come nel caso della cosidetta sindrome dell’Avana e e dei gas nervini.
  • Introdurre una mancia del 10% per i ristoranti di lusso.
  • Le donne dovrebbero lavorare nella prostituzione solo dai 45 anni in avanti.

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AI Mayor – candidato indipendente

Dal momento che nessun uomo politico è onnisciente, si potrebbe istruire un’intelligenza artificiale con le minute di tutte le sessioni del Parlamento e affidare ad essa le decisioni politiche riguardo al governo della città. Le persone dietro a questo candidato sostengono questo o qualche altra boiata simile. In realtà parlare di intelligenza artificiale va di moda e qualcuno ha pensato bene di racimolare voti così. 

 

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Kawai Yuusuke – Gruppo aumentiamo l’afflusso alle urne dell’onorevole Joker

Questo candidato si presenta truccato come il Joker o come Jim Carrey in The Mask. Gli è già riuscito di farsi eleggere al consiglio comunale della città di Soka, nella prefettura di Saitama e ora punta alla capitale. Ha fatto subito parlare di sé con un manifesto elettorale con una ragazza seminuda, a causa del quale è stato attenzionato dalla polizia.

 

Ha sfruttato lo spazio televisivo a cui candidati hanno diritto per presentarsi travestito dal governatore Koike (con tanto di gonna corta e mutande in vista) prendendola in giro ferocemente in maniera esilarante. Praticamente sta trollando la campagna elettorale puntando al voto di protesta, potrebbe anche andargli bene.

 

 

 In questo manifesto sostiene l’introduzione della poligamia in Giappone per contrastare il calo della popolazione.

 

 

Qui fa la sua proposta per modificare il controverso articolo 9 della costituzione: invece che «rifiuto del diritto alla belligeranza» (che impedisce al Giappone di avere un vero e proprio esercito), bisognerebbe scrivere «contraccezione per gli studenti delle superiori». Le due frasi in giapponese suonano in maniera simile.

 

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Sasuke –Partito proteggiamo i cittadini dalla NHK

 Il partito che protegge i cittadini dalla televisione nazionale è la creatura di Takashi Tachibana, geniale filibustiere della politica giapponese che in passato è addirittura riuscito ad entrare in Parlamento. Il canone in Giappone viene riscosso porta a porta da incaricati della NHK che in genere hanno un atteggiamento aggressivo ed intimidatorio e sono quindi odiati dalla popolazione. Tachibana (ex dipendente della NHK!) ha fiutato la possibilità di usare il malcontento generale in politica e ci è riuscito alla grande. È leggendaria una sua apparizione sulla stessa NHK in cui usava lo spazio televisivo concessogli ripetendo il suo slogan «Distruggerò la NHK!» con un sorriso raggiante, fermandosi ogni tanto per dire al personale dello studio “Niente di personale verso chi lavora qui, sia chiaro”.

Il cane Sasuke in realtà non è uno dei 24 candidati (24 su un totale di 56!) che Tachibana ha portato a queste elezioni, è il risultato di un’iniziativa per cui i manifesti del partito sono a disposizione di chiunque, quindi qualcuno (crediamo previo pagamento) ha pensato bene di mettere un cane sui manifesti elettorali. Bellissimo.

 

 Il numero sproporzionato di candidati del partito è una tecnica di Tachibana per saturare lo spazio destinato alle affissioni elettorali e si potrebbe dire che sta funzionando.

 

 

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Goto Teruki – partito peace&love

Se alcuni candidati sembrano trollare la campagna elettorale per guadagnarci, Goto Teruki sembra farlo per motivazioni non immediatamente comprensibili. Candidato 17 volte in giro per il Giappone e mai eletto. Prima del partito peace&love, si è presentato con il partito transumanista, il partito del metaverso, il partito SDGs e altri ancora che probabilmente contavano un solo membro.

 

Il candidato è uso sfruttare i 6 minuti di spazio televisivo concessi a ogni candidato per seminare il panico in studio.

 

 

Le sua passate performance si trovano su Youtube (il nostro ha anche un suo canale) e sono incredibili. Il Goto parla a raffica con la sua vocetta da spiritato e si produce in deliri zeppi di volgarità, perlopiù a sfondo sessuale, agitandosi fortemente.

 

Quest’anno si è dato una notevole calmata, non ha detto nemmeno una parolaccia e si è limitato a sragionare senza freni, ma due anni fa si è spogliato rimanendo con indosso solo un pannolone con una grossa macchia marrone sul retro. 

 

Nei manifesti elettorali sembra essere più propenso al cosplay e meno spiritato. Non è detto che la sua sia la protesta più stramba offerta dalla tornata elettorale.

 

Taro Negishi

Corrispondente di Renovatio 21 da Tokyo

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Sosia di Adolfo Hitler convocato in tribunale: oltre il cosplay, la grande lezione della storia

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Stefan Wijkamp, ritenuto sosia di Adolfo Hitler, è stato chiamato a presentarsi davanti a un tribunale tedesco con l’accusa di incitamento all’odio, secondo quanto riferito dal quotidiano germanico Bild.   Il Wijkamp, cittadino neerlandese, negli ultimi anni si era recato più volte in Germania per partecipare a manifestazioni di estrema destra.   Domenica, il Bild ha citato Matthias Bieling, vicepresidente del tribunale distrettuale di Monaco di Vestflaia (che per qualche ragione ora gli italiani chiamano col nome tedesco Münster), il quale ha confermato che la prima udienza del caso è fissata per venerdì prossimo, 24 luglio.

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Secondo il tabloide berlinese, le autorità tedesche hanno contestato un’intervista rilasciata da Wijkamp a uno YouTuber durante una manifestazione di estrema destra a Monaco di Vestflalia la scorsa estate. Nell’intervista, il Wijkamp avrebbe affermato che il suo «amore per la Germania si chiama Adolfo Hitler», che l’esponente olandese ha descritto come una «meraviglia mondiale senza eguali» e un «genio».   Nella Germania odierna, la glorificazione pubblica della Germania nazista e dei suoi leader non è considerata un’espressione protetta ed è punibile con una pena detentiva fino a tre anni o con una multa. L’apologia e la propaganda della Germania nazista non sono regolate da una singola «legge» isolata, ma da vari specifici articoli del Codice Penale Tedesco (Strafgesetzbuch o StGB), inseriti nel quadro della tutela dell’ordine democratico   Ad esempio, l’articolo 130 StGB («Volksverhetzung», cioè «Incitamento all’odio») punisce l’incitamento all’odio contro segmenti della popolazione, ma contiene commi specifici (introdotti e inaspriti nel tempo) per colpire il neonazismo; l’articolo 86a StGB («Uso di simboli di organizzazioni incostituzionali») vieta tassativamente l’esibizione in pubblico, la diffusione, la produzione o l’importazione di simboli legati al nazismo come le bandiere con la svastica, le rune delle SS, l’emblema del teschio (Totenkopf), il saluto nazista (braccio teso accompagnato dai classicissimi «Heil Hitler» o «Sieg Heil») e persino slogan ufficiali del regime. La pena prevista arriva a tre anni di reclusione.   Ancora: l’articolo 86 StGB («Diffusione di mezzi di propaganda di organizzazioni incostituzionali») vieta la diffusione, la produzione, l’importazione o l’esportazione di materiale cartaceo, digitale o audiovisivo che promuova gli obiettivi di partiti o organizzazioni dichiarate incostituzionali, inclusa l’ideologia nazionalsocialista. Renovatio 21 ipotizza che per decenni milioni di tedeschi si siano resi colpevoli dell’infrazione di tale articolo quando, in vacanza sulla costa adriatica (Lignano, Jesolo, Sottomarina, Riccione, etc,) hanno golosamente comperato copie del Mein Kampf, il libro-manifesto che lanciò la carriera dell’Hitlerro, simbolo del credo nazionalsocialista proibitissimo in patria.   Grandi serque di bancarelle e negozietti improvvisati nei lungomare della villeggiatura veneto-romagnola approntavano, tra i libri italiani a metà prezzo, anche moltissime copie del libro hitleriano in lingua tedesca, copertina con la svasticona sia in versione brossura che in copertina rigida in pelle. Va pure ricordato che quando ancora Amazon non era presente in Europa, il libro che sul sito americano i tedeschi acquistavano di più era… il lettore indovini.   Qualora Wijkamp non si presentasse in tribunale, potrebbe essere emesso un mandato di arresto a suo nome, ha riferito Bild-Zeituing, citando un avvocato specializzato in diritto penale e dell’immigrazione.   Secondo quanto riportato dalla stampa, il sosia dello Hitler avrebbe frequentato raduni di estrema destra nella vicina Germania almeno dal 2017. Si dice addirittura che si sia unito al partito «Die Rechte – Partei für Volksabstimmung, Souveränität und Heimatschutz» («La Destra – Partito per il Referendum, la Sovranità e la Sicurezza Nazionale»), ora dissolto, e che abbia fatto parte del suo consiglio direttivo per un certo periodo.

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La storia dello Wijkamp, tuttavia, ci porta molto oltre il cosplay.   Secondo l’enciclopedia online all’inizio degli anni ’90, lo Wijkamp era coinvolto nel movimento Centrum Democraten, ma in seguito passò al Nederlandse Volks-Unie. L’uomo, nato nel 1967, cominciò ad acquisire notorietà nei Paesi Bassi nel 2001 quando partecipò a una manifestazione di estrema destra a Kerkrade vestito dallo Hitler. Alle elezioni comunali del 2002, divenne il candidato principale del partito a Landgraaf. Dopo che il partito ottenne appena lo 0,2% dei voti, fu espulso dal partito – tuttavia, secondo un comunicato stampa sul sito web dell’NVU, Wijkamp si dimise personalmente.   Nel novembre 2008 lo Wijkamp furono condannati per aver fatto il saluto nazista durante una manifestazione neonazista a Lommel, in Belgio, l’anno precedente. Nell’estate del 2010, fu arrestato a una manifestazione nazista a Nieuw-Scheemda dopo essersi rifiutato di andarsene su ordine del sindaco.   Non si tratta dell’unico caso di sosia del pittore austriaco. Proprio nel luogo di nascita del cancelliere tedesco, a Branau, in Austria, nel 2017 fu arrestato un venticinquenne sosia che si faceva chiamare Harald Hitler.  

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La faccenda si complica quando si pensa alla fotografia del 1954 circa, resa pubblica dalla CIA, raffigurante un ex ufficiale delle SS in compagnia di quello che sembra essere decisamente Adolfo Hitler, ma che ci dicono essere il sosia Adolf Schüttelmayor, all’epoca ritenuto dagli americani un possibile alias di Hitler in persona sopravvissuto.     La foto scattata in Colombia nel dopoguerra dall’agente Phillip Citroen, e alimenta ancora oggi le teorie per cui Hitler sarebbe sopravvissuto e fuggito in Sudamerica (da cui la famosa barzelletta dove Merz lo va a trovare in un villaggio della foresta amazzonica per chiedergli di tornare e risolvere i problemi del Paese ma il vecchio Hitler accetta solo ad una condizione: «cattivi, stavolta!»)   Ora, è chiaro al lettore che in realtà nessuno di costoro assomiglia davvero allo Hitler, perché – esattamente come Trump per la chioma bionda irrealistica – egli ha saputo trasformare un tratto unico, il baffetto (cui volendo si può aggiungere il capello col riportino), in un brand di potenza devastante: se mettete il baffetto quadrato sotto non solo a qualsiasi persona, ma a quasliasi cosa, essa diventa magicamente «Hitler»   Ne sa qualcosa Amazon, che anni fa dovette cambiare un logo di una sua app perché varie persone avevano iniziato a sostenere che esso ricordava la faccia del Fuhrer.   Ricordiamo al lettore di Renovatio 21, ancora una volta, la legge di Godwin. Mike Godwin, informatico pioniere delle prime reti tra computer (quella che utilizzava lui si chiamava Usenet, antesignana di Internet) ebbe a formulare una inviolabile legge per cui «mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1».   È come dire: Hitler è una maledizione semiotica da cui il mondo potrebbe non guarire mai. A meno che i giornali ed alcuni committenti, che chissà perché vogliono che ci ricordiamo di lui (con giorni specifici ad inizio anno dedicati alla sua demonizzazione), non la piantino – oppure, la buttiamo là, potrebbero commettere l’errore di iniziare a fare loro stessi quello che ha fatto Hitler, in modo da far uscire tutti dall’incantesimo del baffetto che appare ubiquamente.   Sappiamo bene che ciò non succederà: ma quando mai le vittime poi diventano carnefici? Quando mai chi subisce un genocidio, poi lo perpetra a sua volta? Quando mai chi viene schiacciato dal suprematismo razziale, poi si mette a praticarlo su piano genetico-religioso?   Per fortuna, l’umanità impara sempre dalla sua storia.  

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Passeggero di un Boeing Ryanair parzialmente risucchiato fuori dall’oblò

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Un passeggero sarebbe stato parzialmente risucchiato fuori da un Boeing 737 della Ryanair dopo che un finestrino è esploso in circostanze non chiare poco dopo il decollo. La notizia sta facendo il giro del mondo.

 

L’incidente è avvenuto venerdì a bordo del volo FR1879 dalla Grecia alla Germania, operato da Malta Air, compagnia sussidiaria di Ryanair. Secondo diverse fonti giornalistiche, uno dei motori dell’aereo ha avuto un malfunzionamento, proiettando detriti nella fusoliera. Un frammento avrebbe mandato in frantumi un oblàdella cabina, causando il parziale risucchio all’esterno del passeggero seduto accanto.

 

Il cittadino serbo di 61 anni ha riportato contusioni e ustioni da attrito causate dall’aria gelida ed è stato ricoverato in ospedale in istato di shock dopo l’atterraggio dell’aereo. Secondo le ricostruzioni, è riuscito a evitare di essere estratto dall’aereo perché indossava la cintura di sicurezza, mentre la moglie gli avrebbe afferrato le gambe e altri passeggeri lo avrebbero aiutato a rientrare.

 

 

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Un filmato girato poco dopo l’incidente e diffuso online mostra il finestrino completamente distrutto e parzialmente ostruito da una scatola. Secondo quanto riportato, l’incidente ha scatenato il panico a bordo, con l’attivazione delle maschere d’ossigeno a causa della depressurizzazione.

 

Ryanair ha confermato l’incidente, dichiarando che l’aereo è riuscito a tornare all’aeroporto in sicurezza e che è stato predisposto un aereo sostitutivo per i passeggeri rimasti a terra. La compagnia aerea non ha fornito dettagli su cosa abbia esattamente causato il malfunzionamento del finestrino.

 

«Un volo Ryanair da Salonicco a Memmingen, partito venerdì mattina, è tornato a Salonicco poco dopo il decollo a causa del distacco di un finestrino durante il volo», ha dichiarato la compagnia.

 

Boeing ha dichiarato di essere a conoscenza dell’incidente e di essere «in contatto con Ryanair».

 

Se un oblò esplode o si rompe durante un volo di linea, si verifica una depressurizzazione rapida o esplosiva della cabina a causa dell’enorme differenza di pressione tra l’interno pressurizzato dell’aereo e l’aria rarefatta dell’alta quota. L’evento è violento, tuttavia i piloti, in teoria, sono addestrati a gestirlo in sicurezza. La cintura di sicurezza allacciata evita che i passeggeri vengano scagliati fuori dall’aereo.

 

Al momento della distruzione del finestrino, si avverte un rumore assordante generato dal vento e dal flusso d’aria. Contemporaneamente, l’improvviso calo di pressione e temperatura causa la condensazione istantanea dell’umidità, riempiendo la cabina di una fitta nebbia bianca. La temperatura crolla in pochi istanti a livelli estremi (anche fino a -40 °C o -50 °C se l’aereo si trova a quota di crociera), accompagnata da correnti d’aria violentissime.

 

I piloti attivano immediatamente una procedura standard che prevede una discesa picchiata controllata ma estremamente ripida. L’obiettivo è portare l’aereo sotto i 10.000 piedi (circa 3.000 metri) di quota nel minor tempo possibile. A questa altitudine l’aria esterna è respirabile e le maschere d’ossigeno non sono più necessarie.

 

Una volta raggiunta una quota sicura e stabilizzata la situazione a bordo, i piloti dichiarano lo stato di emergenza alle torri di controllo e dirigono l’aeromobile verso l’aeroporto più vicino per effettuare un atterraggio immediato.

 

Non si tratta del primo problema in cui l’industria aerospaziale Boeing è incorsa in questi anni. Un mese fa il carrello di atterraggio anteriore di un Boeing 787 è collassato improvvisamente mentre l’aereo era parcheggiato a un gate dell’aeroporto di Francoforte.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa la Federal Aviation Administration (FAA), l’ente di controllo del volo degli Stati Uniti, aveva emesso una direttiva all’inizio di quest’anno avvertendo che un difetto negli aerei Boeing 777 potrebbe causare «incendio o esplosione» se non risolto.

 

Come riportato da Renovatio 21, in quel periodo due ex lavoratori della Boeing, divenuti informatori sui problemi dell’azienda, erano stati trovati morti. settimane.

 

Problemi anche per un satellite Boeing Intelsat-33 che due anni fa aveva lasciato pensare che avrebbe potuto scatenare un processo di distruzione orbitale.

 

 

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Immagine di Michael Oldfield via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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Donna di colore vince concorso per sosia di Beniamino Franklin

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Una donna di colore è stata proclamata vincitrice di un concorso per sosia di Beniamino Franklin, tenutosi venerdì a Filadelfia. Lo riportano i mezzi di informazione locali.   Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, decine di partecipanti vestiti come i Padri Fondatori si sono radunati all’Independence Mall, sfoggiando parrucche incipriate, occhiali bifocali e abiti in stile settecentesco. Ogni concorrente ha pagato 1 dollaro per iscriversi, e il vincitore ha ricevuto il montepremi.   «C’è qualcosa nell’essere paffuti e calvi che, non so, piace ai francesi e a quanto pare piace anche ai filadelfiani», ha detto Mitchell Kramer, che ha contribuito a incoronare il vincitore del concorso, secondo quanto riportato da KYW News Radio.   La gara è stata vinta da Kiya Burgess, residente a Filadelfia, che ha ritirato il premio circondata dagli altri concorrenti in abiti dallo statista, diplomatico ed inventore protoamericano Beniamino Franklin. Con un aquilone in mano, è stata dichiarata vincitrice.    

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  «Adoro il cosplay. Mi piace travestirmi e avevo già questo costume, quindi volevo solo venire a mostrare a tutti cosa ho realizzato perché mi piace cucire e questo è uno dei miei primi costumi», ha detto Burgess alla testata giornalistica.   L’evento è stato organizzato da Elena Jackendoff, che ha distribuito volantini in tutta la città e non si aspettava una partecipazione così ampia. «Chiaramente avevo preparato solo 10 numeri e poi, oh, ecco una folla di persone pronte, disponibili ed entusiaste di partecipare. E quindi ha davvero superato tutte le aspettative che avrei potuto avere», ha detto Jackendoff.   La vittoria ha suscitato perplessità tra gli utenti dei social media, i quali hanno sottolineato l’evidente mancanza di somiglianza con il padre fondatore e hanno interpretato la scelta come frutto di un compromesso tra umorismo e correttezza politica.   I concorsi per sosia celebrano la straordinaria somiglianza fisica con celebrità o icone storiche, trasformandosi in veri e propri raduni culturali. Tra le competizioni più famose al mondo spicca l’Hemingway Look-Alike Contest che si tiene ogni anno in Florida, dove decine di uomini barbuti si sfidano per vincere il titolo.   Un altro evento leggendario è il raduno dedicato a Elvis Presley a Memphis, capace di attirare migliaia di sosia del Re del Rock in una gigantesca celebrazione collettiva. Negli ultimi tempi sono diventati popolarissimi anche i contest improvvisati e virali dedicati a star del cinema attuale, come quelli organizzati per i sosia di Timothée Chalamet o Pedro Pascal. Come da aneddoto notissimo, non sempre i concorsi di sosia proderebbero risultati non sempre congrui: secondo una leggenda metropolitana Charlie Chaplin si classificò terzo, o ventesimo, a un concorso di sosia di se stesso è uno degli aneddoti più famosi del cinema. Tuttavia si trattarebbe un falso storico ampiamente smentito dalle ricerche biografiche ufficiali . La storia, nata come una satira sui giornali degli anni ’10 e ’20, è tornata ciclicamente popolare per sottolineare l’ironia della fama, ma lo stesso Chaplin smentì ufficialmente la vicenda in un’intervista del 1966 .   Va chiarito qui che vi è una confusione di fondo: i concorsi per sosia nulla hanno a che fare con il cosplay, drammatico fenomeno del nostro tempo contro il quale Renovatio 21 da anni chiede l’istituzione di leggi ad hoc che lo proibiscano con pene severissime per i trasgressori.  Tre anni fa, in una grande lezione di civiltà data al mondo, la Repubblica Popolare Cinese aveva lasciato capire che avrebbe emesso un bando al cosplaying.   Secondo voci raccolte da Renovatio 21, la Tabarrata Nazionale 2026, organizzata per il prossimo gennaio-febbraio dalla Civiltà del Tabarro, potrebbe prevedere un concorso per sosia di Giuseppe Verdi.  

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