Politica
Coloni israeliani picchiano e rapinano una giornalista del Washington Post in Cisgiordania
La fotografa del Washington Post Heidi Levine è stata violentemente aggredita da coloni israeliani e derubata della sua attrezzatura mentre documentava gli attacchi ai danni di palestinesi impegnati nella raccolta delle olive in Cisgiordania occupata.
L’episodio si è verificato venerdì nei pressi del villaggio di Abu Falah, l’ultimo di una serie di aggressioni messe in atto da gruppi organizzati di coloni. Coloni mascherati hanno ripetutamente colpito villaggi palestinesi, lanciando pietre e dando fuoco ai frutteti, con l’apparente obiettivo di interrompere il raccolto autunnale. L’esercito israeliano, di norma presente sul posto, ha intrapreso poche o nessuna azione contro i coloni.
Levine, fotografa di lunga esperienza che da decenni documenta conflitti in Medio Oriente e in altre aree, è rimasta coinvolta in una carica dei coloni contro i palestinesi. La folla ha gettato a terra la giornalista, che indossava un giubbotto protettivo blu con la scritta «PRESS», prendendola a calci ripetutamente e sottraendole le macchine fotografiche e il cellulare.
Va ricordato che la Levine è ebrea. Non solo: cresciuta a Boston, vive e lavora stabilmente in Israele dal 1983.
Masked Israeli settlers attacked Palestinian villagers on Friday, setting olive groves on fire and slinging rocks.
Caught in the attack was Post photographer Heidi Levine. “They just kept kicking me and kicking me, like probably 50 times,” Levine said. https://t.co/9YLUuU9ktP https://t.co/0SrFcIW4as
— The Washington Post (@washingtonpost) October 16, 2026
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«Continuavano a prendermi a calci, tipo una cinquantina di volte», ha dichiarato Levine ai giornalisti dopo l’accaduto.
Le immagini registrate sul posto mostrano le immediate conseguenze dell’aggressione, con Levine distesa a terra dopo che i coloni erano stati respinti dagli abitanti del villaggio. La giornalista appariva visibilmente scossa, ma a quanto risulta ha evitato ferite più gravi grazie al giubbotto protettivo e al casco.
La fotoreporter è stata evacuata dai paramedici palestinesi e curata in un ospedale di Ramallah per le lesioni riportate. In seguito, un altro gruppo di giornalisti sarebbe stato preso a sassate dai coloni ancora presenti. Oren Ziv, un giornalista testimone dell’attacco, ha riferito che almeno un palestinese è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco. Non è stato immediatamente chiarito se a sparare fossero stati i coloni israeliani o i militari, ma secondo alcune fonti le Forze di Difesa Israeliane (IDF) non avrebbero fatto nulla per fermare la violenza.
“Let me die,” American photojournalist Heidi Levine repeats to journalists Jasper Nathaniel as they try to outrun masked Israeli settlers who attacked her on Friday while she covered the olive harvest in the West Bank village of Abu Falah, near Ramallah.
Around 80 settlers… https://t.co/RYt2YHWImW pic.twitter.com/PIpNY1PTSl
— Drop Site (@DropSiteNews) October 16, 2026
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Il WaPo ha condannato fermamente l’aggressione e ha chiesto un’indagine completa. «Pur essendo sollevati dal fatto che Heidi abbia ricevuto assistenza medica e sia al sicuro, siamo indignati per questo attacco ingiustificato contro una giornalista che stava svolgendo il suo lavoro e sollecitiamo un’indagine approfondita e un seguito da parte delle autorità», ha dichiarato Matt Murray, direttore esecutivo del giornale in un comunicato.
Come riportato da Renovatio 21, dieci giorni prima, il fotografo palestinese di lunga esperienza Jaafar Ashtiyeh, collaboratore dell’AFP, aveva subito un’aggressione analoga durante un raid dei coloni contro olivicoltori palestinesi. Il giornalista, identificato come membro della stampa, era stato attaccato da coloni israeliani armati, che lo avevano picchiato con i calci dei fucili e derubato della sua attrezzatura. Secondo quanto riferito, un’unità delle IDF aveva assistito alla violenza senza intervenire.
Due mesi fa coloni israeliani mascherati hanno aggredito e ferito una troupe dell’emittente statunitense NBC News e una donna del posto in Cisgiordania.
I giornalisti che documentano la violenza dei coloni ne sono diventati sempre più spesso bersaglio. Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha registrato almeno 16 episodi che hanno coinvolto 35 giornalisti palestinesi, israeliani e internazionali solo nei primi otto mesi del 2026, cifre che superano già quelle dell’intero 2025.
Secondo il CPJ, Israele è stato responsabile di 86 dei 129 giornalisti e operatori dei media uccisi nel mondo nel 2025, un record, circa due terzi del totale globale, in pratica allo Stato Ebraico va la maggior parte degli omicidi di membri della stampa su scala planetaria.
Come riportato da Renovatio 21, secondo calcoli Israele avrebbe ucciso il 75% di tutti i giornalisti morti nel 2023 mentre coprivano zone di conflitto.
Nel conflitto sono stati assassinati vari giornalisti del network quatariota Al Jazeera, tra cui ucciso il giornalista Ismail al-Ghoul, che lo Stato Ebraico ha sostenuto essere un terrorista.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 fa si era avuto il caso di cinque giornalisti uccisi a Gaza in un unico attacco.
Poche settimane prima, soldati israeliani avevano fatto irruzione negli uffici di Al Jazeera a Ramallah, in Cisgiordania. Il governo israeliano l’anno scorso aveva votato per chiudere il canale televisivo del Qatar. Tre anni fa vi fu lo scandalo del corteo funebre della celebre giornalista cristiana di Al Jazeera Shireen Abu Akleh attaccato dalla polizia israeliana.
Nel 2025 l’agenzia AFP che a Gaza i suoi giornalisti collaboratori stanno morendo di fame. Un’inchiesta del giornale britannico Guardian ha scoperto che l’esercito israeliano considererebbe legittimi obiettivi militari i media affiliati alla resistenza al genocidio di Gaza.
Anche la stampa israeliana potrebbe non essere lontana dagli obbiettivi politici attuali: mesi fa era emerso che il governo israeliano voleva sanzionare anche il più antico quotidiano del Paese, Haaretz.
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La violenza colonica, ora visibile in tutta la sua boria sanguinaria, non si abbatte solo contro i giornalisti.
Come riportato da Renovatio 21, il deputato statunitense Ro Khanna ha dichiarato di essere stato fermato da coloni israeliani armati durante una visita a un villaggio palestinese nella Cisgiordania occupata, sostenendo che le truppe delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) si fossero schierate dalla parte dei coloni anziché aiutare la sua delegazione.
Nel frattempo, il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.
Negli scorsi giorni terroristi ebrei provenienti da insediamenti israeliani illegali hanno nuovamente attaccato l’antica città cristiana di Taybeh, incendiando i suoi campi agricoli e cercando di bruciare le case, con segnalazioni di spari anche contro i civili.
Come riportato da Renovatio 21, Taybeh è stata obiettivo di attacchi mortali di coloni israeliani. I continui assalti dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Negli scorsi giorni l’esercito israeliano ha aggredito cristiani e musulmani palestinesi che stavano celebrando la festa di San Giorgio in un monastero cristiano a sud di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.
Due mesi fa il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali aveva dichiarato che dall’inizio dell’anno «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando».
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Immagine generata artificialmente