Cina
Il gigante hi-tech Alibaba sarà diviso in sei unità: Xi Jinping festeggia (come i mercati)
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Saranno poi quotate singolarmente in Borsa. La compagnia, e il suo fondatore Jack Ma, da tempo nel mirino del governo. Il gruppo si allinea alle norme anti-monopolio volute da Xi. Investitori stranieri ancora cauti sul futuro delle loro operazioni in Cina. Guardano a mercati alternativi come India e Vietnam.
Alibaba ha annunciato ieri che dividerà il suo business in sei unità: i nuovi rami saranno poi quotati singolarmente in Borsa. Da fine 2020 il gigante hi-tech fondato da Jack Ma è finito nel mirino delle autorità, che su istruzione di Xi Jinping hanno lanciato una campagna anti-monopolio, soprattutto a danno dei settori tecnologico, immobiliare e dell’istruzione privata.
L’annuncio di Alibaba è arrivato il giorno dopo la ricomparsa in Cina di Ma. Il noto miliardario non ha più cariche da tempo nel gruppo. Le sue tracce si erano perse più di due anni fa, dopo che egli aveva criticato gli organi di controllo finanziario del Paese: parole a cui sono seguite tensioni tra il governo e la compagnia.
Xi è con ogni probabilità preoccupato di perdere il controllo politico di fronte a uomini d’affari che accumulano ingenti ricchezze. Secondo diversi osservatori, la campagna per la «prosperità comune» promossa dal segretario generale del Partito Comunista Cinese, che richiede alle grandi aziende di contribuire al benessere dei meno ricchi, avrebbe in realtà l’obiettivo di depotenziare gli oligarchi come Ma.
I mercati salutano con favore lo spacchettamento di Alibaba: vi vedono un segno che il giro di vite di Xi sui grandi gruppi industriali è prossimo alla fine. Gli investitori valutano che le nuove società separate potranno difendersi meglio da eventuali norme che colpiscono una solo di esse.
Analisti osservano che ora anche i concorrenti di Alibaba (Tencent e JD) potrebbero seguire la via del frazionamento, con una compagnia holding che racchiude più società distinte: il modo migliore per allinearsi alle leggi contro i monopoli introdotte da Xi.
I boss delle grandi aziende straniere sono però cauti rispetto alle promesse del nuovo governo cinese di favorire migliori condizioni per gli investimenti privati. Al China Development Forum dei giorni scorsi, gli amministratori delegati di grandi aziende estere hanno detto di aspettarsi azioni concrete dopo le parole.
Gli investitori stranieri, soprattutto USA ed europei, chiedono da tempo a Pechino maggiore accesso al mercato locale. Oltre all’eccessiva regolamentazione, nelle loro valutazioni per future operazioni rientrano aspetti come il calo dell’export cinese, la crisi immobiliare, il crescente debito delle amministrazioni territoriali e la guerra tecnologica con gli USA.
Non è un caso che Apple abbia annunciato di recente piani per aprire nuovi impianti in India e Vietnam: un modo per ridurre la dipendenza dagli investimenti in Cina.
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Immagine di World Economic Forum via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)
Cina
I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore
La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.
Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.
Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.
Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.
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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.
I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.
Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.
Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.
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Immagine generata artificialmente
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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