Cina
Parlamentari italiani preparano visita a Taipei
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Senatore Malan: «Ogni anno partivano da Roma due o tre delegazioni e speriamo di poter riprendere questa buona consuetudine». Ultima missione prima della pandemia. Rapporti tra politici occidentali e taiwanesi fanno infuriare la Cina. Ultimo scontro con il presidente eletto della Cechia, che ha parlato al telefono con Tsai Ing-wen.
Parlamentari italiani preparano una visita a Taiwan. Lo ha rivelato ad AsiaNews il senatore Lucio Malan, presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan.
Negli ultimi due anni si sono intensificati i viaggi a Taiwan di rappresentati politici occidentali, soprattutto europei. Come da copione tali missioni fanno infuriare la Cina, che considera Taipei una “provincia ribelle” da riunificare anche con l’uso della forza. Pechino non vuole che governi con cui ha formali rapporti diplomatici – come l’Italia – intrattengano relazioni di Stato con i taiwanesi, pratica vista come un sostegno alle forze indipendentiste sull’isola.
«Stiamo cercando di riprogrammare le visite [a Taipei] e individuare un periodo libero da impegni parlamentari “urgenti” per poter effettuare le missioni che dall’Italia partivano per Taiwan», spiega Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia (FdI), principale partito della coalizione di governo.
L’ultima visita a Taiwan di una delegazione parlamentare italiana risale a prima dello scoppio della pandemia da COVID-19. A inizio 2020, alla vigilia dell’adozione di reciproche chiusure per l’emergenza sanitaria, doveva partire per l’isola una missione di cinque deputati, poi annullata. La ripresa delle visite era prevista il settembre scorso, saltata per la fine anticipata della precedente legislatura e l’avvio della nuova che ha richiesto anche la riorganizzazione del Gruppo di amicizia.
«Ogni anno partivano da Roma due o tre delegazioni – dice Malan – e speriamo di poter riprendere questa buona consuetudine, anche perché molti nuovi deputati e senatori sono desiderosi di conoscere più approfonditamente la libera, democratica e brillante Taiwan».
Favorevole a una missione di parlamentari italiani a Taipei è anche il senatore di FdI Giulio Terzi di Sant’Agata, ex ministro degli Esteri nel governo Monti e in precedenza ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti.
Nell’immediato saranno parlamentari svizzeri a recarsi a Taiwan (il 5 febbraio); il mese prossimo andranno invece deputati cechi, mentre a metà gennaio è tornata dopo tre anni una delegazione spagnola. C’è molta tensione tra Pechino e Washington per la possibile visita nei prossimi mesi a Taipei di Kevin McCarthy, neo speaker della Camera USA dei rappresentanti. I cinesi avevano risposto a quella ad agosto del suo predecessore Nancy Pelosi con massicce esercitazioni militari.
L’ultimo bersaglio delle ire di Pechino per i rapporti con Taiwan è il presidente eletto della Repubblica Ceca, Petr Pavel, che il 31 gennaio ha avuto una conversazione telefonica con la presidente taiwanese Tsai Ing-wen. Il ministero cinese degli Esteri si è scagliato contro il politico di Praga accusandolo di aver “superato una linea rossa della Cina, interferendo in modo grave nei suoi affari domestici e ferendo i sentimenti del popolo cinese”.
L’ultima volta che Tsai ha avuto uno scambio telefonico con un leader di un Paese senza formali rapporti diplomatici con Taiwan è nel dicembre 2016 con Donald Trump, all’epoca vincitore delle presidenziali negli Usa.
Il trattamento più duro la Cina comunista lo ha riservato però alla Lituania. A novembre 2021 il governo taiwanese ha aperto nella capitale lituana Vilnius una missione con il nome «Taiwanese». La mossa ha provocato l’immediata rappresaglia di Pechino, secondo cui il mancato uso del nome «Taipei» è una violazione della «politica dell’unica Cina». Da allora i cinesi hanno azzerato i rapporti commerciali con i lituani, un’azione coercitiva denunciata dall’Unione europea all’Organizzazione mondiale del commercio.
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Immagine da AsiaNews
Cina
I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore
La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.
Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.
Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.
Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.
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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.
I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.
Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.
Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.
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Immagine generata artificialmente
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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