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Il finanziamento dell’Italia alla GAVI Alliance

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

Parere (n. XIV) sul finanziamento dell’Italia alla Gavi Alliance

 

Mentre buona parte degli Italiani ritiene di essere uscita dalla pandemia e dalle restrizioni ad essa connesse, nonché di essersi liberata del governo che più di ogni altro, nella storia repubblicana, ha limitato e compresso diritti e libertà fondamentali, il governo in questione continua a governare e a legiferare, mediante decretazione d’urgenza, anche sulle questioni che ne hanno motivato – e per taluni giustificato – l’insediamento, ossia le questioni collegate all’emergenza pandemica.

 

Tra i provvedimenti approvati spicca, da ultimo, il Decreto-Legge 9 agosto 2022, n. 115, recante misure urgenti in materia di «energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali» (cosiddetto Decreto Aiuti Bis) (1).

 

Evidentemente al di là e al di fuori del campo di applicazione individuato dal titolo del Decreto-Legge si collocano le disposizioni di cui all’art. 24 del provvedimento medesimo, perché espressamente finalizzate a favorire la partecipazione dell’Italia alle «iniziative multilaterali in materia di salute, con specifico riferimento alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie» mediante l’istituzione di un Fondo ad hoc presso il Ministero dell’economia e delle finanze, dotato di 200 milioni di euro per l’anno corrente.

 

Il Fondo in questione ha il compito di:

 

1) consentire la partecipazione italiana al «Financial Intermediary Fund per la prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie», istituito nel 2022 presso la Banca mondiale, con un contributo di 100 milioni di euro da erogarsi entro l’anno;

 

2) contrastare la pandemia tramite un «finanziamento a dono» (sic!) di 100 milioni di euro in favore della «GAVI Alliance, organizzazione facente parte dell’Access to COVID-19 Tools Accelerator (ACT-A), per l’acquisto dei vaccini destinati ai Paesi a reddito medio e basso tramite il COVAX Advance Market Commitment»2.

 

Agli oneri derivanti dall’istituzione del nuovo Fondo, il Decreto-Legge n. 115/2022 provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione di un altro Fondo istituito nel 2020 presso il Ministero dell’economia e delle finanze, che tra l’altro accordava aiuti e agevolazioni in materia di IMU, contributi previdenziali e assistenziali, congedi straordinari genitoriali e bonus baby-sitting.

 

È singolare che un governo incaricato del solo «disbrigo degli affari correnti» (3) decida di concedere –estendendo a materie di rilevanza internazionale il ricorso alla legiferazione d’urgenza – contributi a fondo perduto non direttamente in favore dei Paesi a reddito medio-basso, ma in favore di GAVI Alliance, ossia dell’ente privato straniero (4) maggiormente coinvolto nel propagandistico sostegno politico-mediatico alla campagna vaccinale, nonché nella progettazione, produzione, distribuzione e commercializzazione dei cosiddetti vaccini anti-COVID, la cui insicurezza e inefficacia – già note in sede di autorizzazione condizionata all’immissione in commercio – sono ormai confermate dalle evidenze medico-scientifiche (5).

 

Sulla base di queste premesse, il CIEB:

 

1) Invita ancora una volta a prendere coscienza del fatto che la cosiddetta pandemia è servita a terrorizzare i cittadini allo scopo di giustificare l’introduzione di meccanismi e strumenti premiali, quali il green pass fondato sull’obbligo vaccinale, in grado di trasformare diritti e libertà fondamentali in graziose concessioni governative;

 

2) Richiama l’attenzione sulla diffusa tendenza in atto nel mondo occidentale a consolidare, anziché a eliminare, i suddetti meccanismi e strumenti premiali, come conferma la proposta di introdurre in Germania un passaporto vaccinale basato su codici-colore sul modello di quello già operativo in Cina, nonché altre misure in grado di rafforzare ulteriormente – mediante la crescente digitalizzazione della vita dei cittadini – l’invasività delle restrizioni presentate dalla politica e dai media come «misure anti-COVID», proposta ancora più inquietante se si considera che è stata avanzata in un momento di minore attenzione pubblica verso la pandemia e verso l’attività di governo in genere;

 

3) Sollecita altresì a prendere coscienza del rischio che in Italia, indipendentemente dal risultato elettorale del settembre 2022, possano crearsi le condizioni per l’instaurazione di un nuovo governo tecnico intenzionato a consolidare e a estendere la strategia biopandemica – fondata sulla strumentalizzazione di pretese situazioni di crisi di diversa natura (sanitaria, ambientale, energetica, idrica, militare, strategica, ecc.) – allo scopo di legittimare crescenti restrizioni dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

 

CIEB

19 agosto 2022

 

 

NOTE

1) In Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 85 del 9 agosto 2022.

2) Già nel giugno 2020 in favore di GAVI era intervenuto il Governo Conte, stanziando 150 milioni di euro (cfr. https://www.lastampa.it/cronaca/2020/06/03/news/dal-governo-150-milioni-al-fondo-globale-per-vaccini-e-cure-1.38922531/), nonché la Commissione europea, stanziando 300 milioni di euro per il periodo 2021-2025 (cfr. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_989).

3) Cfr. https://www.quirinale.it/elementi/70472.

4) Non è facile ricostruire l’esatta natura giuridica di GAVI: dalla lettura della pagina History del suo sito internet si apprende semplicemente che nel 2000 alcuni soggetti (primo tra tutti la Bill & Melinda Gates Foundation, seguita dalla Banca Mondiale, dall’UNICEF e dall’OMS) avrebbero deciso di unire gli sforzi per dare vita a una «elegant solution» allo scopo di ridurre il prezzo dei vaccini per i Paesi più poveri: cfr. https://www.gavi.org/our-alliance/about. Che poi GAVI abbia realmente bisogno di sostenersi mediante contributi nazionali è ancora più difficile da accertare, tenuto conto che, insieme alla Bill & Melinda Gates Foundation, figura tra i primi dieci finanziatori della stessa OMS: https://ilbolive.unipd.it/index.php/it/news/chi-finanzia-lorganizzazione-mondiale-sanita.

5) È appena il caso di ricordare che l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-COVIDè stata autorizzata nel dicembre 2020, in via condizionata e temporanea, sulla base del regolamento della Commissione europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006 (in Guue n. L92 del 30 marzo 2006), secondo cui determinati medicinali per uso umano «da utilizzare in situazioni di emergenza in risposta a minacce per la salute pubblica, debitamente riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità» possono essere immessi in commercio, a certe condizioni, «malgrado non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla (loro) sicurezza e… efficacia». Nessuno – e tantomeno i governi che in Italia si sono succeduti in carica dal dicembre 2020 – poteva quindi ignorare che i cosiddetti vaccini anti-COVID fossero in realtà medicinali sperimentali.

 

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito internet: www.ecsel.org/cieb

 

 

 

Immagine di DFID UK via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

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Israele e Pfizer sapevano che il vaccino COVID causava una patologia cardiaca fatale, ma hanno taciuto per mesi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Gli autori di uno studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato la scorsa settimana sulla rivista EXCLI hanno concluso che Pfizer e il ministero della Salute israeliano erano a conoscenza già all’inizio del 2021 di un significativo segnale di sicurezza relativo a un «evento cardiaco» associato al vaccino anti-COVID-19 di Pfizer, ma hanno tenuto nascoste queste informazioni ai medici e al pubblico per diversi mesi. Un numero significativo di segnalazioni del governo israeliano, riguardanti pazienti più giovani, ha registrato l’insorgenza di «infiammazione cardiaca acuta» entro «da pochi giorni a poche settimane dalla vaccinazione».

 

Un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria ha rivelato che Pfizer e il Ministero della Salute israeliano (MOH) erano a conoscenza già all’inizio del 2021 di un significativo segnale di sicurezza relativo a un «evento cardiaco» associato al vaccino anti-COVID-19 di Pfizer, ma hanno tenuto nascoste queste informazioni a medici e pubblico per diversi mesi.

 

Gli autori dello studio, pubblicato la scorsa settimana su EXCLI Journal, hanno esaminato un set di dati del Ministero della Salute contenente 531 cartelle cliniche di ricoveri ospedalieri risalenti al periodo compreso tra marzo 2021 (pochi mesi dopo il lancio del vaccino a mRNA di Pfizer-BioNTech) e maggio 2022.

 

I dati includevano 67 decessi, di cui nove in pazienti di età inferiore ai 50 anni. Due dei nove decessi sono stati attribuiti a miocardite, una patologia che può causare aritmie cardiache e morte.

 

La miocardite è stata riscontrata nel 71,6% delle cartelle cliniche di pazienti di età inferiore ai 30 anni sottoposti a ricovero ospedaliero. Quasi due terzi di questi pazienti «non presentavano un’anamnesi medica significativa» prima della diagnosi.

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I decessi e i feriti sono stati segnalati al ministero della Salute israeliano e alla Pfizer. Tuttavia, le autorità sanitarie pubbliche in Israele, negli Stati Uniti e altrove hanno minimizzato il segnale di pericolo, segnalandolo «solo dopo un ritardo di circa tre o quattro mesi».

 

Anche allora, le autorità sanitarie descrivevano la maggior parte dei casi come «rari» o «lievi», e quindi meno preoccupanti rispetto al rischio rappresentato dal COVID-19.

 

Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che nessuno dei decessi per miocardite è presente nel sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del governo statunitense, nonostante Pfizer fosse obbligata a segnalare tali decessi al VAERS.

 

«Ai familiari delle vittime e ai feriti spetta una risposta», ha affermato Jablonowski.

 

Steve Kirsch, fondatore della Vaccine Safety Research Foundation, ha affermato che i risultati dello studio sono significativi perché si basano su “dati interni del governo” anziché su dati provenienti dalle case produttrici di vaccini o da database pubblici.

 

Kirsch ha affermato che i dati dimostrano che il ministero della Salute israeliano «era chiaramente più interessato a proteggere i produttori che il pubblico».

 

La dottoressa Jane Orient, direttrice esecutiva dell’Associazione dei medici e chirurghi americani, ha affermato che i risultati riflettono una tendenza riscontrata in diversi paesi, in cui le autorità sanitarie pubbliche e le grandi aziende farmaceutiche hanno nascosto i rischi dei vaccini contro il COVID-19.

 

«Non credo che Israele sia un caso isolato. Aziende farmaceutiche, autorità sanitarie pubbliche, la medicina organizzata e il mondo accademico di tutto il mondo si sono comportati in modo vergognoso e hanno tradito la nostra fiducia», ha affermato Orient.

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Intervalli generalmente brevi tra vaccinazione e lesioni o decessi

Lo studio presenta un’analisi dettagliata dei 531 ricoveri ospedalieri e dei 67 decessi registrati nei dati del Ministero della Salute israeliano, evidenziando come questi casi abbiano coinvolto un numero significativo di pazienti giovani. Tali casi sono stati segnalati a Pfizer nel 2021 e nel 2022.

 

«Gli eventi segnalati hanno riguardato patologie cardiache, neurologiche, infiammatorie e altre gravi categorie cliniche, e hanno coinvolto una percentuale considerevole di individui più giovani: 211 dei 530 casi di ricovero con dati validi sull’età (39,8%) riguardavano pazienti di età inferiore ai 30 anni», afferma lo studio.

 

Tra gli altri risultati chiave dello studio si annoverano:

 

  • I due decessi correlati alla miocardite in persone di età inferiore ai 50 anni hanno riguardato una donna di 22 anni e un uomo di 47 anni.
  • È stato inoltre identificato un ulteriore decesso di un adulto più giovane, un uomo di 35 anni. La sua cartella clinica indicava un «peggioramento dell’insufficienza cardiaca», ma non menzionava la miocardite.
  • La miocardite o la pericardite sono state riscontrate in 250 delle 531 cartelle cliniche di ricovero (47,1%) e in 151 delle 211 cartelle cliniche (71,6%) di pazienti di età inferiore a 30 anni.
  • A 48 pazienti di età inferiore ai 18 anni è stata diagnosticata miocardite o pericardite.
  • Dei 211 pazienti di età inferiore ai 30 anni, 134 non presentavano «un’anamnesi medica significativa», e a 99 di questi è stata diagnosticata miocardite e pericardite; la maggior parte di essi era di sesso maschile (90 su 99, ovvero il 90,9%).

 

 

Secondo lo studio, un numero significativo di cartelle cliniche relative a pazienti più giovani riportava l’insorgenza di «infiammazione cardiaca acuta» sviluppatasi «entro pochi giorni o settimane dalla vaccinazione».

 

Sebbene lo studio si sia concentrato su miocardite e pericardite, la revisione delle cartelle cliniche da parte dei ricercatori ha identificato anche un «ampio spettro» di altri «gravi eventi clinici». Tra queste lesioni figurano:

 

 

Secondo gli autori, la combinazione di una documentazione clinica dettagliata a livello di singolo caso, gli «intervalli generalmente brevi» tra la vaccinazione e l’evento traumatico, la segnalazione formale a Pfizer e il fatto che i dati provenissero da un’autorità sanitaria governativa rafforzano la credibilità dello studio.

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Pfizer è stata tenuta al corrente dei decessi avvenuti nel periodo 2021-2022.

I registri del Ministero della Salute israeliano hanno inoltre dimostrato che Pfizer era stata tenuta al corrente dei decessi e dei ricoveri ospedalieri, ricevendo nove segnalazioni di questo tipo tra marzo 2021 e maggio 2022.

 

Il primo rapporto, datato 25 marzo 2021, includeva informazioni su 157 ricoveri ospedalieri e 46 decessi.

 

«Le segnalazioni pervenute a Pfizer, iniziate non oltre il 25 marzo 2021, includevano una percentuale significativa di giovani, molti dei quali senza alcuna anamnesi medica rilevante», afferma lo studio.

 

Eppure, la Pfizer, così come le autorità sanitarie pubbliche di tutto il mondo, hanno tenuto nascoste queste informazioni per settimane o mesi prima di renderle pubbliche.

 

Lo studio ha citato prove documentali di questi ritardi e della conseguente minimizzazione della gravità dei gravi eventi avversi correlati al vaccino.

 

Ad esempio, uno studio pubblicato nell’ottobre 2021 sul New England Journal of Medicine ha rilevato che i primi casi di miocardite sono stati individuati in Israele già nel gennaio 2021, solo un mese dopo la commercializzazione del vaccino Pfizer-BioNTech.

 

Il 28 febbraio 2021, Israele ha allertato i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e altre autorità sanitarie pubbliche in merito a circa 40 casi di miocardite.

 

Ma queste informazioni sono diventate pubbliche solo nel febbraio 2023, in seguito a una richiesta presentata da CHD al CDC ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA).

 

All’inizio di marzo 2021, il CDC è stato allertato in merito a un «elevato numero» di casi di miocardite e pericardite tra i giovani in Israele.

 

Una settimana dopo, i funzionari del CDC e della Food and Drug Administration (FDA) statunitense hanno diffuso una comunicazione interna in merito ai casi di miocardite segnalati in Israele, affermando che non erano disponibili ulteriori dettagli su tali casi.

 

Eppure, il 26 aprile 2021, il CDC e la FDA negarono l’esistenza di «segnali di sicurezza» per la miocardite. Solo il 28 maggio 2021 il CDC emise una raccomandazione a tutti i medici affinché segnalassero «tutti i casi» di miocardite o pericardite.

 

Gli autori dello studio pubblicato sull’EXCLI Journal hanno suggerito che la decisione delle autorità sanitarie pubbliche e di Pfizer di non divulgare queste informazioni «potrebbe aver avuto implicazioni per la consapevolezza clinica e per un processo decisionale informato».

 

L’epidemiologo M. Nathaniel Mead, Ph.D., borsista della Fondazione McCullough, si è detto d’accordo. «Il consenso informato avrebbe dovuto includere un’avvertenza specifica per età e sesso, in modo che i partecipanti potessero rifiutare, posticipare la seconda dose o scegliere diversamente. Molti uomini non hanno mai avuto questa possibilità».

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Sono stati nascosti altri decessi correlati ai vaccini?

Lo studio ha rilevato che il set di dati fornito dal ministero della Salute israeliano sembra essere stato rivisto più volte, evidenziando che le versioni successive «hanno aggiunto informazioni cliniche ai dati esistenti, rivisto le diagnosi e le date di segnalazione e omesso alcuni dati».

 

Tra le omissioni figurava un rapporto di decesso contenuto in una versione del database del Ministero della Salute risalente a ottobre 2021, che «non era più presente nella versione di dicembre né in quelle successive».

 

Secondo lo studio, il dataset non contiene alcuna «documentazione metodologica» né «una traccia di controllo formale che identifichi chi ha apportato queste modifiche o le ragioni di esse», rendendo impossibile stabilire, sulla base dei dati disponibili, il motivo di tali revisioni.

 

Rivelazioni successive hanno mostrato che le autorità israeliane hanno continuato a minimizzare i rischi del vaccino contro il COVID-19 fino al 2022 inoltrato. Un video trapelato nel giugno 2022 ha rivelato che i ricercatori avevano condiviso con il Ministero della Salute israeliano dati che mostravano gravi effetti collaterali a lungo termine legati al vaccino Pfizer-BioNTech.

 

Il video suggeriva che il ministero della Salute israeliano non avesse rivelato queste informazioni al comitato di esperti che si riunì più tardi quello stesso mese per decidere se raccomandare il vaccino ai bambini di età inferiore ai 5 anni, né ai responsabili del programma israeliano di richiamo del vaccino contro il COVID-19.

 

Kirsch ha affermato che il ritardo nella pubblicazione dei dati e i dubbi ancora aperti sulle modalità di inserimento e aggiornamento degli stessi sollevano preoccupazioni in materia di responsabilità, che vanno oltre il Ministero della Salute israeliano e Pfizer e coinvolgono l’intera comunità medica.

 

«Nessuno è stato licenziato. Cosa ancora più importante, nessun medico statunitense favorevole ai vaccini ha espresso indignazione per la soppressione dei dati israeliani sulla sicurezza dei vaccini», ha affermato Kirsch.

 

Orient ha affermato che lo studio si aggiunge alle prove a sostegno della sospensione e del ritiro dal mercato dei vaccini a mRNA.

 

«Non vi è alcuna giustificazione per il continuo utilizzo di questi vaccini. Non dovrebbero esserci ulteriori versioni finché non saranno fornite risposte a tutti i quesiti e non sarà dimostrato che i benefici superano i rischi, ammesso che ciò accada. Dovremmo invece concentrarci sulle cure».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 14 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di Auckland Museum Collections via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 


 

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Un membro del CdA di Pfizer ha respinto gli studi sul vaccino anti-COVID durante un briefing della CIA del 2020

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Durante un briefing con la CIA nel maggio 2020, il dottor Scott Gottlieb, membro del consiglio di amministrazione di Pfizer ed ex commissario della FDA, ha respinto due studi che suggerivano che le infezioni da COVID-19 fossero molto più diffuse e potenzialmente meno letali di quanto indicato dai dati ufficiali, secondo quanto emerge da un memorandum dell’agenzia recentemente pubblicato. Gottlieb, che ha tratto profitto dalla sua posizione nel consiglio di amministrazione, ha ricoperto la carica di commissario della FDA dall’11 maggio 2017 al 5 aprile 2019. È entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Pfizer nel giugno del 2019.   Durante un briefing con la CIA nel maggio 2020, il dottor Scott Gottlieb, membro del consiglio di amministrazione di Pfizer ed ex commissario della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, ha respinto due studi che suggerivano che le infezioni da COVID-19 fossero molto più diffuse e potenzialmente meno letali di quanto indicato dai dati ufficiali sui casi, secondo quanto emerge da un memorandum dell’agenzia recentemente pubblicato.   Gottlie , che ha tratto profitto dalla sua posizione nel consiglio di amministrazione, ha ricoperto la carica di commissario della FDA dall’11 maggio 2017 al 5 aprile 2019. È entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Pfizer nel giugno del 2019.   Il briefing della CIA del 7 maggio 2020 si è svolto appena due giorni dopo che Pfizer aveva annunciato l’avvio di una sperimentazione clinica negli Stati Uniti per quattro potenziali vaccini contro il COVID-19.   Secondo il riassunto esecutivo della CIA, Gottlieb ha ignorato gli studi di sieroprevalenza che hanno analizzato campioni di sangue per determinare quale percentuale di persone residenti in due contee della California, Santa Clara e Los Angeles , avesse già anticorpi contro il COVID-19. Entrambi gli studi hanno riscontrato un numero di infezioni sostanzialmente superiore a quello indicato dai dati ufficiali dei test.   «Riguardo all’immunità di gregge, il dottor Gottlieb sminuisce i due principali studi condotti nelle contee di Los Angeles e Santa Clara, che mostrano un’elevata sieroprevalenza», afferma il riassunto della CIA.   Il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky) ha richiesto il documento tramite mandato di comparizione nell’ambito della sua indagine sul COVID-19 e sull’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), Anthony Fauci.   Gottlieb ha ammesso di aver partecipato al briefing, ma ha dichiarato al Daily Caller che i funzionari della CIA erano a conoscenza del suo incarico presso Pfizer.   «Durante il mio primo mandato, alcuni funzionari politici mi chiesero di partecipare a un briefing», ha dichiarato Gottlieb. «Erano i primi giorni della pandemia di COVID, quando si stavano raccogliendo diverse prospettive».

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Alcuni studi hanno messo in discussione le prime ipotesi sul COVID

Gli studi condotti in California sono stati tra i primi tentativi di determinare quante persone fossero state effettivamente infettate dal SARS-CoV-2, anziché basarsi esclusivamente sui casi confermati.   Lo studio di Santa Clara, a cui hanno partecipato anche ricercatori di Stanford come Jay Bhattacharya, MD, Ph.D. , ha stimato che circa 53.000 persone fossero state infettate nella contea entro la fine di marzo 2020, rispetto ai circa 1.200 casi confermati in quel momento. I ricercatori hanno stimato un tasso di mortalità per infezione dello 0,17%.   Uno studio separato condotto nella contea di Los Angeles ha stimato che il 4,65% degli adulti presentava anticorpi contro il SARS-CoV-2 tra il 10 e l’11 aprile 2020, indicando che le infezioni erano sostanzialmente più diffuse di quanto suggerissero i numeri dei casi confermati.   Se il virus avesse infettato molte più persone di quanto indicato dai dati ufficiali sui casi, il tasso di mortalità per infezione sarebbe inferiore ai tassi di mortalità per caso che hanno dominato il dibattito pubblico durante i primi mesi della pandemia.   Il promemoria della CIA afferma che Gottlieb concordava sul fatto che i contagi fossero sottostimati, ma respingeva l’entità del problema suggerita dagli studi californiani.   Secondo il promemoria, egli stimava la sieroprevalenza nazionale tra il 20% e il 25%. Affermava che tale livello era insufficiente per stabilire l’immunità di gregge.   Il promemoria è un riassunto dell’agenzia del briefing di Gottlieb, piuttosto che una trascrizione parola per parola, il che significa che potrebbe non riportare con precisione le sue parole.

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«L’immagine» che ha fatto apparire i vaccini necessari

I critici della gestione della pandemia ritengono che l’incontro abbia rappresentato il modo in cui i leader hanno cercato di «vendere» i vaccini contro il COVID-19 al pubblico.   La giornalista investigativa Sonia Elijah , che ha esaminato il materiale della CIA, ha affermato che l’importanza del briefing risiede nella combinazione dei partecipanti, della tempistica e dell’argomento trattato.   Elijah ha dichiarato a The Defender che il briefing della CIA «rientrava nello schema» da lei documentato, ovvero «considerare il pubblico ancora pienamente vulnerabile, usare i casi confermati come misura del rischio e lasciare campo libero per un nuovo prodotto».   Non è stato l’incontro in sé a incrementare la capacità produttiva di Pfizer o a produrre direttamente un particolare risultato politico , ha affermato Elijah. Tuttavia, le implicazioni dell’incontro hanno suggerito un modo per promuovere la necessità dei vaccini.   «Non direi che questo incontro abbia costruito le fabbriche», ha affermato. «Direi piuttosto che l’immagine che ha difeso ha fatto apparire assolutamente necessaria un prodotto destinato all’intera popolazione».   Le prove non dimostrano che i commenti di Gottlieb abbiano indotto gli Stati Uniti a intraprendere una campagna di vaccinazione di massa.   Tuttavia, rivela che un dirigente con legami finanziari con Pfizer stava fornendo consulenza alla CIA sulla pandemia, sulle tecnologie vaccinali e sulle nuove evidenze relative all’immunità di popolazione proprio nel momento in cui Pfizer stava avviando le sperimentazioni sui vaccini negli Stati Uniti.   L’avvocato Robert Barnes ha affermato che le conseguenze di questa e di altre decisioni simili hanno plasmato la risposta al COVID-19 e le sue fasi successive.   «L’alleanza tra la comunità dell’Intelligence e le grandi aziende farmaceutiche ha portato ai lockdown e alle menzogne ​​sul COVID che hanno terrorizzato il mondo», ha dichiarato Barnes a The Defender.   Il dottor Helmut Sterz, ex tossicologo della Pfizer e autore di The Vaccine Mafia, ha affermato che la strategia di nascondere le informazioni sul COVID-19 era guidata dal desiderio di seminare il panico tra il pubblico americano.   «La paura era il fondamento della loro strategia», ha dichiarato Sterz a The Defender. «Una malattia simile all’influenza non avrebbe permesso loro di costruire un modello di business solido».   La CIA, la FDA, la Pfizer e la Gottlieb non hanno risposto alle richieste di commento.

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«Questa sarà sicuramente una mossa redditizia per te»

Il rapporto finanziario di Gottlieb con Pfizer risale a prima della pandemia di COVID-19. Pfizer ha eletto l’ex commissario della FDA nel suo consiglio di amministrazione il 27 giugno 2019. I documenti depositati dalla società presso la SEC nel 2020 mostrano che Gottlieb ha ricevuto 72.438 dollari in contanti e 159.183 dollari in azioni Pfizer durante il suo primo anno parziale nel consiglio di amministrazione. All’inizio del 2020, possedeva 3.737 azioni Pfizer.   All’epoca, la nomina di Gottlieb al consiglio di amministrazione di Pfizer suscitò polemiche. La senatrice Elizabeth Warren (democratica del Massachusetts) criticò la nomina, chiedendo le dimissioni di Gottlieb e sottolineando la necessità di vietare alle aziende farmaceutiche come Pfizer di assumere o retribuire alti funzionari governativi per almeno quattro anni, al fine di prevenire «indebite influenze».   In una dichiarazione del 2 luglio 2019, Warren ha sostenuto che la posizione di Gottlieb presso Pfizer avrebbe potuto creare conflitti di interesse in seguito al suo mandato come commissario della FDA.   Warren ha fatto riferimento alla remunerazione dei membri del consiglio di amministrazione di Pfizer, sottolineando che i consiglieri ricevono compensi in denaro e azioni Pfizer. Ha descritto l’ingresso di Gottlieb nel consiglio di amministrazione come un passo avanti che solleva questioni etiche relative al «passaparola di influenze».   «Questa sarà sicuramente una mossa redditizia per te», scrisse Warren in una lettera a Gottlieb, esortandolo a dimettersi dal consiglio di amministrazione di Pfizer.

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«Il governo ha nascosto i rischi noti per sostenere la narrativa sul COVID»

Il promemoria della riunione della CIA era solo uno dei tanti che collegavano le aziende farmaceutiche ai funzionari governativi che avevano il potere di influenzare gli annunci pubblici relativi al COVID-19.   Il dottor Chris Flowers ha dichiarato a The Defender che la «discrepanza nella comunicazione era ancora più profonda» rispetto alla FDA, e gli ultimi documenti non hanno fatto altro che «confermare ciò che molti sospettavano: il governo ha nascosto rischi noti per sostenere la narrativa del COVID».   «Le dichiarazioni private del dottor Anthony Fauci su mascherine, distanziamento sociale e origini del virus contraddicevano le sue affermazioni pubbliche», ha detto Flowers.   Documenti ottenuti dal Daily Caller mostrano che il NIAID di Fauci ha firmato un accordo con il Centro di Tecnologia Biologica della CIA per condurre ricerche di «microbiologia forense» relative al bioterrorismo, con la CIA che finanzia e aiuta a ottenere campioni, mantenendo al contempo il controllo sulla condivisione dei dati.   Flowers ha affermato che Fauci e la FDA hanno anche nascosto informazioni sui rischi di aborto spontaneo e complicazioni in gravidanza, nonché sui rischi di miocardite causati dai vaccini contro il COVID-19. Ciò ha comportato una mancanza di test di sicurezza per la terapia genica a mRNA e la dipendenza della FDA dalle analisi farmaceutiche, che non indicavano «alcun nuovo segnale di sicurezza grave».   «La piena trasparenza non è negoziabile», ha affermato Flowers. «La luce del sole deve raggiungere ogni angolo prima che quest’epoca venga dimenticata. Fate le vostre ricerche. Mettete in discussione le dichiarazioni ufficiali. La fiducia, se mai tornerà, impiegherà anni a essere ricostruita».   Henrick Karoliszyn, DSW   © 9 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Salute

«Non è la solita storia di coaguli»: gli scienziati chiedono di indagare sugli strani coaguli di sangue bianchi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare strutture insolite nei vasi sanguigni, spingendo un piccolo gruppo di scienziati a indagare. Il dottor John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati. Entrambi hanno affermato che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la natura di queste strutture e il motivo per cui così pochi patologi le studiano. «Non vorrei che, col tempo, questo venisse considerato qualcosa di normale», ha dichiarato il dottor Daniel Santiago, farmacologo della Florida.

 

Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare qualcosa che, a loro dire, non avevano mai visto prima: lunghe strutture bianche ed elastiche all’interno dei vasi sanguigni.

 

Le segnalazioni sono emerse poco dopo l’inizio della campagna di vaccinazione contro il COVID-19. Da allora, sono stati segnalati coaguli simili in pazienti viventi e nei tubi di drenaggio di pazienti in cure palliative, il che ha spinto un piccolo gruppo di scienziati a indagare sulla loro natura, sulla loro formazione e sulla loro frequenza.

 

Il commentatore medico Dr. John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati: il Dr. Daniel Santiago, farmacologo della Florida, e Greg Harrison, chimico organico australiano.

 

«Questa non è la solita storia di un coagulo di sangue», ha detto Santiago.

 

Ecco i punti salienti emersi dalle loro interviste.

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In che modo questi coaguli si differenziano dai normali coaguli di sangue?

Le strutture bianche sono lunghe, pallide ed elastiche.

 

Sono stati definiti «calchi fibrosi» perché sono difficili da rompere e alcuni conservano la forma dei vasi sanguigni nel punto in cui si sono formati.

 

Harrison ha affermato che i coaguli possono essere allungati e persino sostenere il peso delle pinze. Li ha descritti come più simili a plastiche o gomme prodotte artificialmente «dal corpo stesso» che a normali coaguli di sangue.

 

Queste strutture resistono anche ai normali meccanismi dell’organismo per la disgregazione dei coaguli di sangue.

 

«Non ha nulla a che vedere con i normali coaguli di sangue, né prima né dopo la morte», ha affermato Campbell. «È una cosa completamente diversa».

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Di cosa sono fatti i coaguli?

Gli scienziati hanno trovato centinaia di proteine ​​diverse nelle strutture, tra cui grandi quantità di fibrinogeno, una proteina coinvolta nella normale coagulazione del sangue.

 

Hanno inoltre trovato prove del fatto che alcune delle proteine ​​presentano una forma insolita e ripiegata in modo errato, che hanno descritto come «simile all’amiloide».

 

L’amiloide è un tipo di accumulo anomalo di proteine ​​associato a diverse malattie, tra cui l’Alzheimer. Tuttavia, Harrison ha sottolineato che i ricercatori non affermano di aver dimostrato in modo definitivo che le strutture contengano amiloide.

 

«Stiamo procedendo con molta cautela. E il referto afferma esplicitamente che si tratta di una sostanza simile all’amiloide», ha detto.

 

I ricercatori hanno affermato che questa distinzione è cruciale perché descrivono l’aspetto delle proteine, non stabiliscono esattamente cosa siano o quale ruolo svolgano.

 

Santiago ha affermato che le alterazioni anomale delle proteine ​​possono avere importanti conseguenze, poiché le proteine ​​svolgono molte delle funzioni essenziali dell’organismo.

 

«Queste proteine ​​sono i pilastri del corpo e, se qualcosa va storto, ecco che si manifesta una patologia», ha affermato.

 

I ricercatori hanno anche affermato che queste strutture sembrano formarsi molto più rapidamente rispetto all’accumulo di amiloide tipicamente associato a malattie come l’Alzheimer. Harrison ha definito questo uno degli aspetti più preoccupanti dei risultati.

 

«Questa è la parte spaventosa… ci vogliono anni perché si accumuli nel cervello una quantità di placca tale da manifestarsi come Alzheimer», ha affermato. Ma i coaguli bianchi «si presentano in quantità».

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Quanto possono diventare grandi?

Alcune di queste strutture sono straordinariamente grandi. Campbell ha descritto dei calchi che, a suo dire, erano abbastanza grandi da ostruire completamente l’aorta, l’arteria più grande del corpo.

 

«E se si blocca completamente l’aorta, le gambe diventano nere piuttosto in fretta. Quindi ho pensato che si formassero dopo la morte», ha detto.

 

Harrison ha offerto una spiegazione diversa. Ha affermato che le strutture potrebbero iniziare come coaguli o depositi molto più piccoli che si attaccano alle aree danneggiate dei vasi sanguigni e crescere gradualmente. «Alla fine, una volta raggiunte certe dimensioni, ostruiranno completamente il vaso sanguigno, ma potrebbero volerci anni prima che ciò accada», ha affermato.

 

I ricercatori non sanno ancora con quale rapidità crescano queste strutture, perché alcune crescano e altre no, o cosa determini il luogo in cui si formano. Campbell ha inoltre sollevato un’altra possibilità: che molte persone possano sviluppare microcoaguli più piccoli che non si sono ingranditi fino a formare le grandi strutture osservate dagli imbalsamatori.

 

«Questa è la parte spaventosa, ed è per questo che la questione deve essere indagata», ha detto Harrison.

 

Sono nuovi?

I ricercatori hanno trovato almeno un precedente storico per insoliti coaguli bianchi ed elastici.

 

Harrison ha individuato, tra il 1988 e il 1992, segnalazioni che descrivevano la «sindrome del coagulo bianco» associata all’eparina ad alto peso molecolare, un farmaco utilizzato per prevenire o trattare i coaguli di sangue.

 

Gli ospedali sono quindi passati all’eparina a basso peso molecolare. I ricercatori affermano di non aver trovato da allora altra documentazione comparabile di queste strutture fibrose bianche. Santiago ha affermato che i risultati potrebbero rappresentare «una nuova patologia che stiamo esaminando».

 

Campbell ha aggiunto: «alcuni sostengono che questi fenomeni siano stati osservati per decenni, ma non è vero. Si tratta di una novità».

 

Le prime segnalazioni rendono inesatto affermare che strutture simili non siano mai state viste prima. Tuttavia, i ricercatori sostengono che le strutture ora segnalate siano sufficientemente insolite, e potenzialmente diffuse, da giustificare ulteriori indagini.

 

«Anche se sparisse domani… ce l’abbiamo da ormai cinque anni, giusto? Bisogna comunque dare una spiegazione», ha detto Campbell.

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Quanto sono comuni?

Una delle maggiori lacune nella ricerca riguarda le informazioni di base sulla frequenza di queste strutture.

 

Campbell ha citato quattro sondaggi annuali auto-compilati condotti tra il 2022 e il 2025 tra gli imbalsamatori. I sondaggi hanno raccolto 808 risposte provenienti da cinque Paesi.

 

Tra il 66% e l’83% degli imbalsamatori intervistati ha riferito di aver trovato questi strani coaguli almeno occasionalmente. La percentuale di corpi in cui gli imbalsamatori hanno dichiarato di averli visti variava dal 19% al 27%.

 

Tali indagini non stabiliscono quanto siano comuni queste strutture nella popolazione generale, e i ricercatori riconoscono che i risultati variano considerevolmente.

 

Harrison ha affermato che alcuni imbalsamatori hanno recentemente riferito di aver riscontrato queste strutture nell’80% dei corpi, mentre altri stimano che siano presenti nel 30-40%.

 

«Purtroppo, che sia in calo o meno, la sua concentrazione è comunque tale da richiedere ulteriori studi», ha affermato Harrison.

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Quali potrebbero essere le cause?

La tempistica del fenomeno ha sollevato interrogativi sui vaccini contro il COVID-19 e sul virus stesso.

 

I ricercatori non affermano di aver stabilito un collegamento tra i vaccini contro il COVID-19 e i coaguli di sangue. Harrison ha specificamente messo in guardia dal dare la colpa ai vaccini o alla proteina spike.

 

«Non stiamo puntando il dito contro i vaccini, e certamente non stiamo puntando il dito contro la proteina spike in sé. Ma quello che stiamo dicendo è che sembra essere correlato al virus stesso», ha affermato. «Dobbiamo essere molto cauti su questo punto perché vogliamo rimanere entro i limiti delle conoscenze scientifiche di cui disponiamo».

 

Harrison ha affermato che le prove suggeriscono che l’infezione da COVID-19 stessa potrebbe contribuire alla formazione di microcoaguli simili all’amiloide. Ha citato i risultati che mostrano come questi microcoaguli anomali e appiccicosi siano stati trovati all’interno di una persona vivente che era stata precedentemente infettata dal COVID-19 ma non aveva ricevuto il vaccino contro il COVID-19.

 

Campbell ha sollevato la possibilità che vaccinazione e infezione possano avere un effetto combinato.

 

«Se dovessi pensarci ad alta voce, direi che potrebbe trattarsi di un doppio effetto negativo. Potrebbe essere la combinazione di vaccino e infezione naturale», ha affermato.

 

«Ci sono ancora dei pezzi del puzzle che ci mancano», ha detto Santiago.

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Perché i coaguli non vengono studiati più a fondo?

Sia Santiago che Harrison hanno affermato di aver incontrato difficoltà nell’ottenere finanziamenti e supporto scientifico per il loro lavoro. Hanno finanziato gran parte della ricerca di tasca propria e, finora, le riviste scientifiche si sono rifiutate di esaminare o pubblicare i loro risultati.

 

«Abbiamo provato a sottoporre il lavoro a una rivista di patologia, ma non abbiamo ricevuto risposta», ha detto Santiago.

 

Harrison ha affermato che i ricercatori hanno dovuto rivolgersi a quella che ha definito «una rivista, osiamo dire, di livello leggermente inferiore, per riuscire a pubblicare l’articolo». Ha inoltre descritto un incontro con un imbalsamatore che si era offerto di fornire dei campioni, ma che ha smesso di rispondere quando i ricercatori hanno cercato di organizzare un incontro.

 

Campbell ha affermato di aver sentito parlare di esperienze simili, suggerendo che «ad alcune persone sembra sia stato detto di tacere». «Sembra esserci una certa opposizione concertata» allo studio di questo argomento, ha affermato.

 

Campbell ha inoltre sollevato dubbi sul perché non ci siano più medici legali che esaminano queste strutture. «Perché i patologi non sono in festa in tutto il mondo?» ha chiesto. «Il silenzio nella comunità patologica è semplicemente assordante».

 

Gli scienziati chiedono a patologi, università e agenzie governative di raccogliere e studiare i coaguli in modo indipendente.

 

«È molto semplice iniziare ad approfondire la natura compositiva di questo materiale», ha detto Harrison. «Se lo si segue logicamente… si arriva alla stessa conclusione a cui siamo arrivati ​​noi. È inevitabile».

 

Campbell ha affermato che le agenzie governative, tra cui i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense e la Therapeutic Goods Administration australiana, dovrebbero indagare su queste strutture.

 

«È una vera e propria vergogna internazionale che ciò non venga fatto», ha affermato.

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Perché è importante?

Santiago ha affermato che la sua indagine sui coaguli è iniziata poco dopo la distribuzione del vaccino contro il COVID-19, quando pazienti e altre persone hanno iniziato a segnalare problemi di salute insoliti che non aveva mai riscontrato prima.

 

Ha affermato che i ricercatori non dovrebbero ignorare le esperienze delle persone a causa di dibattiti politici sui vaccini.

 

«Non possiamo ignorare ciò che le persone stanno vivendo», ha detto Santiago. «Avete sentito queste storie… su X, le avete viste su Facebook… Sta succedendo davvero».

 

Ha inoltre messo in guardia dal permettere che il fenomeno venga accettato semplicemente perché si è manifestato nel tempo. «Non voglio che, col tempo, questo venga considerato qualcosa di normale», ha detto.

 

La conclusione dei ricercatori è semplice: ci sono abbastanza segnalazioni di queste strutture insolite da giustificare la necessità di scoprire esattamente cosa siano e perché si manifestino. «È un problema che deve essere affrontato», ha affermato Santiago.

 

Jill Erzen

 

© 11 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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