Spirito
Ho visto la stella luminosa brillare
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda.
Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madian.
Poiché ogni calzatura di soldato nella mischia e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca del fuoco.
Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore.
Dal Libro di Isaia 9,1-6.
Spirito
Mons. Schneider: «non possiamo continuare con il Novus Ordo»
Il vescovo Athanasius Schneider ha denunciato i «difetti dottrinali e liturgici» della Messa Novus Ordo.
In un’intervista esclusiva al vaticanista Michael Haynes, pubblicata martedì, Schneider ha elogiato la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) definendola «opera della Divina Provvidenza». Il vescovo ha difeso le critiche mosse dalla FSSPX al Concilio Vaticano II e al Novus Ordo Missae. Schneider ha sottolineato come la Messa tradizionale i continui a subire una «sorta di persecuzione» sotto il pontificato di Leone XIV, poiché è stato permesso che Traditionis Custodes rimanesse in vigore e, di conseguenza, i vescovi di tutto il mondo hanno continuato a cancellare le Messe in latino.
La Messa tradizionale, ha affermato, «continua a essere trattata – da chi ne è responsabile in Vaticano – come qualcosa di pericoloso o con una sorta di discriminazione».
Monsignor Schneider sosteneva che il Vaticano stesse escludendo la Fraternità Sacerdotale San Pio X dal riconoscimento canonico – come dimostrano le scomuniche dichiarate ai suoi vescovi la scorsa estate – non a causa di errori della Fraternità, bensì a causa delle sue critiche ai difetti della nuova Messa e del Concilio Vaticano II, sottolineando che il Vaticano ha chiesto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare il Novus Ordo e di riconoscere il Concilio Vaticano II come «conforme alla tradizione».
«Ma la Società non può farlo perché ci sono evidenti ambiguità nelle affermazioni di alcuni testi del Concilio Vaticano II», ha detto il vescovo Schneider. Ci sono anche «evidenti difetti dottrinali e liturgici nel Novus Ordo, che contiene tendenze protestanti molto chiare e una diminuzione del carattere sacrificale della Messa, anche se celebrata secondo le regole».
«Anche in latino, il testo del Novus Ordo presenta gravi lacune dottrinali, soprattutto nelle nuove preghiere dell’offertorio e nella seconda preghiera eucaristica», ha aggiunto.
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Nel bel mezzo della «grave rottura» della nuova Messa con la Tradizione, «la presenza e l’attività della FSSPX o l’opera dell’arcivescovo Lefebvre diventano sempre più provvidenziali», ha affermato il prelato tedesco-centrasiatico. L’ha anche descritta come «un’opera della Divina Provvidenza» per ricordare alla Santa Sede la necessità di chiarire le affermazioni del Concilio Vaticano II «che sono oggettivamente dubbie e ambigue, e di riformare il Novus Ordo secondo la tradizione».
Invece di riconoscere l’importanza e la necessità di queste correzioni, il Vaticano ha richiesto «a tutti, compresa la Fraternità Sacerdotale San Pio X», il riconoscimento di una «cosiddetta ermeneutica della continuità», che Schneider definisce «acrobazie mentali, o la quadratura di un cerchio».
«Non possiamo continuare con il Novus Ordo, non possiamo. Non possiamo continuare con evidenti ambiguità dottrinali riguardo ad alcune affermazioni del Concilio Vaticano II. Dobbiamo risolverle», ha affermato monsignor Schneider.
Questa è l’affermazione fondamentale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha continuato il vescovo. La Fraternità chiede solo la possibilità di celebrare la Messa e di predicare la dottrina come si faceva prima del Concilio Vaticano II. «A questo proposito, credo che la Santa Sede debba essere più aperta, flessibile e concedere questa libertà di discussione», ha affermato Schneider.
Sua Eccellenza nell’intervista ad Haynes ha sottolineato che, mentre il Vaticano punisce la Fraternità Sacerdotale San Pio X e priva le comunità della tradizionale Messa in latino, permette all’eresia di dilagare in tutto il mondo.
A titolo di esempio, monsignor Schneider ha sottolineato il fatto che il papa non ha né corretto né punito il vescovo di Anversa, in Belgio, il quale ha recentemente ribadito la sua intenzione di ignorare la legge del celibato sacerdotale e di ordinare uomini sposati.
Il vescovo ha inoltre sottolineato la «generosità» del Vaticano nei confronti della Cina comunista attraverso l’accordo sino-vaticano, nei confronti del clero eterodosso in Germania che promuove il proprio «Cammino sinodale» e nei confronti di altri cattolici che «praticano una negazione di fatto» della fede.
«C’è una palese contraddizione nel comportamento della Santa Sede nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e di altri movimenti eretici oggettivi, evidenti, all’interno della Chiesa e tra i singoli individui», ha affermato il vescovo Schneider.
Secondo monsignor Schneider, la punizione della tradizione e dell’ortodossia, unita alla permissività e persino alla promozione dell’eterodossia, rivela le vere intenzioni del Vaticano. «Pertanto, è chiaro che la Santa Sede è in parte, in una certa misura, nelle mani di un’acquisizione ostile da parte di persone e poteri che vogliono trasformare completamente la fede cattolica non solo in una religione protestante, ma in una religione totalmente adattata alle mode del mondo», ha affermato il discendente degli Apostoli.
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Il vescovo ritiene che solo «l’intervento divino» possa porre fine a questa situazione in Vaticano, «portandoci guarigione e facendo sì che la Santa Sede torni ad essere la splendente cattedrale della Verità, la Madre e Maestra del mondo intero nella purezza della fede cattolica e apostolica».
Monsignor Schneider ritiene che, sebbene l’autentica missione del papato tornerà, esso si trovi «attualmente in una sorta di esilio spirituale, analogamente a quanto accadde durante l’esilio materiale del papato di Avignone», specificando che ciò implica l’esilio della «dottrina e della liturgia integrali» dalla Santa Sede.
Proprio come durante l’esilio di Avignone, «i piccoli della Chiesa», come Santa Caterina da Siena, «riportarono i papi da Avignone», oggi i «piccoli», comprese le famiglie cattoliche, i giovani, i religiosi e altri cattolici devoti, «stanno contribuendo alla fine dell’esilio dottrinale e liturgico», ha affermato monsignor Schneider.
Sono questi fedeli che «stanno preparando il terreno e la fine dell’esilio spirituale nella Santa Sede», dopo il quale «Dio concederà di nuovo alla sua Chiesa papi tradizionali al 100%».
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Spirito
Le nuove promozioni scandalose di papa Leone
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Spirito
Sacerdote professore difende la poligamia in Africa e critica il «modello di famiglia occidentale»
Un sacerdote e teologo africano che insegna in Germania ha difeso la diffusa pratica della poligamia in Africa, criticando al contempo «il modello familiare occidentale importato». Lo riporta LifeSite.
Padre Égide Muziazia, docente di teologia all’Università di Münster, in Germania, ha scritto un saggio sulla rivista teologica Feinschwarz in difesa della poligamia in Africa. Il sacerdote con docenza sostiene che, nell’applicare norme teologiche o morali a situazioni individuali, è necessario ricorrere alla «teologia contestuale».
«Questa disposizione ha implicazioni di vasta portata per la pratica pastorale: non può essere trasferita senza modifiche da un continente all’altro», ha affermato Muziazia. «Piuttosto, cerca continuamente risposte alle sfide pastorali legate ai rispettivi contesti locali in cui ogni chiesa locale è in grado di adempiere alla propria missione».
«In questo senso, la contestualità si colloca tra ciò che è permesso e ciò che non è permesso», ha continuato il prete.
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Nel suo saggio, Muziazia dice che, sebbene le norme morali assolute, come l’insegnamento della Chiesa secondo cui il matrimonio è esclusivamente tra un uomo e una donna, siano valide, il contesto della situazione di una persona determina se qualcosa è immorale.
Nel pieno di un relativismo impudente da far impressione, il religioso quindi afferma che temi come la poligamia in Africa – o, nella Chiesa occidentale, il dibattito sulle benedizioni per le unioni omosessuali e il sacerdozio femminile – «vengono spesso discussi in termini legali – “È permesso o no?” – mentre in realtà sono questioni pastorali, dipendenti dal contesto».
Nell’intero saggio, Muziazia sembra sostenere la visione eterodossa secondo cui le considerazioni pastorali prevalgono sulle dottrine morali assolute, come l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, creando così un quadro morale relativistico.
Lo scritto tratta dei presunti aspetti positivi della poligamia senza però condannarla esplicitamente, dando l’impressione che la Chiesa dovrebbe tollerarla o addirittura approvarla in determinate situazioni.
«In Africa, la poligamia non è né una mera trasgressione morale né un segno di arretratezza morale. Piuttosto, è un’istituzione sociale radicata in un quadro più ampio di parentela, costruzione di alleanze e trasmissione della vita», scrive il presbitero. «Il matrimonio africano unisce principalmente non due individui, ma due famiglie o gruppi di lignaggio, ed è suggellato dal pagamento della dote».
«Storicamente, la poligamia assolveva quindi a diverse funzioni e obblighi: garantiva la continuità della stirpe, forniva manodopera agricola, assicurava la cura di vedove e orfani attraverso il matrimonio leviratico, stringeva alleanze tra clan e conferiva status sociale», insiste il teologo africano.
«L’incontro con i missionari cristiani portò a un frontale scontro culturale», ha affermato. «La monogamia era richiesta come prerequisito per il battesimo. Pertanto, il matrimonio monogamo divenne il segno distintivo del cristiano esemplare, con il risultato che le mogli “in eccesso” venivano spesso ripudiate – un’ingiustizia commessa in nome del Vangelo».
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Don Muziazia cita il teologo africano Bénézet Bujo, il quale criticava «l’individualismo del modello familiare occidentale importato, il disinteresse per le dimensioni comunitarie e legate alla tradizione, e la riduzione del matrimonio – inteso come impegno a lungo termine – a un momento specifico nel tempo e del sacramento a un singolo atto».
Il sacerdote professore il suo quadro di analisi ai «dibattiti interni alla Chiesa occidentale», come ad esempio «le prediche tenute dai laici, la benedizione delle coppie in situazioni cosiddette ‘irregolari’, l’apertura delle cariche ecclesiastiche alle donne» e il Cammino sinodale tedesco. «In entrambi i casi, l’argomentazione è la stessa e si applica in entrambe le direzioni: né in Africa né in Europa le chiese possono generalizzare incondizionatamente le proprie risposte specifiche del contesto», ha affermato.
«Tra ciò che è permesso e ciò che non lo è si colloca il contesto, non come scusa, ma come spazio teologico in cui la Parola diventa la risposta», conclude don Muziazia.
La giornalista e commentatrice tedesca Anna Diouf, di origini africane, ha commentato l’articolo di Muziazia X affermando: «È fin troppo trasparente. Ovviamente. Stanno cercando di eliminare la monogamia per interposta persona in nome del postcolonialismo, e poi dicono “amore libero per tutti”. Quanto pensano che siamo stupidi? Hanno dovuto scavare a fondo per trovare un cattolico africano che si prestasse alle loro argomentazioni».
Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, come esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la poligamia è considerata uno degli «oltraggi alla dignità del matrimonio», ricorda LifeSite. Il Catechismo prosegue spiegando che «la poligamia non è conforme alla legge morale», insegnando che «nega direttamente il piano di Dio rivelato fin dal principio, perché è contraria all’uguale dignità personale dell’uomo e della donna che nel matrimonio si donano con un amore totale e quindi unico ed esclusivo».
Infatti, la 24ª sessione del Concilio di Trento dichiara in modo definitivo nel Canone II sul Sacramento del Matrimonio: «Se qualcuno afferma che è lecito per i cristiani avere più mogli contemporaneamente e che ciò non è proibito da alcuna legge divina, sia anatema».
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