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Catastrofi

Il pilota del jet privato precipitato recitava il «Padre Nostro»

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Il mondo sembra scioccato dall’ultima tragedia aerea, quella del Learjet 60 precipitato poche ore fa in Florida, non lontano dalla residenza del presidente statunitense di Mar-a-Lago.

 

Mentre il jet privato con nove persone a bordo è in picchiata, a pochi secondi dall’impatto con la Terra a quasi 640 chilometri orari, una voce maschile, presumibilmente quella di uno dei piloti, sembra recitare il Padre Nostro.

 

Il National Transportation Safety Board (NTSB) e le autorità locali stanno ancora indagando sul terribile incidente avvenuto domenica pomeriggio nella contea di Palm Beach, in Florida, e al momento sono disponibili pochi dettagli verificabili, a parte video e audio pubblicati sui social media.

 

L’audio delle ultime comunicazioni tra l’equipaggio del Learjet 60 e il controllo del traffico aereo (ATC) durante gli ultimi, angoscianti momenti del volo fatale è dominato dalla voce di una pilota donna, presumibilmente il copilota.

 

Negli ultimi secondi la si sente dire: «Dichiarazione di emergenza… stiamo viaggiando a velocità eccessiva, stiamo scendendo di 20.000 piedi al minuto».

 

Mentre un controllore del traffico aereo le parla con calma, assicurandole che la torre di controllo è pronta a prestare soccorso, lei esclama: «Ci schianteremo al suolo!» prima di lanciare un urlo agghiacciante.

 

«Stiamo scendendo a 22.000 piedi e stiamo inclinando l’aereo di 60 gradi.» A quel punto si può sentire in sottofondo una voce maschile che dice a tratti: «… cieli… sia santificato il tuo nome».

Dopo un paio di altre esclamazioni incomprensibili, le sue ultime parole sono state : «Santo cielo, il tempo è scaduto».

 

L’aereo si è schiantato al suolo a una velocità talmente elevata da disintegrarsi praticamente all’impatto, creando un’enorme palla di fuoco e lasciando solo un cratere e rottami metallici sparsi nell’area circostante.

 

Non sono stati segnalati decessi o feriti tra le persone sul posto.

 

In rete sta avendo ampia circolazione un messaggio di un pilota che accusa il modello di aereo, prodotto dalla francese Bombardier. Si tratta di una risposta ad un messaggio che l’utente di X Dave ha copincollato a benefizio di tutti.

 

«Voliamo sempre a temperature incredibilmente basse. Di solito il ghiaccio si forma quando le temperature sono comprese tra 0 e -20 gradi. Che ci crediate o no, c’è un limite oltre il quale non si forma ghiaccio. A -40 gradi, è praticamente impossibile. Inoltre, l’aereo è dotato di ali e coda riscaldate».

 

«Ho pilotato il Lear 60 per circa 15 anni. È un aereo da non sottovalutare, probabilmente il più pericoloso che abbia mai pilotato. Ha un’ala estremamente critica. Il flusso d’aria deve essere perfetto. Quando incontra aria turbolenta, va facilmente in stallo. Mi è capitato di stallare a 41.000 piedi (circa 12.500 metri) proprio a causa di una turbolenza (durante il volo verso Palm Beach, per la precisione). Siamo riusciti a riprendere il controllo e a farlo volare di nuovo a circa 30.000 piedi (circa 9.000 metri). Spaventoso».

 


«Ma ecco il problema. Questo aereo ha un terribile angolo di incidenza (a quote elevate). Ciò significa che si vola in una finestra di velocità molto ristretta: se si perdono 20 nodi, va in stallo. E se si guadagnano 20 nodi, va in sovravelocità. L’aria diventa supersonica sopra l’ala e si verifica uno stallo ad alta velocità, o peggio, un Mach tuck [fenomeno aerodinamico che fa sì che il muso di un aereo si inclini spontaneamente verso il basso quando il velivolo si avvicina alla velocità del suono, durante il volo transonico, cioè tra Mach 0.72 e Mach 1, ndr]. Quindi, in caso di stallo, la normale manovra di recupero consiste nello spingere la cloche in avanti per abbassare il muso e riprendere velocità».

 

«A bassa quota, puoi spingere forte e recuperare rapidamente. Ma nel 60… se spingi forte, prenderà velocità e andrà in stallo ad alta velocità, basta poco. È molto sensibile. Il 60 ha ali molto corte che non generano molta portanza. Quindi vai in stallo ad alta velocità e il computer ti urla… ESAURIMENTO VELOCITÀ! Allora devi tirare indietro e andare in stallo a bassa velocità. E vai avanti e indietro cercando di rimanere nella finestra di velocità».

 

«Tutta questa situazione è piuttosto spaventosa. E dovresti recuperare usando fondamentalmente la punta delle dita con correzioni piccolissime. Non puoi esagerare. Se cerchi di forzare il recupero, si arrabbia e diventa irrecuperabile. Se entra in Mach Tuck, sei spacciato».

 

«Ho insegnato a pilotare il Lear 60 ad altri piloti e li ho seguiti come mentore. Dicevo loro… questo aereo ha un’anima e sta cercando di uccidervi. Non cercate mai di sorpassare le condizioni meteorologiche. Non passate sopra un temporale. Girategli intorno. Se significa mezz’ora in più di volo, fatelo».

 

«Passare sopra un temporale vi porterà in una turbolenza da cui potreste non riprendervi. Questi piloti sono passati proprio sopra un temporale. Credo che l’aereo sia andato in stallo, il che li ha fatti precipitare nel temporale e finire a velocità supersonica. Hanno preso così tanta velocità che lo stabilizzatore orizzontale si è staccato. A quel punto… nemmeno Chuck Yeager [famoso pilota collaudatore della storia aeronautica americana, noto per la sua abilità e il suo coraggio, ndr] avrebbe potuto ripararlo».

 

«Questi stessi piloti hanno fatto qualcosa di simile un paio di mesi fa. Il controllo del traffico aereo si è arrabbiato con loro. Hanno stuzzicato il orso troppe volte. Questo non è un aereo per principianti. Il Gulfstream non farebbe mai una cosa del genere. Ha margini di errore ENORMI e non andrebbe in stallo in quel modo. Ma d’altronde… ha ali ENORMI».

 

«Guidare un Gulfstream è come guidare un quad. Guidare un Lear 60 è come andare in monociclo».

 

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Immagine André Gerwing, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

 

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Catastrofi

Potento terremoto con morti in Tibetto

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Centinaia di case sono crollate in seguito a un potente terremoto che ha colpito la regione cinese del Tibetto, causando almeno 16 morti e decine di feriti, secondo quanto riferito dalle autorità locali.   Un terremoto di magnitudine 7.0 ha colpito la città tibetana settentrionale di Nagqu alle 22:33 ora locale di giovedì.   Venerdì mattina il bilancio delle vittime era di 16 morti e 46 feriti, di cui 11 in modo grave, secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità locali preposte alla gestione delle emergenze. Almeno 339 case e 20 stalle sono crollate, ha riferito l’Associated Press, citando funzionari del governo locale.   I video che circolano sui social media cinesi mostravano i residenti che si riversavano nelle strade mentre gli edifici tremavano.   Secondo i sismologi cinesi, la scossa di terremoto superficiale si è verificata a una profondità di circa 10 chilometri. L’US Geological Survey ha stimato la sua profondità a 18 chilometri, collocando l’epicentro in una zona montuosa scarsamente popolata. Oltre 1.600 persone del personale locale sono state mobilitate per le operazioni di ricerca e soccorso. Sono stati inviati aiuti di emergenza, tra cui 1.000 unità abitative prefabbricate, circa 3.000 tende, letti e indumenti invernali, per assistere gli sfollati.   Il terremoto ha anche provocato frane che hanno costretto alla chiusura di un’importante autostrada, mentre i servizi ferroviari sono stati temporaneamente sospesi per controlli di sicurezza. Le comunicazioni sono state interrotte in alcune zone della regione colpita, complicando le operazioni di soccorso.   I meteorologi hanno avvertito della possibilità di nevicate intermittenti nei prossimi tre giorni, suscitando preoccupazioni per il peggioramento delle condizioni per i sopravvissuti e i soccorritori.   Quest’ultima catastrofe si verifica a meno di due mesi da una gigantesca valanga di ghiaccio e roccia vicino al confine tra Tibetto e Nepal, che ha provocato inondazioni catastrofiche, causando la morte di oltre 1.450 persone in Nepal e decine in Cina.   Secondo la televisione di stato cinese CCTV, la scossa di terremoto di giovedì è stata la più forte a colpire la regione di Nagqu negli ultimi cinque anni.   Le autorità hanno avvertito che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare, poiché le squadre di soccorso continuano a perlustrare gli edifici danneggiati e a valutare l’entità dei danni.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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Catastrofi

Nuove inondazioni spazzano via edifici in Nepal

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Almeno cinque persone risultano disperse dopo che forti inondazioni improvvise hanno spazzato via case e ponti nel nord del Nepal domenica, secondo quanto riferito dalle autorità locali preposte alla gestione delle emergenze. L’evento si verifica poco più di un mese dopo una catastrofica alluvione e una frana che hanno causato la morte di oltre 1.400 persone in tutto il Paese dell’Asia meridionale.

 

Secondo un funzionario del Dipartimento di Idrologia e Meteorologia del Nepal, citato dal Kathmandu Post, l’alluvione potrebbe essere stata innescata da una frana avvenuta sabato che ha bloccato un affluente del fiume, prima che l’acqua accumulata tracimasse, creando un’inondazione improvvisa.

 

Secondo quanto riportato dal giornale, che cita le autorità locali, le acque alluvionali hanno spazzato via circa 35-40 case nel distretto settentrionale di Gorkha. Diversi ponti sarebbero stati distrutti, mentre strade e impianti idroelettrici avrebbero subito danni.

 

Alcuni video che circolano sui social media mostrerebbero le acque alluvionali spazzare via edifici in una valle di montagna. Altri filmati sembravano mostrare la distruzione del ponte Soti Khola nel distretto di Gorkha.

 

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Secondo i dati preliminari dell’Autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di catastrofi (NDRRMA), due donne e tre uomini risultano dispersi.

 

Le autorità hanno dispiegato elicotteri e centinaia di agenti delle forze dell’ordine per le operazioni di ricerca e soccorso, secondo quanto riportato dall’emittente statale Radio Nepal. Almeno 82 persone, tra cui nove stranieri, sono state tratte in salvo, ha riferito l’AFP, citando l’NDRRMA.

 

Le ultime inondazioni arrivano poco più di un mese dopo la catastrofe che ha colpito il Nepal e alcune zone del Tibet cinese il 26 agosto. Alla fine di settembre, secondo i dati dell’NDRRMA, erano stati recuperati almeno 1.451 corpi e 5.745 persone risultavano ancora disperse.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Catastrofi

Adalia divorata dalle fiamme: le immagini

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Vasti incendi boschivi sono scoppiati nella provincia di Antalya, in Turchia, costringendo centinaia di persone a lasciare le proprie case. Video dalla zona, circolati sui social, mostrano scene apocalittiche di colline avvolte dalle fiamme e un fumo nero che oscura il cielo.   Secondo l’agenzia di stampa Anadolu, il rogo è iniziato lunedì nel distretto di Aksu ad Antalya e si è esteso in fretta al vicino distretto di Kepez.   Almeno una persona è morta per un attacco cardiaco legato al fumo, hanno riferito le autorità locali. Due persone sono state ricoverate per ferite alle gambe connesse all’incendio e altre otto sono state curate per inalazione di fumo.  

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Le autorità hanno evacuato almeno 254 abitazioni nei due distretti e hanno chiuso temporaneamente un’autostrada che collega la città costiera mediterranea di Antalya con Isparta, a circa 130 km a nord. Nella regione più di 2.000 abitazioni hanno inoltre subito interruzioni di corrente.   Per spegnere l’incendio sono stati impiegati cinque aerei antincendio, dieci elicotteri, oltre 160 autopompe e 1.000 persone.   I video online mostrano enormi muri di fuoco che avanzano nelle foreste di montagna, lasciando terra bruciata e un cielo carico di fumo. Di notte il cielo sopra le colline colpite si tinge di rosso.   Come riportato da Renovatio 21, l’Europa fu oggetto di incendi massivi anche l’estate scorsa, definita anche quella come quella del «caldo record»). Allora erano segnalati incendi anche in Portogallo, Croazia, Francia, Albania, Gran Bretagna, Grecia e ancora in Tuchia    

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Immagine screenshot da Twitter  
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