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Papa Leone definisce la Messa tridentina come una «preferenza personale»: frecciatina alla FSSPX?
Papa Leone XIV sembra aver lanciato una frecciatina alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) durante un’omelia dei Vespri di venerdì nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Lo riporta LifeSite.
Durante l’omelia, Leone XIV ha parlato della liturgia, affermando che il Concilio Vaticano II ha «approfondito» il nostro patrimonio liturgico e chiedendo che «le celebrazioni liturgiche siano sempre svolte con dignità e riverenza».
La liturgia è «un riflesso della vita», ha detto Leone. «La gioia eucaristica mette radici e si diffonde ovunque si ristabilisca l’armonia, ovunque si rinnovi la dignità, ovunque l’autorità si trasformi in servizio e ovunque la libertà possa rifiorire. Questo è il dono più grande che possiamo condividere».
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«Pertanto, anteponete la comunione con il successore di Pietro e con la Chiesa alle vostre preferenze personali, per favorire l’unità del popolo di Dio. Così, insieme, daremo testimonianza profetica della possibilità di un mondo riconciliato», ha proseguito Leone.
La sua enfasi sulla «comunione» con il papa e sulla sua preminenza rispetto alle «preferenze personali» potrebbe facilmente essere letta come un riferimento, rispettivamente, alla Fraternità Sacerdotale San Pio X e alla Messa in latino . La Fraternità Sacerdotale San Pio X è nota per celebrare esclusivamente la Messa tradizionale, ma si distingue soprattutto per il suo rifiuto di apparenti errori nei documenti del Concilio Vaticano II. Leone XIV ha «scomunicato» i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X quest’estate, dopo le consacrazioni episcopali della Fraternità senza l’approvazione del papa.
Era inevitabile che Leone nel suo viaggio francese finisse per dire qualcosa riguardo allo «scisma» di cui accusa la FSSPX. La Francia rappresenta storicamente il cuore pulsante e il distretto più importante della comunità lefebvriana a livello globale.
La Fraternità, fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre, in Francia ha 46 priorati e 186 cappelle o luoghi di culto, e decine di migliaia, se non pià, fedeli regolari. La FSSPX gestisce inoltre ben 63 scuole sul territorio francese, e tre centri per ritiri spirituali.
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Immagine di James Bradley via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Riguardo a Papa Leone XIV
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150.000 pellegrini a Lourdes, terzo giorno di Leone XIV in Francia
Domenica 27 settembre, papa Leone XIV ha trascorso la giornata al Santuario di Lourdes. Ha presentato ai vescovi di Francia una «tabella di marcia» per la Chiesa, prima di celebrare la Messa nel prato di fronte a 150.000 pellegrini. Il suo appello alla conversione è proseguito vicino i malati e a chi si prende cura di loro, con una ferma condanna dell’eutanasia. Dopo un incontro privato con sette vittime di abusi, il papa ha concluso la giornata con una candela in mano, in mezzo alla processione aux flambeaux.
Ai Vescovi: «Far sentire la voce della Chiesa»
Nell’anfiteatro di Santa Bernadette, dove i vescovi francesi tengono abitualmente le loro assemblee plenarie, il cardinale Jean-Marc Aveline ha accolto il papa delineando le gioie e le sfide che la Chiesa si trova ad affrontare nel Paese. Ha parlato dell’afflusso di nuovi battezzati e della folla accorsa per incontrare Leone XIV, ma anche della trasmissione della fede, delle famiglie, delle vocazioni, delle risorse in diminuzione di alcune diocesi e della prosecuzione dell’opera intrapresa dopo le rivelazioni degli abusi.
Leone XIV ha iniziato ricordando il legame secolare della Francia con la Vergine Maria. Ha fatto riferimento al «Regno di Maria», al voto di Luigi XIII di consacrare la Francia alla Madonna nel 1638 e alla proclamazione dell’Assunzione a patrona della nazione. Questa storia, ha detto ai vescovi, dovrebbe incoraggiarli a costruire il futuro delle loro comunità. La Chiesa ha contribuito a plasmare la nazione francese; rimane parte integrante della sua cultura e identità.
Da ciò, il papa ha tratto una conclusione per il presente: «La voce della Chiesa ha il suo giusto posto nel dibattito pubblico in Francia». Ha ringraziato i vescovi per la loro posizione nei recenti dibattiti sulle questioni di fine vita e li ha esortati a perseverare, anche quando le loro voci non vengono ascoltate. La laicità francese deve consentire alla Chiesa la libertà di evangelizzare, educare e praticare il culto pubblicamente. Di fronte ai tentativi di minare questo equilibrio, Leone XIV ha chiesto loro di non arrendersi. Si è però concentrato sulla difesa della libertà della Chiesa nel quadro della laicità, senza menzionare il dovere degli Stati di riconoscere il regno sociale di Gesù Cristo.
Il suo appello missionario scaturiva anche da un’osservazione sulla società francese: polarizzazione, violenza, povertà e disorientamento crescono laddove Dio è relegato alla sfera privata. Il papa ha chiesto che la via del Vangelo sia offerta ai giovani e che comunità vivaci e una solida formazione dottrinale siano fornite ai numerosi catecumeni, in particolare ai giovani adulti.
Ha riassunto la sua richiesta in una sola frase: «C’è una sola “tabella di marcia”, sempre la stessa: far conoscere e amare Gesù Cristo, in modo autentico, appassionato, ancora e ancora»…
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Scuole cattoliche, famiglie e vocazioni
Leone XIV ha poi affrontato diverse responsabilità concrete dei vescovi. La prima riguarda l’educazione cattolica, il cui «carattere distintivo» è messo in discussione. Le scuole accolgono volentieri studenti che non condividono la fede cattolica, ma questa apertura non deve portarle ad abbandonare il loro progetto educativo «centrato su Cristo». Il papa ha ribadito che una scuola cattolica deve essere in grado di offrire ai giovani l’opportunità di incontrare Gesù Cristo e ascoltare la sua parola. Ha aggiunto che nessuno studente dovrebbe essere emarginato in classe per il fatto di credere in Gesù.
Il papa ha parlato anche del declino delle vocazioni religiose, in particolare quelle contemplative. La chiusura delle antiche comunità monastiche, ha confidato, gli causa un sincero dolore. Una vocazione, ha spiegato, presuppone la grazia, una fede profondamente radicata, una vita interiore costante e la generosità del donarsi. Queste qualità trovano spesso il loro primo terreno fertile nelle famiglie cristiane. Per questo motivo il loro sostegno non è per lui una questione secondaria: «Che Gesù viva pienamente nelle famiglie cattoliche di Francia e le illumini con la sua presenza!».
Riferendosi agli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiastico, Leone XIV ha auspicato un ascolto costante delle vittime, la ricerca della verità, della giustizia, della riparazione e della prevenzione, mantenendo «la massima vigilanza». Allo stesso tempo, ha chiesto sostegno per i sacerdoti e affinché la loro identità, «plasmata su Cristo», venga compresa, in modo che possano nascere nuove vocazioni.
Infine, Leone XIV ha esortato i vescovi a preservare l’unità della Chiesa in Francia di fronte alle «divisioni ideologiche». Questa unità, ha affermato, permette alle sensibilità cattoliche di convergere in un’unica professione di fede e nell’obbedienza ai legittimi pastori. Ha aggiunto: «Si tratta di un’unità dinamica alimentata dalla Tradizione della Chiesa – dai Padri al Concilio Vaticano II – e dal Magistero post-conciliare».
È proprio questa dichiarata continuità che la Fraternità San Pio X contesta. Il Magistero vivente non si limita a quello dei pastori attualmente in carica: comprende anche gli insegnamenti precedenti, e la sua missione è quella di preservare ed esporre il deposito della fede, senza alterarne il significato. Si può dire che la Tradizione sia «viva» se la stessa verità viene trasmessa con crescente chiarezza, non se un nuovo insegnamento contraddice quello precedente.
Per la Fraternità, le difficoltà sollevate dalla libertà religiosa, dall’ecumenismo, dalla collegialità e dalla riforma liturgica richiedono pertanto risposte sostanziali. Definirle semplici «divisioni ideologiche» significa non affrontare affatto il problema dottrinale da cui dipende la vera unità nella fede.
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Nel prato: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!»
Verso le 10:00, la papamobile è entrata nel prato tra i pellegrini. La Messa è iniziata alle 11:00 davanti a circa 150.000 fedeli. Circa 150 vescovi, mille sacerdoti, cento diaconi e 1.500 volontari hanno partecipato alla celebrazione; quasi 7.000 malati erano tra i pellegrini. La statua della Madonna di Lourdes è stata collocata vicino all’altare. Gli inni, cantati in particolare dai giovani coristi, includevano il canto gregoriano e la Messa degli Angeli.
L’omelia, pronunciata in francese, non si è limitata a parole di conforto. Leone XIV ha scelto di approfondire l’appello centrale della Madonna di Lourdes: la conversione. Rifacendosi alle letture domenicali, ha ricordato all’assemblea che Dio non desidera la perdita dei suoi figli, ma il loro ritorno alla vita. Cristo guarda con dolore i cuori chiusi; la Scrittura esorta l’umanità ad allontanarsi dal peccato. Questa urgenza conferisce tutto il suo peso all’affermazione del papa: «È oggi, non domani, che dobbiamo convertirci».
Ha poi collocato questo appello nel contesto del fine ultimo dell’umanità. La felicità terrena è fragile e talvolta irraggiungibile; la vera felicità è promessa nella vita eterna. Leone XIV ha ricordato le parole della Vergine Maria a Bernadette: «Non ti prometto la felicità in questo mondo, ma in quello futuro». In una società ossessionata dal progresso e dal benessere materiale, questa promessa, ha affermato, «sfida la nostra mentalità contemporanea». La vita eterna si ottiene attraverso la morte e la risurrezione di Cristo; è offerta per grazia, ma l’umanità deve accoglierla liberamente. Il peccato e il rifiuto di Dio costituiscono l’ostacolo a questa vita.
Il papa è poi tornato alle parole ripetute tre volte dalla Madonna: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!», ha chiesto. «Siamo forse troppo pronti a crederci senza peccato? Pratichiamo abbastanza la penitenza?». Maria non la chiese solo per tutti, ma anche «per i peccatori». Di fronte alle guerre che distruggono vite innocenti, Leone XIV si è rifiutato di attribuire il male a Dio: «È dunque il cuore degli uomini che deve essere cambiato, a cominciare dal nostro». Ha presentato la penitenza come un’opera scaturita da un duplice amore: l’amore per Dio, il cui Cuore è ferito dai nostri peccati e al quale desideriamo offrire riparazione; e l’amore per i nostri fratelli e sorelle, che restano sordi alla chiamata alla conversione e i cui peccati li conducono alla morte.
Questo requisito, ha continuato Leone XIV, si applica anche alla Chiesa. Essa deve riconoscere le «ferite profonde», le infedeltà e gli errori commessi al suo interno e accettare di essere purificata. L’appello del mattino ad ascoltare le vittime di abusi ha trovato qui un’estensione spirituale: non si può predicare la conversione rifiutandosi di riconoscere le proprie colpe. Occorre però fare una distinzione: sono gli uomini che devono pentirsi e fare penitenza per i loro peccati. La Chiesa stessa, santa in virtù della sua origine divina, della sua dottrina e dei suoi sacramenti, non può essere ritenuta responsabile delle mancanze dei suoi membri.
Il papa ha rivolto infine la sua attenzione ai malati. A Lourdes, le loro stampelle, le loro sedie a rotelle e le loro lacrime non vengono trattenute. In risposta alle idee che misurano il valore della vita in base alla salute o all’indipendenza, ha affermato che a Massabielle «nessuna fragilità viene rifiutata». Ha detto ai malati che la loro sofferenza può essere offerta in unione con la Passione di Cristo e che il loro ruolo nella Chiesa è insostituibile. Ai pellegrini ha affidato una missione per il loro ritorno: «Portate il conforto di Lourdes ai vostri vicini, ai vostri cari e a tutto il popolo francese».
Prima dell’Angelus, Leone XIV ha invitato tutti i fedeli a recitare il Rosario durante il mese di ottobre, con un’intenzione particolare: che le guerre cessino e che si stabilisca la pace tra i popoli in conflitto. Ha chiesto che questa preghiera sia accompagnata da atti di penitenza e di misericordia.
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«Ciò che è legale non è necessariamente morale»
Nel pomeriggio, il papa ha visitato l’Accueil Notre-Dame. Inaugurato nel 1997 per accogliere pellegrini malati e persone con disabilità, questo edificio ha da allora accolto centinaia di migliaia di persone e i loro accompagnatori. Lì, Leone XIV ha ascoltato una dottoressa parlare del rapporto tra chi si prende cura di una persona e il paziente. Marguerite Hourt ha raccontato di come un incidente in bicicletta l’avesse resa paraplegica dopo anni di assistenza ai malati, e di come avesse trovato la forza di riprendere questo servizio a Lourdes.
Nel suo discorso, Leone XIV ha iniziato con lo sguardo della Vergine Maria su Bernadette: ogni persona è unica; nessuno è invisibile a Dio. La dignità umana, ha affermato, non dipende né dalle capacità né dallo stato di salute: appartiene alla persona «semplicemente in virtù della sua esistenza e ha l’eternità come fine». Ha riconosciuto che certe forme di sofferenza possono far apparire il futuro cupo e senza speranza. È proprio in queste situazioni, ha aggiunto, che bisogna respingere «la tentazione di dare la morte sotto la maschera di una falsa compassione». Ha concluso questo monito contro l’eutanasia con una netta distinzione: «Ciò che è legale non è necessariamente morale».
Poi, rivolgendosi direttamente a tutti gli operatori sanitari, ha chiesto loro di ricordare il significato della loro vocazione: «Prendersi cura della persona sofferente, non eliminarla». Ha respinto una medicina utilizzata per la «morte programmata» e ha auspicato lo sviluppo delle cure palliative, della ricerca e del sostegno ai malati. Ha ringraziato i medici, gli infermieri, i barellieri, i cappellani e il personale ospedaliero di Lourdes: prendendosi cura dei corpi, ha detto loro, guariscono anche le anime.
Le parole conclusive del discorso sono state rivolte ai malati stessi: «Non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Il papa ha poi salutato le persone assistite e le associazioni presenti. Ha ricevuto da loro un Libro della Vita, contenente le testimonianze di persone che sono state accompagnate nelle loro fragilità, e le ha incoraggiate a trasmettere ai giovani la gioia del servizio. Si è recato poi al Carmelo di Lourdes per un incontro privato con le monache contemplative.
Incontro individuale con sette vittime di abusi
Nel tardo pomeriggio, Leone XIV ha ricevuto presso la residenza episcopale sette vittime di abusi commessi all’interno degli ambienti ecclesiastici in Francia: quattro uomini e tre donne. Alla presenza del vescovo Gérard Le Stang di Amiens, responsabile della prevenzione di tali violenze in seno alla Conferenza Episcopale di Francia, ha parlato personalmente con ciascuno dei partecipanti prima di incontrarli tutti insieme. L’incontro è durato quasi due ore, dalle 17:30 alle 19:30.
Il papa ha ascoltato i fatti e le loro conseguenze, talvolta aggravate dal silenzio o dalla complicità di coloro che avrebbero potuto aiutare le vittime. Alcuni gli presentarono delle proposte per prevenire ulteriori violenze. Leone XIV ha espresso la sua solidarietà e ribadito il suo impegno affinché questo male non si ripeta. Al termine dell’incontro, diversi partecipanti hanno affermato di aver trovato il papa attento e ben informato, ma hanno anche precisato di essere in attesa di risposte alle loro domande.
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Pellegrino tra i pellegrini, con una candela in mano
In serata, decine di migliaia di candele hanno illuminato il santuario. Leone XIV ha partecipato al Rosario e alla processione con le fiaccole dietro la statua della Vergine, camminando con i fedeli anziché seguire la preghiera da una tribuna. Le Ave Maria hanno accompagnato la processione dalla grotta, attraverso la spianata, fino al sagrato della Basilica del Rosario.
Nel suo discorso, il papa ha ricordato la richiesta rivolta dalla Madonna a Bernadette: «Che la gente venga qui in processione». Ha ringraziato per aver potuto rispondere a sua volta a tale richiesta come «pellegrino tra i pellegrini». La luce portata nella notte, ha spiegato, rappresenta la speranza cristiana in mezzo alle prove. Ha fatto eco, a beneficio degli ammalati, alle parole di San Paolo: «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sarà rivelata in noi». Leone XIV ha poi riflettuto sul nome dato dalla Vergine Maria a Lourdes: «Io sono l’Immacolata Concezione». Preservata dal peccato originale per i meriti di Cristo, Maria è, ha affermato, la nuova Eva a cui i cristiani si rivolgono per ricevere la grazia della Redenzione e combattere il male. La sua intercessione, ha insistito, non è secondaria nella vita cristiana.
Questa enfasi sul ruolo della Madonna nella nostra salvezza rende ancora più deplorevoli le restrizioni di Mater Populi Fidelis. Preparata sotto il pontificato di Francesco e sostenuta dal cardinale Fernández, questa nota rifiuta il titolo di «Corredentrice» e mette in discussione la mediazione universale di Maria. Sebbene il suo ruolo preciso nella stesura del documento rimanga sconosciuto, Leone XIV ha personalmente approvato il testo e ne ha ordinato la pubblicazione il 7 ottobre 2025. Le sue osservazioni a Lourdes non hanno affrontato queste restrizioni, offensive nei confronti della Madonna.
Infine, il papa ha invitato i pellegrini a presentare alla Madonna le loro intenzioni più urgenti. L’immagine finale di Lourdes è stata quella di una folla che avanzava in preghiera, alla luce delle candele. Dall’invito alla penitenza del mattino alla difesa degli infermi, fino alla processione serale, Leone XIV ha costantemente richiamato l’attenzione sulla stessa speranza: la vita eterna promessa da Cristo.
Peccato, conversione, penitenza, riparazione, offerta delle sofferenze, vita eterna, grazia della Redenzione, intercessione della Madonna: queste realtà soprannaturali hanno riacquistato un posto esplicito nella predicazione papale, dopo essere state in gran parte relegate in secondo piano nella pastorale francese per diversi decenni.
A Lourdes, il linguaggio conciliare della sinodalità e della fraternità universale è svanito, per la durata del pellegrinaggio, di fronte a un vocabolario che parla alle anime della loro salvezza e che rimane necessario ben oltre la visita del papa in Francia.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Mons. Viganò: papato asservito alla religione del globalismo. Leone fa del Vangelo un motto massonico
A Parigi, all’Eliseo, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come… pic.twitter.com/LxLmeXWTOa
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) September 26, 2026
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