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Leone XIV aumenta gli stipendi nella Curia

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Sarebbe più corretto affermare che Papa Leone XIV, con un motu proprio pubblicato il 14 settembre 2026, ha abrogato una misura di austerità salariale vaticana adottata da Francesco durante la pandemia. Circa 5.000 dipendenti potranno nuovamente rivendicare la propria anzianità e alcuni stipendi saranno aumentati.

 

Papa Francesco ha pubblicato il motu proprio «Un futuro sostenibile» il 23 marzo 2021, nel pieno della pandemia, a causa della situazione economica e del deficit strutturale. Ha così avviato una politica di austerità nei confronti del bilancio vaticano. Alcuni stipendi – quelli di cardinali, funzionari, sacerdoti e religiosi che lavorano nella Curia – sono stati ridotti.

 

Inoltre, il pontefice aveva decretato il congelamento dell’anzianità, che era stato mantenuto negli ultimi cinque anni. Tale misura aveva incontrato una notevole resistenza. Il nuovo motu proprio rivela che Leone XIV aveva già annullato la decisione del suo predecessore il 16 giugno 2025, attraverso un rescritto che abrogava la riduzione salariale del 3% per i sacerdoti e i religiosi della Curia romana che non ricoprivano incarichi di alto rango.

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Ripristino dell’anzianità

Il nuovo motu proprio abroga completamente quello di Francesco, affermando la stabilità delle istituzioni economiche della Santa Sede. La decisione di ripristinare il precedente motu proprio è stata presa previa consultazione con la Segreteria per l’Economia, ma l’abrogazione non ha effetto retroattivo.

 

Ciò significa che i dipendenti riceveranno nuovamente un bonus di anzianità ogni due anni, adeguamento all’inflazione. Ad esempio, un dipendente di livello 6 può aspettarsi un bonus di circa quaranta euro ogni due anni.

 

Aumento salariale

Si prevede un aumento degli stipendi di cardinali, prefetti e alti funzionari della Curia. Tuttavia, Leone XIV non revocherà la seconda riduzione di “poche centinaia di euro” imposta ai cardinali da Francesco nel 2024. Secondo alcune fonti, un cardinale che lavora presso la Curia percepisce attualmente tra i 4.500 e i 5.000 euro al mese.

 

Dalla sua elezione, Leone XIV ha abrogato diverse leggi emanate da Francesco I in materia finanziaria. In un’intervista del settembre 2025, ha respinto ogni allarmismo riguardante l’economia. Se c’è un ambito in cui l’operato di Leone XIV si differenzia da quello del suo predecessore, è certamente quello economico.

 

L’Associazione dei Dipendenti Laici del Vaticano (ADLV), che conta circa 850 dipendenti su un totale di circa 5.000 nel piccolo Stato, ha chiesto a Leone XIV, in un comunicato, una qualche forma di risarcimento per le perdite causate dalle misure di austerità adottate da Francesco durante la pandemia di COVID-19.

 

Spiega che «per i dipendenti, questa abrogazione non è accompagnata dal riconoscimento retroattivo dei livelli di inquadramento non acquisiti, né da una forma specifica di risarcimento per le conseguenze economiche causate da tali disposizioni».

 

L’associazione conclude aggiungendo: «sarebbe possibile tenere conto dei sacrifici compiuti dai dipendenti durante gli anni di crisi, considerando, qualora non fosse possibile rimborsare integralmente gli importi trattenuti dagli stipendi, forme di riconoscimento una tantum o misure compensative?»

 

Infine, un dipendente ha dichiarato a IMedia che la questione delle pensioni è per lui molto più preoccupante. Papa Francesco, infatti, aveva lanciato l’allarme su questo tema al termine del suo pontificato.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Lula Oficial via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

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«Church bashing»

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La sottomissione richiesta al Magistero screditata dal Magistero stesso.   Anche il pellegrinaggio Ad Petri Sedem sperimenta le porte chiuse: l’autorizzazione a una processione nella basilica di San Pietro è stata rifiutata. Due mesi fa, mons. Jean-Marc Eychenne, vescovo di Grenoble, dava in anticipo una ragione di questo rifiuto (1): accogliere le richieste di celebrare la messa secondo il rito tradizionale contribuirebbe ad alimentare il «clima di sfiducia sistematica» e la «logica del sospetto» nei confronti di ciò che viene da Roma.   In modo più radicale e aggressivo, un teologo romano, Andrea Grillo (2), parla di mons. Cordileone come di un arcivescovo scismatico perché preferisce Summorum Pontificum a Traditionis Custodes.   Il Magistero da difendere, secondo mons. Eychenne, è la «dinamica ecclesiologica, antropologica e liturgica dell’insieme del concilio Vaticano II», portata avanti dai papi a partire da Giovanni XXIII. Rifiutare le decisioni dottrinali, liturgiche, disciplinari di questi papi significa incamminarsi sulla via del rifiuto dell’autorità magisteriale dei papi. È difficile capire come si possa al tempo stesso rivendicare il rispetto e la sottomissione intellettuali dovuti all’autorità magisteriale e lasciare nella più tranquilla impunità le più grossolane sfide contro la dottrina della Chiesa: un vescovo belga si prepara a ordinare uomini sposati, l’episcopato tedesco non smette di disprezzare i deboli richiami all’ordine di Roma (predicazione dei laici, benedizione delle unioni irregolari, ecc.); quanto alla morale, il quotidiano sul quale mons. Eychenne pubblica il suo contributo ospita con compiacenza gli interventi di opinione che relativizzano ciò che ne resta. (3)   Ma questa «dinamica ecclesiologica» non è essa stessa un modo di calpestare il Magistero anteriore e la pratica passata della Chiesa? I teologi condannati sotto Pio XII sono ormai portati alle stelle; il Sant’Uffizio è accusato da papa Francesco di aver proceduto in modo immorale (4); non si finisce di procedere a pentimenti nei quali gli uomini di Chiesa battono il mea culpa, non soltanto per i loro predecessori, ma per la Chiesa stessa, come recentemente quello di Leone XIV per il ritardo della Chiesa nel condannare la schiavitù. (5)   È chiaro che questo Church bashing (critica feroce alla Chiesa) non può obbligare in coscienza. In mancanza di un discorso magisteriale intelligibile, (6) non resta che attenersi al Magistero passato.   Don Nicolas Cadiet   NOTE 1) https://www.la-croix.com/a-vif/liberaliser-la-liturgie-serait-instiller-le-virus-de-la-defiance-20260824 2) https://www.cittadellaeditrice.com/munera/un-arcivescovo-scismatico-in-segnatura-apostolica-le-parole-irresponsabili-di-mons-cordileone/ 3) Cfr. per esempio, questo articolo, tutto un programma: https://www.la-croix.com/a-vif/toute-masturbation-est-elle-intrinsequement-desordonnee-20261009 4) Cfr. la lettera di Papa Francesco al cardinal Fernàndez sulla sua nomina a Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-07/papa-nuovo-prefetto-dicastero-dare-ragione-nostra-speranza.html 5) Cfr. Enciclica Magnifica Humanitas. 6) Purtroppo, oggi non si può che dare ragione al cardinale Müller: «Non ci si deve aspettare che un cattolico autentico accetti acriticamente qualsiasi documento provenga da Roma o da un’autorità episcopale». Cardinale Gerhard Müller, «Die Piusbruderschaft und ihre Einheit mit der Kirche», 21 febbraio 2026, https://www.kath.net/news/89675, nostra traduzione.

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Leone mette a capo di un Dicastero vaticano una femminista pro-benedizioni gay

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Papa Leone XIV ha nominato la teologa cilena Claudia Leal Luna sottosegretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, affidando così un incarico di alto livello in Vaticano a una fervente critica del rifiuto, da parte della Chiesa nel 2021, di benedire le unioni omosessuali. Lo riporta LifeSite.

 

La nomina, annunciata giovedì, vede Leal affiancata al gesuita padre Avelino Chicoma Bundo Chico. Vatican News e il comunicato del dicastero stesso confermano che Leal, nata il 12 dicembre 1977, è laureata in giurisprudenza all’Università del Cile e ha conseguito un dottorato in teologia morale presso l’Accademia Alfonsiana di Roma.

 

La posizione di Leal in materia di moralità sessuale è stata oggetto di critiche, soprattutto per quanto riguarda la sua posizione tradizionale del Vaticano contro le benedizioni alle unioni tra persone dello stesso sesso, in seguito al Responsum del 2021 della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui si afferma che la Chiesa considera tali benedizioni «illecite».

 

Pochi giorni dopo la pubblicazione, in un’intervista rilasciata il 17 marzo 2021 a Radio Universidad de Chile, ha replicato che «la morale sessuale della tradizione cristiana ha ancora bisogno di fare dei passi avanti».

 

La teologa cilena definito l’antropologia del documento «un po’ tassidermica» e ha contestato la distinzione tra benedire le persone con inclinazioni omosessuali e benedire le loro relazioni.

Un approccio personalista, sosteneva, tratterebbe le relazioni come «costitutive di ciò che siamo come persone». Il Responsum, approvato da Papa Francesco, ha ribadito che Dio «non benedice e non può benedire il peccato», distinguendo al contempo la persona dagli atti che il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive come «intrinsecamente disordinati».

 

Nel suo saggio del 2022 La recepción de Amoris Laetitia en Chile, la studiosa  esprime ulteriore delusione per il fatto che l’esortazione apostolica Amoris laetitia di Bergoglio del 2016 non sia andata abbastanza lontano. Scrive che la lettera papale non ha prodotto «alcuna innovazione per quanto riguarda la situazione delle diversità sessuali nella comunità ecclesiale».

 

Invocando la legge della gradualità, ha affermato che «il bene non è lo stesso per tutti» e ha attribuito ad Amoris laetitia il merito di aver dato «legittimità a un importante gruppo di “Pastorales de la Diversidad Sexual”», ovvero gruppi che si rivolgono a coloro che hanno «identità sessuali dissidenti».

 

Lo stesso saggio osserva che il documento ha aperto uno spazio alle donne cattoliche per esaminare «la compatibilità tra cristianesimo e femminismo», citando l’affermazione di papa Francesco secondo cui «apprezza il femminismo».

 

Leal si è inoltre definita femminista senza riserve, scrive LifeSite. In un’intervista rilasciata a El Dínamo il 23 dicembre 2021, ha affermato: «Chiunque abbia studiato etica sociale non può rifiutare la causa del femminismo. Una società in cui le donne hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini è un mondo più felice».

 

La Leal accolto con favore l’attenzione politica sulla parità di genere e sui «diritti dei gruppi LGBT+», raccontando di essersi «rizzata la testa» ascoltando il discorso inclusivo della presidente della Convenzione costituzionale cilena, Elisa Loncon. Insegna un corso su «La sessualità nella tradizione cristiana» che, a suo dire, dimostra come tale tradizione sia «molto meno monolitica di quanto si pensi».

 

La donna ha insegnato presso la Pontificia Università Cattolica del Cile dal 2012 al 2022 e dal 2022 è professoressa ordinaria di teologia fondamentale della famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. È già consultiva presso il Dicastero per la Dottrina della Fede ed è stata nominata membro della Commissione Teologica Internazionale il 19 ottobre, appena due settimane prima di questa nomina.

 

InfoVaticana ha evidenziato queste dichiarazioni nella sua copertura sia della nomina alla Commissione Teologica Internazionale di ottobre, sia del nuovo ruolo di sottosegretario, rilevando l’assenza di qualsiasi ritrattazione pubblica delle sue affermazioni del 2021.

 

In una dichiarazione rilasciata dal dicastero, Leal ha affermato di aver accettato il nuovo incarico «con gratitudine al Santo Padre Leone XIV per la fiducia che mi ha accordato» e ha osservato che «ogni confine che ho varcato mi ha confermato che lo sviluppo umano ha sempre un volto e un nome, e che nessuno è straniero nella Chiesa».

La Leale si è affidata, per l’incarico a papa Giovanni XXIII, chiedendogli di insegnarle «a servire con la sua mitezza e fiducia, nella Chiesa che egli voleva fosse una Chiesa per tutti».

 

Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sotto la guida della Prefetta Suor Alessandra Smerilli e del Pro-Prefetto Cardinale Fabio Baggio, si occupa di migrazione, cura del creato e questioni connesse allo sviluppo umano. Padre Chicoma Bundo Chico, co-incaricato, vanta una solida esperienza in materia di politiche migratorie e ha descritto il suo ruolo in termini di «presenza, impegno e testimonianza».

 

Come riportato da Renovatio 21, da anni è evidente che anche all’interno dei gangli vaticani la presenza femminea è in progressione costante.

 

È il segno che la Chiesa si femminizza, o meglio di svirilizza – oppure è effetto della quantità di omosessuali che occupano tutti i livelli del Vaticano post-conciliare?

 

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«Gli organizzatori sapevano»: mons. Viganò su San Pietro negata alla Messa del Summorum Pontificum

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Renovatio 21 pubblica il commento di monsignor Carlo Maria Viganò apparso su X riguardo la Basilica di San Pietro negata ai fedeli della Messa antica da tutto il mondo concentratisi a Roma per il pellegrinaggio del Summorum Pontificum. Sua Eccellenza aveva già trattato il caso due settimane fa.    «Speculatores eius cæci omnes, nescierunt universi; canes muti non valentes latrare» (Is 56, 10). Le sue sentinelle sono tutte cieche, nessuna sa nulla; sono cani muti, incapaci di abbaiare.   I fatti sono ormai noti, li riassumo soltanto perché la cronologia è già una sentenza. Il 7 agosto la Segreteria di Stato negò la Messa «usus antiquior». Il 30 settembre, con una lettera giunta a Parigi il 12 ottobre secondo quanto riferisce il National Catholic Register, la Segreteria di Stato negò perfino di entrare in processione nella Basilica Vaticana per pregare per il Papa e adorare il Santissimo Sacramento.   Il 23 ottobre, a ventiquattr’ore dal pellegrinaggio, gli organizzatori ne diedero notizia. Il 24 ottobre i pellegrini, venuti da ogni parte del mondo, furono fermati al limite della giurisizione italiana. Nulla fu detto prima: né la lettera di agosto, né quella di settembre, né quella arrivata undici giorni prima.   Non m’interessa, a questo punto, il Palazzo. Il Palazzo ha fatto ciò che fa il Palazzo: ha risposto in due righe, senza un motivo, con un numero di protocollo. Il Palazzo, almeno, è coerente con se stesso.   Mi interessano coloro che avrebbero dovuto dire ai fedeli ciò che sapevano, e che hanno scelto di tacere per non perderci la faccia.   Sapevano gli organizzatori, che avevano le lettere in mano (…)  che hanno prestato al pellegrinaggio il loro nome e la loro autorità: non hanno accompagnato i pellegrini, li hanno abbandonati per non compromettere i rapporti con il Palazzo.   Sapevano, e la loro colpa non è solo il silenzio, ma il tradimento nei confronti dei loro stessi fedeli, sui quali è ricaduta l’umiliazione e lo scandalo per il diniego.   E vi è di peggio. Dopo aver lasciato venire i pellegrini a Roma, si è lamentata la confusione creata dai commentatori e si è ribadito che il pellegrinaggio nasce dall’amore per il Papa che lo ha respinto. Un portavoce vaticano è giunto a dire che bastava fare una richiesta più specifica, ma il testo della lettera dell’8 settembre lo smentisce parola per parola.   Qualcuno poi si è affrettato a spiegare, a posteriori, che in fondo si trattava di una questione procedurale, di un malinteso, di una circostanza sfortunata: è la vergogna che si aggiunge alla vergogna.   E a Santa Maria Maggiore, dove non soltanto fu negato il Pontificale, ma non fu consentita la distribuzione della Comunione perché l’ora concessa per la Messa bassa era stata sforata di otto minuti, si è ringraziato per iscritto l’arciprete della Basilica e persino il Cerimoniere. Né si dimentichi la patetica ritrattazione di un altro esponente del tradi-conservatorismo, Peter Kwasniewski.   Chi giustifica il funzionario che nega la preghiera davanti all’Altare della Cattedra non difende la Chiesa: difende una finzione burocratica contro la Fede, oltre che i propri interessi.   Questo è lo sdegno. La vergogna è un’altra, ed è più amara. È la vergogna di vedere uomini che predicano la Messa di sempre comportarsi, quando si tratta di «metterci la faccia», come impiegati di un’amministrazione: non si disturba, non si espone, non si dice nulla finché non lo si può dire senza conseguenze. I fedeli hanno viaggiato, hanno pregato e sono stati respinti ed umiliati. Ai loro pastori non si chiedeva di conquistare la Basilica: si chiedeva di avvisarli.   Il Signore ha scritto: «Domus mea domus orationis vocabitur cunctis populis» (Is 56, 7). Tutti i popoli, dunque, salvo i Cattolici che chiedono solo di professare e di pregare. E nessuno, tra coloro che lo sapevano, ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.     Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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