Connettiti con Renovato 21

Stragi

Un morto e diversi feriti nella calca durante una partita dei Mondiali

Pubblicato

il

Una persona è morta e altre otto sono rimaste ferite nella calca scoppiata ad Amman, capitale della Giordania, quando migliaia di tifosi si sono radunati per assistere a una partita dei Mondiali di calcio, secondo quanto riferito dalle autorità locali.

 

Martedì mattina, numerose persone si sono radunate in Piazza Hashemita per sostenere la nazionale giordana impegnata nella partita contro l’Algeria. Quest’anno, la nazionale mediorientale si qualifica per la prima volta ai Mondiali.

 

I video che circolano sui social media mostrano il Teatro Romano gremito di tifosi di calcio che guardano la partita su maxi-schermi.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

A un certo punto, la situazione sembra sfuggire di mano, e almeno un video mostra scene di caos.

 

Altri video mostrano i soccorritori e il personale di sicurezza che prestano i primi soccorsi e portano via i partecipanti feriti.

 

Secondo la Direzione della Pubblica Sicurezza giordana, nove persone sono state ricoverate in ospedale, una delle quali è poi deceduta. Le autorità hanno disposto un’autopsia per accertare le cause del decesso.

 

Le calche e i collassi della folla uccidono in media centinaia di persone ogni anno nel mondo, con picchi che possono superare i duemila decessi in concomitanza di singoli mega-eventi catastrofici. Gli studi scientifici sulla dinamica dei fluidi umani dimostrano che la causa principale delle morti non è il calpestamento, bensì l’asfissia compressiva. Quando la densità antropica supera la soglia critica di sei persone per metro quadrato, lo spazio vitale si azzera e la massa smette di comportarsi come un insieme di individui autonomi, trasformandosi in un fluido compresso governato da leggi idrodinamiche.

 

In queste condizioni estreme, qualsiasi perturbazione minima — come un inciampo, un gradino invisibile o un’onda di spinta — genera onde d’urto fisiche impossibili da contrastare, capaci di sprigionare forze superiori a 4.000 Newton per metro.

 

Questa pressione drena l’ossigeno dai polmoni delle vittime, impedendo alla gabbia toracica di espandersi e provocando il soffocamento in piedi prima ancora che i corpi cadano a terra. Le analisi storiografiche condotte da enti di ricerca evidenziano che i disastri da sovraffollamento si concentrano principalmente in tre macro-ambiti: i grandi pellegrinaggi religiosi, gli eventi sportivi negli stadi e i raduni di intrattenimento o festival musicali.

 

Non si tratta quasi mai di panico irrazionale, ma di fallimenti sistemici della gestione degli spazi, colli di bottiglia architettonici e carenze nel monitoraggio dei flussi in tempo reale.

 

I casi più drammatici di calche umane nella storia recente dimostrano la devastante letalità dei fallimenti nella gestione dei flussi. Il disastro più grave in assoluto si è verificato durante il pellegrinaggio dell’Hajj a Mina, alla Mecca, nel 2015, dove l’incrocio di due imponenti flussi di fedeli in una strada stretta ha causato la morte di oltre 2.400 persone per asfissia compressiva.

Iscriviti al canale Telegram

Lo sport ha vissuto la sua pagina più nera nel 1989 con la strage di Hillsborough a Sheffield, in Inghilterra: l’apertura errata di un cancello da parte della polizia ha stipato migliaia di tifosi del Liverpool in settori già saturi, provocando 97 morti schiacciati contro le recinzioni metalliche.

 

Pochi anni fa la tragedia di Itaewon a Seul (2022) ha sconvolto il mondo, quando oltre 150 giovani sono rimasti intrappolati in un vicolo in pendenza durante i festeggiamenti di Halloween. Nello stesso anno, allo stadio Kanjuruhan in Indonesia, l’uso di gas lacrimogeni ha spinto la folla verso uscite sbarrate, uccidendo 135 persone.

 

La memoria degli italiani va ovviamente alla strage dell’Heysel dell 29 maggio 1985 a Brusselle, consumatasi prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Gli hooligan inglesi caricarono il settore Z, occupato in gran parte da famiglie e tifosi italiani pacifici. Nel tentativo di sfuggire alle aggressioni, la folla si ammassò contro un muro di recinzione fatiscente. La pressione umana causò il crollo del muro: 39 persone morirono e oltre 600 rimasero ferite, schiacciate o travolte dalle macerie. Questo evento evidenziò l’inadeguatezza degli stadi dell’epoca, privi di adeguate vie di fuga e barriere di contenimento sicure.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Stragi

Sudafrica, catena di morti fa pensare all’opera di un serial killer

Pubblicato

il

Da

Nella provincia sudafricana di Gauteng è stato trovato il corpo di una decima donna, nel quadro di una serie di presunti omicidi seriali, secondo quanto riferito lunedì dai media locali citando fonti di polizia.   Il cadavere di una donna non identificata, ritenuta di circa vent’anni, è stato rinvenuto in una diga a Moroka, Soweto, intorno alle 17:00 del 20 settembre. Il corpo era avvolto in un piumone, secondo un comunicato della polizia trasmesso dalla SABC.   Il vice commissario della polizia nazionale sudafricana, Tebello Mosikili, ha confermato lunedì il ritrovamento del decimo corpo, mentre le autorità continuano a indagare sulla morte di nove donne i cui corpi sono stati trovati nella vicina Ekurhuleni a partire da luglio. La polizia non ha ancora stabilito se quest’ultimo caso sia collegato ai precedenti.   «Dietro ognuna di queste donne c’è un essere umano, una famiglia e una vita che contava. Abbiamo il dovere di scoprire la verità. Abbiamo il dovere di perseguire la giustizia nei confronti delle loro famiglie», ha dichiarato il Servizio di Polizia sudafricano (SAPS) in un comunicato.   La serie di omicidi ha fatto temere che un serial killer possa agire nella zona. La polizia, però, ha chiesto di non trarre conclusioni affrettate finché le indagini sono aperte.

Sostieni Renovatio 21

Un team multidisciplinare di investigatori, esperti forensi e profiler criminali è stato incaricato dei casi. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha disposto che l’inchiesta riceva la «massima attenzione» da parte del governo e delle forze dell’ordine.   I nove corpi delle donne ritrovati a Ekurhuleni sono stati rinvenuti tra il 15 luglio e il 17 settembre in diverse zone, tra cui Kempton Park, Olifantsfontein, Kwa-Thema e Dawn Park. Il governo ha detto che otto delle nove donne erano state identificate entro il 20 settembre. Il primo corpo è stato scoperto vicino all’autostrada R21 a Kempton Park. La vittima, una donna di 37 anni, è stata trovata nuda e legata con fascette di plastica.   La nona vittima, Jabulile Ntimba, è stata trovata a Dawn Park il 17 settembre. La polizia ha arrestato due donne e un uomo in relazione al suo omicidio durante il fine settimana.   Il Sud Africa post-apartheid, nel pieno della transizione democratica degli anni ’90, è stato teatro di alcuni tra i casi di serialità criminale più efferati della storia recente.   Il nome più noto resta quello di Moses Sithole, ribattezzato «The ABC Killer», responsabile tra il 1994 e il 1995 di una serie di omicidi compiuti tra Atteridgeville, Boksburg e Cleveland, i tre quartieri che diedero origine al soprannome. Sithole, nero vissuto in estrema povertà, terrorizzò quelle comunità uccidendo almeno 37 donne e un bambino, sebbene abbia rivendicato fino a 76 vittime. Fu condannato a 2.410 anni di carcere per 38 omicidi, 40 stupri e sei rapine, senza possibilità di libertà condizionata prima di 930 anni.   Ciò che rese il caso ancora più inquietante fu il rapporto che Sithole instaurò con la stampa: contattò più volte una giovane cronista del quotidiano The Star, sviluppando con lei un rapporto ambiguo e disturbante durante le sue telefonate, in un’epoca in cui il Paese era da poco entrato nell’era di Nelson Mandela.   Lo Sithole non è però un caso isolato: il Paese negli anni Novanta vide emergere anche figure come David Selepe, complice iniziale di Sithole, e Stewart Wilken, noto come «Boetie Boer», protagonista di un’altra serie di crimini che confessando di aver praticato anche necrofilia e cannibalismo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di NJR ZA via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
Continua a leggere

Intelligenza Artificiale

La strage nella scuola iraniana causata dalla dipendenza americana dall’AI

Pubblicato

il

Da

L’uso eccessivo dell’Intelligenza Artificiale, i tagli al personale e le procedure affrettate per l’individuazione degli obiettivi avrebbero contribuito all’attacco missilistico statunitense contro una scuola femminile iraniana a Minab. Lo riporta Bloomberg citando funzionari coinvolti in un’inchiesta del Pentagono.

 

Il 28 febbraio due missili Tomahawk hanno colpito la scuola elementare Shajarah Tayyebeh, nel sud dell’Iran, causando la morte di almeno 157 persone, tra cui 123 bambini. L’attacco si è verificato durante la prima ondata di raid statunitensi e israeliani in tutto il Paese. La scuola sorgeva di fronte a una base navale, che probabilmente era il bersaglio previsto.

 

Secondo alcune fonti, alcuni membri del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) si aspettavano che il sistema intelligente Maven di Palantir segnalasse dati obsoleti o incoerenti nella selezione dei potenziali obiettivi. Rapporti precedenti indicavano che i militari si fossero basati su immagini satellitari datate che mostravano la scuola come parte della base.

 

Secondo Bloomberg, Maven ha consentito di ridurre a pochi minuti il processo di compilazione degli elenchi di obiettivi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Un portavoce di Palantir ha dichiarato a Bloomberg che la società «non è responsabile dei dati sottostanti né dell’individuazione di carenze nell’intelligence» e che non esistono prove che il suo software sia stato la causa dell’attacco a Minab.

 

Il gruppo specializzato in IA ha quindi aggiornato Maven per «riesaminare le informazioni sottostanti al fine di identificare i fattori che potrebbero squalificare un obiettivo e segnalare incongruenze e inesattezze che la revisione umana potrebbe aver trascurato», ha scritto Bloomberg citando una persona informata sui fatti.

 

Secondo quanto riferito, gli inquirenti hanno anche rilevato che, su ordine del Segretario alla Guerra Pete Hegseth, il Pentagono ha smantellato la maggior parte delle sue unità di mitigazione dei danni ai civili (CHM) e ne ha ridotto il personale di circa il 90%, portandolo a meno di 20 persone. Un team CHM presso il CENTCOM sarebbe stato ridotto da dieci unità a una sola persona e nessun funzionario CHM avrebbe ispezionato il sito di Minab prima dell’attacco.

 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, affermò all’epoca che il bombardamento della scuola «aveva suscitato un orrore viscerale». Giovedì una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato che vi erano «ragionevoli motivi» per ritenere che l’attacco costituisse un crimine di guerra. Il dipartimento di Stato americano ha respinto la conclusione, accusando l’ONU di promuovere «retorica antiamericana e antisemitismo» e di assecondare «regimi repressivi».

 

Gli Stati Uniti non hanno rivendicato pubblicamente la responsabilità dell’attacco.

 

Come riportato da Renovatio 21, il presidente Donald Trump ha ipotizzato che il missile potesse essere iraniano. Tuttavia le inchieste condotte dai media statunitensi indicano che i missili fossero americani.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

Continua a leggere

Stragi

Crolla un palazzo a Gaza: diecine di morti

Pubblicato

il

Da

Almeno 21 persone sono morte e si ritiene che decine di altre siano rimaste sepolte sotto le macerie dopo il crollo, avvenuto mercoledì a Gaza City, di un edificio di sei piani che ospitava sfollati palestinesi, già colpito da un bombardamento.   Il condominio era stato danneggiato dai bombardamenti israeliani e da tempo pendeva pericolosamente da un lato. Nonostante le sue condizioni precarie, l’edificio ospitava circa 100 palestinesi sfollati, tra cui 50 bambini, secondo le Nazioni Unite.   L’edificio è crollato nelle prime ore di mercoledì mattina, schiacciando le tende vicine che venivano utilizzate anche per ospitare i palestinesi sfollati.   Tra i 21 corpi recuperati figurano cinque bambini, secondo quanto riferito dai soccorritori della protezione civile. Circa 25 feriti sono già stati estratti dalle macerie e i soccorritori hanno dichiarato alla BBC che si potevano udire le voci delle vittime intrappolate sotto i detriti.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Si ritiene che tra 70 e 100 persone siano rimaste sotto l’edificio distrutto, ha dichiarato ai giornalisti Alessandro Mrakic, capo dell’ufficio di Gaza del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). Poiché Israele impedisce l’ingresso a Gaza di macchinari, carburante e attrezzature di soccorso, «ci sono persone che scavano a mani nude», ha affermato Mrakic.   Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa l’82% degli edifici di Gaza è stato danneggiato, e due terzi sono stati distrutti, da quando Israele ha iniziato a bombardare la Striscia dopo l’attacco a sorpresa di Hamas nell’ottobre 2023. Attualmente, circa 400 edifici sono a rischio imminente di crollo in tutto il territorio, ha avvertito il Mrakic mercoledì.   Sebbene dallo scorso ottobre sia in vigore un cessate il fuoco de jure, il governo di Hamas a Gaza ha accusato Israele di aver violato la tregua più di 4.000 volte. Israele ha negato questi episodi o li ha descritti come risposte legittime alle violazioni da parte di Hamas o alle minacce alle sue truppe.   Secondo il ministero della Salute di Gaza, più di 73.000 palestinesi, la stragrande maggioranza dei quali civili, sono stati uccisi a Gaza dall’ottobre del 2023. Di questi, 1.369 sono stati uccisi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Almeno altre due persone sono state uccise mercoledì, quando le forze israeliane hanno colpito un’abitazione a Gaza City e un campo profughi nel centro della Striscia, ha affermato il ministero.   Come riportato da Renovatio 21, il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato il 3 agosto un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet.   La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.   Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblico che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter
Continua a leggere

Più popolari