Spirito
Porte chiuse per la FSSPX
Il 28 marzo, ai partecipanti a un pellegrinaggio organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato impedito l’ingresso al santuario di Nostra Signora Addolorata a Cuceglio (vicino a Torino).
Padre Aldo Rossi, il sacerdote responsabile del pellegrinaggio, ha letto una dichiarazione davanti alla chiesa. Nonostante il pellegrinaggio fosse stato annunciato, le porte sono rimaste chiuse.
Il quotidiano La Voce ha riportato che diversi sacerdoti, le Suore Consolatrici del Sacro Cuore e numerosi fedeli, tra cui giovani famiglie, hanno partecipato a questo pellegrinaggio di diversi chilometri, alcuni portando una statua della Madonna Addolorata. Come scriveva il giornale, «I fedeli del priorato di Saint-Charles de Montalenghe avevano organizzato un pellegrinaggio quaresimale, annunciato in anticipo». «Nessuna Messa, nessuna celebrazione liturgica: solo poche preghiere finali, come gesto di devozione», erano previste.
La Voce, quotidiano laico, prosegue il suo resoconto con stupore: secondo le sue fonti, la decisione di chiudere i cancelli al gruppo di pellegrini sarebbe stata presa dal rettore del santuario, don Luca Meinardi, su influenza del suo superiore, il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Il giornale commenta: «Una scelta che contraddice inevitabilmente un vocabolario ecclesiastico che, negli ultimi anni, ha privilegiato parole come accoglienza, inclusione, dialogo e misericordia».
Dichiarazione di Don Aldo Rossi
Cari pellegrini, siamo giunti alla fine di questo pellegrinaggio, ma come potete vedere, troviamo le porte del santuario chiuse perché le autorità religiose locali si sono rifiutate di aprircele. Questo ci ricorda proprio le parole di Sant’Atanasio – che abbiamo esaminato di recente per la pubblicazione nel nostro bollettino, Il Cedro – il quale disse, tra l’altro, contro gli ariani e i semi-ariani dei primi secoli della Chiesa: «Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Consideriamo cosa sia più importante: il luogo o la fede? La vera fede, naturalmente.
Ebbene, nella cultura dominante, che è una cultura inclusiva, le porte sono aperte a tutti: agli anglicani che celebrano la Messa nella madre di tutte le chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, anche se non sono sacerdoti. Solo due giorni fa, Roma ha inviato un messaggio all’arcivescovo anglicano – una donna – in occasione del suo insediamento, ricordandole di camminare insieme, di non dimenticare che le differenze non possono cancellare la fraternità nata dal nostro comune battesimo. Le chiese sono aperte ai protestanti, permettendo loro persino di celebrare la Messa in una parrocchia qui a Torino. Preghiamo con tutte le religioni. Apriamo le chiese anche alla dea della terra Pachamama, come è successo a Roma. Apriamo le chiese ai gruppi LGBT e celebriamo la Messa con loro, specialmente a Roma, nella Chiesa del Gesù. Apriamo le porte ai buddisti e agli animisti, come durante l’incontro di Assisi del 1986, dove una statua di Buddha fu addirittura collocata sul tabernacolo.
Per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, però, è proibito anche solo offrire una preghiera per le vocazioni – non la Messa, ma preghiere per le vocazioni. In questo caso, non c’è inclusione, ma esclusione. Perché? Perché nel Pantheon c’erano tutti gli dei tranne Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero incluso Nostro Signore Gesù Cristo, gli altri dei sarebbero crollati.
Ebbene, c’è una sola risposta, una risposta che ci permette di cogliere la realtà e la profondità della crisi nella Chiesa e nella cultura liberale dell’inclusività: è che la verità è esclusiva. La verità non è inclusiva, ma esclusiva. Posso includere tutto il resto, ma non la verità. Posso includere tutti gli errori, ma non la verità, perché la verità è esclusiva, come dice il Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo stesso: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». «Il vostro “Sì, sì” sia “No, no”; tutto ciò che va oltre viene dal maligno».
La Fraternità Sacerdotale San Pio X segue semplicemente l’esempio dell’arcivescovo Lefebvre, che desiderava che sulla sua lapide fosse incisa la frase: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Noi trasmettiamo semplicemente questa verità, questa tradizione che abbiamo ricevuto. Ma, all’interno di un sistema inclusivo, questo non può essere accettato, perché la verità è esclusiva: non si può rimanere nel mezzo.
E ripeto le parole di Sant’Atanasio, che disse agli ariani e soprattutto ai semi-ariani: «Voi siete la grande corruzione perché rimanete nel mezzo. Volete rimanere tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e camminate con il mondo. Vi dico: fareste meglio ad andarvene con il mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».
Pertanto, l’ecumenismo attuale può accettare tutte le religioni, tutti gli errori, tranne la verità, tranne la dottrina cattolica che, per sua stessa natura, condanna tutti gli errori, tutte le false dottrine, tutte le false religioni. Due più due fa quattro, e quattro esclude tutti gli altri numeri. È così. La luce disperde le tenebre, come dice san Paolo: «Quale rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?».
Cari pellegrini, tutto ciò, da un lato, ci rattrista profondamente, perché mostra quanta oscurità si sia diffusa persino all’interno della Chiesa stessa; ma, dall’altro, il Signore ci mostra la splendida misericordia di Dio che, nonostante questo mistero di iniquità all’interno della Chiesa stessa, fa ancora risplendere la luce della verità e della tradizione della Chiesa cattolica. Voi stessi ne siete testimoni qui: le suore, i sacerdoti, le giovani famiglie manifestano questa luce.
Non proviamo odio né risentimento, perché, come disse san Giovanni Bosco quando fu assalito da due valdesi pronti a colpirlo: «Io non uso la forza. Potrei usarla, ma non la uso, perché sono sacerdote, perché sono cattolico, e la nostra forza è la pazienza e il perdono».
Chiediamolo in modo particolare alla Madonna Addolorata, che ci dà questo grande esempio di pazienza, e offriamole anche questo sacrificio: il sacrificio di non entrare, di non poter entrare nella Chiesa. In primo luogo, secondo l’intenzione del pellegrinaggio, per ottenere santi sacerdoti; ma offriamo questo sacrificio anche per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo di Ivrea, per tutti i vescovi e tutti i sacerdoti, affinché possano uscire al più presto da queste tenebre, da questo falso ecumenismo, da questa falsa cultura dell’inclusività che esclude la verità, cioè che esclude Nostro Signore Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita.
Ora reciteremo qui le preghiere finali: la preghiera alla Madonna Addolorata, poi canteremo le litanie della Beata Vergine.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
Spirito
150.000 pellegrini a Lourdes, terzo giorno di Leone XIV in Francia
Ai Vescovi: «Far sentire la voce della Chiesa»
Nell’anfiteatro di Santa Bernadette, dove i vescovi francesi tengono abitualmente le loro assemblee plenarie, il cardinale Jean-Marc Aveline ha accolto il papa delineando le gioie e le sfide che la Chiesa si trova ad affrontare nel Paese. Ha parlato dell’afflusso di nuovi battezzati e della folla accorsa per incontrare Leone XIV, ma anche della trasmissione della fede, delle famiglie, delle vocazioni, delle risorse in diminuzione di alcune diocesi e della prosecuzione dell’opera intrapresa dopo le rivelazioni degli abusi. Leone XIV ha iniziato ricordando il legame secolare della Francia con la Vergine Maria. Ha fatto riferimento al «Regno di Maria», al voto di Luigi XIII di consacrare la Francia alla Madonna nel 1638 e alla proclamazione dell’Assunzione a patrona della nazione. Questa storia, ha detto ai vescovi, dovrebbe incoraggiarli a costruire il futuro delle loro comunità. La Chiesa ha contribuito a plasmare la nazione francese; rimane parte integrante della sua cultura e identità. Da ciò, il papa ha tratto una conclusione per il presente: «La voce della Chiesa ha il suo giusto posto nel dibattito pubblico in Francia». Ha ringraziato i vescovi per la loro posizione nei recenti dibattiti sulle questioni di fine vita e li ha esortati a perseverare, anche quando le loro voci non vengono ascoltate. La laicità francese deve consentire alla Chiesa la libertà di evangelizzare, educare e praticare il culto pubblicamente. Di fronte ai tentativi di minare questo equilibrio, Leone XIV ha chiesto loro di non arrendersi. Si è però concentrato sulla difesa della libertà della Chiesa nel quadro della laicità, senza menzionare il dovere degli Stati di riconoscere il regno sociale di Gesù Cristo. Il suo appello missionario scaturiva anche da un’osservazione sulla società francese: polarizzazione, violenza, povertà e disorientamento crescono laddove Dio è relegato alla sfera privata. Il papa ha chiesto che la via del Vangelo sia offerta ai giovani e che comunità vivaci e una solida formazione dottrinale siano fornite ai numerosi catecumeni, in particolare ai giovani adulti. Ha riassunto la sua richiesta in una sola frase: «C’è una sola “tabella di marcia”, sempre la stessa: far conoscere e amare Gesù Cristo, in modo autentico, appassionato, ancora e ancora»…Sostieni Renovatio 21
Scuole cattoliche, famiglie e vocazioni
Leone XIV ha poi affrontato diverse responsabilità concrete dei vescovi. La prima riguarda l’educazione cattolica, il cui «carattere distintivo» è messo in discussione. Le scuole accolgono volentieri studenti che non condividono la fede cattolica, ma questa apertura non deve portarle ad abbandonare il loro progetto educativo «centrato su Cristo». Il papa ha ribadito che una scuola cattolica deve essere in grado di offrire ai giovani l’opportunità di incontrare Gesù Cristo e ascoltare la sua parola. Ha aggiunto che nessuno studente dovrebbe essere emarginato in classe per il fatto di credere in Gesù. Il papa ha parlato anche del declino delle vocazioni religiose, in particolare quelle contemplative. La chiusura delle antiche comunità monastiche, ha confidato, gli causa un sincero dolore. Una vocazione, ha spiegato, presuppone la grazia, una fede profondamente radicata, una vita interiore costante e la generosità del donarsi. Queste qualità trovano spesso il loro primo terreno fertile nelle famiglie cristiane. Per questo motivo il loro sostegno non è per lui una questione secondaria: «Che Gesù viva pienamente nelle famiglie cattoliche di Francia e le illumini con la sua presenza!». Riferendosi agli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiastico, Leone XIV ha auspicato un ascolto costante delle vittime, la ricerca della verità, della giustizia, della riparazione e della prevenzione, mantenendo «la massima vigilanza». Allo stesso tempo, ha chiesto sostegno per i sacerdoti e affinché la loro identità, «plasmata su Cristo», venga compresa, in modo che possano nascere nuove vocazioni. Infine, Leone XIV ha esortato i vescovi a preservare l’unità della Chiesa in Francia di fronte alle «divisioni ideologiche». Questa unità, ha affermato, permette alle sensibilità cattoliche di convergere in un’unica professione di fede e nell’obbedienza ai legittimi pastori. Ha aggiunto: «Si tratta di un’unità dinamica alimentata dalla Tradizione della Chiesa – dai Padri al Concilio Vaticano II – e dal Magistero post-conciliare». È proprio questa dichiarata continuità che la Fraternità San Pio X contesta. Il Magistero vivente non si limita a quello dei pastori attualmente in carica: comprende anche gli insegnamenti precedenti, e la sua missione è quella di preservare ed esporre il deposito della fede, senza alterarne il significato. Si può dire che la Tradizione sia «viva» se la stessa verità viene trasmessa con crescente chiarezza, non se un nuovo insegnamento contraddice quello precedente. Per la Fraternità, le difficoltà sollevate dalla libertà religiosa, dall’ecumenismo, dalla collegialità e dalla riforma liturgica richiedono pertanto risposte sostanziali. Definirle semplici «divisioni ideologiche» significa non affrontare affatto il problema dottrinale da cui dipende la vera unità nella fede.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Nel prato: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!»
Verso le 10:00, la papamobile è entrata nel prato tra i pellegrini. La Messa è iniziata alle 11:00 davanti a circa 150.000 fedeli. Circa 150 vescovi, mille sacerdoti, cento diaconi e 1.500 volontari hanno partecipato alla celebrazione; quasi 7.000 malati erano tra i pellegrini. La statua della Madonna di Lourdes è stata collocata vicino all’altare. Gli inni, cantati in particolare dai giovani coristi, includevano il canto gregoriano e la Messa degli Angeli. L’omelia, pronunciata in francese, non si è limitata a parole di conforto. Leone XIV ha scelto di approfondire l’appello centrale della Madonna di Lourdes: la conversione. Rifacendosi alle letture domenicali, ha ricordato all’assemblea che Dio non desidera la perdita dei suoi figli, ma il loro ritorno alla vita. Cristo guarda con dolore i cuori chiusi; la Scrittura esorta l’umanità ad allontanarsi dal peccato. Questa urgenza conferisce tutto il suo peso all’affermazione del papa: «È oggi, non domani, che dobbiamo convertirci». Ha poi collocato questo appello nel contesto del fine ultimo dell’umanità. La felicità terrena è fragile e talvolta irraggiungibile; la vera felicità è promessa nella vita eterna. Leone XIV ha ricordato le parole della Vergine Maria a Bernadette: «Non ti prometto la felicità in questo mondo, ma in quello futuro». In una società ossessionata dal progresso e dal benessere materiale, questa promessa, ha affermato, «sfida la nostra mentalità contemporanea». La vita eterna si ottiene attraverso la morte e la risurrezione di Cristo; è offerta per grazia, ma l’umanità deve accoglierla liberamente. Il peccato e il rifiuto di Dio costituiscono l’ostacolo a questa vita. Il papa è poi tornato alle parole ripetute tre volte dalla Madonna: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!», ha chiesto. «Siamo forse troppo pronti a crederci senza peccato? Pratichiamo abbastanza la penitenza?». Maria non la chiese solo per tutti, ma anche «per i peccatori». Di fronte alle guerre che distruggono vite innocenti, Leone XIV si è rifiutato di attribuire il male a Dio: «È dunque il cuore degli uomini che deve essere cambiato, a cominciare dal nostro». Ha presentato la penitenza come un’opera scaturita da un duplice amore: l’amore per Dio, il cui Cuore è ferito dai nostri peccati e al quale desideriamo offrire riparazione; e l’amore per i nostri fratelli e sorelle, che restano sordi alla chiamata alla conversione e i cui peccati li conducono alla morte. Questo requisito, ha continuato Leone XIV, si applica anche alla Chiesa. Essa deve riconoscere le «ferite profonde», le infedeltà e gli errori commessi al suo interno e accettare di essere purificata. L’appello del mattino ad ascoltare le vittime di abusi ha trovato qui un’estensione spirituale: non si può predicare la conversione rifiutandosi di riconoscere le proprie colpe. Occorre però fare una distinzione: sono gli uomini che devono pentirsi e fare penitenza per i loro peccati. La Chiesa stessa, santa in virtù della sua origine divina, della sua dottrina e dei suoi sacramenti, non può essere ritenuta responsabile delle mancanze dei suoi membri. Il papa ha rivolto infine la sua attenzione ai malati. A Lourdes, le loro stampelle, le loro sedie a rotelle e le loro lacrime non vengono trattenute. In risposta alle idee che misurano il valore della vita in base alla salute o all’indipendenza, ha affermato che a Massabielle «nessuna fragilità viene rifiutata». Ha detto ai malati che la loro sofferenza può essere offerta in unione con la Passione di Cristo e che il loro ruolo nella Chiesa è insostituibile. Ai pellegrini ha affidato una missione per il loro ritorno: «Portate il conforto di Lourdes ai vostri vicini, ai vostri cari e a tutto il popolo francese». Prima dell’Angelus, Leone XIV ha invitato tutti i fedeli a recitare il Rosario durante il mese di ottobre, con un’intenzione particolare: che le guerre cessino e che si stabilisca la pace tra i popoli in conflitto. Ha chiesto che questa preghiera sia accompagnata da atti di penitenza e di misericordia.Iscriviti al canale Telegram ![]()
«Ciò che è legale non è necessariamente morale»
Nel pomeriggio, il papa ha visitato l’Accueil Notre-Dame. Inaugurato nel 1997 per accogliere pellegrini malati e persone con disabilità, questo edificio ha da allora accolto centinaia di migliaia di persone e i loro accompagnatori. Lì, Leone XIV ha ascoltato una dottoressa parlare del rapporto tra chi si prende cura di una persona e il paziente. Marguerite Hourt ha raccontato di come un incidente in bicicletta l’avesse resa paraplegica dopo anni di assistenza ai malati, e di come avesse trovato la forza di riprendere questo servizio a Lourdes. Nel suo discorso, Leone XIV ha iniziato con lo sguardo della Vergine Maria su Bernadette: ogni persona è unica; nessuno è invisibile a Dio. La dignità umana, ha affermato, non dipende né dalle capacità né dallo stato di salute: appartiene alla persona «semplicemente in virtù della sua esistenza e ha l’eternità come fine». Ha riconosciuto che certe forme di sofferenza possono far apparire il futuro cupo e senza speranza. È proprio in queste situazioni, ha aggiunto, che bisogna respingere «la tentazione di dare la morte sotto la maschera di una falsa compassione». Ha concluso questo monito contro l’eutanasia con una netta distinzione: «Ciò che è legale non è necessariamente morale». Poi, rivolgendosi direttamente a tutti gli operatori sanitari, ha chiesto loro di ricordare il significato della loro vocazione: «Prendersi cura della persona sofferente, non eliminarla». Ha respinto una medicina utilizzata per la «morte programmata» e ha auspicato lo sviluppo delle cure palliative, della ricerca e del sostegno ai malati. Ha ringraziato i medici, gli infermieri, i barellieri, i cappellani e il personale ospedaliero di Lourdes: prendendosi cura dei corpi, ha detto loro, guariscono anche le anime. Le parole conclusive del discorso sono state rivolte ai malati stessi: «Non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Il papa ha poi salutato le persone assistite e le associazioni presenti. Ha ricevuto da loro un Libro della Vita, contenente le testimonianze di persone che sono state accompagnate nelle loro fragilità, e le ha incoraggiate a trasmettere ai giovani la gioia del servizio. Si è recato poi al Carmelo di Lourdes per un incontro privato con le monache contemplative.Incontro individuale con sette vittime di abusi
Nel tardo pomeriggio, Leone XIV ha ricevuto presso la residenza episcopale sette vittime di abusi commessi all’interno degli ambienti ecclesiastici in Francia: quattro uomini e tre donne. Alla presenza del vescovo Gérard Le Stang di Amiens, responsabile della prevenzione di tali violenze in seno alla Conferenza Episcopale di Francia, ha parlato personalmente con ciascuno dei partecipanti prima di incontrarli tutti insieme. L’incontro è durato quasi due ore, dalle 17:30 alle 19:30. Il papa ha ascoltato i fatti e le loro conseguenze, talvolta aggravate dal silenzio o dalla complicità di coloro che avrebbero potuto aiutare le vittime. Alcuni gli presentarono delle proposte per prevenire ulteriori violenze. Leone XIV ha espresso la sua solidarietà e ribadito il suo impegno affinché questo male non si ripeta. Al termine dell’incontro, diversi partecipanti hanno affermato di aver trovato il papa attento e ben informato, ma hanno anche precisato di essere in attesa di risposte alle loro domande.Aiuta Renovatio 21
Pellegrino tra i pellegrini, con una candela in mano
In serata, decine di migliaia di candele hanno illuminato il santuario. Leone XIV ha partecipato al Rosario e alla processione con le fiaccole dietro la statua della Vergine, camminando con i fedeli anziché seguire la preghiera da una tribuna. Le Ave Maria hanno accompagnato la processione dalla grotta, attraverso la spianata, fino al sagrato della Basilica del Rosario. Nel suo discorso, il papa ha ricordato la richiesta rivolta dalla Madonna a Bernadette: «Che la gente venga qui in processione». Ha ringraziato per aver potuto rispondere a sua volta a tale richiesta come «pellegrino tra i pellegrini». La luce portata nella notte, ha spiegato, rappresenta la speranza cristiana in mezzo alle prove. Ha fatto eco, a beneficio degli ammalati, alle parole di San Paolo: «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria che sarà rivelata in noi». Leone XIV ha poi riflettuto sul nome dato dalla Vergine Maria a Lourdes: «Io sono l’Immacolata Concezione». Preservata dal peccato originale per i meriti di Cristo, Maria è, ha affermato, la nuova Eva a cui i cristiani si rivolgono per ricevere la grazia della Redenzione e combattere il male. La sua intercessione, ha insistito, non è secondaria nella vita cristiana. Questa enfasi sul ruolo della Madonna nella nostra salvezza rende ancora più deplorevoli le restrizioni di Mater Populi Fidelis. Preparata sotto il pontificato di Francesco e sostenuta dal cardinale Fernández, questa nota rifiuta il titolo di «Corredentrice» e mette in discussione la mediazione universale di Maria. Sebbene il suo ruolo preciso nella stesura del documento rimanga sconosciuto, Leone XIV ha personalmente approvato il testo e ne ha ordinato la pubblicazione il 7 ottobre 2025. Le sue osservazioni a Lourdes non hanno affrontato queste restrizioni, offensive nei confronti della Madonna. Infine, il papa ha invitato i pellegrini a presentare alla Madonna le loro intenzioni più urgenti. L’immagine finale di Lourdes è stata quella di una folla che avanzava in preghiera, alla luce delle candele. Dall’invito alla penitenza del mattino alla difesa degli infermi, fino alla processione serale, Leone XIV ha costantemente richiamato l’attenzione sulla stessa speranza: la vita eterna promessa da Cristo. Peccato, conversione, penitenza, riparazione, offerta delle sofferenze, vita eterna, grazia della Redenzione, intercessione della Madonna: queste realtà soprannaturali hanno riacquistato un posto esplicito nella predicazione papale, dopo essere state in gran parte relegate in secondo piano nella pastorale francese per diversi decenni. A Lourdes, il linguaggio conciliare della sinodalità e della fraternità universale è svanito, per la durata del pellegrinaggio, di fronte a un vocabolario che parla alle anime della loro salvezza e che rimane necessario ben oltre la visita del papa in Francia. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Viganò: papato asservito alla religione del globalismo. Leone fa del Vangelo un motto massonico
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X il viaggio di papa Leone XIV in Francia, soffermandosi sulle parole del pontefice riguardo alla Rivoluzione francese.
«A Parigi, all’Eliseo, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come “conquista”, ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono “insiti nella natura della persona”, e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come “esigenze etiche universali” che trovano nel Vangelo “una fonte inesauribile di ispirazione”. Ha poi innalzato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 a «pietra miliare» del progresso morale».
«È l’esatto contrario del Magistero fino a Pio XII» spiega monsignore, che elenca quanto ciò contraddica la dottrina cattolica.
«Gregorio XVI, in Mirari Vos, chiama «delirio» la pretesa di garantire a ciascuno la libertà di coscienza».
«Pio IX, in Quanta Cura e nel Sillabo, condanna l’errore secondo il quale ciascuno sia libero di abbracciare la religione che giudica vera; che non convenga più avere la Religione Cattolica come unica religione dello Stato; che sia lodevole aprire a ogni culto l’esercizio pubblico; che quella libertà civile non corrompa i costumi; e che il Romano Pontefice possa e debba riconciliarsi col progresso, col liberalismo e con la civiltà moderna».
«Leone XIII, in Libertas e Immortale Dei, taglia il nodo: non esiste un diritto naturale all’errore; la vera libertà è di fare il bene; lo Stato riconosce la vera Religione, non la mette allo stesso rango delle false.
«Pio XI, in Quas Primas e Mortalium Animos, ricorda che pace e dignità non nascono dalla ribellione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma dal Regno sociale di Cristo».
«Pio X, in Notre charge apostolique, smaschera la triade rivoluzionaria per quello che è: uguaglianza senza gerarchia, libertà senza Verità, fratellanza senza Dio Padre — contraffazione della fraternità cristiana, non suo compimento».
A Parigi, all’Eliseo, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come… pic.twitter.com/LxLmeXWTOa
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) September 26, 2026
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«Leone XIV compie l’operazione inversa» tuona l’arcivescovo.
«Mette in un’unica linea Clodoveo e i Lumi, come se il battesimo della Francia e la ghigliottina di chierici e aristocratici appartenessero allo stesso “genio”. Chiama conquista ciò che i Romani Pontefici chiamavano peste. Trasforma in diritto ciò che il Magistero perenne chiamava delirio. Fa del Vangelo la fonte di un motto massonico coniato per detronizzare Nostro Signore Gesù Cristo».
«E, citando Giovanni Paolo II, pone una dichiarazione delle Nazioni Unite — documento senza Cristo, senza Chiesa, senza legge naturale compiuta nella Rivelazione — al posto della Tradizione come criterio del “progresso morale”» prosegue il prelato lombardo.
«Leone asserve il Papato alla religione del globalismo: dignità senza Comandamenti, libertà di coscienza contro la Volontà di Dio, false religioni come varietà da tutelare, multilateralismo come orizzonte, laicità “giusta” come quadro».
«Prevost firma nel sangue dei Martiri della Rivoluzione la carta dell’uomo senza Dio. Come nello scisma capitale, chi siede sulla Cattedra di Pietro non trattiene l’errore: lo benedice e lo rende dogma indiscutibile» conclude l’ex nunzio apostolico.
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Spirito
800.000 persone in place de la Concorde, secondo giorno di Leone XIV in Francia
Alla Maison Bakhita, incontro con i migranti
La giornata è iniziata nel 18° arrondissement di Parigi, alla Maison Bakhita. Quest’opera della diocesi sostiene i migranti nell’apprendimento del francese e nella loro integrazione. Le dimensioni ridotte dei locali hanno limitato l’incontro a una quarantina di persone. Leone XIV ha ascoltato tre persone raccontare il loro viaggio di esilio, di accoglienza e di ricostruzione. Il papa ha elogiato il lavoro dei volontari e delle monache scalabriniane. Riferendosi a Joséphine Bakhita, ex schiava sudanese da cui la casa prende il nome, ha chiesto di accogliere coloro che rimangono invisibili e di aiutare le persone oggi sottoposte a nuove forme di schiavitù. Per i cristiani, ha ricordato, citando l’esortazione Dilexi te, i poveri «non sono una categoria sociologica, ma la carne stessa di Cristo». Leone XIV ha insistito anche su ciò che ognuno porta all’incontro: «Nessuno è così povero da non avere nulla da dare; nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere». L’accoglienza non si riduce quindi all’assistenza materiale, presuppone il riconoscimento della dignità e dei doni di coloro che riceviamo. La visita alla Casa Bakhita mette in luce un’opera di carità verso le persone concrete. Tuttavia, non risolve la questione politica dell’immigrazione, che è particolarmente urgente nella nostra epoca di massicce migrazioni tra paesi con culture molto diverse. Ciò impone di considerare la capacità di accoglienza, il bene comune delle nazioni e l’insicurezza cronica vissuta da alcuni paesi. Questo tema, che riguarda l’opinione pubblica francese, non è stato affrontato dal Papa durante questa visita. [wpcode id=”55157″]All’Istituto Cattolico, formazione dei neobattezzati
Il Papa si è poi recato all’Istituto Cattolico di Parigi. Nella chiesa Saint-Joseph-des-Carmes, poi davanti al memoriale dei martiri del settembre 1792, ha pregato in un luogo segnato dal massacro di più di cento sacerdoti durante la Rivoluzione. La stele reca la scritta Hic ceciderunt («Qui caddero»). Di fronte ai membri dell’assemblea ecclesiale provinciale, catecumeni e neofiti, Leone ha espresso il suo stupore per il numero di adolescenti e adulti che oggi in Francia chiedono il battesimo: 21.000 entro Pasqua 2026, rispetto ai 4.100 del 2016. Questa crescita, in una società fortemente secolarizzata, dimostra l’opera della grazia. Ma ha anche chiesto di non legarsi ad una «ingenua beatitudine»: la Chiesa deve accompagnare queste persone prima e dopo aver ricevuto i sacramenti, per evitare il «vuoto post-battesimale». Il papa ha auspicato una formazione che introduca la dottrina, le esigenze della vita morale e della liturgia. Ha chiesto che le comunità offrano ai neobattezzati uno «spazio familiare» dove la loro fede possa unificarsi con la loro vita. Questa insistenza sulla trasmissione della fede risponde ad una necessità molto reale. Nello stesso discorso Leone XIV, però, ha collegato l’accompagnamento liturgico dei catecumeni agli insegnamenti del Vaticano II. Resta irrisolto il problema della riforma liturgica scaturita dal Concilio, già presente nel suo intervento del giorno prima a Notre-Dame.Sostieni Renovatio 21
In Place de la Concorde, un invito a trasmettere la fede
Nel pomeriggio, Papa Leone XIV ha percorso gli Champs-Élysées a bordo della papamobile, salutando i fedeli e benedicendo i bambini accompagnati dai genitori. La folla si estendeva da Place de la Concorde fino alle vicinanze dell’Arco di Trionfo, dove molti hanno seguito la Messa su maxi-schermi, a volte senza riuscire nemmeno a intravedere l’altare. Secondo i dati diffusi dalle autorità locali, circa 800.000 persone hanno partecipato alla celebrazione. Inni, la recita del rosario e le confessioni offerte tra i presenti hanno riempito le ore di attesa. Circa 14.000 volontari sono stati mobilitati per tutti gli eventi parigini. Anche il luogo stesso rivestiva un significato storico: durante la Rivoluzione francese, in questa piazza fu eretta la ghigliottina, dove Luigi XVI, Maria Antonietta, Madame Élisabeth e oltre mille altre vittime trovarono la morte. Poche ore dopo il momento di riflessione del Papa al Memoriale dei Martiri Carmelitani, la celebrazione della Messa in Place de la Concorde ha immerso questa folla di cattolici in una storia dolorosa che Parigi porta ancora dentro di sé. Erano presenti quasi 3.000 sacerdoti e diaconi, oltre a un centinaio di vescovi. Tra le personalità presenti alla Messa figuravano Bernard Arnault, presidente del gruppo di beni di lusso LVMH, accompagnato dalla sua famiglia; il Primo Ministro Sébastien Lecornu; Brigitte Macron; i presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale, Gérard Larcher e Yaël Braun-Pivet; l’ex Presidente Nicolas Sarkozy; gli ex Primi Ministri François Fillon ed Édouard Philippe; nonché Gabriel Attal, Bruno Retailleau, Marine Le Pen e Jordan Bardella. La Messa votiva alla Vergine Maria, Fonte di Salvezza, ha offerto a Papa Leone XIV l’opportunità di pronunciare un’omelia sul tema dell’acqua viva. Partendo dall’invito di Cristo – «Se qualcuno ha sete, venga a me» – il Papa ha chiesto a tutti di esaminare la propria sete più profonda. Gli esseri umani desiderano felicità, amore e appagamento, ma i beni materiali, i piaceri e il divertimento non riescono a soddisfarli. Anche dopo il successo, ha osservato, «il vuoto interiore riemerge, ancora più profondo». La sua risposta è stata chiara: «Solo Dio può colmare il vuoto interiore». Leone XIV ha poi collegato la visione di Ezechiele, in cui l’acqua sgorga dal Tempio e dona vita a tutto ciò che tocca, al costato trafitto di Cristo. Gesù incontra ogni persona nella sua storia e le offre acqua capace di dissetare la sua «sete di significato, di verità e di appagamento». Il Papa ha invitato i francesi ad abbeverarsi profondamente al Cuore di Gesù e a non tenere per sé questa fede: coloro che accolgono la vita di Cristo possono a loro volta diventare, secondo l’immagine mutuata da Origene, un «pozzo», una «sorgente», un «fiume» per gli altri. «Sta a voi portare la speranza dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale», ha dichiarato. Davanti a questa folla, il Papa ha anche ricordato che Cristo conosce personalmente ogni persona, anche nelle sue debolezze: per Lui nessuno è un numero o una cifra identificativa. Ha esortato i francesi a «costruire una nazione rinnovata dalle sue radici, nutrita dalla fede». Per evocare queste radici, ha citato i primi martiri Blandina, Potino e Ireneo, poi San Martino, San Francesco di Sales, San Vincenzo de’ Paoli, Federico Ozanam e Santa Giovanna Jugan. La loro eredità continua, ha affermato, in coloro che oggi si impegnano «per la vita, la famiglia, la verità, la pace, la fraternità e la giustizia». Nelle sue osservazioni conclusive, Leone XIV ha ringraziato le famiglie che perseverano nonostante le difficoltà quotidiane. Ai giovani che aveva incontrato il giorno precedente allo Stade de France, ha dichiarato: «Voi siete la Chiesa di oggi!». Si è rivolto anche ai catecumeni e ai neofiti che aveva ascoltato quella mattina, invitandoli a condividere i loro percorsi affinché, a loro volta, potessero ispirare altri a porsi delle domande. Infine, ha chiesto l’intercessione della Vergine Maria affinché «semi di fede, speranza e carità» fioriscano in tutta la Francia. Questa immensa folla ha testimoniato l’attesa che il Papa ha orientato verso Cristo, alla conversione e alla trasmissione della fede. Il fervore religioso manifestato a Parigi rende ancora più necessario trasmettere la fede cattolica nella sua interezza e far conoscere la liturgia tradizionale, tesori della Chiesa di cui tante anime sono state private per decenni.Iscriviti al canale Telegram ![]()
A Lourdes, una preghiera per la Francia
Dopo la Messa, Papa Leone è partito da Parigi per Lourdes. Accolto in serata dal mons. Jean-Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, si è recato alla Grotta di Massabielle. Lì ha pregato in silenzio, ha toccato la roccia, ha bevuto l’acqua della sorgente e acceso una candela, compiendo i gesti tradizionali dei pellegrini. Ha offerto poi una rosa d’oro alla Madonna. Nella preghiera che ha letto in francese, il Papa ha chiesto alla Vergine Maria di ottenere per il popolo francese «il dono della concordia fraterna» e per il Paese «capi saggi e generosi, pronti al sacrificio, capaci di affrontare le sfide e disposti a servire il bene comune». Le ha affidato le famiglie cristiane, auspicando che siano «generosamente aperte alla vita« e che Dio susciti in loro vocazioni sacerdotali e religiose. Infine, Leone ha presentato alla Madonna gli ammalati, i sofferenti e i loro compagni. La sua preghiera si concludeva con una richiesta che conferisce a questo giorno il suo significato spirituale: che vengano rimossi gli ostacoli che separano l’umanità da suo Figlio, «e che Egli possa regnare in tutti i cuori».Aiuta Renovatio 21
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