Spirito
Cammino Sinodale Tedesco: lo scisma è compiuto
Dopo la sesta e ultima Assemblea Sinodale e l’istituzione della «Conferenza Sinodale», il futuro del Cammino Sinodale è ormai segnato: senza un vigoroso intervento di Roma, sarà uno scisma. Non futuro, né possibile, né addirittura iniziato: no, uno scisma puro e semplice, una rottura venata di eresia contro la costituzione divina della Chiesa.
Uno sguardo agli ultimi due anni
Dalla visita ad limina dei vescovi tedeschi nel novembre 2022, le discussioni tra Roma e la Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) si sono concentrate sul «Consiglio Sinodale» istituito dal Cammino Sinodale – una struttura composta da vescovi e laici che avrebbe supervisionato l’apostolato in Germania – il 10 settembre 2022. Questo consiglio è oggetto di discussioni in corso, poiché Roma ha sottolineato l’impossibilità di affidare un ruolo magisteriale o disciplinare ai laici.
A seguito di un incontro a Roma nel 2023, una lettera di tre cardinali, datata 16 gennaio 2023, indirizzata all’episcopato tedesco, ha messo in guardia contro il Consiglio Sinodale e ha proposto ulteriori incontri a Roma. Dalla prima riunione del 26 luglio 2023, se ne sono tenute altre tre: il 22 marzo 2024 e il 28 giugno dello stesso anno, e infine il 12 novembre 2025.
La dichiarazione congiunta, pubblicata mercoledì 12, ha reso noto che il futuro organismo, precedentemente denominato «Consiglio sinodale», è ora denominato «Conferenza sinodale», su richiesta della Curia. Sono stati esaminati la natura giuridica di questo organismo, la sua composizione, il grado di partecipazione e di diritto di voto dei laici, nonché i suoi effettivi poteri in relazione alle conferenze episcopali.
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Gli Statuti della Conferenza Sinodale
Ma già il 22 novembre, una riunione del Comitato Sinodale, responsabile dell’attuazione delle decisioni delle Assemblee del Cammino Sinodale, ha pubblicato la bozza degli Statuti della Conferenza Sinodale, che sarebbero stati adottati dopo l’approvazione dei vescovi della Conferenza Episcopale Tedesca (DBK), del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) e del dicastero competente.
La lettura di questi Statuti è sconcertante. La portata delle responsabilità della Conferenza Sinodale è considerevole. L’articolo 2 (su 12), che le descrive, è di gran lunga il più lungo. Ecco un elenco con commento:
Il numero 1 specifica otto compiti. La Conferenza Episcopale «(a) prende posizione su sviluppi importanti all’interno dello Stato, della società e della Chiesa in Germania» – una posizione «ufficiale», che rappresenta quella della Chiesa in Germania?
«(b) Delibera e prende decisioni nello spirito dei ‘processi decisionali sinodali’ su questioni importanti della vita della Chiesa che hanno rilevanza sovradiocesana» – quindi, al di sopra dei vescovi.
«(c) Incoraggia costantemente l’opera della Chiesa in Germania al servizio dell’evangelizzazione e propone misure per la missione della comunità dei credenti» – finché si tratta di incoraggiamento… ma questo incoraggiamento riguarderà questioni come la benedizione delle coppie dello stesso sesso.
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«(d) Decide sulle priorità, in particolare nei processi di pianificazione strategica e nel bilancio dell’Associazione delle Diocesi Tedesche (VDD), e ne verifica l’attuazione» – in altre parole, detiene le redini del potere. Ricordiamo che le decisioni riguardanti l’utilizzo dei fondi della VDD, che provengono dalle tasse ecclesiastiche, sono soggette al voto unanime dei vescovi.
«(e) Istituisce una commissione per gli affari economici ed elegge i suoi membri. La commissione per gli affari economici prepara le deliberazioni della Conferenza sinodale su questioni finanziarie e di bilancio» – poiché i vescovi sono in minoranza nella Conferenza, le decisioni di bilancio saranno ora al di fuori del loro controllo.
«(f) La Conferenza sinodale propone persone competenti che partecipino in modo appropriato alle decisioni all’interno delle commissioni episcopali della Conferenza episcopale tedesca, del Consiglio dell’Associazione delle diocesi tedesche (VDD) e delle commissioni specializzate del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK)» – tutto sarà accuratamente controllato.
«(g) Per garantire la trasparenza, la Conferenza sinodale riferisce regolarmente al pubblico sulle sue decisioni, ne valuta l’attuazione e quindi rende conto del suo lavoro» – essa riferisce, ma non ha alcun giudice al di sopra di sé.
«(h) Elegge un membro del presidium della Conferenza sinodale» – poiché due membri di questo presidium sono ex officio.
Al paragrafo 2, si aggiunge che «La Conferenza sinodale utilizza e sperimenta forme di partecipazione dei fedeli, in particolare nella preparazione delle sue decisioni» – tale decisione riguarda i fedeli sono sotto la giurisdizione del vescovo…
Al paragrafo 3 si aggiunge che «La Conferenza sinodale può convocare un’assemblea ecclesiastica in conformità con il documento finale del Sinodo dei Vescovi (cfr. n. 127)» – il riferimento non fa assolutamente menzione della convocazione, che ricade sempre sotto l’autorità ecclesiastica.
Al paragrafo 4 si specifica che la Conferenza sinodale può essere consultata dalla Conferenza episcopale tedesca (DBK), dal Consiglio delle Chiese tedesco (ZdK) o da sola, per affrontare argomenti specifici.
Infine, al paragrafo 5, la Conferenza sinodale ha il compito di contribuire «al rafforzamento delle strutture sinodali e della cultura sinodale in tutti gli ambiti della Chiesa» e di monitorarne lo sviluppo – in breve, essere il cuore sinodale della Chiesa tedesca, oltre ad esserne diventata il capo.
I membri della Conferenza sinodale sono, di diritto: a) i membri del Consiglio permanente della Conferenza episcopale tedesca (attualmente 27 vescovi); b) un numero uguale di fedeli eletti dal Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK); c) e un numero equivalente di altri fedeli, due o tre dei quali sono membri di diritto, mentre gli altri sono eletti dalla Conferenza.
Concludiamo con l’attuazione delle decisioni, come formulato nell’articolo 7: «I destinatari delle decisioni della Conferenza sinodale sono responsabili dell’attuazione delle decisioni, a loro discrezione, secondo le proprie procedure e in conformità con i propri organi» – poiché tali destinatari possono essere diocesi, i vescovi sono tenuti a riferire a un’assemblea a maggioranza laica. Questo articolo sovverte completamente la costituzione divina della Chiesa.
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La sesta Assemblea del Cammino Sinodale
La sesta e ultima Assemblea del Cammino Sinodale, tenutasi il 29, 30 e 31 gennaio 2026, non ha prodotto molti contenuti. Tuttavia, le poche votazioni approvate sono di grande importanza. Innanzitutto, va notato che la breve decisione che stiamo per riferire ha suscitato notevoli polemiche, tra cui la furiosa opposizione del cardinale Reinhard Marx, proprio colui che ha avviato il Cammino Sinodale.
Ecco il testo controverso, finalmente (e con difficoltà) approvato il 31 gennaio:
«1. L’Assemblea Sinodale invita [aufruft] i vescovi diocesani a mettere a disposizione degli organi sinodali delle loro diocesi le risposte delle loro diocesi e a spiegare loro gli sviluppi intervenuti dopo l’inchiesta». Il termine tedesco potrebbe essere tradotto come: si appella, esorta.
«2. L’Assemblea Sinodale raccomanda agli organi sinodali delle diocesi di esaminare le risposte delle loro diocesi e di preparare i successivi passi per l’attuazione in collaborazione con il vescovo diocesano». Ma chi è responsabile? Chi collabora con chi?
«3. L’Assemblea Sinodale invita la Conferenza Sinodale a monitorare regolarmente l’attuazione delle decisioni prese nell’ambito del Cammino Sinodale».
Le opinioni su questa decisione sono divise, a seconda dell’interpretazione che ne viene data. Alcuni ritengono che «invitare» sia insufficiente, altri che sia già eccessivo.
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Un dibattito già risolto da Roma più di sei anni fa
A seguito della decisione di avviare il Cammino Sinodale, presa nel marzo 2019, è stata elaborata una bozza degli Statuti dell’evento. Questi Statuti sono stati sottoposti alla Chiesa Cattolica Romana, che ha sottolineato in particolare che «lo ZdK (Zona delle Chiese) ha accettato di partecipare al processo sinodale “a condizione che siano garantiti l’apertura della consultazione e il carattere vincolante delle decisioni” (Protocollo, n. 3)».
Il Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi, consultato dal cardinale Marc Ouellet, ha aggiunto: «Come può una Chiesa particolare prendere decisioni vincolanti ‘quando le questioni affrontate riguardano la Chiesa universale’?». Il Pontificio Consiglio ha inoltre affermato che la sua osservazione è rafforzata dal fatto che la composizione del Cammino Sinodale è contraria al diritto cattolico, a causa della parità tra clero e laici.
Sentendosi seriamente compromessi su questo punto, gli attori sinodali hanno modificato questo passaggio nella versione finale degli Statuti – che non sarà presentata a Roma – rimuovendo la menzione che lo ZdK partecipa al processo sinodale «a condizione che siano garantiti la trasparenza della consultazione e il carattere vincolante delle decisioni» (Protocollo, n. 3).
Espulso dalla porta, questo articolo è rientrato dalla finestra, e lo ZdK può ora vantarsi di possedere un potere di governo ecclesiastico almeno pari a quello della DBK. Una vittoria che pone la Chiesa in Germania in una posizione oggettivamente scismatica.
E domani? Gli Statuti della Conferenza sinodale sono stati approvati dallo ZdK e sono in attesa dell’approvazione della DBK a febbraio, in occasione della riunione primaverile dei vescovi tedeschi.
Dopodiché, tutto dipenderà da Papa Leone XIV e dalla Curia. Approveranno questi Statuti? La posta in gioco è considerevole: sia per la Chiesa in Germania, che potrebbe continuare a sprofondare nello scisma o ricevere una scossa salutare, sia per la Chiesa universale, che potrebbe vedere affermarsi un focolaio di un’epidemia pestilenziale, o di essere rassicurata dall’attuazione di rimedi che la proteggeranno.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Dermot Roantree via Wikimedia pubblicata secondo licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede
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Spirito
La costituzione della Chiesa viene da Cristo, non da un’opinione
Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa decima parte ricorda che la struttura gerarchica della Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo stesso: il Papa ne è il Pastore supremo e i vescovi esercitano il loro potere di governo sotto la sua autorità. La Chiesa non può, pertanto, essere trasformata in una struttura parlamentare o democratica soggetta alle opinioni del momento o alle aspettative del mondo.
IX. Il Romano Pontefice, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa
73. Riconosco nel Romano Pontefice il successore di San Pietro, Vicario di Gesù Cristo, Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per divina istituzione, una vera e propria suprema, plenaria, immediata e universale giurisdizione su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa.
74. Credo che tale autorità non gli venga conferita da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, che ha istituito questo ufficio per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa.
75. Riconosco che, in virtù di questo potere intrinseco e autentico, pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutte le questioni inerenti al legittimo esercizio del suo ufficio. Così, salvaguardata l’unità di comunione con il Romano Pontefice e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un solo gregge sotto un solo pastore supremo.
76. Riconosco inoltre che i vescovi sono i successori degli Apostoli, il che li rende veri pastori per diritto divino, possedendo nella Chiesa, per volontà di Cristo, una giurisdizione particolare e subordinata, che ricevono direttamente dal Romano Pontefice. Uniti a quest’ultimo nella sottomissione alla sua suprema autorità, esercitano legittimamente la propria autorità nelle rispettive diocesi, come stabilito dallo Spirito Santo nell’ordine gerarchico voluto da Cristo.
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77. Riconosco inoltre che il corpo dei vescovi, unito al suo capo il Romano Pontefice e mai senza questo capo, può essere soggetto straordinario e non permanente di un potere plenario e supremo sulla Chiesa universale, ma che ciò avviene solo per atto di un concilio ecumenico, su iniziativa e ordine dell’unico Sommo Pontefice, e nei limiti della sua esclusiva volontà.
78. Respinggo pertanto le concezioni collegiali che vorrebbero rendere il collegio episcopale un’entità giuridica permanente all’interno della Chiesa, o un secondo soggetto del potere supremo, distinto dal successore di Pietro. La costituzione monarchica della Chiesa è divinamente voluta e immutabile, e tale rimarrà fino alla fine dei tempi, poiché nessuno può ridefinire la funzione che Cristo stesso ha conferito a Pietro nella sua Chiesa.
79. Allo stesso modo, respingo gli approcci sinodali che tendono a trasformare la Chiesa gerarchica in una struttura consultiva, parlamentare o democratica, soggetta alle mutevoli opinioni del popolo cristiano o alle pressioni del mondo. La coscienza collettiva dei fedeli, le indagini pastorali, le sensibilità culturali e le aspettative del mondo non sono fonti di Rivelazione. Il legittimo ascolto delle anime non può mai trasformarsi in un continuo adattamento della vita della Chiesa, della sua dottrina e della sua costituzione divina allo spirito del mondo, con il pretesto di interpretare il «sensus fidei» del popolo di Dio.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: Cristo Pantocratore, duomo centrale, monastero di Gracanica.
Immagine di BLAGO Fund, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Pellegrinaggio islamico-cristiano a Lourdes
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Una cerimonia nella cappella di Notre-Dame
I partecipanti sono stati accolti presso la Cité Saint-Pierre, una struttura di Catholic Relief Services a Lourdes. Per tre giorni, hanno partecipato a insegnamenti, discussioni in piccoli gruppi e momenti di preghiera. Tra i relatori figuravano padre Jean-François Bour, un frate domenicano del Servizio Nazionale per le Relazioni con i Musulmani, Tareq Oubrou, il Grande Imam di Bordeaux, nonché Georges Jousse e Hamid Demmou. L’incontro si proponeva di dare vita in modo concreto al dialogo cristiano-musulmano, con le sue «passeggiate sul filo del rasoio», per usare le parole di Gérard Testard, presidente di Ensemble avec Marie. Ha invitato i partecipanti a rimanere fedeli «alla fraternità e alla speranza che ci ispirano tutti». Domenica 19 ottobre, dalle 15:00 alle 18:00, si è svolto nella cappella di Notre-Dame l’evento pubblico principale del pellegrinaggio. L’incontro ha unito testimonianze, letture, inni, preghiere e momenti di condivisione. I racconti dell’Annunciazione presenti nel Corano e nel Vangelo sono stati letti uno accanto all’altro; attraverso questa giustapposizione, gli organizzatori intendevano presentare Maria come figura unificante tra le due religioni. Ella viene proposta, sia ai cristiani che ai musulmani, come modello di fede e fedeltà a Dio. Dopo la cerimonia interreligiosa, i circa cento partecipanti hanno condiviso un pasto alla presenza del vescovo Micas. Chi lo desiderava è stato poi invitato a partecipare alla processione con le fiaccole.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Maria come strumento di dialogo interreligioso
Da diversi anni l’associazione promuove incontri tra musulmani e cristiani incentrati sulla figura di Maria, ispirandosi a un’iniziativa nata in Libano, dove cristiani e musulmani celebrano insieme l’Annunciazione dal 2007. Il governo libanese ha addirittura proclamato il 25 marzo festa nazionale, presentandolo come una festa nazionale sia musulmana che cristiana. In Francia, Ensemble avec Marie gestisce anche le «Case della Pace». Composte da sei a dieci cristiani e musulmani provenienti dalla stessa area geografica, queste associazioni si incontrano circa sei volte l’anno per discutere di temi come il Ramadan e la Quaresima, la pace, i confini o «la Parola di Dio nei momenti di difficoltà». Coppie cristiano-musulmane lavorano anche nelle scuole primarie, medie, superiori e nelle moschee. L’obiettivo dichiarato è combattere il pregiudizio, favorire l’arricchimento reciproco e imparare a vivere «come fratelli e sorelle in un mondo pluralista».Aiuta Renovatio 21
Un’ambiguità attentamente mantenuta
L’intera impresa si basa su un’ambiguità. Poiché il Corano parla di Maria, menziona la nascita verginale di Gesù e gli attribuisce il titolo di Messia, esisterebbe tra cattolici e musulmani una fede mariana comune, ma l’uso degli stessi nomi non è sufficiente a designare le stesse persone così come Dio le ha rivelate. Secondo la tradizione cattolica, la Vergine Maria è la figlia di Sant’Anna e San Gioacchino, nonché la Madre di Gesù Cristo. La Maria del Corano è invece presentata come la figlia di Imran e come la «sorella di Aronne», una denominazione che richiama quella di Miriam, sorella di Mosè e Aronne. Il testo coranico perpetua quindi una confusione che i commentatori musulmani tentano di spiegare in vari modi. Innanzitutto, Gesù Cristo non è il Nostro Signore Gesù Cristo come lo riconosce la Chiesa. Il Corano nega espressamente la sua divinità, rifiutando così il mistero stesso dell’Incarnazione. Eppure Gesù Cristo è il Verbo eterno fatto carne, vero Dio e vero uomo, poiché suo Figlio è Dio, Maria è veramente la Madre di Dio. Questa maternità divina fonda la sua incomparabile dignità e illumina tutti i suoi privilegi. L’Islam non riconosce questa maternità divina, né l’Immacolata Concezione, né l’Assunzione. La religione musulmana nega le verità centrali della fede cristiana: la Santissima Trinità, la divinità di Gesù Cristo, la sua Incarnazione redentrice, la sua morte in croce e la sua Resurrezione. Pertanto, non esiste una fede mariana condivisa tra Cattolicesimo e Islam; esiste solo una somiglianza di nomi dietro la quale si celano due dottrine contraddittorie. La carità ci comanda di amare i musulmani, di pregare per la loro conversione e di far loro conoscere Nostro Signore Gesù Cristo, ma non ci permette di equiparare la religione rivelata a una falsa religione, né di mettere a tacere la divinità del Salvatore per ottenere un’apparenza di fratellanza religiosa.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il contrasto notato dal distretto di Francia
L’accoglienza riservata a questo pellegrinaggio musulmano-cristiano assume oggi un significato particolare. A seguito delle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 e del decreto pubblicato da Roma, alla Fraternità Sacerdotale San Pio X è stata revocata l’autorizzazione a celebrare la Messa, amministrare i sacramenti e organizzare preghiere pubbliche all’interno del Santuario di Lourdes. Nella sua dichiarazione del 22 agosto, padre Gonzague Peignot, superiore del Distretto di Francia, sottolinea questo contrasto: «Infatti, ai semplici figli della Chiesa cattolica, che non pretendono in alcun modo di sostituirsi alla Chiesa e la cui unica ambizione è di rimanerle fedeli, è vietato riunirsi per pregare pubblicamente la loro Madre in Cielo, mentre l’anno precedente, nell’ottobre del 2025, il Santuario di Lourdes ha ospitato, persino nella Cappella di Nostra Signora, un pellegrinaggio che ha riunito cristiani e musulmani per quattro giorni attorno alla figura di Maria, con un tempo di preghiera, una Messa, una processione con le fiaccole, una preghiera alla Grotta e incontri interreligiosi». Il comunicato prosegue: «Come si può non essere stupiti – persino indignati – che a coloro che non riconoscono la Divina Maternità della Beata Vergine Maria, né il dogma della sua Immacolata Concezione, né la divinità di suo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, sia stato permesso di pregare pubblicamente la Beata Vergine Maria nel suo santuario di Lourdes, laddove ora vige un divieto nei confronti dei fedeli delle cappelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel distretto francese?» La Madonna di Lourdes non si è presentata come una figura religiosa indeterminata, capace di unire credenze contraddittorie. Il 25 marzo 1858 dichiarò a Santa Bernadette: «Io sono l’Immacolata Concezione». Il fatto che ai fedeli della Fraternità sia ora impedito di onorarla pubblicamente nel suo Santuario, mentre lì si incoraggiano gli incontri con una falsa religione che rifiuta questo dogma e la divinità di Cristo, dimostra la profonda crisi che la Chiesa sta attraversando. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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