Stragi
Padre e figlio islamici identificati come sospettati dell’attacco in spiaggia Australia
Le forze dell’ordine hanno annunciato che un padre e suo figlio sono stati individuati come i principali responsabili di un attacco letale contro membri della comunità ebraica a Bondi Beach, in Australia.
Domenica, i due hanno sparato contro la folla riunita nel sobborgo di Sydney per festeggiare il primo giorno di Hanukkah, causando la morte di almeno 15 persone e il ferimento di decine di altre. La polizia del Nuovo Galles del Sud ha confermato che l’episodio è stato classificato come atto di terrorismo.
I sospettati sono stati identificati come Sajid Akram e suo figlio Naveed Akram. Il commissario di polizia del Nuovo Galles del Sud, Mal Lanyon, ha comunicato ai giornalisti che Sajid Akram è deceduto durante lo scontro a fuoco, mentre Naveed versa in «condizioni critiche ma stabili» e si trova ancora ricoverato in ospedale. Ha precisato inoltre che il padre possedeva legalmente sei armi da fuoco.
«Le autorità sapevano ben poco di questi due uomini», ha affermato Lanyon.
Today Sydney, tomorrow Rome, Berlin, London, Madrid, New York, Ottawa, Tokyo etc. No one is safe. Ban Islam everywhere, do it for your children. pic.twitter.com/zC9yymDxNF
— RadioGenoa (@RadioGenoa) December 14, 2025
There was a mass shooting at a Chanukah event in Sydney, Australia
12 people dead.
Australia has some of the strictest gun laws there are.
It’s almost like criminals and terrorists don’t obey gun laws isn’t it?
— SaltyGoat (@SaltyGoat17) December 14, 2025
BREAKING:
An ISIS flag was found in the vehicle of the Bondi Beach terrorists
– Australian ABC pic.twitter.com/kgsKQORrSq
— Visegrád 24 (@visegrad24) December 15, 2025
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L’emittente pubblica australiana ABC ha riportato che gli investigatori dell’antiterrorismo credono che gli Akram avessero giurato fedeltà allo Stato Islamico (IS, precedentemente ISIS).
Secondo le informazioni, nella loro automobile sarebbe stata rinvenuta la bandiera del gruppo terroristico.
Sempre secondo la rete, l’agenzia di intelligence australiana ASIO aveva indagato su Naveed Akram sei anni fa per i suoi collegamenti con il simpatizzante dell’ISIS Isaac El Matari, arrestato nel 2019 per aver progettato un attacco terroristico e poi condannato alla reclusione.
Il direttore dell’ASIO, Mike Burgess, ha confermato che uno dei sospettati era noto all’agenzia, ma «non in una prospettiva di minaccia immediata».
Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha condannato la sparatoria definendola «un atto malvagio di antisemitismo e terrorismo che ha colpito il cuore della nostra nazione».
«Un attacco contro gli ebrei australiani è un attacco contro tutti gli australiani», ha concluso. In precedenza, funzionari israeliani e organizzazioni ebraiche avevano rimproverato all’Australia di demonizzare Israele a causa del conflitto a Gaza e di non fare sufficienti sforzi per contrastare l’antisemitismo.
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Immagine di Kanal13 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Stragi
Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti
🇿🇦🔸A tragic incident occurred on Saturday southwest of Johannesburg, South Africa. A group of attackers armed with assault rifles and handguns opened fire on patrons at a bar, killing 17 people; the assailants managed to flee the scene, and a search for them is underway. pic.twitter.com/PLGF7LIdM7
— Argonaut (@FapeFop90614) September 27, 2026
#BREAKING: 27 PEOPLE KILLED, 15 INJURED IN MASS SHOOTING AT BAR NEAR JOHANNESBURG, SOUTH AFRICA pic.twitter.com/BVhWspxeLX
— JUST IN | World (@justinbroadcast) September 27, 2026
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Stragi
Sudafrica, catena di morti fa pensare all’opera di un serial killer
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