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Una nuova mappa mondiale dei centri per la Santa Messa FSSPX
Trovare una Messa, le coordinate di una cappella o gli orari di un priorato ora è più facile. La Fraternità Sacerdotale di San Pio X sta lanciando online un nuovo servizio globale, pensato per raccogliere in un unico luogo informazioni utili per i fedeli.
Accessibile all’indirizzo map.fsspx.org, questa mappa interattiva è destinata a sostituire quella attualmente offerta sul sito internazionale.
La ricerca può essere effettuata direttamente per città o per località, ma anche navigando sul planisfero. Le località possono essere consultate anche per paese o distretto.
Orari e informazioni pratiche
Ogni località ha una propria scheda, con, a seconda dei dati disponibili, gli orari delle messe domenicali e feriali, l’indirizzo, i recapiti, il sito web o il priorato di appartenenza.
L’accesso diretto al percorso facilita anche gli spostamenti. L’origine degli orari e le date del loro ultimo aggiornamento sono indicate affinché i fedeli possano conoscere la provenienza delle informazioni pubblicate.
Sono inoltre visibili i diversi legami tra le case: dal fascicolo di un priorato, è quindi possibile individuare le cappelle e i luoghi di culto che dipendono da esso.
In caso di errore o modifica, un sistema di reporting aiuta a mantenere aggiornate queste informazioni.
Anche le scuole sono elencate
Il servizio non riguarda solo chiese, cappelle, priorati e missioni. Una sezione è dedicata alle scuole legate alla Fraternità Sacerdotale San Pio X o alle comunità amiche della Società.
Diversi filtri facilitano la ricerca in base al paese, al livello di istruzione, al tipo di istituto o alla presenza di un convitto.
Disponibile in francese, inglese, tedesco, spagnolo e italiano, map.fsspx.org riunisce in un’unica interfaccia informazioni finora distribuite su siti diversi.
Sia che siate vicino a casa, durante le vacanze o in occasione di un viaggio, trovare un luogo per la Messa e consultare immediatamente informazioni pratiche diventa più semplice.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Mons. Viganò, avvertimento ai musulmani d’Italia dopo le parole del cardinale Zuppi
AI MUSULMANI D’ITALIA: UN AVVERTIMENTO FRATERNO.
Il Cardinale Zuppi, presidente della CEI, ha deciso di aiutarvi a “far conoscere l’islam”. Come ha spiegato lui stesso all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, voi, insieme a noi Cattolici, avete bisogno di schede, di “percorsi”, di “processi”. Permettete a un Arcivescovo Cattolico di mettervi in guardia, con la franchezza che si deve agli ospiti: guardate con attenzione i precedenti. Zuppi ha già prestato la propria opera alla Chiesa Cattolica in Italia, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: chiese svuotate, catechismi diluiti, Sacramenti disertati, una liturgia ridotta a convegno e una dottrina trasformata a “cammino”. Tutto, naturalmente, nel segno dell’ascolto, del dialogo e dell’accoglienza. Un cursus honorum che ogni comunità religiosa dovrebbe invidiare, se desiderasse la propria estinzione. Se dunque volete che anche la vostra religione conosca la medesima fioritura, la strada è semplice: invitatelo, ascoltatelo, lasciategli scrivere i vostri sussidi e correggere le vostre formule, e accogliete con gratitudine la sua certezza che ogni critica sia “pregiudizio”. Se invece avete a cuore la vostra fede, vi suggerisco una prudenza che i Vescovi della Chiesa Cattolica hanno smarrito da un pezzo: non affidate la custodia della vostra casa a chi non ha saputo custodire la propria. Vi lascio un’ultima considerazione. Noi non abbiamo bisogno di un Presidente che ci faccia vergognare di essere Cattolici, e voi non avete bisogno di un Cardinale che vi spieghi che cosa siete. La conoscenza reciproca nasce dalla verità professata, non dalla fusione di due sussidi redatti a quattro mani da eunuchi e cortigiani. Il giorno in cui qualcuno, tra noi, tornerà a dire con chiarezza CHI È CRISTO, voi saprete finalmente con chi state parlando. — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 23, 2026
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Il vescovo FSSPX Goldade definisce l’evento di Assisi «un grande scandalo e un’offesa a Dio»
Il neovescovo della Fraternità San Pio X (SSPX), monsignor Michael Goldade, ha definito la GiornataMondiale di preghiera per la pace di Assisi del 1986 un «grande scandalo e un’offesa a Dio», mentre è in corso un evento per commemorare il 40° anniversario. Lo riporta LifeSite.
Durante un sermone tenuto al Seminario San Tommaso d’Aquino della Fraternità Sacerdotale San Pio X il 25 ottobre, festa di Cristo Re, monsignor Goldade ha parlato di «una guerra totale del diavolo e dei suoi agenti umani contro il regno sociale di nostro Signore Gesù Cristo», che si è «diffusa» fino alla Chiesa cattolica stessa.
Secondo Sua Eccellenza, una «prova» che questa rivolta contro la regalità di Cristo si sia diffusa nella Chiesa è l’incontro di Assisi del 1986, promosso da Papa Giovanni Paolo II, di cui il Vaticano ha appena celebrato il quarantesimo anniversario.
All’evento di Assisi furono invitati i leader di varie sette eretiche e scismatiche e di religioni non cristiane, tra cui protestanti, ebrei, musulmani, buddisti guidati dal Dalai Lama, indù, giainisti, sikh, shintoisti e zoroastriani.
Durante l’incontro la delegazione buddista ha scandalosamente collocato una statua dorata di Buddha sopra il tabernacolo della chiesa di San Pietro, si è inchinata davanti ad essa, le ha offerto incenso e si è prostrata in segno di adorazione.
Assisi ha dimostrato «che la Chiesa ormai non considera più queste altre religioni come false religioni dedicate a falsi dèi, ma che queste altre religioni hanno una missione sociale al fianco della Chiesa cattolica, al fianco di Nostro Signore», ha osservato monsignor Goldade.
Durante l’evento inaugurale di Assisi, «fu garantito a queste false religioni che avrebbero potuto avere uno spazio per praticare il loro culto secondo i loro ’diritti tradizionali’, come disse il papa», ha ricordato il giovane prelato. «Per offrire il loro falso culto, la loro falsa religione ai loro falsi dei nella Chiesa cattolica accanto alla Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo».
«Questo è un grandissimo scandalo. È un’offesa ai primi comandamenti di Dio», ha sottolineato monsignore . Di conseguenza i prelati cattolici coinvolti hanno fatto molto più che semplicemente «abbassare Nostro Signore al livello di una falsa religione».
«In realtà, si tratta di una vera e propria negazione del nostro Signore Gesù Cristo che dice: “Io sono l’unico Figlio di Dio. Io sono l’unigenito Figlio di Dio. Io sono l’unica via per il Padre”. Quindi, è una negazione di ciò che Egli ha detto nel Suo ruolo unico di Salvatore, di Figlio che riconduce le anime al Padre. È un grandissimo scandalo. Ed è un grandissimo rifiuto della Sua regalità, della Sua regalità universale».
L’evento di Assisi del 1986 servì da catalizzatore per le consacrazioni episcopali dell’arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, avvenute nel 1988, ricorda LifeSite. Già nel gennaio del 1986 Lefebvre aveva denunciato le varie cerimonie interreligiose a cui il papa e altri prelati avevano partecipato, sostenendo che avessero generato «indifferentismo religioso» e diffusione dell’eresia.
Nel giugno del 1988, quando l’arcivescovo annunciò finalmente le consacrazioni e ne spiegò le motivazioni, menzionò Assisi, che aveva già condannato:
«Non si può dire che, quando c’è un raduno come quello di Assisi, si è ancora cattolici. Non è possibile. Non si può dire lo stesso, quando c’è Kyoto, e le dichiarazioni fatte agli ebrei nella sinagoga, e la cerimonia che si è svolta a Santa Maria in Trastevere l’anno scorso, no? Nel cuore di Roma! È scandaloso, assolutamente scandaloso. Non è più cattolico».
Monsignor Lefebvre ha inoltre sottolineato ripetutamente l’importanza di Assisi nel suo sermone durante le consacrazioni del 1988: «è chiaro che l’unica verità che esiste oggi per il Vaticano è la verità conciliare, lo spirito del Concilio, lo spirito di Assisi. Questa è la verità di oggi. Ma noi non ne vogliamo sapere nulla per niente al mondo!»
«Ecco perché, tenendo conto della forte volontà delle attuali autorità romane di ridurre a nulla la Tradizione, di ricondurre il mondo allo spirito del Concilio Vaticano II e allo spirito di Assisi, abbiamo preferito ritirarci e dichiarare che non potevamo continuare. Non era possibile. Saremmo stati evidentemente sotto l’autorità del Cardinale Ratzinger, Presidente della Commissione Romana, che ci avrebbe diretti; ci stavamo mettendo nelle sue mani e, di conseguenza, nelle mani di coloro che vogliono trascinarci nello spirito del Concilio e nello spirito di Assisi. Questo era semplicemente impossibile».
«E credo davvero che non ci sia mai stata iniquità più grande nella Chiesa di quella di Assisi, che è contraria al Primo Comandamento di Dio e al Primo Articolo del Credo. È incredibile che una cosa del genere possa essere mai accaduta nella Chiesa, agli occhi di tutta la Chiesa: che umiliazione! Non abbiamo mai subito un’umiliazione simile!»
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Immagine screenshot da Twitter
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Mons. Schneider: «Un’occupazione ostile» all’interno della Chiesa
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Il Vaticano II e l’ingresso del «fumo di Satana»
Mons. Schneider si interroga sul cambiamento di prospettiva intervenuto alla vigilia del Concilio Vaticano II. Per venti secoli la Chiesa aveva attinto la propria vitalità alle fonti della Scrittura e della Tradizione, dei sacramenti e dell’esempio dei suoi innumerevoli santi. Perché avrebbe improvvisamente avuto bisogno di aprire le finestre per ricevere l’aria fresca del mondo moderno? E di quale mondo si trattava? Di un mondo segnato dal materialismo consumista, dallo spirito della Rivoluzione francese e dalle filosofie moderne. Dal Vaticano II, afferma, le conseguenze di questa apertura sono diventate manifeste. Egli ricorda le parole di Paolo VI, il 29 giugno 1972: «Da qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio». Il vescovo cita poi una testimonianza meno nota, quella di mons. Manoel Pestana, vescovo di Anápolis, in Brasile, dal 1979 al 2004, che fu suo professore e lo ordinò sacerdote. Soprannominato «Atanasio del Brasile», questo prelato dichiarava nel 1988: «Non è soltanto il fumo di Satana a essere entrato nella Chiesa da un’apertura nascosta, come aveva detto Paolo VI. È piuttosto dalle porte principali che il diavolo è entrato trionfalmente, fin nelle più alte sfere della Chiesa, per mezzo dei suoi fedeli servitori». Mons. Pestana arrivava a chiedere, nella prefazione a un libro del celebre esorcista Gabriele Amorth, chi avrebbe scacciato i demoni dai seminari, dalle residenze episcopali, dalle conferenze episcopali e persino dai palazzi pontifici. Per mons. Schneider, la crisi attuale supera per estensione quella dell’arianesimo del IV secolo. Quest’ultima riguardava principalmente la divinità di Cristo. Oggi i disordini toccano simultaneamente la dottrina, la morale, la liturgia e la disciplina. «È come un corpo colpito da una malattia che non tocca soltanto un organo, ma tutti gli organi». Tuttavia questa malattia non potrà essere mortale: la Chiesa è indistruttibile, perché è di istituzione divina. Cristo resta il suo capo, lo Spirito Santo la assiste e la Santa Vergine è sua Madre. La verità può essere oscurata e deturpata, ma solo per un tempo.Sant’Atanasio: le chiese occupate, la fede conservata
Per illuminare la situazione presente, mons. Schneider ricorre a sant’Atanasio, che nel IV secolo conobbe la persecuzione dei difensori della fede cattolica da parte degli ariani. Mentre gli eretici occupavano gli edifici religiosi e le sedi episcopali, il grande dottore della Chiesa incoraggiava i fedeli rimasti attaccati alla fede apostolica: «Possono occupare le nostre chiese, ma si trovano al di fuori della vera fede. Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede rimane in voi». Poi questa domanda: «Chi ha perso e chi ha vinto in questa lotta? Colui che detiene la sede o colui che mantiene la fede?». Gli edifici e le cariche ecclesiastiche, ricorda sant’Atanasio, sono cose buone quando servono a trasmettere la fede degli Apostoli. Ma non possono sostituirla. «Anche se i cattolici fedeli alla Tradizione fossero ridotti a un semplice pugno, sarebbero la vera Chiesa di Gesù Cristo». Mons. Schneider vede in queste parole una consolazione particolare per i cattolici attaccati alla Tradizione, oggi emarginati o perseguitati nella stessa Chiesa. Egli ricorda tuttavia, con sant’Agostino, che la Chiesa terrena resta un corpo misto di buoni e di cattivi, a immagine del campo in cui crescono insieme il buon grano e la zizzania. Questa realtà riguarda tanto l’alto clero quanto i semplici fedeli. Il giudizio definitivo spetta a Dio.Sostieni Renovatio 21
Un bambino martire di fronte a un vescovo apostata
Il vescovo ausiliare di Astana si sofferma poi su un episodio sconvolgente delle persecuzioni romane: il martirio dei cristiani di Abitene, nell’Africa del Nord, all’inizio del IV secolo. Una domenica, il sacerdote Saturnino celebrava clandestinamente la messa con i suoi parrocchiani, nonostante il divieto imperiale. Le autorità fecero irruzione e arrestarono l’assemblea, nella quale si trovavano i figli del sacerdote, nati prima della sua ordinazione sacerdotale. Uno di loro, Ilarione, aveva appena sei anni. Condotti davanti al tribunale, i cristiani incontrarono il proprio vescovo, Fundano, che aveva appena commesso un atto di apostasia offrendo incenso a un idolo. Il contrasto era sconvolgente: mentre il vescovo aveva rinnegato la fede per salvarsi la vita, i suoi fedeli, fino ai più giovani, accettavano di morire per Cristo. Interrogato dal giudice, il piccolo Ilarione rispose: «Sono cristiano. Ho partecipato all’assemblea. Ci sono andato di mia spontanea volontà. Nessuno mi ci ha costretto». Il magistrato tentò di spaventarlo minacciando di tagliargli il naso e le orecchie. Il bambino non cedette: «Potete farlo, ma qualunque cosa accada, io sono cristiano». Quando la sentenza fu pronunciata, i martiri esclamarono: «Deo gratias!» Per mons. Schneider, questi cristiani compirono con il loro martirio una vera riparazione per l’apostasia del loro vescovo. La storia mostra così che Dio permette talvolta che i semplici fedeli possiedano più forza e fedeltà di alcuni membri dell’alto clero.Aiuta Renovatio 21
Quando i fedeli costrinsero un papa a condannare l’errore
Un altro esempio, ancora più inatteso: un episodio del pontificato di Eugenio I, nel VII secolo, in piena crisi del monotelismo. Eletto nel 654, il papa inviò dei legati a Costantinopoli. Essi tornarono con una richiesta dell’imperatore: il pontefice doveva riconoscere il patriarca eretico di Costantinopoli e approvare una lettera le cui formulazioni erano, se non apertamente eretiche, almeno dottrinalmente ambigue. Questa lettera fu esaminata pubblicamente nella basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Il clero e i fedeli furono talmente scandalizzati da queste ambiguità che rifiutarono di lasciare che il papa iniziasse la celebrazione della messa prima che avesse promesso pubblicamente di non riconoscere il patriarca e di condannarne la lettera. Mons. Schneider non manca di rilevare il carattere particolarmente attuale di questo episodio. «Che cosa accadrebbe se i laici, in certe assemblee cosiddette sinodali della nostra epoca, chiedessero al papa e ai vescovi di condannare le eresie e le ambiguità più diffuse nella dottrina e nella pratica all’interno della Chiesa?». E aggiunge: «Ecco che cosa sarebbe un metodo sinodale veramente cattolico!». Perché il papa e i vescovi «non sono i padroni né gli autori della fede, ma devono esserne i custodi, i difensori e gli innamorati fedeli e scrupolosi».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il papa «portato» dalle preghiere di una religiosa
La conferenza assume poi una dimensione più spirituale. Mons. Schneider ricorda che i membri della gerarchia, malgrado la loro autorità, sono essi stessi sostenuti dalle preghiere e dai sacrifici dei più umili membri della Chiesa. A tale proposito riferisce una visione attribuita al cardinale Niccolò Cusano, nel XV secolo. In una piccola chiesa antica, il cardinale scorge più di mille religiose in preghiera. Tutte stanno in piedi, con le braccia aperte e i palmi rivolti al cielo. Nelle loro mani portano misteriosamente uomini, donne, re, imperatori, città e interi Paesi. Una giovane religiosa, fragile e quasi bambina, porta il papa. Il carico sembra molto pesante per lei, ma il suo volto risplende di gioia. Il cardinale scopre poi la propria persona nelle mani di una religiosa anziana. Distingue le colpe della sua anima e della sua vita. La sua guida gli spiega che queste preghiere sostengono i peccatori che, malgrado le loro debolezze, non hanno smesso di amare Dio. Ma che ne è di coloro che non amano più? Condotto nella cripta, il cardinale scorge altre religiose che portano questa volta le anime non nelle mani, ma nel cuore. Alcune ritrovano l’amore di Dio grazie a questi sacrifici; altre dovranno rispondere davanti al Giudice divino delle grazie offerte per loro. «Ogni sacrificio porta frutto», conclude il racconto. Con questa immagine, mons. Schneider sottolinea la potenza nascosta della vita contemplativa e dei sacrifici offerti per la Chiesa, compresi i suoi pastori infedeli.«Dobbiamo svegliare il Signore»
La crisi attuale non deve condurre i cattolici alla disperazione. Per mostrarlo, mons. Schneider torna all’immagine evangelica della barca degli Apostoli, sballottata dai flutti, mentre Cristo dorme. Il Signore sembra assente, ma è presente. Si leverà e comanderà alla tempesta, come fece sul lago di Tiberiade. Il vescovo racconta un ritiro predicato dal cardinale Robert Sarah a diversi vescovi in Polonia. Evocando proprio questa scena evangelica, il cardinale aveva dichiarato: «Dobbiamo svegliare il Signore!». Un altro vescovo gli aveva allora risposto: «Eminenza, se dormiamo anche noi, chi sveglierà allora il Signore?». Come svegliare oggi il Signore? Con una vera tempesta di preghiere, con l’offerta di sacrifici e con atti di riparazione, risponde mons. Schneider. Riferisce anche un aneddoto del cardinale Joseph Zen, grande difensore della Chiesa in Cina e innamorato della liturgia tradizionale. Interrogato sul suo canto gregoriano preferito, il cardinale aveva scelto l’introito della domenica di Sessagesima: Exsurge, quare obdormis, Domine? Exsurge, Domine, adjuva nos et libera nos. (Alzati, Signore! Perché dormi? Alzati, Signore, aiutaci e liberaci!). Il cardinale Zen raccontò di aver cantato un giorno questo introito davanti a un cardinale romano che restava sordo alle sue spiegazioni riguardo a una questione importante per la Chiesa. Exsurge! – «Svegliati!».La Croce, le famiglie e i giovani sacerdoti: i segni della ripresa
Mons. Schneider ricorda che la Croce resta il segno distintivo dei cristiani. Non è una semplice decorazione, ma lo strumento della nostra salvezza. Ave crux, spes unica: «Salve, o Croce, nostra unica speranza!». Le sofferenze sopportate per la fedeltà alla fede non sono inutili quando sono unite al sacrificio di Cristo. Un giorno, afferma, i cattolici ringrazieranno Dio persino per le prove attraversate in mezzo a questa terribile tempesta. Egli scorge già gli strumenti del rinnovamento della Chiesa nelle grandi famiglie cattoliche, nelle religiose contemplative, negli eremiti, nei giovani fedeli, nei seminaristi e nei sacerdoti che amano la fede e la liturgia tradizionali. «Dio ama proprio servirsi dei piccoli per compiere le sue opere onnipotenti». Il prelato ricorda anche le parole di mons. Fulton Sheen, rivolte nel 1972 ai Cavalieri di Colombo: «Chi salverà la nostra Chiesa? Non saranno i nostri vescovi. Non saranno i nostri sacerdoti. Non saranno i religiosi. Tocca a voi, fedeli, farlo». Non si tratta per i laici di sostituirsi alla gerarchia, ma di vigilare affinché i sacerdoti agiscano da sacerdoti, i vescovi da vescovi e i religiosi da religiosi.Aiuta Renovatio 21
La visione di una basilica di San Pietro restaurata
Per concludere il suo intervento, mons. Schneider evoca una visione della beata Anna Katharina Emmerick, avuta durante l’ottava di Natale del 1819. La mistica tedesca vide la basilica di San Pietro a Roma in corso di demolizione. Dei membri del clero partecipavano alla sua distruzione. Una donna maestosa apparve allora sopra la cupola e distese sulla basilica un manto luminoso, simile all’oro. I demolitori non poterono più avvicinarsi. Dall’altra parte, uomini anziani, malati o dimenticati, numerosi giovani, donne, bambini, chierici e laici si misero a ricostruire l’edificio. La basilica fu presto restaurata. Apparve poi un nuovo papa, più giovane e più austero del suo predecessore. Allontanò diversi membri del suo entourage, compresi alcuni ecclesiastici di alto rango, e si circondò di altri collaboratori, chierici e laici. Una grande solennità fu allora celebrata nella basilica restaurata. Mons. Schneider vede in questa visione un’immagine confortante della futura restaurazione della Chiesa. Termina invitando i cattolici a chiedere senza sosta santi papi, che non temano i potenti di questo mondo, non scendano a compromessi con lo spirito del tempo, difendano la fede fino al sangue e trasmettano fedelmente la venerabile liturgia romana. La Santa Sede deve tornare a risplendere come cattedra di verità per il mondo intero. Nonostante la profondità della crisi, il prelato resta certo dell’esito del combattimento: «Crediamo e speriamo nella vittoria di Cristo sull’occupazione ostile all’interno della Chiesa. Christus vincit!». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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