Economia
Trump accusa l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del carburante
Il presidente statunitense Donald Trump ha incolpato Kiev per i prezzi record del carburante negli Stati Uniti, sostenendo che non dipendono più dalla guerra con l’Iran, bensì dagli attacchi dell’Ucraina contro le raffinerie russe. Ha indicato anche le politiche degli Stati a guida democratica come fattore determinante.
In un post su Truth Social di lunedì ha scritto: «Ciò che sta facendo aumentare il prezzo della benzina non è più lo Stretto di Ormuzzo, perché ormai ogni giorno vengono rilasciati quantitativi record di barili, ma la parola ‘raffinerie’», aggiungendo che le raffinerie russe «vengono fatte saltare in aria dall’Ucraina».
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha ripetutamente colpito raffinerie russe e altri impianti legati al petrolio, interrompendo la produzione e contribuendo alla carenza di carburante e al rialzo dei prezzi. Mosca ha risposto limitando le esportazioni di benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. Il divieto sull’export di gasolio è in vigore fino alla fine di ottobre. Vladimir Putin ha riconosciuto perdite pari a circa l’1% del PIL, ma ha detto che gli impianti danneggiati vengono ripristinati in fretta e che il sistema energetico dispone di riserve significative.
Non è la prima volta che Trump attacca Kiev per questi raid. Durante una visita in Irlanda il mese scorso ha puntato il dito contro Volodymyr Zelens’kyj: «Zelens’kyj deve fare una cosa. Deve smettere di colpire i depositi di gasolio in Russia… Non colpite i depositi di gasolio, perché questo sta danneggiando il mondo».
Due settimane fa vi fu il caso dell’attacco alla raffineria russa poco dopo che Trump aveva chiesto pubblicamente di non farlo.
Sostieni Renovatio 21
In precedenza aveva detto che gli attacchi ucraini avevano fatto perdere alla Russia il «controllo della sua industria del gasolio», chiedendo la fine di «questa guerra ridicola e senza fine», poiché «il mondo intero ne soffre». Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che i colpi ucraini a infrastrutture energetiche e prodotti raffinati russi contribuiscono a un più ampio «shock energetico».
Nonostante i ripetuti avvertimenti sulle ripercussioni globali, nel fine settimana Zelens’kyj ha promesso di intensificare gli attacchi agli impianti petroliferi russi. Il Ministero della Difesa ucraino ha affermato che i raid a lungo raggio hanno messo fuori uso il 51% della capacità di raffinazione russa, cifra che Mosca non ha confermato. La Russia, che ha risposto intensificando i colpi a impianti militari e industriali ucraini e perturbando logistica e trasporti marittimi nel Mar Nero, ha promesso domenica di alzare il livello della propria campagna.
A poche settimane dalle elezioni di medio termine, Trump ha attribuito gli alti prezzi del carburante anche ai Democratici, attaccando i «Dumocrati» per aver messo a repentaglio le forniture «negli Stati a maggioranza democratica, come la California» con la chiusura delle raffinerie.
La California ha perso circa il 17% della capacità di raffinazione dopo la chiusura di due grandi impianti. L’Agenzia statunitense per l’informazione energetica (EIA) ha avvertito che ciò può ridurre l’offerta e aumentare la volatilità dei prezzi. I funzionari statali respingono l’idea che le chiusure dipendano solo da politiche governative e citano cambiamenti più ampi del settore, anche se le raffinerie hanno indicato pressioni legate al contesto normativo californiano.
Trump ha cercato anche di minimizzare l’impatto della guerra con l’Iran. L’interruzione, durata mesi, dello Stretto ormusino — che un tempo gestiva circa il 20% delle forniture petrolifere globali — aveva spinto il greggio oltre i 100 dollari al barile. I flussi di greggio si sono in gran parte ripresi grazie a oleodotti e trasferimenti da nave a nave, ma le forniture di prodotti raffinati, in particolare il gasolio, restano limitate. Il 22 settembre i prezzi del gasolio negli Stati Uniti hanno toccato il record di 6,52-6,53 dollari al gallone e restano vicini ai massimi, con punte oltre gli 8,21 dollari in Stati come la California. La benzina normale si attestava intorno ai 4,36 dollari al gallone il 5 ottobre.
L’impennata ha spinto a misure d’emergenza. In Texas il governatore Greg Abbott ha dichiarato lo stato di calamità per i costi record del gasolio, autorizzando in via temporanea l’uso del gasolio colorato di rosso, più economico e di norma riservato a macchinari agricoli e fuoristrada, e alzando il limite di peso dei camion a 95.000 libbre (circa 43 tonnellate) per ridurre viaggi e consumi. Altri nove Stati hanno poi autorizzato in via temporanea il gasolio colorato per alcuni impieghi su strada.
Lunedì Trump ha firmato un ordine esecutivo che estende la misura a livello nazionale e rinvia l’applicazione della tassa federale sui carburanti fino a fine anno. Un sondaggio AP-NORC ha però rilevato che il 65% degli americani attribuisce gli alti prezzi alle politiche di Trump e che il 69% ritiene l’economia peggiore rispetto a quando è tornato alla Casa Bianca.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana gli Stati Uniti hanno spinto Francia e Germania ad attingere alle proprie riserve di emergenza di gasolio per contribuire ad abbassare i prezzi mondiali, minacciando di bloccare le esportazioni di carburante in caso di rifiuto. Trump sta valutando un divieto di esportazione del diesel.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il diesel resta un pilastro dell’economia industriale grazie a una combinazione unica di densità energetica, affidabilità ed efficienza. Nel trasporto pesante alimenta camion, autobus e navi che muovono la gran parte delle merci, garantendo autonomia e coppia elevate anche a pieno carico.
In agricoltura è il carburante di trattori e mietitrebbie, macchine che richiedono potenza costante per ore in condizioni difficili. L’edilizia e le miniere dipendono da escavatori e gru diesel, capaci di lavorare dove non arriva una rete elettrica.
Anche la logistica portuale e ferroviaria ne fa largo uso, così come i gruppi elettrogeni che assicurano energia di emergenza a ospedali, data center e cantieri.
Il carburante è un costo di base del trasporto merci: quando sale, aumentano i prezzi di alimentari, materiali da costruzione, beni di consumo e prodotti online, creando un diffuso fenomeno inflattivo. L’effetto arriva con qualche settimana o mese di ritardo e colpisce di più i beni voluminosi e a basso margine.
Se i costi di trasporto e di produzione salgono, i consumatori spendono di più per beni essenziali e meno per il resto, e le imprese rinviano gli investimenti. Storicamente i picchi del prezzo del gasolio hanno preceduto o aggravato periodi di stagnazione economica. Trasporto marittimo e aereo diventano più costosi, il che indebolisce i vantaggi delle produzioni delocalizzate e può favorire filiere più corte e regionali.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia