Psicofarmaci
Torma di femministe rosavestite radunate a sostegno di una figlicida rea confessa. Che prendeva tanti psicofarmaci…
Un gruppo di donne progressiste vestite di rosa si è riversato nelle strade di fronte al tribunale di Plymouth, in Massachusetts, per una manifestazione a sostegno di figlicida rea confessa durante il suo processo per omicidio, Lindsay Clancy.
Il gruppo ha invaso i social media per settimane, diffondendo argomentazioni in difesa della Clancy, che ha confessato l’omicidio dei suoi tre figli indifesi. Il gruppo di donne (e, a giudicare dalle immagini, pure qualche marito) si presenta in massa per spiegare perché l’assassina dei suoi figli dovrebbe essere rilasciata, riporta ZeroHedge.
Centinaia di sostenitrici di Lindsay Clancy, molte delle quali indossavano abiti rosa con le scritte «Credi», «Aveva bisogno di aiuto» e «Pace per Lindsay», si sono riunite giovedì davanti al tribunale. Diverse donne hanno affermato che la storia di Clancy le ha profondamente colpite e che volevano sensibilizzare l’opinione pubblica sul modo in cui il sistema di salute mentale tratta le donne.
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L’avvocato della Clancy non contesta che abbia ucciso i bambini, ma sostiene che non debba essere ritenuta penalmente responsabile perché affetta da una malattia mentale e da «psicosi post-partum».
Tale argomentazione difensiva è altamente strategica. Contrariamente a quanto sostengono gli esponenti della sinistra, in passato le donne hanno spesso ricevuto pene più lievi o evitato il carcere sfruttando la possibilità di invocare l’infermità mentale. In studi sulla psicosi post-partum nei casi di omicidio, circa la metà delle donne assassine di bambini ha ottenuto un verdetto di «non colpevolezza per infermità mentale» dopo aver addotto la psicosi post-partum come causa del delitto.
Il messaggio delle femministe è chiaro: le donne sono vittime perenni, quindi non possono essere condannate come predatrici. Nella mitologia progressista, le donne sono pure e prive del male maschile, e quindi, quando commettono atrocità, è solo perché il sistema le ha costrette a farlo, o perché il sistema le ha spezzate e portate alla follia.
Le teorie del complotto diffuse sui social media da queste stesse donne sostengono che Lindsay Clancy sia in realtà un capro espiatorio e che il vero assassino sia suo marito. Nonostante numerose prove, tra cui filmati di sorveglianza e tracciamento dei cellulari, mostrino il marito della Clancy in una farmacia locale al momento dell’omicidio, queste donne, dopo aver letto centinaia di romanzi di cronaca nera, si credono investigatrici migliori delle autorità coinvolte.
Tali discorso allontanano una pista molto più rilevante, e significativa per il benessere collettivo: quello dell’uso di psicofarmaci.
Nei mesi precedenti ai fatti del gennaio 2023, a Lindsay Clancy erano stati prescritti numericamente diversi farmaci psichiatrici (fino a una dozzina di medicinali differenti nel giro di pochi mesi). Dagli esami tossicologici eseguiti dopo l’arresto è emerso che nel suo sangue erano presenti sei specifici psicofarmaci: Ativan e Valium (ansiolitici, benzodiazepine); Seroquel e Lamictal (antipsicotico e stabilizzatore dell’umore); Remeron e Trazodone (antidepressivi)
Secondo le testimonianze del processo, i livelli riscontrati di Lamictal, Remeron e Trazodone rientravano all’epoca nei range terapeutici prescritti. La difesa e i documenti legali hanno ampiamente dibattuto sul rapido cambio e sulla combinazione di numerosi trattamenti (tra cui tentativi con fluoxetina, zolpidem e buspirone) nel corso di poche settimane per curare la depressione post-partum e l’ansia grave.
Secondo un servizio dell’emittente pubblico statunitense PBS, meno di due mesi prima di uccidere i suoi tre figli piccoli nel 2023, Lindsay Clancy ha inviato un messaggio a una delle sue assistenti dicendo di avere «pensieri intrusivi che non avevo mai avuto prima», di «sentirsi completamente senza speranza» e di essere preoccupata di diventare dipendente da alcuni farmaci.
Rebecca Jollotta, infermiera psichiatrica specializzata presso il programma di salute comportamentale perinatale del South Shore Health, ha testimoniato martedì al processo di aver scambiato regolarmente messaggi con ka Clancy su un portale per pazienti tra la fine di novembre e dicembre 2022. Gran parte delle loro conversazioni verteva sui problemi di sonno della Clancy, sui sintomi depressivi che stava manifestando e sulla sua ricerca della giusta combinazione di farmaci per trattare tali sintomi.
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In diverse occasioni Clancy ha fatto presente a Jollotta di non aver assunto la dose completa di un farmaco prescritto, oppure di voler ridurre il dosaggio o cambiare la prescrizione a causa di quelli che riteneva effetti collaterali intollerabili. La Clancy era anche preoccupata di poter sviluppare una dipendenza da alcuni farmaci come l’Ativan, ma Jollotta ha negato.
«Non mi piace affatto come mi sento con il Remeron e so che non riuscirò a continuare a prenderlo», ha detto Clancy in un messaggio di dicembre chiedendo di passare dall’antidepressivo, usato anche per trattare ansia e insonnia, a una precedente combinazione di farmaci. «Ho iniziato ad avere pensieri molto intrusivi che non avevo mai avuto prima.»
Jollotta ha cercato di rassicurare Clancy dicendole che avere pensieri intrusivi è comune nelle persone a cui è stata diagnosticata la depressione e l’ansia post-partum e la ha incoraggiata a dare al Remeron più tempo per fare effetto, visto che lo assumeva solo da pochi giorni.
Jollotta ha ammesso che Clancy aveva effettivamente riferito di aver avuto pensieri suicidi, ipotizzando che Clancy potesse soffrire di un disturbo bipolare, a causa dei giorni in cui non dormiva. Il marito Patrick Clancy ha però negato questa ipotesi.
A metà dicembre, la Jollotta aveva parlato al telefono con la coppia e le fu riferito che Clancy aveva avuto la sua «giornata peggiore» e che «aveva pensieri suicidi persistenti e intrusivi». Jollotta le ha suggerito di valutare un livello di assistenza più elevato, come quello offerto dal Massachusetts General Hospital. La donna ha optato per il programma post-parto del Women and Infants Hospital nel Rhode Island, ma è stata dimessa poco dopo, con il consiglio di interrompere l’assunzione di uno dei suoi farmaci antipsicotici.
Jollotta, che stava per andare in vacanza, ha detto di essere preoccupata per le dimissioni di Clancy dall’ospedale, scrivendole in un messaggio che avrebbe potuto «trarre beneficio dai gruppi di supporto e da un sostegno aggiuntivo, anche indipendentemente da eventuali modifiche alla terapia farmacologica».
Era preoccupata che l’ospedale volesse che Clancy interrompesse l’assunzione di Seroquel, il farmaco antipsicotico. Alla Clancy era stato detto che ciò avrebbe potuto portare a un «peggioramento dell’umore e del sonno», ma lei ha insistito per sospendere il farmaco. La Jollotta ha acconsentito a ridurre gradualmente il dosaggio.
Clancy, 36 anni, si è dichiarata non colpevole delle accuse di omicidio per la morte di Callan, Dawson e Cora Clancy, di età compresa tra gli 8 mesi e i 5 anni. I bambini sono stati trovati nel seminterrato della casa di famiglia a Duxbury, sulla costa del Massachusetts, dove la madre giaceva in giardino. Si era gettata da una finestra del secondo piano ed è rimasta paralizzata dalla vita in giù.
L’accusa sostiene che l’ex infermiera del reparto maternità fosse un’assassina premeditata che, dopo aver escogitato un piano per far uscire il marito di casa, ha strangolato i figli con delle fasce elastiche il 24 gennaio 2023. Il pubblico ministero Shanan Buckingham ha esortato i giurati a non considerare il processo come «un dibattito pubblico sulla salute mentale delle donne e su come il sistema sanitario le tratta».
Gli avvocati della Clancy non contestano che abbia ucciso i bambini. Tuttavia, sostengono che non debba essere ritenuta penalmente responsabile perché affetta da una malattia mentale, in quanto credeva di sentire delle voci che le ordinavano di togliere la vita ai bambini e poi a se stessa.
La difesa sostiene che la donna soffrisse di disturbo bipolare e psicosi post-partum, una rara condizione che si manifesta dopo la gravidanza e che può alterare la percezione della realtà. Uno psichiatra forense ha diagnosticato a Clancy queste patologie dopo gli omicidi.
Come riportato da Renovatio 21, i casi di ideazione di suicidio e omicidio di massa ad opera di persone che assumono droghe psichiatriche non sono rari fra le cronache di tutto il mondo.
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Una vasta casistica lega le droghe psichiatriche ad un aumento dell’ideazione suicidaria, al punto che ciò è segnalato nei bugiardini americani con l’evidenziazione del cosiddetto black box warning. Malgrado l’accademia rifiuti di fare questo salto, molti esperti (e pure semplici osservatori) notano che dalla programmazione del proprio suicidio immaginata dal cervello psicofarmacizzato alla strage totale – in una prospettiva, per così dire, pantoclastica, di distruzione totale, di sé e degli altri, come nella storia biblica di Sansone – il passo è breve. La lunga casistica di stragi nelle scuole e in altri luoghi pubblici (in America e altrove), quasi sempre perpetrate da individui sotto psicofarmaco, parla da sé.
Un caso noto è quello volo Germanwings 9525 (2015). Un copilota che era in cura per ideazione suicidaria ha bloccato il pilota fuori dalla cabina di pilotaggio e ha regolato l’autopilota per far volare l’Airbus 320-211 su una montagna nelle Alpi francesi a nord-ovest di Nizza. È stato detto che il copilota suicida-stragista aveva nascosto i suoi problemi psicologici alla compagnia aerea. L’indagine scoprì che il pilota era stato curato per tendenze suicide, e aveva cercato in rete «modi per suicidarsi» poco prima. Più discretamente, invece, fu detto che il pilota suicida-stragista utilizzava «psicofarmaci prescritti», e cioè, secondo alcune fonti tedesche, «antidepressivi».
Ipotesi non dissimili sono state fatte anche il Boeing 737-800 dell’aerolinea China Eastern Airlines è precipitato in un campo a Wuzhou, nella provincia del Guanxi, nel 2022. Sono periti tutti i passeggeri: 132 persone in totale.
«Prima degli SSRI, i piloti di linea trattati per depressione erano squalificati dall’utilizzo di aeromobili» scriveva anni fa, dopo il caso del 2015, un articolo di approfondimento di Forbes se «gli antidepressivi possono aver causato la tragedia di Germanwings».
«I primi farmaci per curare la depressione, gli antidepressivi triciclici, avevano effetti collaterali fortemente sedativi e potevano anche causare problemi di equilibrio, concentrazione e pressione sanguigna. La responsabilità dei piloti che assumevano triciclici, come imipramina o amitriptilina, era che questi effetti collaterali potevano interferire con il funzionamento di un aeroplano».
Le persone sotto psicofarmaco, dunque, posso rappresentare un pericolo per se stesse, e soprattutto, per la popolazione?
Renovatio 21 si è chiesta in passato: nel dubbio, non andrebbe proibito a macchinisti, piloti, autisti e altre figure di immensa responsabilità, di assumere droghe psichiatriche?
Ora aggiungiamo: non è il caso di proibire gli psicofarmaci anche alle madri?
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Immagine screenshot da YouTube
