Stragi
Strage scolastica fermata da un cittadino armato. Lo Stato moderno deve avere sempre il monopolio della violenza?
Tre bambini e un adulto sono deceduti in seguito a una sparatoria verificatasi giovedì pomeriggio presso la Silver Rail Elementary di Bend, nello Stato statunitense dell’Oregon. Anche il presunto autore è morto dopo essere stato inseguito e ucciso da un civile armato che lo ha raggiunto all’interno della scuola.
Secondo le prime ricostruzioni, l’autore della sparatoria sarebbe un ragazzo di 16 anni, sebbene non siano ancora stati diffusi dettagli sulla sua identità o sul movente. Era armato con un fucile; una fonte anonima delle forze dell’ordine ha riferito all’Associated Press che si trattava di un fucile a pompa acquistato legalmente dalla madre.
La polizia è intervenuta presso la scuola intorno alle 12:59 dopo aver ricevuto la segnalazione di un uomo sconosciuto che aveva sparato contro un’auto. Gli operatori del 911 della contea di Deschutes hanno ricevuto numerose chiamate che segnalavano l’ingresso di una persona nella scuola e l’inizio di una sparatoria. Al loro arrivo, l’aggressore era già morto.
Purtroppo, tre bambini (di 5, 8 e 11 anni) e un insegnante sono stati uccisi prima che l’attentatore venisse fermato. Un bambino di 7 anni e un’insegnante di 54 anni sono rimasti gravemente feriti. Entrambi sono stati trasportati al St. Charles Medical Center di Bend. I nomi delle vittime non sono stati resi pubblici ufficialmente.
Sebbene l’identità dell’attentatore sia ancora avvolta nel mistero, alcuni commentatori ipotizzano già che l’attacco possa essere l’ennesimo caso di un individuo transgender squilibrato in preda alla follia. Va ricordato che lo stato dell’Oregon ha uno dei tassi più alti di adolescenti e bambini sottoposti a trattamenti di transizione di genere negli Stati Uniti. In tal caso, l’incidente potrebbe essere insabbiato dai media mainstream.
Parimenti, come sa il lettore di Renovatio 21, con grande difficoltà apprenderemo quali farmaci assumeva lo stragista, in particolare se si tratta di psicodroghe SSRI.
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Come commenta Zerohedge, la vicenda potrebbe pure finire nel dimenticatoio per il fatto che si tratta di un riuscito intervento di un cittadino armato. Per decenni la narrazione mediatica ha sostenuto che i civili armati raramente, se non mai, riescono a fermare crimini violenti.
Si tratterebbe, con evidenza, di un punto a favore della libera circolazione delle armi fra i cittadini, come espresso dal Secondo Emendamento della Costituzione statunitense. Le stragi vengono sempre usate da chi vuole ridurre, o disintegrare, il Secondo Emendamento come prova del fatto che bisogna porre fine alla libera vendita di armamenti: un uomo armato che ferma una strage, quindi, diviene pure criptonite per la narrazione proibizionista – perché fa emergere che un cittadino buono, se armato, può neutralizzare una minaccia per la società: il motivo stesso per cui i costituenti americani avevano pensato di inserire la libertà di armarsi nella Carta fondamentale.
Il Crime Prevention Research Center (CPRC) ha esaminato ripetutamente le definizioni utilizzate dall’FBI per classificare gli interventi dei civili nei crimini violenti, riscontrando un numero di casi significativamente superiore a quello riportato dall’FBI stessa. In altre parole, l’FBI stava sopprimendo i dati reali sui civili che, spesso con le proprie armi da fuoco, risolvevano situazioni di pericolo.
Un recente studio del CPRC ha identificato 615 episodi di sparatorie attive tra il 2014 e il 2025, concludendo che cittadini armati ne hanno fermati 225 (circa il 36,6%). Se si considerano solo i luoghi in cui i civili sono legalmente autorizzati a portare armi (escludendo quindi le zone in cui è vietato il porto d’armi), la percentuale sale a circa il 52-53% (e in alcuni recenti esempi relativi a singoli anni è persino superiore).
Il CPRC attribuisce questa lacuna al fatto che l’FBI abbia trascurato o ignorato numerosi incidenti e occasionalmente classificato erroneamente gli interventi civili (ad esempio, includendo cittadini privati armati o volontari della sicurezza delle chiese come guardie di sicurezza professionali). Sostengono che il loro elenco ampliato utilizzi ancora la definizione di base dell’FBI e che la copertura mediatica tenda a sottovalutare gli interventi civili andati a buon fine.
Sebbene i sostenitori del controllo delle armi citino spesso le sparatorie di massa come motivo per vietare le armi (o addirittura confiscarle), questi episodi rappresentano in media solo il 2% di tutti i decessi causati da armi da fuoco negli Stati Uniti. La maggior parte (circa il 60%) è dovuta a suicidi e il 35% a omicidi.
Circa il 20% delle contee statunitensi rappresenta il 90% di tutti gli omicidi nel paese. Di queste contee, la stragrande maggioranza è amministrata dai Democratici. Tra l’1% delle contee statunitensi con il più alto tasso di criminalità (circa 31 contee, che ospitano circa il 20% della popolazione e, secondo i dati più recenti, circa il 41% degli omicidi), il CPRC elenca le seguenti tendenze politiche: 21 sono roccaforti democratiche, 6 tendono ai Democratici e 4 sono indecise o tendono ai Repubblicani.
In altre parole, le contee con le leggi e i sostenitori più aggressivi in materia di controllo delle armi negli Stati Uniti sono anche quelle con il più alto tasso di violenza armata, scrive Zerohedge. Forse perché in questi luoghi i cittadini rispettosi della legge sono molto meno propensi a portare armi, il che incoraggia i criminali a commettere atti di violenza.
In Italia la situazione è piuttosto diversa degli Stati Uniti: fermare un crimine, se armati, invece di semplificare la situazione la complica, e di molto.
La legge italiana consente anzitutto la legittima difesa (art. 52 del codice penale): puoi reagire a un’aggressione ingiusta contro un diritto tuo o altrui, come la vita, l’incolumità o anche il patrimonio, purché la difesa sia proporzionata all’offesa e il pericolo sia attuale. Questo vale anche se difendi un’altra persona. Dopo le riforme del 2006 e del 2019, poi, in casa, in negozio o in ufficio la proporzionalità si presume quando si usa un’arma legittimamente detenuta contro chi si introduce con violenza o minaccia. Anche in questo caso resta però fuori tutto ciò che non è difesa, per esempio sparare a chi sta scappando. Esiste infine l’arresto da parte del privato (artt. 380-383 del codice di procedura penale): in caso di flagranza per reati gravi perseguibili d’ufficio un cittadino può fermare l’autore, ma solo per consegnarlo subito alle forze dell’ordine. Non è un potere di polizia e non autorizza a usare armi.
I casi giuridici di criminali che denunciano poi i cittadini che stavano rapinando, come noto, si sprecano: da quello che querela perché il cane del derubato lo ha morso, ha quello che porta in tribunale il proprietario di casa che, vedendo l’intruso, lo ha rinchiuso nella stanza – per non parlare di quanti sparano a chi tenta di entrare in casa.
La differenza con gli USA è netta. In Italia non esiste una «stand your ground» («mantieni la tua posizione» o «nessun obbligo di ritirata»: un principio giuridico degli Stati Uniti che permette a una persona di usare la forza letale per difendersi se si trova in pericolo immediato, senza avere l’obbligo legale di fuggire o indietreggiare) generalizzata né un diritto di intervenire armati in luoghi pubblici per fermare un reato altrui.
In Italia il porto d’armi per difesa personale viene concesso raramente e non è pensato per fare il giustiziere: le armi si possono portare solo nei casi e nei luoghi autorizzati, e usarne una per bloccare un ladro che non minaccia nessuno espone a imputazioni anche pesanti, come eccesso colposo di legittima difesa, lesioni o omicidio. Un borseggiatore o un ladro in fuga, di norma, non giustificano una reazione armata, perché – secondo la legge applicata in Italia – mancano il pericolo per la persona e la proporzione.
In pratica, se assisti a un reato puoi chiamare il 112, intervenire in modo non violento o trattenere l’autore in flagranza nei casi gravi. Se sei armato, usare l’arma è lecito solo davanti a un pericolo reale e proporzionato, e ogni caso viene comunque valutato dopo, spesso con un’indagine a carico di chi ha sparato.
Una volta di più, lo Stato moderno pretende dal suo suddito fedeltà ai suoi costrutti anche in pericolo di morte: solo lo Stato può intervenire, con i suoi tempi, però – il cittadino deve accettare il rischio di aspettare che il malvivente gli entri in casa e possa uccidere, derubare, stuprare. Il cittadino che non accetta questa logica finisce in processi kafkiani che durano anni e anni, e costano centinaia di migliaia di euro.
Il vizio è alla base del concetto stesso di Stato moderno, che tende al totalitarismo, e non pone la sicurezza del suo cittadino al centro (anzi), pretendendo un monopolio della violenza talmente assoluto da far sacrificare il contribuente al male – di qui, il vero potere di deterrenza sociale dell’anarco-tirannia, con i criminali immigrati che faranno di fatto il lavoro di repressione da parte delle masse autoctone impaurite.
Alla base, il grande problema dello Stato moderno: esso mai è concepito per difendere la vita. Al massimo, sembra invece progettato per promuovere la morte.
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Immagine screenshot da YouTube