Geopolitica
L’Iran chiede risarcimenti agli Stati arabi
L’Iran ha chiesto a cinque stati arabi che ospitano basi statunitensi di pagare un risarcimento per i raid aerei americani e israeliani sul suo territorio.
In una lettera indirizzata lunedì al Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, l’inviato iraniano Amir Saeid Iravani ha sostenuto che Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania hanno permesso agli Stati Uniti di utilizzare il loro territorio per attaccare l’Iran e, in alcuni casi, sono stati direttamente coinvolti in «attacchi armati illegali contro obiettivi civili».
Iravani ha aggiunto che gli stati arabi «dovrebbero risarcire pienamente la Repubblica Islamica dell’Iran, includendo un indennizzo per tutti i danni materiali e morali subiti a seguito dei loro atti internazionalmente illeciti».
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Gli Stati del Golfo avevano precedentemente chiesto che l’Iran fosse ritenuto responsabile dei danni di guerra, una richiesta che Iravani ha respinto definendola «giuridica insostenibile e fondamentalmente avulsa dalla realtà dei fatti e del diritto».
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran, dichiarando che l’obiettivo era smantellare i programmi nucleari e missilistici balistici del Paese. Gli attacchi hanno causato la morte di decine di alti funzionari, tra cui la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, e di oltre 1.300 civili. Oltre a siti militari, Stati Uniti e Israele hanno preso di mira infrastrutture energetiche, ponti, università e scuole.
L’Iran ha risposto colpendo le basi statunitensi nella regione e le infrastrutture civili negli stati del Golfo, tra cui impianti petroliferi e del gas, aeroporti e porti marittimi. Teheran ha affermato che gli attacchi rientravano nell’esercizio del suo diritto all’autodifesa.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Zelensk’yj va a piangere dal premier britannico dopo la richiesta di dimissioni lanciata da Trump
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Geopolitica
Dmitrev esorta Musk ad avviare la costruzione del tunnel tra Russia e Stati Uniti
È giunto il momento che Elon Musk si unisca agli sforzi per costruire un tunnel sottomarino di 70 miglia che colleghi la Russia e gli Stati Uniti, ha affermato Kirill Dmitrev, consigliere del presidente russo.
Dmitrev, anche a capo del fondo sovrano russo (RDIF), aveva proposto per la prima volta il progetto nell’ottobre 2025, descrivendolo come un collegamento che avrebbe «simboleggiato l’unità» e che avrebbe stimolato l’esplorazione delle risorse, creato posti di lavoro e dato impulso a entrambe le economie. Il tunnel passerebbe sotto lo Stretto di Bering, largo 82 chilometri nel suo punto più stretto, che separa la regione russa della Chukotka dall’Alaska.
«È ora che The Boring Company inizi a lavorare al tunnel Putin-Trump che unirebbe Russia e Stati Uniti, Eurasia e Americhe», ha dichiarato Dmitriev in un post su X domenica, taggando il miliardario.
L’appello è arrivato dopo che Musk aveva scritto che Volodymyr Zelens’kyj «si era spinto troppo oltre». La dichiarazione seguiva l’invito del presidente Donald Trump affinché l’Ucraina eleggesse un nuovo presidente.
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Trump ha ripetutamente criticato l’Ucraina e Zelens’kyj per aver aggravato la crisi globale dei carburanti, accusando Kiev di colpire deliberatamente le raffinerie russe e di far salire i prezzi dell’energia. All’inizio della settimana ha approvato una deroga temporanea alle sanzioni sulle esportazioni di carburante russe, poco dopo una telefonata con Vladimiro Putin. Lo Zelens’kyj ha definito la decisione «debole».
L’idea del tunnel richiama una proposta dell’epoca della Guerra Fredda per un «Ponte Kruscev-Kennedy» che avrebbe collegato i due Paesi. La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha reso pubblici questa settimana documenti sovietici declassificati sull’assassinio di John F. Kennedy; la raccolta di 350 pagine includeva materiale sul ponte proposto.
Dmitriev avanzò per la prima volta la proposta due mesi dopo l’incontro tra Putin e Trump in Alaska nell’agosto 2025, tenuto per discutere come risolvere il conflitto in Ucraina. Quel vertice rappresentò il primo contatto diretto di alto livello tra Mosca e Washington dopo l’escalation del conflitto.
Un collaboratore del presidente ha stimato che il progetto potrebbe costare oltre 65 miliardi di dollari con tecnologie convenzionali, ma ha affermato che i metodi della Boring Company potrebbero ridurre il costo del 90 %, portandolo a meno di 8 miliardi di dollari, e consentire il completamento entro otto anni. Il Fondo russo per gli investimenti diretti è pronto a partecipare, ha aggiunto, citando il suo ruolo nella costruzione di un ponte ferroviario che collega Russia e Cina.
All’inizio di quest’anno Dmitrev ha annunciato che il fondo aveva firmato un accordo per proseguire la progettazione del tunnel, con ulteriori sviluppi previsti entro la fine dell’anno.
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Immagine di pubblico dominio Cc0 via Wikimedia
Geopolitica
Trump «davvero furioso» con Zelens’kyj
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