Animali
Le orche sadiche fanno esplodere i pesci luna per gioco: la stampa filo-cetacei in cortocircuito
La notizia ha fatto il giro del mondo ed è passata anche in Italia. Abbiamo aspettato a parlarne perché, più che il fatto atroce in sé che non ci stupisce, perché Renovatio 21 conosce la specie, ci è parso interessante vedere come ne avrebbero parlato siti e giornali mainstream, affetti dalla cetaceofilia di default che pare essere comandamento dell’intero mondo moderno.
In breve, sono stati filmati esemplari di orche assassine che speronano grossi pesci con tale violenza da farli esplodere, per poi divorarne i resti. Il filmato mostra un’orca che tiene un pesce luna appena sotto la superficie del mare, prima che un’orca più grande piombi addosso a gran velocità dal basso. L’impatto frantuma il corpo del pesce luna in minuscoli frammenti, che le orche poi divorano.
A pure nature moment: orcas hunting a large sunfish (mola mola). pic.twitter.com/Erpx5DX6xW
— Curio 𝑿 (@curious_X_) July 21, 2026
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La boria sanguinaria orcina si dà qui in tutta la sua cifra inguardabile. Quando l’orca si scaglia contro il pesce, può raggiungere velocità fino a 54 km/h.
Nel video è visibile l’uccisione gratuita di un esemplare di pesce luna dalla coda appuntita. Tale pesce di forma ovale è uno dei più grandi pesci ossei del mare e può raggiungere i 3,5 metri di lunghezza.
I filmati risalgono al 2024 e 2025, ma hanno trovato ora circolazione nel sistema dell’informazione. Entrambi i video mostrano un’orca che afferra il clavus del pesce – una sorta di timone a forma di pinna che sporge verso l’alto, che agisce come una pinna caudale – per stabilizzarlo. Il clavus è più pronunciato in questa specie di pesce luna, il che ha portato gli scienziati a ipotizzare che questo sia uno dei motivi per cui questa specie è stata selezionata rispetto ad altre.
Nel loro rapporto sull’incidente del 2024, pubblicato sulla rivista Frontiers in Ethology, i ricercatori hanno affermato che «l’impatto ad alta velocità ha prodotto un forte rumore udibile e ha causato la frammentazione dei tessuti del pesce, che si sono dispersi in tutta la colonna d’acqua».
Poco dopo, si vede una giovane orca che mangia i frammenti più piccoli che galleggiano nell’acqua, mentre gli esemplari adulti più grandi non lo fanno. Non è chiaro se il filmato del 2025 mostri lo stesso gruppo di orche.
I ricercatori, questi geni, affermano che questo comportamento potrebbe rappresentare un nuovo modo per gli animali di nutrirsi, oppure un nuovo modo per le famiglie di orche di interagire.
«La frammentazione può contribuire alla lavorazione delle prede, all’interazione sociale e al gioco, o alla distribuzione delle risorse tra tutti i membri del gruppo.” Ma sembra anche richiedere “un elevato grado di precisione cooperativa”».
Dobbiamo portare pazienza se gli intelligentoni non sono nemmeno riusciti a spiegare il continuo teppismo anti-umano della banda di Gibilterra, se non inventandosi storie ridicole sempre a sfondo antiantropico.
Ecco la panzana della capo-banda Gladis, orchessa traumatizzata dagli uomini. Anzi no, si comportano così perché sono cresciuti senza genitori, a causa dei pescherecci che pescano pescetti, ovviamente. Anzi, guardate, scrivete: le abbiamo viste che adottano cuccioli di globicefalo, sono orche assassine ma materne.
Pazienza se gli scienziati ogni tanto saltano fuori e dicono: ebbene, sì, abbiamo visto che le orche hanno questa moda di uccidere un salmone e piazzarselo in testa, a mo’ di cappello.
Pazienza anche quando, a Mossel Bay in Sudafrica, l’orca proprio davanti a ricercatori ha ammazzato uno squalo per divorarne il fegato, probabilmente sapendo che si trattava di una specie protetta. Lo hanno fatto pure in California, dove sono state viste capovolgere i grandi squali bianchi per paralizzarli, prima di cibarsi in gruppo dell’organo epatico del povero pescecane.
Pazienza quando si apprende che le orche fanno le stronze anche con i delfini, creature di per sé già assolutamente infime, tipo quando una ghenga orcina ne ha cacciato e divorato a davore di telecamera.
Pazienza quando si scopre che nei parchi acquatici i bestioni bombardano gli spettatori con le loro feci.
I giornaloni cetaceofili sono andati in cortocircuito.
Ecco il National Geographic Italia: «Le incredibili riprese di due orche che tengono fermo e fanno a pezzi un pesce luna», titola. Capito? Le immagini di tortura specista, inflitta dai delfinidi bianconeri ad un povero pesce, sono «incredibili», del tipo «wow».
Focus è lievemente più obiettivo. Titolo: «Le orche hanno un nuovo, violentissimo hobby». Il rimando alla violenza vi è, tuttavia notate il senso brioso della frase. E poi quello di uccidere è un hobby: era così, probabilmente, anche per il mostro di Firenze, Jeffrey Dahmer, Ted Bundy e pure per la saponificatrice di Correggio, che era riuscita nella crasi di due hobby laboriosi e scacciapensieri come l’assassinio e la produzione di prodotti di igiene fai-da-te.
Eccezionale Il Post, che titola «Per qualche motivo queste orche fanno esplodere i pesci». Notate il linguaggio: «queste orche», circoscrive il fenomeno a pochi esemplari; «per qualche motivo» significa che per il giornale la violenza delle orche rimane un mistero, e pazienza se si chiamano proprio «orche assassine».
Il Giornale: «Le orche fanno esplodere un pesce luna. Tutto normale, ma i social fanno oh!». Tutto normale, certo, circolare. Non credete ai vostri occhi mentitori, se vi fanno pensare che le orche sono cattive.
Non bisogna disperare, perché forse un lucore è visibile persino in fondo al tunnel del giornalismo professionista. Ecco il titolo del Quotidiano Nazionale: «Perché le orche fanno esplodere i pesci luna? L’incredibile ipotesi: per divertimento». Essì. «Incredibile ipotesi». Una bestia che si chiama orca assassina potrebbe (condizionale giornalistico d’obbligo, per evitare querele dall’oceano) essere pure stronza. Machedaverodavero?
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Renovatio 21 non vi mentirà mai, e continuerà a dirlo: le orche assassine sono pericolose, e forse siamo a poca distanza, secondo la scala di Geist, dal momento in cui cominceranno a predare attivamente gli esseri umani, con orrori che saranno numericamente e morfologicamente molto maggiori rispetto a quelli inflittici dai sopravvalutatissimi squali.
I cetacei vanno sistemati. Volendo, anche a tavola – ma in Italia, e altrove, ci sono leggi tremende, che contraddicono la stessa cucina tradizionale – il mosciame di delfino della costa dell’Alto Tirreno, dove il delfino era chiamato, e a regione, «pescio-porco».
Altrimenti continuiamo così: facciamo i sorpresi quando i bestioni bicolori verranno visti in una nuova, oscena violenza. Poi, quando sarà il turno degli esseri umani, divorati o fatti esplodere, salterà fuori lo script di animalismo di emergenza del mainstream: come per gli orsi che sbranano i cittadini trentini, diranno che è, come sempre, colpa dell’uomo.
A questa filiera imbecille e stragista noi non vogliamo partecipare. Restate con Renovatio 21 se la pensate così.
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