Militaria
Lavrov: la NATO crea un nuovo fronte artico contro la Russia
La NATO sta tentando di convertire l’Artico in un nuovo «focolaio» di tensioni attraverso il proprio crescente rafforzamento militare nella regione, ha messo in guardia il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
Le iniziative del blocco hanno alimentato un clima di sfiducia e rischiano di generare un possibile e pericoloso confronto armato non soltanto con Mosca, ma anche con altre nazioni, ha sottolineato in un articolo pubblicato lunedì sul sito russo Arctic.ru.
All’inizio di quest’anno il blocco militare a guida statunitense ha intensificato le proprie operazioni nell’estremo Nord avviando l’iniziativa Arctic Sentry. La mossa è stata presentata come replica al tentativo del presidente americano Donald Trump di annettere il territorio autonomo danese della Groenlandia, con la giustificazione che sarebbe minacciato da Russia e Cina.
Sia Mosca sia Pechino hanno più volte respinto tali accuse: la Cina sostiene che gli Stati Uniti stiano semplicemente utilizzando queste affermazioni come pretesto per il proprio potenziamento militare nell’Artico. Anche la Russia ha ribadito che proteggerà i propri interessi nella regione, pur non avendo alcun ruolo nella controversia sulla Groenlandia.
Nel suo articolo di lunedì Lavrov ha dichiarato che la Russia è innanzitutto interessata a «preservare l’Artico come area di pace e cooperazione», accusando al contempo la NATO di «spingere la regione verso la militarizzazione».
«Sono in corso intensi preparativi militari nelle immediate vicinanze dei nostri confini settentrionali. La NATO sta conducendo esercitazioni militari su larga scala che coinvolgono paesi non regionali e sta introducendo nuove componenti del suo sistema di comando e controllo», ha affermato il ministro.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
A febbraio i Paesi della NATO hanno svolto esercitazioni concentrate sulla Groenlandia e sull’Artico in generale, con la partecipazione in particolare di aerei da guerra svedesi e danesi. A marzo il blocco ha organizzato una vasta esercitazione militare in Norvegia e Finlandia, due Stati nordici confinanti con la Russia, che ha coinvolto complessivamente 32.500 soldati provenienti da 14 Stati membri.
Le truppe si sono addestrate sul territorio di entrambi i Paesi, nonché «in mare e in aria», in «condizioni artiche estreme», in quella che le forze armate norvegesi hanno definito la «più grande esercitazione militare del paese nel 2026».
La scorsa settimana, le forze statunitensi, britanniche e norvegesi hanno avviato un’ulteriore esercitazione sull’isola norvegese di Jan Mayen. L’operazione intende integrare «sensori multinazionali, nodi di comando e controllo e fuoco di precisione in una rete di ingaggio congiunta», secondo un comunicato del Corpo dei Marines degli Stati Uniti.
Jan Mayen, remota isola vulcanica situata a 1.000 chilometri dalla Norvegia continentale, è descritta dal think tank US Naval Institute come una posizione strategica nel corridoio Groenlandia-Islanda-Regno Unito, un «punto di strozzatura contro l’ingresso nell’Oceano Atlantico delle forze navali russe», e in particolare della sua Flotta del Nord.
«I membri della NATO e altri Paesi occidentali non nascondono le loro vere motivazioni, dichiarando apertamente l’intenzione di trasformare l’Artico in un nuovo fronte per contrastare lo sviluppo della Russia e dei suoi partner affini», ha dichiarato Lavrov, commentando gli sviluppi e avvertendo che un simile approccio «aumenta il rischio di incidenti che potrebbero innescare uno scontro armato con conseguenze potenzialmente disastrose».
Il ministro degli Esteri ha inoltre sostenuto che la NATO e l’UE non solo costituiscono una «minaccia diretta» alla sicurezza russa, ma tentano anche di «minare i legittimi diritti della Russia nella cooperazione internazionale» colpendo i suoi partner con sanzioni che incidono in particolare sui progetti artici. Ha indicato Cina e India come partner fondamentali di Mosca nella regione.
L’UE ha colpito la Russia con numerose serie di sanzioni, comprese restrizioni mirate specificamente allo sviluppo di giacimenti di petrolio e gas nell’Artico. Le misure sono state pensate per limitare l’accesso di Mosca alle tecnologie necessarie per le trivellazioni in acque profonde e l’estrazione di risorse artiche, nonché per restringere i finanziamenti destinati a tali progetti.
Secondo un rapporto di aprile dell’Istituto per gli studi Cina-America, le sanzioni hanno reso più complessa la collaborazione artica tra Mosca e Pechino, poiché le aziende cinesi temono di poter essere oggetto di restrizioni secondarie qualora investano in progetti congiunti di grandi dimensioni.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Tuttavia, nonostante la NATO tenti di trasformare l’Artico in un nuovo fronte, Lavrov ha ribadito che Mosca è disposta a collaborare «con tutti i paesi stranieri che dimostrino una mentalità costruttiva e una reciproca disponibilità» a rispettare gli interessi della Russia.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa Nikolaj Patrushev, consigliere di punta di Vladimir Putin e presidente del Consiglio Marittimo della Russia, aveva lanciato un avvertimento contro il tentativo dell’Occidente di bloccare la Russia militarizzando le acque del Baltico, dell’Artico e del Pacifico settentrionale.
Nell’Articolo la Russia dispone di un poligono nucleare nel territorio della Novaja Zemlja. L’anno scorso in ambiente artico Mosca ha testato pure, all’interno delle esercitazioni militari Zapad-2’25, un missile da crociera ipersonico avanzato.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Militaria
Francia e Germania litigano per il progetto del nuovo carro armato europeo
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Militaria
Attacco Houthi all’aeroporto di Riad: almeno 12 morti e oltre 300 feriti
Un attacco degli Houthi all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, avvenuto sabato, ha causato la morte di 12 persone, tra cui un cittadino americano, e il ferimento di altre 309, come ha confermato domenica l’Autorità generale per l’aviazione civile dell’Arabia Saudita (GACA).
L’autorità aeronautica saudita ha precisato che tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri: due bengalesi e uno ciascuno proveniente da Stati Uniti, Egitto, Giordania, Siria, Palestina e Sudan. Alcuni dei 309 feriti restano in condizioni critiche, ha aggiunto la GACA, precisando che l’entità dei danni all’aeroporto è ancora in fase di valutazione.
L’attacco arriva quasi una settimana dopo che il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita ha lanciato una vasta offensiva per riconquistare il territorio dagli Houthi, appoggiati dall’Iran, comprese aree vicino allo stretto strategico di Bab el-Mandeb. Le forze a guida saudita hanno appoggiato l’operazione con raid aerei, mentre gli Houthi hanno risposto con attacchi missilistici e di droni contro obiettivi in Arabia Saudita, tra cui l’aeroporto internazionale di Riad .
Footage from Terminal 3 of King Khalid Intl. Airport, Riyadh, following an Ansarallah ballistic missile strike. pic.twitter.com/MoaFKmHR7B
— Tabz (@TabzLIVE) October 10, 2026
First video released from the Houthi missile impact site at Terminal 3 of King Khalid International Airport in Riyadh, Saudi Arabia.
Debris can be seen scattered on the ground, several people can also be glimpsed lying on the ground amidst the smoke. pic.twitter.com/E0p3whcE24
— MoloMonitor 🇮🇹 (@MoloWarMonitor) October 10, 2026
Videos shared with us show that around two hours ago, the fire alarm went off at King Khalid International Airport in Riyadh. Blood can also be seen on the ground, along with a large emergency response at the scene. pic.twitter.com/ur6KM0Kpqn
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) October 10, 2026
Sostieni Renovatio 21
Un missile ha colpito l’edificio che ospita due terminal usati per i voli nazionali, ha riferito l’AP citando un funzionario regionale che ha parlato in anonimato. Alcuni video sui social media sembravano mostrare una colonna di fumo sopra il Terminal 3 dopo l’impatto. Almeno 316 voli da e per l’aeroporto di Riyadh sono stati cancellati sabato, secondo Flightradar24. L’ambasciata statunitense e altre missioni diplomatiche occidentali hanno invitato i propri cittadini a evitare l’aeroporto e hanno avvertito di possibili gravi disagi ai viaggi.
Interrogato sulla possibilità che le forze americane si unissero agli attacchi sauditi contro gli Houthi, il presidente Donald Trump ha risposto ai giornalisti: «Potremmo farlo. Valuteremo la cosa».
Dal 2015 l’Arabia Saudita conduce una campagna militare contro gli Houthi. Le ostilità si sono in gran parte attenuate dopo un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite nel 2022, per poi riaccendersi a luglio di quest’anno in seguito a un attacco all’aeroporto di Sana’a da parte delle forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita.
A settembre gli scontri si sono intensificati ulteriormente: gli Houthi hanno ottenuto i maggiori successi territoriali degli ultimi anni, conquistando il porto strategico di Mocha ed estendendo il controllo lungo la costa del Mar Rosso e intorno a Bab el-Mandeb, via marittima internazionale di primaria importanza. Mohammed al-Bukhaiti, alto funzionario e portavoce del gruppo yemenita noto anche come Ansar Allah, ha rivendicato l’attacco in un’intervista ad un’emittente governativa russa , affermando che l’obiettivo era costringere l’Arabia Saudita ad accettare una «pace globale e permanente» e la fine della guerra e del blocco reciproco.
Al-Bukhaiti ha accusato Riad di aver distrutto le infrastrutture civili dello Yemen negli ultimi 12 anni, tra cui aeroporti, porti, scuole, ospedali, mercati e persino sale per matrimoni e funerali. Ha detto che gli Houthi stanno ora rispondendo per le rime agli attacchi sauditi, ma ha insistito che le operazioni mirano a fare pressione sui leader sauditi perché accettino un accordo di pace duraturo, non sono mosse da vendetta.
«Le nostre operazioni militari in profondità nel territorio saudita continueranno e non termineranno se non con la distruzione di tutte le infrastrutture saudite appartenenti al governo», ha avvertito, indicando in particolare installazioni militari, aeroporti, porti e altre infrastrutture vitali.
Gli attacchi Houthi agli aeroporti sauditi iniziarono dopo l’intervento della coalizione guidata da Riad in Yemen, nel marzo 2015. Nei primi anni gli attacchi si concentrarono soprattutto sulle aree di confine, con razzi e colpi di artiglieria verso Najran e Jizan. Il salto di qualità arrivò il 4 novembre 2017, quando un missile balistico fu intercettato nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Fu la prima volta che gli Houthi mostrarono di poter colpire la capitale, e Riad rispose con un irrigidimento del blocco su porti e spazio aereo yemeniti.
Il periodo più intenso fu il 2019. A giugno l’aeroporto di Abha, scalo regionale usato da molti civili e pendolari, fu colpito da un missile da crociera che ferì decine di persone, e un secondo attacco, pochi giorni dopo, causò un morto e una ventina di feriti. Nei mesi seguenti Abha e Jizan subirono ripetuti lanci di droni e missili.
Aiuta Renovatio 21
Dopo una fase più rarefatta nel 2020, gli attacchi si intensificarono con l’offensiva Houthi su Marib. Nel febbraio 2021 un drone provocò un incendio su un aereo civile a Abha, e ad agosto e settembre dello stesso anno altri attacchi sullo stesso scalo ferirono diversi passeggeri e danneggiarono velivoli. Nell’ottobre 2021 toccò all’aeroporto di Jizan, con circa dieci feriti.
Riad dichiarò di aver intercettato la gran parte dei proiettili, ma i detriti e i colpi andati a segno bastarono a sospendere voli e a suscitare condanne internazionali, perché colpire infrastrutture civili è vietato dal diritto umanitario. La tregua dell’aprile 2022 ridusse drasticamente gli attacchi.
Come riportato da Renovatio 21, le violenze tra sauditi e Houthi sono riesplose a luglio, quando il governo di Aden, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha colpito un aeroporto di Sana’a, città controllata dagli Houthi.
Gli Houthi hanno risposto con attacchi contro obiettivi sauditi, mentre i jet sauditi hanno ripreso i raid aerei su larga scala sullo Yemen. La scorsa settimana, le forze Houthi hanno attraversato la costa occidentale dello Yemen, conquistando la città portuale di Mocha e consolidando il loro controllo sullo stretto di Bab el-Mandeb.
Tre settimane fa gli Houthi avevano rivendicato l’abbattimento di un caccia saudita.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Vanquish0 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Militaria
L’esercito USA trasmetterà in diretta streaming un’esecuzione tramite fucilazione
Posobiec: Has Nidal Hasan made any final request?
Hegseth: Don’t care. pic.twitter.com/xItPk45NvR — Clash Report (@clashreport) October 8, 2026
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione2 settimane faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Vaccini2 settimane faPiano di Moderna di testare i vaccini a mRNA contro COVID e influenza su 410.000 anziani: una «catastrofe annunciata»
-



Occulto1 settimana faConsiglio comunale si apre con la preghiera «Ave Satana»
-



Salute2 settimane faI malori della 40ª settimana 2026
-



Immigrazione2 settimane faLa Francia sconvolta dall’anarcotirannia scolastica
-



Politica2 settimane faAssassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
-



Epidemie1 settimana faVirus della peste fuggito da un laboratorio in Siberia?
-



Vaccini2 settimane faCalendari vaccinali infantili nei diversi Paesi











