Economia
L’anticapitalismo di Padre Charles Coughlin, il vero microfono di Dio e della giustizia sociale
Il filone più interessante della Destra del ‘900 è indubbiamente quello anticapitalista. Nel volume del professor Giorgio Galli con Luca Gallesi, L’Anticapitalismo di destra (Oaks Editrice, 2019) le ultime pagine del libro sono dedicate a Charles Edward Coughlin, un prete cattolico nordamericano. La collocazione politica di questo sacerdote non è soggetta ad alcun dubbio da parte delle poche fonti che parlano di lui, che riportano invariabilmente le accuse di essere stato un ammiratore di Hitler, di Mussolini, dei militaristi giapponesi, di aver addirittura rapporti con il Ku Klux Klan e, peggio di tutto, di essere antisemita.
Nella storia invece della Chiesa Cattolica in America, padre Coughlin è ricordato per essere stato – insieme a monsignor Fulton Sheen – il primo a comprendere l’importanza dei media per fare testimonianza della fede. Le sue trasmissioni radiofoniche avevano un seguito enorme, ogni settimana 30 milioni di americani lo ascoltavano, e le lettere che riceveva erano 80.000 alla settimana.
Nella storia invece della Chiesa Cattolica in America, padre Coughlin è ricordato per essere stato – insieme a monsignor Fulton Sheen – il primo a comprendere l’importanza dei media per fare testimonianza della fede. Le sue trasmissioni radiofoniche avevano un seguito enorme, ogni settimana 30 milioni di americani lo ascoltavano, e le lettere che riceveva erano 80.000 alla settimana
Ma le sue trasmissioni non erano solo devozionali o spirituali: padre Coughlin parlava di giustizia sociale, di socialismo e capitalismo, del potere delle banche. Era quindi seguito anche da chi non era cattolico, ma trovava nelle posizioni controcorrente del sacerdote un punto di riferimento e un faro di luvce nelle questioni sociali e politiche. Padre Charles Edward avrebbe potuto diventare un grande leader politico, ma era innanzitutto un sacerdote, un prete autentico preoccupato della cura d’anime, e quindi non assunse mai ruoli politici. In compenso, come vedremo, fu pugnalato alle spalle dal Vaticano stesso.
La storia di padre Coughlin inizia nel 1891 ad Hamilton, Ontario, Canada, dove viene alla luce questo figlio di poveri immigrati irlandesi sfuggiti alla terribile miseria in cui l’occupazione inglese aveva ridotto l’Isola. Viene chiamato Charles Edward, i nomi dell’ultimo Principe della dinastia degli Stuart che aveva cercato nel ‘700 di liberare Scozia e Irlanda. Cresce nel clima di profonda religiosità tipica degli irlandesi, e fin da ragazzo avverte la vocazione religiosa. Entra a far parte della Congregazione dei padre Basiliani, e viene ordinato prete a Toronto nel 1916.
Qualche anno dopo, il Vaticano chiede all’ordine religioso una modifica dei propri statuti e della regola. Padre Coughlin sembra non ritrovarsi più in queste modifiche, e decide di lasciare l’ordine. Diventa dunque un sacerdote diocesano, ma allo stesso tempo decide anche di lasciare il Canada. Varca dunque il confine e viene incardinato nell’arcidiocesi di Detroit, la grande città del Michigan dove sta esplodendo il fenomeno industriale della Ford.
Padre Coughlin viene mandato in diverse parrocchie, popolate da poveri immigrati per o più come lui di origine irlandese. Nel 1925 il vescovo gli chiede di fondare una nuova parrocchia, alla periferia della città di Royal Oak. È un quartiere dove i cattolici – piccola minoranza –non hanno ancora una chiesa. In un anno Padre Coughlin riesce ad edificare un santuario, che verrà dedicato al Piccolo Fiore, ovvero santa Teresa di Lisieux.
Il sacerdote possedeva un eloquio straordinario, capace di toccare il cuore degli ascoltatori, ma anche una lucida, acuta visione dei problemi economici, politici, sociali. Si era nel 1929, ed era iniziata la Grande Depressione. Un Grande Reset economico che si lasciò dietro una scia di lacrime, sangue, miseria e disperazione
Mentre il sacerdote sta lavorando alla costruzione della chiesa, avviene un episodio che sarà fondamentale per la vita e il destino del giovane sacerdote: la piccola comunità cattolica viene aggredita dai militanti del Ku Klux Klan, l’organizzazione razzista che agli inizi del ‘900 aveva spostato l’oggetto del proprio odio dai neri ai cattolici. Dopo l’aggressione, un’emittente radiofonica locale decide di concedere spazio a Padre Charles perché possa raccontare quello che è accaduto e difendere il suo piccolo gregge. Questa trasmissione rivelò la straordinaria capacità comunicativa del sacerdote. L’emittente chiese al padre di continuare la collaborazione, tenendo una propria rubrica che divenne seguitissima.
Da lì a poco tempo, padre Coughlin venne contattato da una delle principali emittenti del Paese, la CBS, che gli chiese di proseguire sulle proprie frequenze le sue trasmissioni che riscuotevano sempre più successo. Il sacerdote possedeva un eloquio straordinario, capace di toccare il cuore degli ascoltatori, ma anche una lucida, acuta visione dei problemi economici, politici, sociali. Si era nel 1929, ed era iniziata la Grande Depressione. Un Grande Reset economico che si lasciò dietro una scia di lacrime, sangue, miseria e disperazione. Alla radio la voce di Padre Coughlin risuonava come una speranza, una delle pochissime che restassero.
Agli inizi, Coughlin, fu un sostenitore di Franklin Delano Roosevelt, poi ne divenne in seguito un severo critico, soprattutto per l’eccessiva connivenza del presidente statunitense verso i banchieri. La visione politico-economica di padre Coughlin coniugava un forte accento sulla contrapposizione tra economia reale e finanza, con la prima vista duramente danneggiata dal prevalere della seconda, all’approfondito richiamo a temi quali la giustizia sociale e il lavoro, a suo parere sottratti alla maggior parte della popolazione statunitense dagli eventi politici ed economici che avevano portato alla Grande Depressione.
Il pensiero che Padre Coughlin sviluppò in quegli anni ricorda molto quello del Distributismo di Chesterton e Belloc. Di fronte all’aumento della povertà in tutta l’America, al crollo dell’occupazione e all’aumento dell’incertezza sociale, ben visibile nel Michigan del tempo, Coughlin iniziò la sua radicale denuncia degli eccessi del capitalismo per cui divenne popolare
Il pensiero che Padre Coughlin sviluppò in quegli anni ricorda molto quello del Distributismo di Chesterton e Belloc. Di fronte all’aumento della povertà in tutta l’America, al crollo dell’occupazione e all’aumento dell’incertezza sociale, ben visibile nel Michigan del tempo, Coughlin iniziò la sua radicale denuncia degli eccessi del capitalismo per cui divenne popolare.
Era l’idea che il popolo fosse letteralmente relegato a un ruolo servile. Lo Stato servile era stato il lucidissimo saggio del 1911 con cui Hilaire Belloc aveva posto le basi del movimento del Distributismo.
Un concetto che riprendeva quello che il cattolico libertario Alexis de Toqueville aveva scritto nell’Ottocento: «vedo una folla innumerevole di uomini simili ed eguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri con cui saziano il loro animo. Ciascuno di questi uomini vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri: i figli e gli amici costituiscono per lui tutta la razza umana; quanto al resto dei concittadini, egli vive al loro fianco ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso».
Ciò che aveva sconvolto e distrutto l’antico assetto socio-economico formato da piccoli proprietari tutelati da associazioni di categoria, era stato l’irrompere nella storia del capitalismo, con le sue premesse non solo economiche e filosofiche, ma anche e soprattutto teologiche. Esso per Belloc non è una conseguenza del progresso industriale, come sostenuto dalla critica marxista, ma una mentalità, o un’etica. “Il sistema industriale è stato una derivazione del capitalismo e non la sua causa. (…) Il danno derivò dal fatto che l’Inghilterra, il vivaio del sistema industriale, era già preda di una ricca oligarchia prima che avesse inizio la serie di grandi scoperte.”
Alexis de Toqueville aveva scritto nell’Ottocento: «vedo una folla innumerevole di uomini simili ed eguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri con cui saziano il loro animo. Ciascuno di questi uomini vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri: i figli e gli amici costituiscono per lui tutta la razza umana; quanto al resto dei concittadini, egli vive al loro fianco ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso»
Le cause vanno ricercate nella Riforma protestante che si afferma in Inghilterra dall’alto per la volontà di Enrico VIII. Per Belloc ci sono dunque solo tre regimi sociali che possono rimpiazzare il capitalismo: la schiavitù, il socialismo, la proprietà, e quest’ultima – la massima diffusione della proprietà, come era stato sostenuto da papa Leone XIII nella prima enciclica sociale della Chiesa, la Rerum novarum – era la via da imboccare. «Per dare soluzione al problema del capitalismo bisogna liberarsi dell’appannaggio a pochi della proprietà, o della libertà, oppure di entrambi».
Se lo Stato servile è la prospettiva alla quale è avviata la società, a ciò si oppone solo una tradizione morale cristiana che in Europa ha avuto la sua storia, il suo radicamento e che sopravvive ancora.
Non il socialismo, poiché i riformatori socialisti non offrono proposte capaci di modifiche sostanziali, sia per una intrinseca debolezza del socialismo «umanista» e idealista, sia per l’altro tipo di socialismo, quello «pianificatore» che in nome del pragmatismo e della ricerca del potere non si indigna particolarmente dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ma gli interessa solo far funzionare i membri della società, applicando gli schemi collettivisti programmati in cui si chiede il massimo dell’ordine. Inevitabilmente anche lo Stato socialista imbocca la deriva dello Stato servile.
Se Belloc aveva visto nell’utopia collettivista la premessa dello Stato tecnocratico e propone la dottrina sociale della Chiesa come sola autentica alternativa, fondata sui principi di solidarietà, di sussidiarietà e del bene comune, anche Coughlin propone nell’America degli Anni ’30 una dottrina che ripudia sia l’individualismo capitalista che nega la natura sociale dell’uomo e vede nella società solo un’associazione utilitaristica in vista degli interessi da tutelare, sia il collettivismo statalista che spoglia la persona della propria dignità di creatura, per ridurla ad oggetto dei processi sociali ed economici.
Belloc aveva visto nell’utopia collettivista la premessa dello Stato tecnocratico e propone la dottrina sociale della Chiesa come sola autentica alternativa, fondata sui principi di solidarietà, di sussidiarietà e del bene comune: «per dare soluzione al problema del capitalismo bisogna liberarsi dell’appannaggio a pochi della proprietà, o della libertà, oppure di entrambi»
Belloc denuncia i fenomeni della proletarizzazione di massa e della concentrazione capitalistica, della pianificazione economica di massa così come l’assoluta competizione del mercato. Quello per cui il sacerdote di origini irlandesi si batte è la Giustizia Sociale.
Coughlin denunciava l’usura, la speculazione finanziaria fine a se stessa, lo slegamento del profitto dall’economia reale che aveva creato la crisi. Nelle sue predicazioni non mancava di operare una profonda opera di informazione della popolazione sui versanti meno noti dell’inizio del cataclisma finanziario, su quali inganni fossero stati messi in atto per provocarlo, su quali fossero a suo dire stati i veri colpevoli della miseria dei cittadini, su quali fossero i principii di una sana economia.
Il rapporto individuo-società, libertà personale-ordinamento civile, ovvero persona-stato, è uno dei nodi cruciali della modernità.
Così come Belloc lo aveva affrontato alla radice, identificando nello Stato servile la vera dimensione del problema, in fondo rievocando l’analisi perfetta del cardinale inglese Manning che ogni conflitto umano è un conflitto teologico, ovvero che il dramma della modernità è nella scelta tra Dio e gli idoli, tra la civiltà cristiana e il nuovo paganesimo che adora potere, denaro e lussuria, così su questi temi intervenne anche Coughlin. Intervenne non con l’aplomb dell’accademico, ma con una passione che si potrebbe definire populista.
Coughlin denunciava l’usura, la speculazione finanziaria fine a se stessa, lo slegamento del profitto dall’economia reale che aveva creato la crisi. Nelle sue predicazioni non mancava di operare una profonda opera di informazione della popolazione sui versanti meno noti dell’inizio del cataclisma finanziario, su quali inganni fossero stati messi in atto per provocarlo, su quali fossero a suo dire stati i veri colpevoli della miseria dei cittadini, su quali fossero i principii di una sana economia.
Chesterton in un saggio del 1926, l’anno in cui Padre Charles aveva iniziato le sue trasmissioni radiofoniche, intitolato La nuova eresia, aveva scritto, dopo aver visitato gli Stati Uniti, che «la follia di domani non è a Mosca, bensì a Manhattan».
Padre Coughlin fece appello all’America profonda, popolare, della working class delle grandi città come all’America rurale. I punti fermi della dottrina sociale predicata da Coughlin erano: il diritto dei singoli e delle famiglie alla proprietà; il primato del lavoro sul capitale; il diritto ad una giusta gratificazione economica; una equa distribuzione della proprietà.
Il manifesto delle idee di Padre Charles fu il libro Il denaro! Domande e risposte, pubblicato nel 1936 a cura della National Union for Social Justice, movimento di cui Coughlin era stato tra i fondatori. Un libro tradotto ed edito in Italia nel fatidico 2020 dalle Edizioni Mimesis. Un libro dove non si ha alcun riscontro delle accuse mosse al sacerdote: fascismo, filonazismo, antisemitismo.
Se non c’è assolutamente nulla di tutto questo (del resto Padre Coughlin smentì sempre di essere antisemita), questo saggio, scritto nella forma «catechetica» cattolica di un tempo, cioè con domande e relative risposte, fu un vero appello a quello che Coughlin chiamò «il popolo oppresso d’America», e si colloca nella tradizione patriottica del populismo nordamericano.
Il suo sostegno politico a Roosevelt fino al 1934, la sua ostilità successiva al New Deal, l’appoggio al Governatore della Louisiana Huey Long (assassinato nel 1935), la sua opposizione all’entrata in guerra degli Stati Uniti, si collocano nel quadro di quella tradizione. Su tale base e sulla efficace forma, come detto quasi catechistica, di domande e risposte, vengono documentati i mali di un sistema creditizio che era diventato una colossale truffa, con la creazione dal nulla, da parte di banchieri privati, di denaro destinato a finanziare l’economia produttiva, ma usato solo a fini speculativi.
Chesterton: «la follia di domani non è a Mosca, bensì a Manhattan».
Il libro, come sottolinea Giorgio Galli nella prefazione all’edizione italiana, uscì in un 1936 ricco di eventi: in marzo Hitler aveva rimilitarizzato la Renania e poi annunciato le prime leggi razziali. In marzo Mussolini aveva fondato il nuovo impero di Roma, mentre il Giappone minacciava la Cina (che invaderà l’anno dopo); in agosto erano iniziati a Mosca i processi coi quali Stalin sterminerà la vecchia guardia leninista, lo stesso mese che vide a Berlino l’inizio delle Olimpiadi, che sanzionarono il rinnovato prestigio della Germania.
Coughlin non si occupò di tutto questo. A nome dell’Unione Nazionale per la Giustizia Sociale, da lui fondata, esorta i suoi concittadini: «Dovete agire come gli apostoli che hanno scoperto la verità. Dovete diffondere il vangelo della libertà finanziaria anche a costo della vostra stessa vita. Guardate il piede dell’oppressore in Russia che calpesta la libertà! Visualizzate i milioni di persone irrigimentate in Germania e in Italia!»(p. 177) .
«Dovete agire come gli apostoli che hanno scoperto la verità. Dovete diffondere il vangelo della libertà finanziaria anche a costo della vostra stessa vita. Guardate il piede dell’oppressore in Russia che calpesta la libertà! Visualizzate i milioni di persone irrigimentate in Germania e in Italia!»
Il suo linguaggio, schietto e diretto, come quando chiama «internazionalisti» i banchieri apolidi internazionali, oppure quando, spiegando la sua opposizione a Rooosevelt dopo il 1934, lo paragona a Lenin, e si pone la domanda: «il cosiddetto New Deal, attraverso il Golden Bill del 1934, e il Banking Act del 1935, ci porta verso la giustizia sociale o verso il Leninismo?», per rispondere:
«Con la completa privatizzazione centralizzata della coniatura e la regolamentazione del denaro nelle mani dei banchieri internazionali e creando debiti inutili per il mantenimento di questi banchieri, ci ha condotto verso il Leninismo, al quale contrappone “la dottrina della democrazia, la dottrina dell’americanismo” » (p. 134).
Coughlin pone una distinzione basata su quella fondamentale differenza tra capitale onesto e capitale moderno:
«Ci sono due tipi di capitalismo, vale a dire il capitalismo onesto e quello moderno. Il capitalismo onesto usa la proprietà allo scopo di produrre ricchezza per i suoi proprietari e per il benessere della società. Il capitalismo moderno non solo usa la proprietà di altri per produrre ricchezza, ma concentra la ricchezza nelle mani di pochi e permette prestiti fittizi di denaro a fini distruttivi» (p. 111), tanto da giustificare la domanda: «qual è oggi la principale attività criminale dei creatori di moneta privati?», con la risposta: «oggi la principale attività criminale dei creatori di moneta privati è l’alterazione della totalità della moneta in circolazione in modo da modificare i livelli dei prezzi e quindi manipolare il potere della moneta di ripagare i debiti» (p. 167).
«Oggi la principale attività criminale dei creatori di moneta privati è l’alterazione della totalità della moneta in circolazione in modo da modificare i livelli dei prezzi e quindi manipolare il potere della moneta di ripagare i debiti»
A proposito dell’ipotizzato antisemitismo di Coughlin, va detto che in tutto questo libro i banchieri «internazionalisti» non vengono mai identificati come ebrei o con una prevalenza giudaica; i Rothschild sono citati solo due volte, per le loro opinioni di banchieri e senza giudizi su di loro.
La cruciale distinzione tra il capitalismo «onesto» e quello «moderno», si può tradurre come capitale prima e dopo la finanziarizzazione e questo suggerisce un confronto tra Coughlin e Marx.
Il giudizio del pensatore cattolico è chiaro: «Karl Marx ha mai attaccato i privilegi della creazione di denatro privato e i banchieri internazionali? No, il suo intero sistema non propone l’abolizione del potere illecito di creare e distruggere il denaro privato, bensì il suo consolidamento sotto un sistema di completo dominio economico politico e religioso sul mondo intero da parte di pochi internazionalisti» (p. 105).
La cruciale distinzione tra il capitalismo «onesto» e quello «moderno», si può tradurre come capitale prima e dopo la finanziarizzazione e questo suggerisce un confronto tra Coughlin e Marx
Per esaminare il percorso intellettuale di Marx, va detto che egli poteva studiare solo il capitalismo produttivo («onesto», cioè prima della involuzione finanziaria) , e che, poiché ne vedeva l’epicentro spostarsi negli Stati Uniti, stanco di attendere invano la rivoluzione socialista in Europa, pensò di spostarvi la sua Prima Internazionale. Ma fu dal suo «intero sistema» che derivò la prima analisi del processo di finanziarizzazione, Il capitale finanziario (terza edizione italiana, Feltrinelli, 1976), di Rudolf Hilferding (geniale come teorico, mediocre come ministro dell’economia di Weimar).
Ma l’Internazionale fu sciolta, e negli Stati Uniti il marxismo non attecchì, forse vi è più vivo oggi, a livello accademico, se non politico: si veda come esemplare Per un nuovo socialismo e una reale democrazia – Come essere anticapitalisti nel XXI secolo (edizione italiana Punto Rosso 2018) di Elik Olin Wright , di orientamento marxista.
L’anticapitalismo di destra di Coughlin, con La dottrina della democrazia, la dottrina dell’americanismo, non riuscì a fermare sul nascere l’ascesa delle grandi multinazionali che Coughlin aveva profeticamente individuato in tutta la loro pericolosità. E a mettere fuori gioco lo straordinario sacerdote apostolo della Dottrina Sociale fu Roosevelt con l’appoggio e l’intervento determinante del Vaticano.
Per impedire che si realizzassero gli obiettivi di Roosevelt, il sacerdote fu tra i fondatori , con Charles Lindbergh e il senatore Wheeler, dei comitati «America First»
Il riformismo moderato del New Deal aveva esaurito il rilancio dell’economia americana nel 1937. Il secondo mandato di Roosevelt si imperniò dunque sul riarmo, sulla trasformazione in quello che egli definiva «arsenale della democrazia», nella preparazione alla guerra. Coughlin la previde, e ripose molte sue speranze in Long, protettore dei «bianchi poveri» del Sud post-schiavista; per impedire che si realizzassero gli obiettivi di Roosevelt, il sacerdote fu tra i fondatori , con Charles Lindbergh e il senatore Wheeler, dei comitati «America First» (slogan che sarebbe stato ripreso con successo, oltre mezzo secolo dopo, da Donald Trump, che da presidente, per la sua condiscendenza ai banchieri, avrebbe certamente deluso il nostro autore, come lo aveva deluso Roosevelt).
Si assiste, nel 1941, al paradosso di un Paese che entra in guerra per difendere democrazia e libertà di parola nel mondo intero e, intanto, la mutila in casa propria. Fu vietato a Coughlin di parlare alla radio, mentre lo ascoltavano milioni di persone. Per farlo tacere Roosevelt fece ricorso ai suoi contatti col mondo cattolico, lui che pure era radicalmente protestante. Cercò di esercitare pressioni sull’arcivescovo di Detroit Michael Gallagher, che però difese strenuamente il proprio sacerdote.
Poi, nel 1939 divenne arcivescovo di New York Francis Joseph Spellman, un sacerdote che aveva lavorato a Roma alla Segreteria di Stato, dove era diventato amico del cardinale Pacelli. Una volta salito al soglio Pontificio, Pio XII tra le primissime nomine fece arcivescovo di New York e quindi cardinale Spellman, che era su posizioni conservatrici, affini a quelle del Santo Padre.
Fu vietato a Coughlin di parlare alla radio, mentre lo ascoltavano milioni di persone. Per farlo tacere Roosevelt fece ricorso ai suoi contatti col mondo cattolico, lui che pure era radicalmente protestante
Spellman fu usato da Roosevelt, con il quale entrò subito in buoni rapporti, contro padre Coughlin. L’obiettivo era chiudergli la bocca. Il Presidente non poteva sopportare le critiche che gli venivano fatte esplicitamente attraverso la radio e gli scritti di Padre Charles. Coughlin doveva essere messo a tacere, possibilmente allontanato anche dallo stato sacerdotale.
Alla fine del 1939 Spellman, sempre più vicino a Roosevelt, venne nominato dal Vaticano Responsabile dei cattolici delle Forze Armate degli Stati Uniti. Molto spesso lasciava la sua diocesi per stare in mezzo ai Berretti Verdi.
L’asse Roosevelt-Spellman-Roma schiantò Coughlin. L’occasione fu il pensionamento dell’arcivescovo Gallagher, che sempre aveva difeso Padre Charles, che venne sostituito da un uomo di Spellman, monsignor Mooney. A quel punto Coughlin poteva essere colpito e affondato per autorità del suo diretto superiore ecclesiastico. Così, nell’arco di poco tempo, gli fu impedito di parlare alla radio, di scrivere, di partecipare ad attività sociali. Fu confinato nel suo Santuario del Piccolo Fiore. E fu fortunato a non subire altri provvedimenti canonici (il sogno di Roosevelt era la riduzione allo stato laicale) solo perché con grande umiltà e obbedienza accettò di essere solo un semplice, umile parroco di una remota parrocchia del Michigan, fino a quando si ritirò nel 1966.
L’asse Roosevelt-Spellman-Roma schiantò Coughlin. Fu la fine del movimento della Social Justice. La fine del sogno di Coughlin di permeare l’anticapitalismo di destra di valori cristiani. Il sogno di fermare il nuovo capitalismo finanziario rampante
Fu la fine del movimento della Social Justice. La fine del sogno di Coughlin di permeare l’anticapitalismo di destra di valori cristiani. Il sogno di fermare il nuovo capitalismo finanziario rampante. Padre Charles si era chiesto: «queste fasi del processo di liquidazione delle Banche della Federal Reserve sono in armonia con la dottrina cristiana?». E aveva risposto: «Sì, seguono l’esempio di Cristo che rovescia i banchi dei cambiavalute e li scaccia dal Tempio. La giustizia sociale cristiana esige che a questi cambiavalute venga restituito solo quello che hanno elargito». (p. 153).
Ma il nostro aveva avvertito sin dall’inizio: «Se, da un lato, tutti gli uomini hanno diritto a pari opportunità, dall’altro non tutti hanno diritto allo stesso compenso e alla stessa ricchezza personale, poiché alcuni lavorano più duramente e in modo più intelligente di altri. Alcuni sono pigri e propensi a spendere senza misura» (p. 29).
Il fatto è che scrivendo Il denaro! Domande e risposte il filosofo cristiano non tenne conto del fatto che chi lavora più e meglio degli altri, spesso lo ritiene motivo sufficiente per spingersi ad «attività criminali» nei confronti di questi «altri».
«Queste fasi del processo di liquidazione delle Banche della Federal Reserve sono in armonia con la dottrina cristiana? Sì, seguono l’esempio di Cristo che rovescia i banchi dei cambiavalute e li scaccia dal Tempio. La giustizia sociale cristiana esige che a questi cambiavalute venga restituito solo quello che hanno elargito»
E il Vaticano darà loro ragione, censurando Coughlin e costringendolo a ritirarsi in una parrocchia isolata e a esercitarvi il suo sacerdozio fino alla morte.
Ma il libro dedicato «al popolo oppresso d’America» gli sopravvisse, così come la sua testimonianza esemplarmente dignitosa e coraggiosa.
Paolo Gulisano
Articolo previamente apparso su Ricognizioni.
PER APPROFONDIRE
Abbiamo parlato di
In affiliazione Amazon
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
L’Arabia Saudita ha annullato alcune consegne di greggio destinate all’Europa dopo una serie di attacchi con droni che ha imposto la chiusura del suo oleodotto strategico Est-Ovest, lo riporta l’agenzia Reuters.
Si accresce così la tensione sulle forniture mondiali di petrolio in un quadro di instabilità che mette a rischio le infrastrutture energetiche in Medio Oriente e Nord Africa.
Secondo Reuters, Riad avrebbe comunicato ai clienti europei che alcune partenze di greggio previste per fine settembre verranno cancellate, mentre le operazioni di imbarco nel porto di Yanbu sul Mar Rosso sono state sospese, secondo fonti del settore petrolifero e marittimo. Saudi ARAMCO, la principale compagnia petrolifera del Regno, ha evitato di commentare.
Sostieni Renovatio 21
L’interruzione arriva dopo gli attacchi dei droni che hanno danneggiato l’oleodotto Est-Ovest, che collega le principali zone di produzione petrolifera orientali dell’Arabia Saudita a Yanbu sul Mar Rosso. Riad ha attribuito gli assalti a una milizia irachena.
Negli ultimi sei mesi questa rotta era divenuta particolarmente rilevante perché consentiva al greggio saudita di evitare lo Stretto di Ormuzzo, dove la navigazione è stata gravemente ostacolata dal conflitto con l’Iran. La sua interruzione rende Riad sempre più dipendente dalle esportazioni attraverso il Golfo, in un momento in cui il traffico ordinario di petroliere via Ormuzzo resta limitato.
Secondo Reuters, gli operatori di mercato si aspettano che l’Arabia Saudita cerchi di far passare maggiori volumi di greggio attraverso lo stretto tramite le cosiddette «spedizioni occulte», analoghe a quelle usate dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Iraq. Tali spedizioni hanno consentito ai produttori del Golfo di esportare una quantità stimata tra i 7 e i 9 milioni di barili al giorno, pari a circa il 30-40% dei volumi precedenti al conflitto, secondo i dati di navigazione.
La contrazione dell’offerta ha già spinto al rialzo i prezzi. Martedì i future sul Brent si attestavano intorno ai 108 dollari al barile, mentre i carichi fisici in Europa risultavano sensibilmente più cari, con il Brent di riferimento a circa 122 dollari al barile, secondo i dati LSEG citati da Reuters.
La Polonia è tra i Paesi che subiscono pressioni immediate. La raffineria statale Orlen sta cercando in fretta carichi sostitutivi dal Mare del Nord e da altri fornitori, secondo quanto riferito da Reuters da cinque fonti del settore.
Nel 2022 Saudi ARAMCO è diventata il principale fornitore di greggio di Orlen e oggi copre circa il 40% del suo fabbisogno, contribuendo a far cessare la dipendenza polacca dal petrolio russo, ma lasciando il Paese fortemente esposto a interruzioni nelle forniture saudite.
La pressione sulle infrastrutture di esportazione saudite cresce nel quadro dei rinnovati scontri con gli Houthi yemeniti. Il gruppo ha lanciato missili balistici e droni contro obiettivi all’interno del regno, mentre l’Arabia Saudita ha ripreso i raid aerei in Yemen. Le autorità saudite hanno dichiarato che 13 civili sono rimasti feriti negli attacchi di lunedì a Khamis Mushait, Abha e Taif.
Sono scattati allarmi antiaerei in tutto il sud dell’Arabia Saudita per il timore di ulteriori assalti. Il rischio è particolarmente elevato intorno a Jizan, dove si trovano importanti infrastrutture energetiche saudite, tra cui una grande raffineria.
L’escalation sta contemporaneamente gravando sulla rotta del Mar Rosso. Gli Houthi hanno ampliato la loro presenza lungo la costa occidentale dello Yemen e si sono impadroniti di un territorio strategico vicino allo stretto di Bab al-Mandeb, attraverso il quale le navi devono transitare tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden.
Aiuta Renovatio 21
La crescente pressione sul Paese espone l’Arabia Saudita a rischi su entrambi i versanti della penisola arabica: Ormuzzo resta gravemente compromesso a Est, mentre le infrastrutture e le rotte marittime usate per aggirarlo sono sempre più vulnerabili agli attacchi a Ovest.
Il problema potrebbe risultare particolarmente serio per l’Europa, che contemporaneamente affronta un’altra interruzione delle forniture in Libia.
La National Oil Corporation (NOC) libica ha dichiarato martedì che la produzione e le operazioni sono state interrotte nei giacimenti di Hamada e Al-Tahara e nella stazione NC5 dopo che i membri della Guardia degli Impianti Petroliferi hanno chiuso con la forza una valvola sull’oleodotto principale Hamada-Zawiya. La chiusura ha provocato un improvviso aumento di pressione nel punto di connessione di Tahara e ha costretto tutti e tre gli impianti a sospendere le attività.
La NOC ha avvertito che potrebbe dichiarare la forza maggiore se la valvola restasse chiusa o se le interruzioni forzate si estendessero ad altri giacimenti, affermando che interruzioni prolungate danneggerebbero l’economia libica e la sua reputazione di fornitore di energia affidabile.
Immagine di Planet Labs, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
L’oleodotto saudita colpito da un drone rimarrà fuori servizio per settimane
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Economia
Gli Stablecoin in declino?
Un articolo uscito l’8 settembre su Kucoin uno dei siti più noti dedicati alle criptovalute sosteneva che l’uso internazionale degli stablecoin è in calo («si è arrestato»), soprattutto per la contrazione delle quantità in circolazione delle due principali, l’USDT di Tether e l’USDC di Circle.
Gli stablecoin vengono presentate come strumenti per accumulare riserve internazionali in dollari, perché gli emittenti, come Tether dovrebbero comprare e tenere titoli del Tesoro (buoni a breve termine) a garanzia di ogni unità venduta. In pratica il meccanismo è diverso: gli emittenti potrebbero gonfiare il valore apparente in dollari con commissioni, «bonus» e «premi» che imitano gli interessi sui depositi in dollari veri; e la loro «garanzia in titoli del Tesoro» è spesso fatta di accordi di riacquisto, non di titoli effettivamente posseduti, scrive EIRN.
«Le aspettative iniziali che gli emittenti di stablecoin sarebbero diventati i principali acquirenti di debito statunitense si sono affievolite a causa della minore domanda. L’USDT di Tether ha perso quasi 3 miliardi di dollari [nella prima metà del 2026], e l’USDC di Circle ha registrato un calo simile… Gli analisti affermano che le stablecoin non forniranno una soluzione rapida» scrive Kucoin.
Aiuta Renovatio 21
Il grafico indica che l’uso globale delle principali stablecoin è rimasto «stabile» (in calo) da gennaio 2026, proprio quando il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva detto con sicurezza che sarebbero cresciute in modo esponenziale fino a un mercato da 3 trilioni di dollari per i titoli del Tesoro. Oggi USDT e USDC valgono circa 250 miliardi di dollari.
La ragione, peraltro riconosciuta, è semplice: gran parte della «domanda» di stablecoin arriva da chi vuole fare transazioni opache o illecite sulle blockchain, non da masse di investitori in attesa del modo più facile per entrare nel mercato dei titoli del Tesoro statunitense.
«Le tendenze recenti indicano che gli emittenti di stablecoin faranno fatica ad alleviare la pressione sul mercato dei titoli del Tesoro statunitense nel breve termine» è la formula eufemistica usata dal sito per alludere alle difficoltà ben più ampie di quel mercato nel trovare acquirenti diversi dagli hedge fund speculativi, un mondo da cui proviene il segretario Bessent – nel 2000 aveva fondato un hedge fund da 1 miliardo di dollari chiamato Bessent Capital.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Vaccini2 settimane faScienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»
-



Politica5 giorni faSì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
-



Civiltà2 settimane faChi sono i fabiani?
-



Animali2 settimane faI migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
-



Morte cerebrale2 settimane faIl test d’apnea: crudele strumento dell’industria della morte cerebrale
-



Vaccini7 giorni faI dati sulla mortalità rivelano «segnali di allarme allarmanti» in seguito alla campagna di vaccinazione contro il COVID
-



Cremazione2 settimane faLe ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia
-



Salute2 settimane faI malori della 36ª settimana 2026













